Il luogo di dibattito sugli eventi calcistici... Serie A, Champions League, campionati esteri e tutte le altre competizioni. Se volete dire la vostra sullo sport più famoso in Italia... questo è il luogo giusto!
Nuova rubrica meravigliosa, prendiamo una pippa di merda del passato e ricordiamola tutti assieme.
Il mitico Davidone Bombardini, in una delle annate più disastrate del decennio (2002-03). 8 presenze in Serie A, non so in Coppa Italia e neppure in Champions League (spero ci fosse uno zero in queste caselle, ma non ne sono certo). Arrivò dal Palermo, ancora di proprietà di Franco Sensi, e aveva anche la sua folta schiera di sostenitori (ricordo che veniva invocato da tanta gente che chiamava in radio, soprattutto nei periodi più bui). Pippa megagalattica, sfanculato nel mercato di gennaio alla Salernitana e da quel momento eterno oblio, fatta eccezione per una fugace esperienza in A con il Bologna, dove diventò terzino.
Highlight della sua vita: si tromba Giorgia Palmas (e non è poco).
Venti presenze, sei reti. A cui vanno aggiunte le marcature contro il Vardar in Coppa UEFA e quella contro il Milan in Coppa Italia. Minutaggio esiguo, in cui riuscì a lasciare un segno indelebile nella mente dei sostenitori giallorossi. Dall'esordio contro il Brescia, in cui giocò pochi minuti ma fece in tempo a segnare una rete su calcio di rigore (sassata potente e centrale, come praticamente sempre fatto in carriera). Importanti le prestazioni casalinghe contro Lecce e Reggina, in cui andò a segno prima con due tiri di sinistro che superarono gli incolpevoli portieri. Oppure il gol di testa contro la Sampdoria di Antonioli, su assist di Fantantonio, con cui costituiva uno dei tandem d'attacco più forti di sempre. Altrimenti l'importante prestazione al Castellani di Empoli, ove si procurò un calcio di rigore poi prontamente trasformato da Francesco Totti. Anche Tosatti, noto illuminato calcistico, ne applaudì le prestazioni a 90° minuto e fece notare come fu scartato dalla già allora ignorante dirigenza romanista con un pochino di fretta. Indimenticabile anche il derby d'andata, dove il suo ingresso fece preoccupare non poco la difesa laziale, che lasciò infatti Mancini colpevolmente libero di colpire di tacco la punizione calciata da Cassano. La rete contro il Chievo, su assist precisissimo di D'Agostino e la traversa colpita in occasione del gol di Cassano, che segnò su tap-in, rimangono bene impresse nelle nostre menti. Oppure il gol realizzato all'Empoli, sul campo neutro del Barbera, dove la vendetta del palazzo arrivò puntuale, punendolo con un cartellino rosso che definire esagerato è un eufemismo. Assistemmo alla genesi di un campione, indubbiamente il miglior centravanti della nostra storia dai tempi di Batistuta, possiamo ricordare quell'anno con orgoglio. Anno dove soltanto un Milan straordinario ci arrivò davanti e per farlo dovette battere il record di punti della Serie A (strappandolo proprio a noi).