Certo, ma non ci passano solo i cittadini UK di mezzo.The Prizefighter ha scritto: ↑31/10/2019, 17:38 Scusa Pingu al referendum chi è andato a votare? Il cittadino spagnolo/francese/italiano o quello britannico?
POLITICA ESTERA
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Re: POLITICA ESTERA
Re: POLITICA ESTERA
la democrazia ha dei prezzi da pagare:
- nessuno ha puntato loro la pistola alla tempia il 23 giugno 2016
- nessuno ha vietato loro di cambiare idea nel frattempo
- nessuno ha impedito loro di portare avanti i negoziati per quasi TRE ANNI
sia chiaro, a me sta bene pure che rimangano ma, per rimanere, adesso devono sottostare a tutti i vincoli europei, come facciamo noi e tutti gli altri
se no, quella è la porta
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Re: POLITICA ESTERA
No aspe in che senso? Il Regno Unito ha votato per l'uscita dall'UE, sono loro gli artefici del loro destino. Se ti riferisci ai cittadini del Galles, o della Scozia o dell'Irlanda del Nord, beh, papale papale cazzi loro. Fanno parte del Regno Unito, non si votava solo in Inghilterra mi sembra
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Re: POLITICA ESTERA
Parlo degli europei, ovviamenteThe Prizefighter ha scritto: ↑31/10/2019, 18:56 No aspe in che senso? Il Regno Unito ha votato per l'uscita dall'UE, sono loro gli artefici del loro destino. Se ti riferisci ai cittadini del Galles, o della Scozia o dell'Irlanda del Nord, beh, papale papale cazzi loro. Fanno parte del Regno Unito, non si votava solo in Inghilterra mi sembra
Re: POLITICA ESTERA
e quindi che facciamo?
continuiamo a pendere dalle loro labbra, in attesa che ci concedano l'onore di sapere cosa hanno deciso di fare?
no, grazie!
iniziamo a buttarli fuori e poi vediamo dopo quanto tempo torneranno strisciando
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Re: POLITICA ESTERA
Guarda detto onestamente secondo me l'europa tutta sta facendo una figura barbina. Era la volta buona di far vedere che a livello politico l'UE è ferma e non pende dalle labbra di un singolo membro, sono state seguite tutte le procedure, la questione doveva essere risolta da tempo, invece così l'Unione ci rimette in immagine, perchè aspetta le decisioni di un singolo stato che doveva già essere buttato fuori a calci in culo. Alla fine secondo me chi ci rimette è anche l'unione, quantomeno in termini di forza politica, mentre il regno unito ne uscirà come uno stato che si è fatto attendere da una comunità di 27 stati membri
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Re: POLITICA ESTERA
Mi sa che devo depennare Londra dalla lista delle città dove eventualmente trasferirmi per lavoro... Mi dispiace tanto, mi ero proprio innamorato di quella città. Amsterdam l'ha soppiantata comunque (nelle mie preferenze).
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Re: POLITICA ESTERA
I tabloid che prima fanno passare Corbyn come un anti-semita che Hitler spostati e poi lo insultano per non aver vinto sono dei figli di troia.
Non c'è altra espressione per descriverli.
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Re: POLITICA ESTERA
I miei 2 cents da uno che vive in Inghilterra.
Innanzitutto sì, Corbyn qua è visto come il diavolo ormai, tipo peggio di Renzi. La campagna mediatica contro di lui è stata imbarazzante, addirittura lo chiamano terrorista e antisemita, ma lol.
