Hai dimenticato putrellananinegri ha scritto:
lei ha già fatto il processoabbiamo i giudici
i pm
gli avvocati
berlusconi per voi giustizialisti è già colpevole
la mia dignità di donna
le accuse sono infondate
abbiamo risposto nel merito
pedissequamente
ornitorico
pinzillacchere
orifizio
plusvalore
Caso Ruby, Berlusconi indagato per prostituzione minorile
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Re: Caso Ruby, Berlusconi indagato per prostituzione minoril
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Re: Caso Ruby, Berlusconi indagato per prostituzione minoril
Capitan Ovvio ha scritto:Si stanno cagando sotto, mi sembra ovvio. I PM avranno queste prove regine che, per ovvi motivi, ancora non hanno mostrato.
Però intanto i vari giornali del governo fanno a gara per tranquillizzare il popolo.
Avete scordato anche Chi che ha pubblicato le foto che aveva fatto Noemi quando ha passato il Capodanno a Villa Certosa.
A mio avviso il Nano sa benissimo cosa hanno in mano, e quindi cerca in tutti i modi di dare un'immagine tranquilla delle ormai famose feste.
Sempre più convinto che ad aprile si farà l'election day, ormai sembra chiaro che la caduta è vicina, pure Napolitano ha fatto capire che ormai è stufo e al prossimo scontro scioglierà le camere.
esatto, ma poi dai....mi auguro che la gente capisca.....magari pretendo troppo eh, ma se le foto e i video che lo scagionano vengono mostrati da Chi di Signorini e dal Giornale......con il servizio poco fa su studio aperto, dove l'acuto giornalista, sarcasticamente faceva notare che di sconveniente c'era giusto un tavolino di plastica nella camera degli ospiti...comunque sì anche a me sa di tentativo estremo per calmare le acque. Dovessero uscire le foto più serie beh....sarà chiaramente spacciato, ma speriamo escano.
Re: Caso Ruby, Berlusconi indagato per prostituzione minoril
ma quanto durerà il processo più o meno?ce la caviamo entro la fine dell'anno o anche per questo si andrà avanti per lustri?
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Re: Caso Ruby, Berlusconi indagato per prostituzione minoril
in teoria prima si fa e più è contento il premier, dato che ci sta rompendo i cojoni col processo breve ... cmq già col rito immediato hanno accoricato di molto i tempi, poi dipende dal tante cose, tra cui le strategie di difesa degli avvocati che tenteranno in ogni modo di allungare i tempiG-One ha scritto:ma quanto durerà il processo più o meno?ce la caviamo entro la fine dell'anno o anche per questo si andrà avanti per lustri?
Re: Caso Ruby, Berlusconi indagato per prostituzione minoril
in pratica la solita copertura mediatica contro di luijames_mcfadden ha scritto:
in teoria prima si fa e più è contento il premier, dato che ci sta rompendo i cojoni col processo breve ... cmq già col rito immediato hanno accoricato di molto i tempi, poi dipende dal tante cose, tra cui le strategie di difesa degli avvocati che tenteranno in ogni modo di allungare i tempi
dato che non hanno più un cazzo da raccontare
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Re: Caso Ruby, Berlusconi indagato per prostituzione minoril
naninegri ha scritto:
lei ha già fatto il processoabbiamo i giudici
i pm
gli avvocati
berlusconi per voi giustizialisti è già colpevole
la mia dignità di donna
le accuse sono infondate
abbiamo risposto nel merito
pedissequamente
ornitorico
pinzillacchere
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Re: Caso Ruby, Berlusconi indagato per prostituzione minoril
Veramente insopportabile, co sto segreto istruttorio ha frantumato le palle rispettivamente e in ordine agli spettatori di Annozero, Ballarò e stasera anche ad Otto e Mezzo... Poi non sta mai ferma cristo santodead man drinking ha scritto:

Comunque Belpietro on fire quando si tocca il tasto giusto...

- dead man drinking
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Re: Caso Ruby, Berlusconi indagato per prostituzione minoril
domani voglio un sallusti show ad annozero-=Final Product=- ha scritto:
Veramente insopportabile, co sto segreto istruttorio ha frantumato le palle rispettivamente e in ordine agli spettatori di Annozero, Ballarò e stasera anche ad Otto e Mezzo... Poi non sta mai ferma cristo santo![]()
Comunque Belpietro on fire quando si tocca il tasto giusto...

- Capitan Ovvio
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Re: Caso Ruby, Berlusconi indagato per prostituzione minoril
Ruby ai Pm: "Berlusconi mi disse
sei minorenne, ti procuro i documenti"
Negli interrogatori la giovane marocchina ha detto: "La Minetti ha sempre saputo che avevo meno di 18 anni". I ricordi della ragazza sono espliciti, ai limiti della pornografia
di PIERO COLAPRICO e GIUSEPPE D'AVANZO
I DOCUMENTI sono l'ossessione di Ruby. Non ce li ha e seppure ce li avesse, che potrebbe farsene? C'è quella maledetta data di nascita, l'1.11.1992, che la condanna ancora - siamo nel 2010 - alla minore età. E chi si prende al lavoro o accanto o in casa o nel letto una minorenne? La storia sembra cambiare quando Silvio Berlusconi si incapriccia della ragazza. Le dice di presentarsi in giro a Milano come "la nipote di Mubarak". In realtà, il presidente del Consiglio dice di più, svela Karima El Mahrough nell'interrogatorio del 3 agosto.
