E Ramirez rotto.Roby Fabulous ha scritto:Hanno squalificato per una giornata Moras, Perez e Portanova.
Ah, e due giornate a Gimenez.
C'hanno fatto un bel favore, diciamo che restituiscono la difesa dimezzata della Samp.
E Ramirez rotto.Roby Fabulous ha scritto:Hanno squalificato per una giornata Moras, Perez e Portanova.
Ah, e due giornate a Gimenez.
Dipo in fiamme.TheRealm ha scritto: E Ramirez rotto.
C'hanno fatto un bel favore, diciamo che restituiscono la difesa dimezzata della Samp.
Siamo riusciti finalmente a cacciarlo.ngpunk27 ha scritto:ma scusate dipo???????dobbiamo chiamare Chi l'ha visto????
Non c'è nulla da commentare, sarà una parentesi di sei mesi in prestito.Fox ha scritto:Ma nessuno di voi commenta Carew allo Stoke[azzo] City?
Boldrini: "Se arrivano gli americani portano Ancelotti, Baldini, Sabatini e Zeman"
In queste ore gli emissari di Unicredit sono a New York a trattare con un gruppo di imprenditori americani il possibile passaggio di mano della As Roma. Non c'è nulla di certo ancora anche se le ultime notizie sembrano essere "Incoraggianti" per una positiva conclusione dell'affare. L'indiscrezione è stata riferita questa sera durante la trasmissione Rete Rete su Romauno, dal giornalista Stefano Boldrini de La Gazzetta dello Sport.
Lo stesso Boldrini ha rivelato che "Se la società giallorossa finisse davvero nelle mani degli americani, l'organigramma della nuova Roma sarebbe già pronto: al 99% arriverebbe Franco Baldini a ricoprire il ruolo di direttore generale, Carlo Ancelotti in panchina, Walter Sabatini direttore sportivo e Zdenek Zeman alla guida del settore giovanile romanista".
così... tanto per illuderciA.S. Roma, ecco la cordata americana. Sensi: "Sarà un futuro grandioso"
Fonte: Il Romanista
Quando in Italia era notte fonda a Manhattan si trattava il passaggio dell'A.S.Roma ad una cordata di imprenditori americani la cui precisa identità è ancora ignota al grande pubblico. E nella vicenda che ha avuto come centro il destino societario è sempre stato così, è trapelato poco o nulla: i tifosi giallorossi attendono con ansia il futuro proprietario, auspicando un acquirente solido ed appassionato alla causa.
Al tavolo della trattativa il fondo è rappresentato dall'avvocato Mauro Baldissori di Tonucci&Partners, non è stata esclusa la presenza del magnate dell’abbigliamento casual, John J.Fisher, cui fanno capo marchi noti della moda come Gap e Banana Republic. Un altro soggetto accostato al fondo, come riportava ieri l’edizione on line di Repubblica, è un investitore di Boston legato alla New England Sports Venture, un consorzio di imprenditori che controlla sia la franchigia di baseball dei Boston Red Sox, sia il Liverpool.
Il costo della quota di controllo della nuova Newco dovrebbe aggirarsi intorno ai 150 milioni di euro, più altri 40 per coprire il prossimo disavanzo di bilancio; Unicredit ha confermato il termine del 31 gennaio per le offerte vincolanti. La Consob ha inoltre richiesto un comunicato ad Italpetroli.
Anche Rosella Sensi ha commentato la possibile trattativa con il fondo americano, queste le sue parole: "Mi auguro, e ne sono certa, che quello della Roma sarà un futuro grandioso e che venga proseguito il lavoro fatto in questi 18 anni".
Roma & americani stretta finale
CORSPORT (P. TORRI) - Una notte romana e romanista a New York. Protagonista, finora sconosciuto, mister Thomas R. Di Benedetto, italoamericano. E’ lui il numero uno della cordata di imprenditori born in the Usa che vuole la Roma. E’ lui che ieri, con i suoi legali e i suoi advisor, al cinquantunesimo piano di un grattacielo che dà su Park Avenue, ha incontrato i vertici di Unicredit, il dottor Paolo Fiorentino e il dottor Piergiorgio Peluso, accompagnati dall’avvocato Roberto Cappelli, tra le altre cose nel Cda della Roma, e dall’avvocato Mauro Baldissoni dello studio Tonucci. Sul tavolo, l’acquisto della Roma.