Per quanto riguarda il resto... la situazione qua è davvero tragica. Purtroppo da fuori non si può capire, ma davvero non stanno messi tanto meglio dell'Italia. Sti ultimi 9 anni di Tory davvero hanno distrutto il paese. Mo' non voglio fare propaganda, ma giusto per menzionare alcune cose che mi vengono sul pezzo: 120mila morti che possono essere collegati alla loro politica di austerity, 100mila (!)+ professionisti son stati tagliati dalla NHS (certe volte pure avere un consulto medico è un'impresa) (ma vogliono mettere 20mila sbirri in più in strada), parecchie scuole non hanno manco i soldi per le penne e le matite e devono chiedere ai GENITORI dei bambini, più di 100mila persone senza casa (+165%), 800 biblioteche chiuse, debito pubblico da 850miliardi a 2200, 25% tagli ai disabili, tasse per l'università da 3mila a 9mila sterline l'anno (assurdo)... ma in generale, totale accanimento e mancanza di rispetto verso le famiglie più deboli e (cosa gravissima) verso malati e disabili. Davvero per chi ha un disabile in famiglia può essere un inferno, e lo dico sentendo testimonianze e vedendo con i miei occhi visto che ci vivo nell'ospedale.
Tutto questo per dire cosa. La gente ha votato Johnson (che tra l'altro ha tipo il 30% di gradimento quindi non è che sia tanto amato - sempre più di Corbyn, comunque) giusto per una cosa: BREXIT. Ormai a sti idioti non interessa la verità, non interessano davvero i programmi, i manifesti e stocazzo, pensavano solo alla Brexit. Davvero credo al momento siano ancora più estremisti degli italiani sull'argomento, poi tra l'altro sento gente dire "io accetterei immigrati solo se bianchi e se si adattano ai costumi inglesi". Bianchi. Inglesi. Nel 2019. Rendiamoci conto come stiamo messi.
Diciamo che un po' in tutto il mondo c'è questa corrente "riprendiamoci il nostro paese", cioè lo vedete, ancora la maggior parte dei meregani sostiene Trump nonostante tutte le stronzate, perché "is the only one who cares about our country/dems wants to give our country away to strangers" (ricorda un po' Salvini? Eh, sì.) Però, c'è da dire una cosa: se in Italia c'è la "scusa" che Salvini non abbia mai governato da solo quindi ha ancora quel minimo di credito, è INSCUSABILE che questi della classe medio-bassa qui, tartassati e distrutti da 'sti 9 anni di Tory, li votino giusto per uscire dall'UE, perché secondo loro è la soluzione a tutti i problemi. Davvero, inscusabile.
Poi leggi commenti su facebook o instagram di ignoranti dal divano in Italia che tifano per johnson perché "ha le palle di uscire dall'UE", senza sapere un cazzo di come si sta qui, e ti girano i coglioni.
Comunque, per finire, una cosa che farebbe fiero KanyeWest: fanculo sti inglesi del cazzo, che si credono chissà chi (questo da sempre, d'altronde hanno imposto la loro lingua e cultura al mondo, come biasimarli) e vogliono isolarsi perché loro son "superiori". Ah sì, in caso non abbiate letto, tra un po' per entrare in UK bisognerà avere passaporto e richiedere un'autorizzazione temporanea tipo USA pure se sei un semplice turista. Eccerto, perché quello è il problema. Ma andassero a cagare, se non vivessi già qui non ci verrei mai.
Innanzitutto sì, Corbyn qua è visto come il diavolo ormai, tipo peggio di Renzi. La campagna mediatica contro di lui è stata imbarazzante, addirittura lo chiamano terrorista e antisemita, ma lol.
Per quanto riguarda il resto... la situazione qua è davvero tragica. Purtroppo da fuori non si può capire, ma davvero non stanno messi tanto meglio dell'Italia. Sti ultimi 9 anni di Tory davvero hanno distrutto il paese. Mo' non voglio fare propaganda, ma giusto per menzionare alcune cose che mi vengono sul pezzo: 120mila morti che possono essere collegati alla loro politica di austerity, 100mila (!)+ professionisti son stati tagliati dalla NHS (certe volte pure avere un consulto medico è un'impresa) (ma vogliono mettere 20mila sbirri in più in strada), parecchie scuole non hanno manco i soldi per le penne e le matite e devono chiedere ai GENITORI dei bambini, più di 100mila persone senza casa (+165%), 800 biblioteche chiuse, debito pubblico da 850miliardi a 2200, 25% tagli ai disabili, tasse per l'università da 3mila a 9mila sterline l'anno (assurdo)... ma in generale, totale accanimento e mancanza di rispetto verso le famiglie più deboli e (cosa gravissima) verso malati e disabili. Davvero per chi ha un disabile in famiglia può essere un inferno, e lo dico sentendo testimonianze e vedendo con i miei occhi visto che ci vivo nell'ospedale.