Ascoltiamo Ruby. Sono le 17.25 quando, dopo le prime quattro pagine raccolte in mattinata, il verbale si riapre per altre quattro: "Già vi ho riferito che a Berlusconi avevo detto falsamente di avere ventiquattro anni e di essere egiziana. Quando Silvio mi propone di intestarmi una casa, devo dirgli come stanno le cose. Gli dico la verità. Gli dico che sono minorenne e non ho i documenti. Già sapete che a quel punto Berlusconi mi consiglia di raccontare in giro che sono la nipote di Mubarak, così potrò giustificare il denaro che mi darà".
"Non vi ho ancora detto però - prosegue Ruby - che Berlusconi aggiunse: "Non ti preoccupare dei documenti, me ne occuperò io..."". La frase cade nel verbale d'interrogatorio con molta ambiguità. Ruby non chiarisce se il Cavaliere si dichiara disponibile a procurarle documenti come se fosse egiziana e maggiorenne e nipote di Hosni Mubarak e
quindi falsi. O, più semplicemente, di metterle insieme i documenti autentici: il passaporto marocchino e magari la carta di soggiorno italiana che la ragazza venuta a Milano da Letojanni, Messina, non ha mai avuto. Le indagini non hanno rintracciato tentativi di pressione del capo del governo sulla prefettura di Milano a favore di Ruby-Karima. È tuttavia documentato che, almeno in un'altra occasione, il premier si dà da fare con il prefetto di Milano, Gian Valerio Lombardi, per venire incontro alle richieste di una sua giovane amica, Marystell Polanco. La storia è nota. 4 dicembre 2010, alle 15.27, da un interno di Palazzo Grazioli, residenza romana di Silvio Berlusconi, una segretaria chiama Marysthell, soubrette domenicana con taglio di capelli alla Mara Carfagna: "Buonasera, io le dovrei dare il numero di telefono del prefetto Lombardi, come Lombardia senza la a".
E due giorni dopo Marysthell chiama la prefettura, fissa un appuntamento e poi parla con il prefetto. "Mi saluti il presidente", conclude l'alto funzionario, non si sa se come forma di cortesia o come forma di prudenza. Il prefetto riceve comunque la giovane donna nonostante il suo convivente, un narcos dominicano, fosse stato arrestato dalla Guardia di Finanza con dodici chili di cocaina. Dettaglio insignificante (pare) per il rappresentante del governo. Quel che conta è altro: Marystell Polanco è "amica del presidente" e va ricevuta anche se sarà alla fine tecnicamente impossibile offrirle la cittadinanza italiana.
Bisogna ritornare a Ruby. Berlusconi apprende in marzo, almeno a quanto dice la ragazza ai pubblici ministeri, della sua minore età. Ma gli altri del cerchio stretto quando hanno saputo? Su Emilio Fede c'è persino un documento video. È stato il primo a "sapere" perché è stato il primo a conoscerla a San'Alessio Siculo, al concorso "Una ragazza per il cinema". C'è traccia nelle telecamere accese per la serata. Fede lo si sente e lo si vede, nelle immagini raccolte durante la premiazione, il 6 settembre 2009. Invita Ruby, la concorrente numero 77, a farsi avanti. E poi dice: "Sottolineo che c'è una ragazza di 13 anni, se non sbaglio egiziana: mi sono commosso, ho solidarizzato, ma non soltanto a parole perché poi bisogna seguire con i fatti. Questa ragazza non ha più i suoi genitori, tenta una via (...) e allora mi sono impegnato per aiutarla". L'aiuta infatti spedendola da Lele Mora e accompagnandola personalmente ad Arcore la prima volta, il 14 febbraio. Ma i pubblici ministeri vogliono capire comunque quali sono i rapporti di Ruby con Nicole Minetti. E, nel pomeriggio del 3 agosto, Ruby ricorda: "Ho conosciuto Nicole Minetti e Michelle Coinceicao al ristorante Armani di via Manzoni, che frequentavo. Io a Milano giravo molto la notte. Oltre ad Armani ci si incontrava spesso tra ristoranti, bar alla moda e hotel di lusso, come il ristorante Marchesino, l'Open Cafè, il Diana, il Gattopardo Cafè, una chiesa sconsacrata, la discoteca Hollywood, il disco bar Loolapaloosa, l'Old fashion, il Just Cavalli, il Gasoline, il disco club Peter Pan. Nicole sapeva fin dall'inizio che ero minorenne. Era consapevole della mia minore età prima del mio ingresso ad Arcore, il giorno di San Valentino". Quindi il consigliere regionale non dice la verità quando, e lo ha ripetuto anche alla Cnn l'altro ieri, assicura: "Fu quella notte in questura che scoprii che Ruby era minorenne. Ci aveva detto che aveva 24 anni ed era facile crederle visto che dimostra più anni della sua vera età".
Si comprende perché la Minetti ha bisogno di cancellare ogni traccia della sua consapevolezza e ogni ricordo se vuole farla franca dall'accusa di aver favorito la prostituzione di Arcore. Il racconto di Ruby è esplicito, infatti. Frequenta un circuito notturno affollato di falene. Nicole deve intercettarle, valutarle, selezionarle, invitarle a Villa San Martino, offrirle al Sultano. Come ha fatto Emilio Fede con Ruby. Nell'ipotesi accusatoria dei pubblici ministeri che concluderanno le indagini nelle prossime ore, è il lavoro di Nicole. Un "mandato", un'incombenza che sembra esporre la privacy del presidente del Consiglio a ogni avventura o intrusione illecita. I pubblici ministeri fanno una domanda esplicita: ci sono regole da rispettare quando si raggiunge Arcore?