INCONTRO - L’appuntamento era per le dieci di mattina, local time, le sedici nel nostro paese. I dirigenti dell’Istituto bancario proprietario della Roma, erano arrivati il giorno precedente, atterraggio alle 17.46 americane dal volo Alitalia Az 610, business class,all’aeroporto Kennedy della grande mela. Una cena a Manatthan per mettere a punto gli ultimi dettagli, un sonno per smaltire il fuso orario, una sveglia di prima mattina, scoprire una New York sotto la neve, breakfast, per poi presentarsi freschi, riposati, lucidi all’incontro che può decidere il futuro della Roma. C’è da dire che le parti sono in contatto da almeno tre mesi. Due volte dirigenti di Unicredit nel recente passato si sono incontrati con la controparte a New York, una volta un rappresentante degli americani è stato a Roma per un incontro, concluso con un fine settimana sportivo. Il 12 dicembre scorso, infatti, il rappresentante americano, si è accomodato in tribuna allo stadio Olimpico per assistere alla partita tra la squadra di Ranieri e il Bari. Possiamo aggiungere, per esempio, che l’amico americano, è rimasto piuttosto interdetto quando, entrando in tribuna Monte Mario, ha scoperto che lo store della Roma era un camion, e se un tifoso si vuole provare una maglietta, dove va? ha chiesto con un sorriso, facendo comunque intuire che tipo di idee questo gruppo ha per un eventuale futuro da proprietari nella Roma.
TRATTATIVA - Nel momento in cui stiamo scrivendo (mezzanotte passata), l’incontro si è appena concluso. Ne è stato fissato un altro per stamattina (ora americana, meno sei rispetto a Roma), poi i vertici di Unicredit sono già prenotati sul volo Alitalia che partirà nel pomeriggio alla volta di Milano. L’incontro di ieri sera si è concluso con un solido ottimismo. Era facilmente intuibile che sarebbe stato lungo e complesso. Non si sta vendendo un negozio, ma la Roma calcio con tutto quello che ne consegue. I telefonini cellulari delle parti sono stati quasi sempre occupati, telefonate al di qua e al di là dell’Atlantico, la necessità di confrontare, somme, sottrazioni, divisioni, moltiplicazioni.
Ma soprattutto la ricerca da parte degli americani di una risposta a una domanda precisa: cara Unicredit, voi in che maniera intendete supportarci? La risposta pare chesia piaciuta assai a mister Di Benedetto perché l’Istituto bancario di piazza Cordusio, ha dato la sua disponibilità per rimanere all’interno del club giallorosso con una quota di minoranza. Del resto sulla disponibilità di Unicredit non c’era molto da dubitare. Ricordato che, in tempi recentissimi, la banca ha incontrato anche tutti gli altri che hanno manifestato un reale interesse nei confronti della Roma, il dottor Angelucci, il fondo Aabar e pare pure qualcun altro, basta una semplice considerazione per arrivare a capire: se dall’Italia si muovono il dottor Fiorentino e il dottor Peluso, semplicemente il numero due e il numero tre di Unicredit, cioè ci mettono la faccia, l’intenzione è quella di tornare con un successo. Da quel poco, ma dettagliato, che è filtrato dall’incontro, possiamo ribadire che c’è un concreto ottimismo sull’esito finale. Non resta che attendere. E chissà che a Manatthan, mentre leggete queste righe, non stiano stappando bottiglie di champagne con una sciarpa giallorossa al collo.
Svolta Roma: fumata bianca sul futuro Usa
GASPORT (A. CATAPANO) - La svolta c’è stata dopo pranzo, mentre su New York non smetteva di nevicare e in Italia ci si preparava per la cena. Dopo ore di trattative, nel pomeriggio la distanza tra domandae offerta si è assottigliata e la cessione della Roma alla cordata americana è diventata un’ipotesi probabile. Al momento di andare in stampa, l’accordo tra UniCredit e gruppo statunitense era molto vicino. Non è escluso che nella notte sia arrivata la fumata bianca. Le parti erano intenzionate a chiudere. Nelle prossime ore, a meno di clamorosi dietrofront, da New York potrebbe arrivare la comunicazione: Roma venduta agli americani.