Tutto questo per dire cosa. La gente ha votato Johnson (che tra l'altro ha tipo il 30% di gradimento quindi non è che sia tanto amato - sempre più di Corbyn, comunque) giusto per una cosa: BREXIT. Ormai a sti idioti non interessa la verità, non interessano davvero i programmi, i manifesti e stocazzo, pensavano solo alla Brexit. Davvero credo al momento siano ancora più estremisti degli italiani sull'argomento, poi tra l'altro sento gente dire "io accetterei immigrati solo se bianchi e se si adattano ai costumi inglesi". Bianchi. Inglesi. Nel 2019. Rendiamoci conto come stiamo messi.
Diciamo che un po' in tutto il mondo c'è questa corrente "riprendiamoci il nostro paese", cioè lo vedete, ancora la maggior parte dei meregani sostiene Trump nonostante tutte le stronzate, perché "is the only one who cares about our country/dems wants to give our country away to strangers" (ricorda un po' Salvini? Eh, sì.) Però, c'è da dire una cosa: se in Italia c'è la "scusa" che Salvini non abbia mai governato da solo quindi ha ancora quel minimo di credito, è INSCUSABILE che questi della classe medio-bassa qui, tartassati e distrutti da 'sti 9 anni di Tory, li votino giusto per uscire dall'UE, perché secondo loro è la soluzione a tutti i problemi. Davvero, inscusabile.
Poi leggi commenti su facebook o instagram di ignoranti dal divano in Italia che tifano per johnson perché "ha le palle di uscire dall'UE", senza sapere un cazzo di come si sta qui, e ti girano i coglioni.
Comunque, per finire, una cosa che farebbe fiero KanyeWest: fanculo sti inglesi del cazzo, che si credono chissà chi (questo da sempre, d'altronde hanno imposto la loro lingua e cultura al mondo, come biasimarli) e vogliono isolarsi perché loro son "superiori". Ah sì, in caso non abbiate letto, tra un po' per entrare in UK bisognerà avere passaporto e richiedere un'autorizzazione temporanea tipo USA pure se sei un semplice turista. Eccerto, perché quello è il problema. Ma andassero a cagare, se non vivessi già qui non ci verrei mai.
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Re: POLITICA ESTERA
Ma si accontenteranno dell momentaneo valore della sterlina e con le fake news vedrete che si convinceranno di essere tornati ai fasti dell'impero.
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Re: POLITICA ESTERA
Rispondo di qua alle puntualizzazioni di chrisy2j.
Capire il risultato delle elezioni inglesi senza contestualizzare e limitandosi alla campagna elettorale è impossibile.
Quello che è successo, in GB come in Italia, è una profonda trasformazione sociale come risultato dei lunghi anni a partire dalla crisi economica del 2008.
Occorre tornare indietro di parecchi anni. Il blairismo è stato la svolta liberal del Labour e ha governato la gran bretagna per 10 anni ('97\'07 con la propaggine Brown fino al 2010) incarnando l'ideale della globalizzazione progressista e di una sinistra liberal liberata dalle incrostazioni socialdemocratiche.
Il blairismo è la promessa politica che ha conosciuto la smentita più clamorosa nella storia recente.
In Italia l'abbiamo conosciuto sotto forma dei due governi Prodi.
I governi Blair, come quelli Prodi, come quasi tutti quelli di queste sinistre che transitavano dalla socialdemocrazia al liberalismo hanno semplicemente dato continuità alle politiche reazionarie apertesi negli anni '80.
In GB Blair ha proseguito nella continuità con Tatcher, aggredendo sindacati e lavoratori, operando tagli sociali, precarietà lavorativa, privatizzazioni e quant'altro.
Il risultato, in GB come in Italia, è che il Labour come il PDS\DS\PD ha polverizzato la sua riconoscibilità e la sua specificità politica nei confronti della sua base sociale.