Ecco la risposta di Ruby: "Un controllo, il primo e il solo, deriva dal fatto di essere invitati da Nicole o da Emilio Fede. La garanzia è che loro ti accompagnano o ti chiamano. Dopo non c'è alcun controllo. Dentro si può portare di tutto: senza problemi i telefoni cellulari. Ho sentito io stessa come due ragazze, Barbara Guerra e Marianne Puglia, fossero invidiose dei vantaggi di Nicole, della sua fortuna, della sua vicinanza al presidente. Barbara e Marianne si dicevano che, se fosse stato necessario, potevano sempre vendere al miglior offerente le immagini che avevano già scattato". Dal racconto di Ruby si comprende che immagini imbarazzanti potevano essere raccolte in vari momenti della notte e forse sono state raccolte. Le "scene più piccanti" possono essere quelle vissute nel sotterraneo del "bunga bunga". I ricordi di Ruby, affidati al verbale di interrogatorio, non lasciano spazio alla fantasia. Sono concreti fino alla pornografia. Descrivono più o meno un sfrenato baccanale, gli strofinamenti tra ragazze ("petting", dice Ruby), gli approcci saffici per incantare il Sultano. Salta fuori qualche nome "importante" dallo sport alla politica, "omissato" nel verbale.
La soubrette di Como (Guerra) e la venezuelana (Puglia) sono solo due delle decine e decine di ragazze che entrano a Villa San Martino con i telefonini. Lo scenario descritto da Ruby impressiona i pubblici ministeri. Possibile che il capo del governo non sia protetto da alcuna sicurezza? Possibile che una qualsiasi delle ragazze, magari "selezionata" la notte prima in una discoteca di Milano - e non si sa da dove viene, chi sia, chi frequenta (non è il caso di Ruby?) - possa muoversi indisturbata nelle stanze più private della residenza del presidente del Consiglio? Dunque, possono esserci delle immagini che potenzialmente umiliano il premier. I pubblici ministeri sono increduli e chiedono a Ruby: "Ma queste ragazze perché non divulgano quello che vedono o sentono?". Ruby ha la chiave di lettura delle notti di Arcore. Vale per tutte le altre e anche per lei: "Hanno il loro tornaconto come peraltro l'ho avuto anch'io. Nei tre mesi che ho frequentato Berlusconi ho ricevuto da lui, esclusi i regali e i gioielli, 187 mila euro. In parte li ho dati ai miei, in parte li ho spesi senza misura. Confermo parola per parola quello che vi ho detto questa mattina, perché sono cosciente di aver vissuto questi fatti in prima persona". Era agosto 2010. Mesi e mesi d'indagine hanno confermato molto di più di quello che Ruby ha visto o ha potuto comprendere.
sei minorenne, ti procuro i documenti"
Negli interrogatori la giovane marocchina ha detto: "La Minetti ha sempre saputo che avevo meno di 18 anni". I ricordi della ragazza sono espliciti, ai limiti della pornografia
di PIERO COLAPRICO e GIUSEPPE D'AVANZO
I DOCUMENTI sono l'ossessione di Ruby. Non ce li ha e seppure ce li avesse, che potrebbe farsene? C'è quella maledetta data di nascita, l'1.11.1992, che la condanna ancora - siamo nel 2010 - alla minore età. E chi si prende al lavoro o accanto o in casa o nel letto una minorenne? La storia sembra cambiare quando Silvio Berlusconi si incapriccia della ragazza. Le dice di presentarsi in giro a Milano come "la nipote di Mubarak". In realtà, il presidente del Consiglio dice di più, svela Karima El Mahrough nell'interrogatorio del 3 agosto.
Ascoltiamo Ruby. Sono le 17.25 quando, dopo le prime quattro pagine raccolte in mattinata, il verbale si riapre per altre quattro: "Già vi ho riferito che a Berlusconi avevo detto falsamente di avere ventiquattro anni e di essere egiziana. Quando Silvio mi propone di intestarmi una casa, devo dirgli come stanno le cose. Gli dico la verità. Gli dico che sono minorenne e non ho i documenti. Già sapete che a quel punto Berlusconi mi consiglia di raccontare in giro che sono la nipote di Mubarak, così potrò giustificare il denaro che mi darà".
"Non vi ho ancora detto però - prosegue Ruby - che Berlusconi aggiunse: "Non ti preoccupare dei documenti, me ne occuperò io..."". La frase cade nel verbale d'interrogatorio con molta ambiguità. Ruby non chiarisce se il Cavaliere si dichiara disponibile a procurarle documenti come se fosse egiziana e maggiorenne e nipote di Hosni Mubarak e
quindi falsi. O, più semplicemente, di metterle insieme i documenti autentici: il passaporto marocchino e magari la carta di soggiorno italiana che la ragazza venuta a Milano da Letojanni, Messina, non ha mai avuto. Le indagini non hanno rintracciato tentativi di pressione del capo del governo sulla prefettura di Milano a favore di Ruby-Karima. È tuttavia documentato che, almeno in un'altra occasione, il premier si dà da fare con il prefetto di Milano, Gian Valerio Lombardi, per venire incontro alle richieste di una sua giovane amica, Marystell Polanco. La storia è nota. 4 dicembre 2010, alle 15.27, da un interno di Palazzo Grazioli, residenza romana di Silvio Berlusconi, una segretaria chiama Marysthell, soubrette domenicana con taglio di capelli alla Mara Carfagna: "Buonasera, io le dovrei dare il numero di telefono del prefetto Lombardi, come Lombardia senza la a".