Ma chi sono? Una cordata con a capo un businessman italoamericano: Thomas Richard Di Benedetto, 60 anni, di Boston. È lui il mister X che ha messo insieme un gruppo di investitori milionari, decisi a chiudere un affare che nel 2008 sfuggì perfino a George Soros. Di Benedetto ha condotto le trattative nel massimo riserbo. Ma è venuto più di una volta in Italia, è stato all'Olimpico il 25 settembre, ha visto la Roma battere l'Inter con un gol incredibile di Mirko Vucinic. Se ne è innamorato. Svolta epocale Ieri, ha avuto un confronto lungo e spigoloso con UniCredit.
Nell’ufficio su Park Avenue, venditore e compratori non hanno mai smesso di discutere, limare, rivedere. Cercare un punto d’incontro. Accordarsi su una cifra che accontentasse UniCredit e non facesse spendere troppo agli americani. E quando il prezzo è sembrato quello giusto, anche grazie alla mediazione dell’avvocato dello studio Tonucci Mauro Baldissoni, si è discusso sul ruolo futuro della banca, rappresentata dal vice direttore generale Paolo Fiorentino, dal responsabile corporate banking Italia Piergiorgio Peluso e dal legale Roberto Cappelli.
Convinta dalla bontà del progetto americano, UniCredit resterà nella Roma con una quota di minoranza. Dettagli non secondari che presto si chiariranno. Come quelli legati alla futura struttura del club e all’urgente ricapitalizzazione. Intanto, la svolta è davvero vicina, anche la proverbiale prudenza dei protagonisti ieri sera era diventata cauto ottimismo. Le esigenze della banca combaciavano con le disponibilità degli americani. Scopriremo nelle prossime ore se davvero la Roma è attesa da quel «futuro grandioso» di cui ieri ha parlato Rosella Sensi, presidente ormai prossima al passaggio di consegne, dopo un dominio quasi ventennale.
Roma, via alla trattativa. Possibile una joint venture
CORSERA (L. VALDISERRI) - Passi avanti. La trattativa non corre ancora ma non è ferma e questa, per i tifosi della Roma, è un’ottima notizia. UniCredit e il gruppo statunitense interessato all’acquisto della società giallorossa hanno iniziato a discutere i dettagli dell’operazione, negli uffici di una merchant bank newyorkese. Il viaggio di Paolo Fiorentino e Piergiorgio Peluso — vicedirettore generale e responsabile Corporate and investment banking — non sarà un blitz. Non poteva esserlo. Un affare da 150 milioni di euro potenziali (quelli almeno che chiede UniCredit) non si chiude in una giornata.
Però sono molto significativi due fatti avvenuti ieri non a New York, ma in Italia. Rosella Sensi, ospite alla trasmissione radiofonica SuperMax, su Radio 2, ha parlato così: «Mi auguro e sono certa che quello della Roma sarà un futuro roseo. Mi auguro che venga portato avanti il lavoro di questi anni». E poi un comunicato di ItalPetroli, su richiesta della Consob, ha praticamente aperto la porta alla possibile joint venture tra UniCredit e il gruppo americano: «Alcuni dei potenziali acquirenti hanno richiesto un contatto diretto con UniCredit, per valutare il possibile ruolo di quest’ultima a supporto finanziario dell’operazione». Attenzione, però, l’idea di farsi finanziare, almeno in parte, per acquistare la Roma era già venuta al gruppo Angelucci. Ma UniCredit preferisce la strada americana. O, quanto meno, vuole provare a percorrerla.