Al blairismo è succeduto Cameron che ha proseguito e inasprito le politiche di austerità in coincidenza con I colpi più duri della crisi, col risultato testimoniato anche da Mannu del precitipare delle condizioni di vita in GB, con l'erosione di tutte le garanzie sociali, l'aumento costante delle persone in persistente povertà e stime recenti danno una percentuale enorme di bambini (quindi l'ultima generazione, quelli che dentro la crisi ci sono nati) al di sotto della soglia di povertà.
In questo specifico contesto è nata la fortuna della consenso alla Brexit. Ampi settori sociali di diseredati e impoveriti, ignorati, anzi colpiti direttamente da tutti I governi per lungo tempo hanno creduto alla promessa di Farage che presentava il ritorno alla potenza imperiale inglese come all'unica strada per il riscatto sociale.
In mancanza di meglio, enormi masse hanno diretto la loro rabbia sociale invece che contro I responsabili, contro migranti, anche provenienti dal continente e contro l'UE.
Una giusta rivolta ad un contesto degradato, sotto la guida di una direzione politica esplicitamente reazionaria.
Per fare un esempio, quanto accaduto con la Brexit è l'esatto contrario di quanto è accaduto in Grecia col referendum del 2015.
In Grecia quel voto era l'espressione di una svolta radicale a sinistra della massa popolare greca che è stata poi tradita dalla sua direzione politica, Syriza e Tsipras.
Questo è un punto cruciale perché svela l'inganno che sta dietro la falsa alternavita UEsi UEno: la stessa dinamica di rifiuto delle imposizioni dell'UE può essere progressiva o reazionaria, a seconda di quale classe sociale politicamente guida il processo.
Che la questione non si riduca alla campagna elettorale e che il magma del malumore delle classi più povere britanniche fosse ancora molto malleabile, lo dimostra che Corbyn con l'analogo programma con cui è stato bastonato quest'anno, effettuò prima la conquista del Labour e poi una straordinaria rimonta alle elezioni del 2017, paragonabile a quella di Berlusconi nel 2013. Tanto è vero che la May fu costretta a fare un governo di minoranza come cosneguenza dell'affermazione del Labour. Un po' come accadde a Letta.
Ora Corbyn rappresenta veramente una rottura col blairismo, ma non una svolta di “estrema sinistra” come viene millantato, semplicemente un ritorno al vecchio programma del Labour pre-svolta liberal.
Tanto è bastato però per favorire una polarizzazione e nuova attivazione di settori di gioventù che hanno permesso a Corbyn di difendere la leadership del partito dal ritorno di fiamma della destra liberal interna al partito.
E quindi arriviamo al punto:
L'ascesa di Corbyn, al contrario di quella di Tsipras, non era il sottoprodotto di una radicalizzazione di massa del mondo del lavoro e della gioventù.
Avrebbe però dovuto essere utilizzata a questo scopo.
Corbyn avrebbe dovuto utilizzare questo suo ruolo appena conquistato in una svolta nel rapporto con le unions, in una mobilitazione di massa della gioventù britannica, nella proposta di rigettare la falsa alternativa tra brexit e remain, trasformando in senso radicale il programma del Labour (non limitarsi ad esempio alla nazionalizzazione indennizzata di elettricità e ferrovie, ma spingere per la nazionalizzazione senza indennizzo dei principali settori industriali e finanziari, non limitarsi all'aumento della tassazione alle grandi aziende, ma bloccare i licenziamenti e cancellare le leggi di smantellamento votate da tutti I governi precedenti, non limitarsi alla difesa della sanità pubblica, ma rilanciare un piano di investimenti statali sui principali settori dei servizi, ottenuti con la salvaguardia delle risorse dei punti precedenti).
Invece Corbyn è rimasto politicamente immobile per due anni, limitandosi a difendere la propria posizione dentro il partito, all'insegna di una politica cerchiobottista dentro e fuori dall'organizzazione, temendo più le possibili scissioni a destra che altro, senza avere il coraggio di mobilitare tutte le forze che avevano dimostrato di poterlo sostenere, incapace di prendere una posizione chiara sulla questione brexit\remain col risultato che la sua credibilità, il suo consenso, la sua presa su settori di massa che fino a poco tempo prima erano reali, sono andati rapidamente logorandosi e disperdendosi.