E due giorni dopo Marysthell chiama la prefettura, fissa un appuntamento e poi parla con il prefetto. "Mi saluti il presidente", conclude l'alto funzionario, non si sa se come forma di cortesia o come forma di prudenza. Il prefetto riceve comunque la giovane donna nonostante il suo convivente, un narcos dominicano, fosse stato arrestato dalla Guardia di Finanza con dodici chili di cocaina. Dettaglio insignificante (pare) per il rappresentante del governo. Quel che conta è altro: Marystell Polanco è "amica del presidente" e va ricevuta anche se sarà alla fine tecnicamente impossibile offrirle la cittadinanza italiana.
Bisogna ritornare a Ruby. Berlusconi apprende in marzo, almeno a quanto dice la ragazza ai pubblici ministeri, della sua minore età. Ma gli altri del cerchio stretto quando hanno saputo? Su Emilio Fede c'è persino un documento video. È stato il primo a "sapere" perché è stato il primo a conoscerla a San'Alessio Siculo, al concorso "Una ragazza per il cinema". C'è traccia nelle telecamere accese per la serata. Fede lo si sente e lo si vede, nelle immagini raccolte durante la premiazione, il 6 settembre 2009. Invita Ruby, la concorrente numero 77, a farsi avanti. E poi dice: "Sottolineo che c'è una ragazza di 13 anni, se non sbaglio egiziana: mi sono commosso, ho solidarizzato, ma non soltanto a parole perché poi bisogna seguire con i fatti. Questa ragazza non ha più i suoi genitori, tenta una via (...) e allora mi sono impegnato per aiutarla". L'aiuta infatti spedendola da Lele Mora e accompagnandola personalmente ad Arcore la prima volta, il 14 febbraio. Ma i pubblici ministeri vogliono capire comunque quali sono i rapporti di Ruby con Nicole Minetti. E, nel pomeriggio del 3 agosto, Ruby ricorda: "Ho conosciuto Nicole Minetti e Michelle Coinceicao al ristorante Armani di via Manzoni, che frequentavo. Io a Milano giravo molto la notte. Oltre ad Armani ci si incontrava spesso tra ristoranti, bar alla moda e hotel di lusso, come il ristorante Marchesino, l'Open Cafè, il Diana, il Gattopardo Cafè, una chiesa sconsacrata, la discoteca Hollywood, il disco bar Loolapaloosa, l'Old fashion, il Just Cavalli, il Gasoline, il disco club Peter Pan. Nicole sapeva fin dall'inizio che ero minorenne. Era consapevole della mia minore età prima del mio ingresso ad Arcore, il giorno di San Valentino". Quindi il consigliere regionale non dice la verità quando, e lo ha ripetuto anche alla Cnn l'altro ieri, assicura: "Fu quella notte in questura che scoprii che Ruby era minorenne. Ci aveva detto che aveva 24 anni ed era facile crederle visto che dimostra più anni della sua vera età".
Si comprende perché la Minetti ha bisogno di cancellare ogni traccia della sua consapevolezza e ogni ricordo se vuole farla franca dall'accusa di aver favorito la prostituzione di Arcore. Il racconto di Ruby è esplicito, infatti. Frequenta un circuito notturno affollato di falene. Nicole deve intercettarle, valutarle, selezionarle, invitarle a Villa San Martino, offrirle al Sultano. Come ha fatto Emilio Fede con Ruby. Nell'ipotesi accusatoria dei pubblici ministeri che concluderanno le indagini nelle prossime ore, è il lavoro di Nicole. Un "mandato", un'incombenza che sembra esporre la privacy del presidente del Consiglio a ogni avventura o intrusione illecita. I pubblici ministeri fanno una domanda esplicita: ci sono regole da rispettare quando si raggiunge Arcore?
Ecco la risposta di Ruby: "Un controllo, il primo e il solo, deriva dal fatto di essere invitati da Nicole o da Emilio Fede. La garanzia è che loro ti accompagnano o ti chiamano. Dopo non c'è alcun controllo. Dentro si può portare di tutto: senza problemi i telefoni cellulari. Ho sentito io stessa come due ragazze, Barbara Guerra e Marianne Puglia, fossero invidiose dei vantaggi di Nicole, della sua fortuna, della sua vicinanza al presidente. Barbara e Marianne si dicevano che, se fosse stato necessario, potevano sempre vendere al miglior offerente le immagini che avevano già scattato". Dal racconto di Ruby si comprende che immagini imbarazzanti potevano essere raccolte in vari momenti della notte e forse sono state raccolte. Le "scene più piccanti" possono essere quelle vissute nel sotterraneo del "bunga bunga". I ricordi di Ruby, affidati al verbale di interrogatorio, non lasciano spazio alla fantasia. Sono concreti fino alla pornografia. Descrivono più o meno un sfrenato baccanale, gli strofinamenti tra ragazze ("petting", dice Ruby), gli approcci saffici per incantare il Sultano. Salta fuori qualche nome "importante" dallo sport alla politica, "omissato" nel verbale.
