Ci sono cose ovvie e cose meno. Su quelle ovvie, possiamo argomentare, il resto è tempo perso.The Rookie ha scritto: Quindi la storia è stata raccontata prima, e l'epilogo è solo una prassi (che la realtà ha reso più impietosa e brutale di come l'immaginario cinematografico ci porterebbe a fantasticare). Però lei sig.Butler mi dice che Punk "tutto ha messo in gioco per dimostrare di essere vero"; ma in quale effettiva misura? Quanta di quella fama e di quei soldi sono stati intaccati in senso negativo dal suo volersi mettere in gioco? È lodevole mettersi in gioco, ma non credo che lui abbia rischiato troppo, e che nemmeno troppo ci abbia guadagnato.
Era ovvio come sarebbe andata a finire, e su questa base si è narrata la verosimile storia di un uomo che aveva tutto (così, percepito dal grande pubblico) e che tutto ha sacrificato per questo sogno: diventare 'vero'. In prospettiva di chi? In prospettiva di chi, ieri notte, ha fischiato parecchia gente dentro all'ottagono (pure Gall), ma lui no. Lui il rispetto voleva guadagnare e quello ha guadagnato, dal pubblico, e sopratutto da chi lotta.
Di qui in poi, siamo nel reame del meno ovvio.
Grazie per il formale, ma non serve eh.