Questo non è un limite personale di Corbyn ovviamente, ma è la conseguenza della natura politica del Labour, pur riconquistato da Corbyn dalle grinfie della sua componente liberal.
Corbyn ad esempio ha riconciliato il Labour con le Unions, dove Blair e soci le avevano sbeffeggiate e maltrattate, anticipando di una quindicina d'anni la presunzione renziana.
Ma questo nuovo rapporto tra Labour e Unions non è stato investito in alcun modo in mobilitazioni che potessero sottrarre la maggioranza delle classi popolari all'influenza del populismo di Johnson.
Invece Corbyn ha nuovamente sdoganato il rapporto tra Partito e Unions ricevendo in cambio la difesa dalla destra liberal del partito, in una dialettica tutta dentro le direzioni delle organizzazioni che si è rivelata non solo miope, ma totalmente suicida, consegnando interi settori ancora conquistabili a Johnson.
Capire il risultato delle elezioni inglesi senza contestualizzare e limitandosi alla campagna elettorale è impossibile.
Quello che è successo, in GB come in Italia, è una profonda trasformazione sociale come risultato dei lunghi anni a partire dalla crisi economica del 2008.
Occorre tornare indietro di parecchi anni. Il blairismo è stato la svolta liberal del Labour e ha governato la gran bretagna per 10 anni ('97\'07 con la propaggine Brown fino al 2010) incarnando l'ideale della globalizzazione progressista e di una sinistra liberal liberata dalle incrostazioni socialdemocratiche.
Il blairismo è la promessa politica che ha conosciuto la smentita più clamorosa nella storia recente.
In Italia l'abbiamo conosciuto sotto forma dei due governi Prodi.
I governi Blair, come quelli Prodi, come quasi tutti quelli di queste sinistre che transitavano dalla socialdemocrazia al liberalismo hanno semplicemente dato continuità alle politiche reazionarie apertesi negli anni '80.
In GB Blair ha proseguito nella continuità con Tatcher, aggredendo sindacati e lavoratori, operando tagli sociali, precarietà lavorativa, privatizzazioni e quant'altro.
Il risultato, in GB come in Italia, è che il Labour come il PDS\DS\PD ha polverizzato la sua riconoscibilità e la sua specificità politica nei confronti della sua base sociale.
Al blairismo è succeduto Cameron che ha proseguito e inasprito le politiche di austerità in coincidenza con I colpi più duri della crisi, col risultato testimoniato anche da Mannu del precitipare delle condizioni di vita in GB, con l'erosione di tutte le garanzie sociali, l'aumento costante delle persone in persistente povertà e stime recenti danno una percentuale enorme di bambini (quindi l'ultima generazione, quelli che dentro la crisi ci sono nati) al di sotto della soglia di povertà.
In questo specifico contesto è nata la fortuna della consenso alla Brexit. Ampi settori sociali di diseredati e impoveriti, ignorati, anzi colpiti direttamente da tutti I governi per lungo tempo hanno creduto alla promessa di Farage che presentava il ritorno alla potenza imperiale inglese come all'unica strada per il riscatto sociale.
In mancanza di meglio, enormi masse hanno diretto la loro rabbia sociale invece che contro I responsabili, contro migranti, anche provenienti dal continente e contro l'UE.
Una giusta rivolta ad un contesto degradato, sotto la guida di una direzione politica esplicitamente reazionaria.
Per fare un esempio, quanto accaduto con la Brexit è l'esatto contrario di quanto è accaduto in Grecia col referendum del 2015.
In Grecia quel voto era l'espressione di una svolta radicale a sinistra della massa popolare greca che è stata poi tradita dalla sua direzione politica, Syriza e Tsipras.
Questo è un punto cruciale perché svela l'inganno che sta dietro la falsa alternavita UEsi UEno: la stessa dinamica di rifiuto delle imposizioni dell'UE può essere progressiva o reazionaria, a seconda di quale classe sociale politicamente guida il processo.