La soubrette di Como (Guerra) e la venezuelana (Puglia) sono solo due delle decine e decine di ragazze che entrano a Villa San Martino con i telefonini. Lo scenario descritto da Ruby impressiona i pubblici ministeri. Possibile che il capo del governo non sia protetto da alcuna sicurezza? Possibile che una qualsiasi delle ragazze, magari "selezionata" la notte prima in una discoteca di Milano - e non si sa da dove viene, chi sia, chi frequenta (non è il caso di Ruby?) - possa muoversi indisturbata nelle stanze più private della residenza del presidente del Consiglio? Dunque, possono esserci delle immagini che potenzialmente umiliano il premier. I pubblici ministeri sono increduli e chiedono a Ruby: "Ma queste ragazze perché non divulgano quello che vedono o sentono?". Ruby ha la chiave di lettura delle notti di Arcore. Vale per tutte le altre e anche per lei: "Hanno il loro tornaconto come peraltro l'ho avuto anch'io. Nei tre mesi che ho frequentato Berlusconi ho ricevuto da lui, esclusi i regali e i gioielli, 187 mila euro. In parte li ho dati ai miei, in parte li ho spesi senza misura. Confermo parola per parola quello che vi ho detto questa mattina, perché sono cosciente di aver vissuto questi fatti in prima persona". Era agosto 2010. Mesi e mesi d'indagine hanno confermato molto di più di quello che Ruby ha visto o ha potuto comprendere.
Re: Caso Ruby, Berlusconi indagato per prostituzione minoril
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Re: Caso Ruby, Berlusconi indagato per prostituzione minoril
Nicole Minetti ha fatto sesso con Silvio Berlusconi, ma “non a pagamento”, come ha spiegato il consigliere regionale lombardo. Altro che sesso senza amore, l’ex igienista dentale ha detto che quei rapporti erano conseguenza della relazione sentimentale che la legava al premier.
Come ha riportato Paolo Colonnello su La Stampa, la Minetti è stata interrogata il 30 gennaio dai pm di Milano Ilda Boccassini e Antonio Sangermano, e proprio in questa occasione ha fatto la rivelazione: “Ho avuto una relazione col Presidente del Consiglio e quindi ho avuto anche rapporti sessuali”.
Ma poi ci tenne a precisare di non essere stata pagata per questo, anche se con lei sembra che il premier sia stato comunque generoso: scrive Colonnello che la Minetti “dice di aver ricevuto dei soldi indipendentemente da questo”.
Proprio il sentimento che la univa a Berlusconi, ha portato la Minetti a rivelare di aver dormito più volte nella villa di Arcore. Ma la consigliera ha dribblato le domande su cosa facessero le altre ospiti di villa San Martino presso la stessa struttura: “Io posso parlare per me, mi è capitato di fermarmi a dormire avendo col Presidente un rapporto di intimità, se si faceva tardi oppure il giorno dopo era festa, io rimanevo ospite ad Arcore. So che altre ragazze si fermavano ad Arcore ma sinceramente non so perché ciò avvenisse…”.
gli 800000€ in 5 anni come consigliera regionale non sono un pagamento?
Come ha riportato Paolo Colonnello su La Stampa, la Minetti è stata interrogata il 30 gennaio dai pm di Milano Ilda Boccassini e Antonio Sangermano, e proprio in questa occasione ha fatto la rivelazione: “Ho avuto una relazione col Presidente del Consiglio e quindi ho avuto anche rapporti sessuali”.
Ma poi ci tenne a precisare di non essere stata pagata per questo, anche se con lei sembra che il premier sia stato comunque generoso: scrive Colonnello che la Minetti “dice di aver ricevuto dei soldi indipendentemente da questo”.
Proprio il sentimento che la univa a Berlusconi, ha portato la Minetti a rivelare di aver dormito più volte nella villa di Arcore. Ma la consigliera ha dribblato le domande su cosa facessero le altre ospiti di villa San Martino presso la stessa struttura: “Io posso parlare per me, mi è capitato di fermarmi a dormire avendo col Presidente un rapporto di intimità, se si faceva tardi oppure il giorno dopo era festa, io rimanevo ospite ad Arcore. So che altre ragazze si fermavano ad Arcore ma sinceramente non so perché ciò avvenisse…”.
gli 800000€ in 5 anni come consigliera regionale non sono un pagamento?

Re: Caso Ruby, Berlusconi indagato per prostituzione minoril
"Telefonò B. e successe il finimondo"
Così la polizia ha resistito al Caimano
La notte "folle" in Questura. Parlano gli agenti: "Dodici chiamate per Ruby". La prima stranezza fu la telefonata di Michelle Conceicao che chiedeva di Karima
“Spero che adesso la gente capisca che può fidarsi della polizia. Abbiamo dimostrato che tanti di noi non si piegano e obbediscono solo alla legge. Sono fiero che i pm abbiano affidato a noi le indagini come segno di fiducia. Noi li abbiamo ripagati e le prove che abbiamo raccolto sono state definite evidenti. Oggi sono di nuovo fiero della mia divisa”.
Parlare con gli agenti che erano in Questura l’ormai famosa notte tra il 27 e il 28 maggio 2010 è un’impresa: “Niente telefono, perché abbiamo tutti un abbonamento stipulato dalla polizia e, chissà, potrebbero controllare i tabulati”. Allora ci si può vedere di persona, ma dove? “Lontano dalla Questura… anzi, da qualsiasi commissariato”.