Sogno Americano
IL TEMPO (A. AUSTINI) - L'America nel destino. Due anni e mezzo dopo la trattativa quasi conclusa con il magnate George Soros, la Roma si avvicina di nuovo agli States. Oggi è un giorno importante per il futuro del club giallorosso. Un giorno non decisivo ma cruciale. A New York, nella sede di una prestigiosa banca d'affari a Park Avenue, è in programma un incontro che può finalmente sbloccare il lungo processo di vendita della società. Ieri pomeriggio da Fiumicino sono partiti il vice direttore e numero 2 di Unicredit, Paolo Fiorentino, e Piergiorgio Peluso, responsabile corporate e investment banking Italia della banca. Al vertice di New York parteciperanno anche Roberto Cappelli, legale di Unicredit con un incarico nel cda della Roma, Mauro Baldissoni della «Tonucci & Partners», ovvero lo studio di avvocati che assiste gli investitori americani interessati all'acquisto del club, e i rappresentanti dei vari advisor coinvolti nell'affare.
Chi sono gli aspiranti successori dei Sensi? Un numero ristretto di imprenditori capeggiati da un italo-americano di Boston, con interessi già avviati nel mondo dello sport e collegati al gruppo che lo scorso ottobre ha rilevato il Liverpool: la «New England Sports Ventures», già a capo dei Boston Red Socks di baseball. Massimo riserbo sui nomi, di sicuro non fanno parte della cordata né John Joseph Fisher, né Steven Tisch, due imprenditori statunitensi recentemente accostati alle vicende giallorosse.
I personaggi coinvolti nelle trattative sono altri e hanno già avuto modo di esporre le linee guida del loro progetto a Piergiorgio Peluso in un incontro tenuto sempre a New York lo scorso 2 dicembre. Gli americani hanno scelto di muoversi in gran segreto ma non si sono negati qualche viaggio nella Capitale per conoscere da vicino la realtà della Roma: Trigoria e lo stadio Olimpico, dove hanno assistito a più di una partita nell'attuale stagione. Ora è arrivato il momento di scoprire le carte. Il viaggio di Fiorentino e Peluso a New York dimostra la volontà di Unicredit di stringere con gli americani. Questo non significa che gli altri concorrenti siano fuori gioco: lunedì prossimo scade il termine per presentare le offerte vincolanti e il romano Giampaolo Angelucci, per esempio, vuole arrivare fino in fondo. Per questo nelle ultime settimane anche lui ha avuto incontri con le alte sfere di Unicredit. Oggi, però, è il giorno degli americani. Il loro progetto è a lunga scadenza, con l'obiettivo di portare negli anni la Roma ai vertici del calcio europeo. Prevede investimenti mirati, rafforzamento della struttura dirigenziale e rivoluzione del settore merchandising.
La costruzione di uno stadio di proprietà è un altro elemento imprenscindibile. Tante idee accattivanti che si scontrano con dei numeri da brividi: il monte ingaggi elevato, il «rosso» di 21,8 milioni nell'ultimo bilancio della Roma e le perdite ulteriori previste per l'esercizio corrente non permettono a nessun potenziale acquirente di offrire la cifra che Unicredit si aspetta per la vendita del club. Si parla di una valutazione della banca di 150 milioni per il pacchetto di maggioranza (il 67%), ai quali va aggiunto l'investimento per l'Opa obbligatoria (che richiederà un mese di tempo) e un'immediata immissione di risorse per ricapitalizzare la società. Il fair play finanziario si avvicina e la Roma deve aggiustare in fretta i suoi conti. Oggi si capirà se l'opzione americana ha possibilità di andare in porto.
La «partita» si gioca sul prezzo ma soprattutto sugli accordi riguardanti i nuovi assetti societari: la banca è disposta a mantenere una quota di minoranza e non è escluso l'affiancamento di un partner italiano. «Stiamo lavorando duramente» il commento di Federico Ghizzoni, l'ad di Unicredit che oggi aspetta notizie da Fiorentino e Peluso. Intanto procede parallalamente l'arbitrato tra la banca e la Italpetroli dei Sensi. Ieri il presidente del collegio Cesare Ruperto ha concesso un ulteriore rinvio, in attesa che il complicato riassetto societario della holding, Roma compresa, venga definito. Oggi la Camera Arbitrale presso la Camera di Commercio di Roma comunicherà alle parti quanti mesi durerà la proroga.
Tanto mo pioveRoby Fabulous ha scritto:Quanto costa lavare la macchina?
Mai fatto in vita mia, sui 10 euro?