Che la questione non si riduca alla campagna elettorale e che il magma del malumore delle classi più povere britanniche fosse ancora molto malleabile, lo dimostra che Corbyn con l'analogo programma con cui è stato bastonato quest'anno, effettuò prima la conquista del Labour e poi una straordinaria rimonta alle elezioni del 2017, paragonabile a quella di Berlusconi nel 2013. Tanto è vero che la May fu costretta a fare un governo di minoranza come cosneguenza dell'affermazione del Labour. Un po' come accadde a Letta.
Ora Corbyn rappresenta veramente una rottura col blairismo, ma non una svolta di “estrema sinistra” come viene millantato, semplicemente un ritorno al vecchio programma del Labour pre-svolta liberal.
Tanto è bastato però per favorire una polarizzazione e nuova attivazione di settori di gioventù che hanno permesso a Corbyn di difendere la leadership del partito dal ritorno di fiamma della destra liberal interna al partito.
E quindi arriviamo al punto:
L'ascesa di Corbyn, al contrario di quella di Tsipras, non era il sottoprodotto di una radicalizzazione di massa del mondo del lavoro e della gioventù.
Avrebbe però dovuto essere utilizzata a questo scopo.
Corbyn avrebbe dovuto utilizzare questo suo ruolo appena conquistato in una svolta nel rapporto con le unions, in una mobilitazione di massa della gioventù britannica, nella proposta di rigettare la falsa alternativa tra brexit e remain, trasformando in senso radicale il programma del Labour (non limitarsi ad esempio alla nazionalizzazione indennizzata di elettricità e ferrovie, ma spingere per la nazionalizzazione senza indennizzo dei principali settori industriali e finanziari, non limitarsi all'aumento della tassazione alle grandi aziende, ma bloccare i licenziamenti e cancellare le leggi di smantellamento votate da tutti I governi precedenti, non limitarsi alla difesa della sanità pubblica, ma rilanciare un piano di investimenti statali sui principali settori dei servizi, ottenuti con la salvaguardia delle risorse dei punti precedenti).
Invece Corbyn è rimasto politicamente immobile per due anni, limitandosi a difendere la propria posizione dentro il partito, all'insegna di una politica cerchiobottista dentro e fuori dall'organizzazione, temendo più le possibili scissioni a destra che altro, senza avere il coraggio di mobilitare tutte le forze che avevano dimostrato di poterlo sostenere, incapace di prendere una posizione chiara sulla questione brexit\remain col risultato che la sua credibilità, il suo consenso, la sua presa su settori di massa che fino a poco tempo prima erano reali, sono andati rapidamente logorandosi e disperdendosi.
Questo non è un limite personale di Corbyn ovviamente, ma è la conseguenza della natura politica del Labour, pur riconquistato da Corbyn dalle grinfie della sua componente liberal.
Corbyn ad esempio ha riconciliato il Labour con le Unions, dove Blair e soci le avevano sbeffeggiate e maltrattate, anticipando di una quindicina d'anni la presunzione renziana.
Ma questo nuovo rapporto tra Labour e Unions non è stato investito in alcun modo in mobilitazioni che potessero sottrarre la maggioranza delle classi popolari all'influenza del populismo di Johnson.
Invece Corbyn ha nuovamente sdoganato il rapporto tra Partito e Unions ricevendo in cambio la difesa dalla destra liberal del partito, in una dialettica tutta dentro le direzioni delle organizzazioni che si è rivelata non solo miope, ma totalmente suicida, consegnando interi settori ancora conquistabili a Johnson.
-
Mox.
Re: POLITICA ESTERA
In parole povere, se io decidessi di trasferirmi nel mese di Gennaio in Inghilterra per lavoro corro qualche rischio?
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Re: POLITICA ESTERA
Formalmente e sostanzialmente il Regno Unito fa parte dell'Unione Europea, puoi ancora esercitare il diritto di libera circolazione nei territori dell'UE. Una volta che il Regno Unito uscirà dipende anche dai vari accordi, probabilmente si andrà verso il mantenimento del diritto nei confronti di chi lo ha già esercitato o qualcosa del genere