Uno slalom, però vedi che vogliono raccontare, un po’ per se stessi, molto per la polizia. Certo, sono stati mesi duri: “Non sapete quante volte ho maledetto il giorno che mi sono segnato di turno quella notte. Voi non avete idea di quante rogne abbiamo avuto: le indagini, i giornalisti, i superiori che non vogliono che parliamo con nessuno. Ma lo sa che ci sono colleghi così spaventati che non riesci nemmeno più a chiedergli come stanno”.
Sembra di essere piombati in mezzo a una storia di spionaggio, alla fine ci si ritrova nella saletta interna di un bar fuori mano: “È comprensibile, qui c’è di mezzo il premier e un’inchiesta della Procura”. Non solo: “Bè… può immaginare, ci sono anche dei nostri pezzi grossi che compaiono negli atti, certo non sono indagati, ma la faccenda è complicata”.
Nessun nome, nessun riferimento, d’accordo, allora Giorgio (lo chiameremo così) comincia a parlare. E non si ferma più, come se da mesi aspettasse di sfogarsi: “Bè… all’inizio ‘sta storia di Ruby era come tante altre. A parte che lei era carina… insomma, una ragazza alta un metro e ottanta, vestita come se andasse al mare che ti piomba in Questura mentre stai facendo il turno di notte… bé, non te la dimentichi”, sorride Giorgio. Poi si passa la mano sul viso, come per cancellare quell’espressione e non dare l’idea di prendere poco sul serio questa vicenda.
“Guardi, era tutto filato liscio per qualche ora. Alle 18,15 gli uomini della volante Monforte Bis avevano fermato Ruby, poi l’avevamo accompagnata in Questura e alle 19,13 la prima telefonata al pm del Tribunale dei minori Annamaria Fiorillo. Tutto ok, ma alle 21,38 è arrivata quella prima strana chiamata. Sul momento non ci avevamo fatto caso. Era Michelle Conceicao Dos Santos Oliveira che ha chiamato il 113 e ha chiesto notizie di Ruby… ma sa, di gente così ne gira parecchia. I guai, quelli veri sono venuti più tardi… verso mezzanotte è arrivata quella telefonata. Abbiamo visto la dottoressa Giorgia Iafrate sbiancare in volto. Era il capo di Gabinetto della Questura, Pietro Ostuni che le riferiva della telefonata di Berlusconi. A quel punto è successo il finimondo… Lo so, io difendo la polizia, ma mi rendo conto che ci sono tanti punti oscuri, mi fa male vedere la paura che tutti noi abbiamo a parlare di questa storia… ma provate a mettervi nei nostri panni: un funzionario di polizia come la dottoressa Iafrate riceve dodici, dico dodici!, telefonate dal Capo di Gabinetto della Questura Pietro Ostuni che a sua volta era stato chiamato da Berlusconi. Non è facile resistere, anche se in qualche modo Iafrate ci ha provato… È stata una notte folle… davanti a noi avevamo quella ragazza, con quello sguardo insieme da donna consumata e da bambina, poi la sua amica brasiliana dal mestiere incerto che ci telefona.
Quindi le chiamate del premier che tira fuori Mubarak… e alla fine ci mancava solo quella consigliera regionale vestita da pin up. Ecco, glielo devo dire, sono anni, tanti anni che lavoro in polizia. Lasciamo perdere i reati di Berlusconi, a quelli ci penserà eventualmente il giudice… e io non sono né di destra, né di sinistra… ma l’impressione è stata che ci abbiano trattati senza alcun riguardo. Ma che cazzo credono che siamo, un circo Barnum, un teatrino di avanspettacolo…? Vede, noi a fine mese ci portiamo a casa millecinquecento euro. E quando usciamo con le volanti non sappiamo mai a che cosa andiamo incontro… provate a immaginare la radio di servizio che vi chiama e vi ordina di andare dove c’è una rapina e stanno sparando. Noi non possiamo tirarci indietro. Questo è il nostro lavoro e poi ci tocca rischiare la carriera per la nipote di Mubarak. Ma scherziamo? Ecco, dopo aver visto certe cose ho pensato di mollare tutto. Ma poi è arrivata la decisione del gip, il processo immediato, e ho ritrovato fiducia: le indagini che abbiamo fatto noi poliziotti hanno retto all’esame del giudice. Io non spero che Berlusconi sia condannato, mi basta vedere che la legge è uguale per tutti. Anche grazie al nostro lavoro”.
Così la polizia ha resistito al Caimano
La notte "folle" in Questura. Parlano gli agenti: "Dodici chiamate per Ruby". La prima stranezza fu la telefonata di Michelle Conceicao che chiedeva di Karima
“Spero che adesso la gente capisca che può fidarsi della polizia. Abbiamo dimostrato che tanti di noi non si piegano e obbediscono solo alla legge. Sono fiero che i pm abbiano affidato a noi le indagini come segno di fiducia. Noi li abbiamo ripagati e le prove che abbiamo raccolto sono state definite evidenti. Oggi sono di nuovo fiero della mia divisa”.
Parlare con gli agenti che erano in Questura l’ormai famosa notte tra il 27 e il 28 maggio 2010 è un’impresa: “Niente telefono, perché abbiamo tutti un abbonamento stipulato dalla polizia e, chissà, potrebbero controllare i tabulati”. Allora ci si può vedere di persona, ma dove? “Lontano dalla Questura… anzi, da qualsiasi commissariato”.
