Parlando di cose più appassionanti e concrete, negli USA prosegue la stagione della sindacalizzazione.
Dopo la storica vittoria al magazzino JFK8 di Staten Island, la battaglia per la sindacalizzazione di Amazon prosegue con alti e bassi, inevitabili nello scontro con un colosso del genere che spende secchiate di milioni di dollari solamente alla voce di spesa
union busting.
Anche nella Apple sta iniziando il fermento per la sindacalizzazone e l'aspetto più interessante di tutta la vicenda è che il vecchio slogan di Occupy Wall Street del 99% sta avendo in questa nuova fase una concretizzazione reale con nomi e cognomi. L'1% non è il generico mondo della finanza, ma sono Bezos, Musk, Shultz ecc ecc.
Nelle ultime settimane sono i lavoratori di Starbucks che si sono presi le prime pagine dei giornali, con centinaia di punti vendita che hanno votato per la sindacalizzazione.
In un articolo di ieri sul Guardian ->
https://www.theguardian.com/us-news/202 ... ion-drives c'è una riflessione interessante sul tema, perché richiama ai dibattiti di un secolo fa agli albori del movimento sindacale statunitense.
Il tema è questo:
Isaiah Thomas, a pro-union worker at the Amazon warehouse in Bessemer, Alabama, sees many reasons for the different pace – and said the biggest was the different size of the workplace. “There might be only 28 workers at a Starbucks, but 6,000 at our Amazon warehouse. In terms of what the organizing committee has to do at Starbucks, it’s not a lot of people. They can keep a close-knit friendship. They can coordinate things closely.”
Certamente organizzare i lavoratori Amazon è uno sforzo immane, ma il dibattito non è diverso da quello di un secolo fa che pretendeva l'impossibilità della sindacalizzazione delle grandi fabbriche Ford, proprio per le stesse ragioni qui addotte per Amazon, per favorire il lavoro ordinario nei piccoli luoghi basati sul sindacato di mestiere.
Long story short, le fabbriche Ford divennero il cuore della sindacalizzazione negli USA. La battaglia per la sindacalizzazione negli USA, a partire dai centri enormi dove vive e lavora la maggioranza della classe operaia americana, sarà un tema centrale della prossima stagione.
Il futuro è molto intrigante.