Uno slalom, però vedi che vogliono raccontare, un po’ per se stessi, molto per la polizia. Certo, sono stati mesi duri: “Non sapete quante volte ho maledetto il giorno che mi sono segnato di turno quella notte. Voi non avete idea di quante rogne abbiamo avuto: le indagini, i giornalisti, i superiori che non vogliono che parliamo con nessuno. Ma lo sa che ci sono colleghi così spaventati che non riesci nemmeno più a chiedergli come stanno”.
Sembra di essere piombati in mezzo a una storia di spionaggio, alla fine ci si ritrova nella saletta interna di un bar fuori mano: “È comprensibile, qui c’è di mezzo il premier e un’inchiesta della Procura”. Non solo: “Bè… può immaginare, ci sono anche dei nostri pezzi grossi che compaiono negli atti, certo non sono indagati, ma la faccenda è complicata”.
Nessun nome, nessun riferimento, d’accordo, allora Giorgio (lo chiameremo così) comincia a parlare. E non si ferma più, come se da mesi aspettasse di sfogarsi: “Bè… all’inizio ‘sta storia di Ruby era come tante altre. A parte che lei era carina… insomma, una ragazza alta un metro e ottanta, vestita come se andasse al mare che ti piomba in Questura mentre stai facendo il turno di notte… bé, non te la dimentichi”, sorride Giorgio. Poi si passa la mano sul viso, come per cancellare quell’espressione e non dare l’idea di prendere poco sul serio questa vicenda.
“Guardi, era tutto filato liscio per qualche ora. Alle 18,15 gli uomini della volante Monforte Bis avevano fermato Ruby, poi l’avevamo accompagnata in Questura e alle 19,13 la prima telefonata al pm del Tribunale dei minori Annamaria Fiorillo. Tutto ok, ma alle 21,38 è arrivata quella prima strana chiamata. Sul momento non ci avevamo fatto caso. Era Michelle Conceicao Dos Santos Oliveira che ha chiamato il 113 e ha chiesto notizie di Ruby… ma sa, di gente così ne gira parecchia. I guai, quelli veri sono venuti più tardi… verso mezzanotte è arrivata quella telefonata. Abbiamo visto la dottoressa Giorgia Iafrate sbiancare in volto. Era il capo di Gabinetto della Questura, Pietro Ostuni che le riferiva della telefonata di Berlusconi. A quel punto è successo il finimondo… Lo so, io difendo la polizia, ma mi rendo conto che ci sono tanti punti oscuri, mi fa male vedere la paura che tutti noi abbiamo a parlare di questa storia… ma provate a mettervi nei nostri panni: un funzionario di polizia come la dottoressa Iafrate riceve dodici, dico dodici!, telefonate dal Capo di Gabinetto della Questura Pietro Ostuni che a sua volta era stato chiamato da Berlusconi. Non è facile resistere, anche se in qualche modo Iafrate ci ha provato… È stata una notte folle… davanti a noi avevamo quella ragazza, con quello sguardo insieme da donna consumata e da bambina, poi la sua amica brasiliana dal mestiere incerto che ci telefona.
Quindi le chiamate del premier che tira fuori Mubarak… e alla fine ci mancava solo quella consigliera regionale vestita da pin up. Ecco, glielo devo dire, sono anni, tanti anni che lavoro in polizia. Lasciamo perdere i reati di Berlusconi, a quelli ci penserà eventualmente il giudice… e io non sono né di destra, né di sinistra… ma l’impressione è stata che ci abbiano trattati senza alcun riguardo. Ma che cazzo credono che siamo, un circo Barnum, un teatrino di avanspettacolo…? Vede, noi a fine mese ci portiamo a casa millecinquecento euro. E quando usciamo con le volanti non sappiamo mai a che cosa andiamo incontro… provate a immaginare la radio di servizio che vi chiama e vi ordina di andare dove c’è una rapina e stanno sparando. Noi non possiamo tirarci indietro. Questo è il nostro lavoro e poi ci tocca rischiare la carriera per la nipote di Mubarak. Ma scherziamo? Ecco, dopo aver visto certe cose ho pensato di mollare tutto. Ma poi è arrivata la decisione del gip, il processo immediato, e ho ritrovato fiducia: le indagini che abbiamo fatto noi poliziotti hanno retto all’esame del giudice. Io non spero che Berlusconi sia condannato, mi basta vedere che la legge è uguale per tutti. Anche grazie al nostro lavoro”.
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Re: Caso Ruby, Berlusconi indagato per prostituzione minoril
Un'altra tegola si abbatte sul premier. Stavolta i guai arrivano dal Montenegro. Il partito d’opposizione PZP (Pokret za Promjene letteralmente Movimento per i Cambiamenti, un partito che promuove il rispetto dei diritti civili) ha sporto denuncia presso la Corte Suprema di Potgorica contro l'ex primo ministro Milo Djukanovic e il premier italiano Silvio Berlusconi per «aver inflitto danni incommensurabili al settore energetico del Montenegro e provocando danni enormi al popolo montenegrino con "accordi segreti"».
Il PZP sostiene che i due, insieme a sette altri funzionari Montenegrini, hanno causato perdite al Montenegro per un totale di centinaia di milioni di euro nel corso della parziale privatizzazione della società elettrica del Montenegro, EPCG, e CGES, società si occupano di distribuzione di energia elettrica. EPCG e CGES sono le due imprese più importanti del settore energetico del Montenegro e sono strategiche per il paese: sono state entrambe in parte acquisite da imprese italiane negli ultimi due anni.
La milanese A2A ha vinto un appalto nel 2009 e ha acquisito oltre il 40 per cento della EPCG, mentre Terna Rete Elettrica ha acquisito un pacchetto di minoranza del 22 per cento delle azioni di CGES l'anno scorso, saltando la gara d'appalto e procedendo per negoziato diretto.
Secondo il PZP, questi accordi con le società italiane vanno letti nell'ottica della creazione di un «piano per la lobby dell'energia in Italia per controllare il settore energetico del Montenegro».
Uno dei motivi principali di questa denuncia, ha spiegato Lorenzo Valloreja, dell’associazione pescarese “Nessuno tocchi il nostro futuro”, è stata la richiesta fatta da A2A al Governo montenegrino di aumentare il costo delle bollette dell’utenza locale del 78%, a partire da Aprile 2011, per giungere poi, in tempi non lontanissimi, pare al 200%.
Cosa c'entra Pescara con l'energia montenegrina? I recenti accordi in campo energetico conclusi da Italia e Montenegro prevedono la realizzazione di un cavo sottomarino fra i due paesi ad opera di Terna. Il progetto è di 415 km complessivi, che si svilupperanno per 390 km in cavo sottomarino, per 10 km in cavo interrato in Montenegro, e per 15 km in Abruzzo con cavi interrati da Pescara a Cepagatti. La corrente verrebbe trasportata da Tivat a Pescara, poi verso Villanova per proseguire fino a Gissi, con uscita finale a Foggia. Un investimento da 720 mln di euro da parte di Terna.
Secondo Valloreja c’è un grande disegno del governo che mirerebbe a far diventare l’Abruzzo un centro energetico di importanza internazionale.
Il leader del partito PzP Nebojsa Medojevic ha detto in una conferenza stampa martedì scorso che se il procuratore non avvia un procedimento cautelare, verranno montate le piazze per organizzare manifestazioni di piazza, «come in Egitto». Djukanovic si è dimesso dal suo incarico come primo ministro nel mese di dicembre dopo aver guidato il paese per quasi venti anni. E' attualmente processabile ed estradabile in Italia.
esportiamo processi
Il PZP sostiene che i due, insieme a sette altri funzionari Montenegrini, hanno causato perdite al Montenegro per un totale di centinaia di milioni di euro nel corso della parziale privatizzazione della società elettrica del Montenegro, EPCG, e CGES, società si occupano di distribuzione di energia elettrica. EPCG e CGES sono le due imprese più importanti del settore energetico del Montenegro e sono strategiche per il paese: sono state entrambe in parte acquisite da imprese italiane negli ultimi due anni.
La milanese A2A ha vinto un appalto nel 2009 e ha acquisito oltre il 40 per cento della EPCG, mentre Terna Rete Elettrica ha acquisito un pacchetto di minoranza del 22 per cento delle azioni di CGES l'anno scorso, saltando la gara d'appalto e procedendo per negoziato diretto.
Secondo il PZP, questi accordi con le società italiane vanno letti nell'ottica della creazione di un «piano per la lobby dell'energia in Italia per controllare il settore energetico del Montenegro».
Uno dei motivi principali di questa denuncia, ha spiegato Lorenzo Valloreja, dell’associazione pescarese “Nessuno tocchi il nostro futuro”, è stata la richiesta fatta da A2A al Governo montenegrino di aumentare il costo delle bollette dell’utenza locale del 78%, a partire da Aprile 2011, per giungere poi, in tempi non lontanissimi, pare al 200%.
Cosa c'entra Pescara con l'energia montenegrina? I recenti accordi in campo energetico conclusi da Italia e Montenegro prevedono la realizzazione di un cavo sottomarino fra i due paesi ad opera di Terna. Il progetto è di 415 km complessivi, che si svilupperanno per 390 km in cavo sottomarino, per 10 km in cavo interrato in Montenegro, e per 15 km in Abruzzo con cavi interrati da Pescara a Cepagatti. La corrente verrebbe trasportata da Tivat a Pescara, poi verso Villanova per proseguire fino a Gissi, con uscita finale a Foggia. Un investimento da 720 mln di euro da parte di Terna.
Secondo Valloreja c’è un grande disegno del governo che mirerebbe a far diventare l’Abruzzo un centro energetico di importanza internazionale.
Il leader del partito PzP Nebojsa Medojevic ha detto in una conferenza stampa martedì scorso che se il procuratore non avvia un procedimento cautelare, verranno montate le piazze per organizzare manifestazioni di piazza, «come in Egitto». Djukanovic si è dimesso dal suo incarico come primo ministro nel mese di dicembre dopo aver guidato il paese per quasi venti anni. E' attualmente processabile ed estradabile in Italia.
esportiamo processi

Re: Caso Ruby, Berlusconi indagato per prostituzione minoril
sul corriere.it c'è il verbale del GIP in pdf.
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Re: Caso Ruby, Berlusconi indagato per prostituzione minoril
la logica vale più delle fiabe in un processo, questo sconvolgerà ghedini.metalalby ha scritto:sul corriere.it c'è il verbale del GIP in pdf.
