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RobLP
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5SFS #27: "Evolution of a Corporation"
Triple H [parlando a Stephanie McMahon]: "…e così il problema non è Scott Armstrong ma alla fine si scopre che è Daniel Bryan? È stato coinvolto per tutto il tempo..."
Stephanie: "Lo so, lo so…"
Randy Orton: "Ehi Hunter! Hunter! Che diavolo sta succedendo?!? Cosa diavolo è successo là fuori?!?
HHH: "Che significa cos'è successo?"
Orton: "Che è successo? Dov'è il mio titolo? Ridammelo! È mio!"
Stephanie: "EHI! A chi credi di stare parlando?!? Lui è il COO della WWE! Per quanto ci riguarda tu ti sei meritato di perdere la scorsa notte! Cosa è successo al Randy Orton dei vecchi tempi? Cosa è successo al Randy Orton che non aveva moralità, nessun rimorso? Cosa è successo al bastardo schizzato che ha ammanettato mio marito e mi ha colpito con un DDT? Finché non ritrovi quel Randy Orton forse noi dovremo trovare un nuovo volto della WWE!"
HHH: "È esattamente ciò che stiamo cercando."


È inutile nasconderlo: Night of Champions è stato un PPV di valore, importanza e caratura nettamente inferiori rispetto alle ultime uscite in casa WWE. Due match aggiunti a PPV in corso e nella loro individualità tranquillamente risparmiabili, il Tag Team Championship match indefinito fino all'inizio del PPV, vari titoli in palio senza alcun accenno a storie pregresse tra i protagonisti… Di fatto, Night of Champions è stato un PPV basato sui due match di cartello della compagnia, ovviamente Daniel Bryan vs Randy Orton e CM Punk vs Curtis Axel & Paul Heyman, sui quali la WWE ha concentrato tutte o quasi le sue attenzioni, anche a PPV in corso. Un qualsiasi PPV costruito in questa maniera difficilmente riesce ad essere un evento da ricordare; se si distingue per qualche motivo gran parte delle volte è appunto in virtù dei match di cartello che rimangono nell'immaginario collettivo. E Night of Champions, infatti, non sarà assolutamente un PPV da ricordare, anzi è probabile che presto non ne resterà traccia nella nostra memoria. Ciò non toglie che questo evento sia stato comunque molto efficace per il ruolo che si proponeva di svolgere, quello di semplice PPV di passaggio senza troppe pretese, sviluppando le storyline in maniera interessante e offrendo comunque un buon prodotto.

Sì perché entrambe le storyline principali si sono sviluppate in modo coerente, sensato e, se vogliamo, anche inaspettato. Innanzitutto buone le idee per costruire i due match in questione anche durante il PPV, prima con il segmento tra Paul Heyman e Brad Maddox, poi con quello sul ring con Heyman, Curtis Axel e Triple H e infine con quello nel backstage tra il COO della WWE e Randy Orton. Prima del PPV tutti noi ci saremmo aspettati che il match tra Punk e Axel & Heyman si concludesse o con una sorta di massacro a senso unico o con un'affermazione per squalifica del Best in the World, mentre quello tra Orton e Bryan aveva come apparente finale una vittoria di Orton sporchissima e con mille interferenze, cosa che ci sarebbe stata dato il leitmotiv della storyline. E invece la WWE ha mostrato ancora una volta come sappia sorprendere nella maniera corretta, cambiando la rotta delle storyline a PPV in corso riuscendo però a fare in modo che la coerenza e il senso delle storyline rimanessero inalterati.

CM Punk ha infatti perso per schienamento contro Paul Heyman, un'eventualità che non avevo proprio considerato possibile. Come tanti, immagino, dato che credevo che Night of Champions avrebbe costituito la fine della faida tra Punk e Heyman con la vendetta sacrosanta del primo ai danni del secondo. Non che escludessi a priori la possibilità del debutto di un nuovo Paul Heyman Guy in soccorso del suo manager, ma sinceramente non credevo che la WWE si spingesse a tanto, facendo addirittura perdere Punk via pinfall. Invece tutto ciò è accaduto e CM Punk è costretto a perseverare nei suoi propositi di vendetta e rivincita dopo aver subito forse l'umiliazione più grande di tutte, un pin dal suo ex mentore e amico. La faida dunque continua e io credo che tutto ciò accada per un motivo molto semplice: evitare di inserire CM Punk nella storyline principale che ruota intorno al WWE Title. Se CM Punk terminasse la rivalità con Paul Heyman, infatti, vedrei poche alternative al gettarlo nel mezzo e ad inserirlo nella storyline, cosa che sarebbe indubbiamente errata arrivati a questo punto. La presenza di Punk toglierebbe importanza a quella di Bryan, sottraendogli almeno parte della luce dei riflettori che invece al momento deve essere puntata praticamente solo su di lui. Continuando la faida in corso si prendono invece i classici due piccioni con una fava, tenendo Punk occupato in un contesto interessante e tenendolo fuori dalla storyline del regime, con la scusa che Triple H vuole vedere Heyman perdere e subire una batosta fisica e morale almeno quanto CM Punk e quindi appoggia quest'ultimo nella sua caccia alla testa del suo ex amico.

Per quanto riguarda l'inserimento di Ryback nella storyline, devo dire che non mi sono ancora fatto un'idea precisa. Tutti conosciamo le limitate, limitatissime capacità di Ryback: la sua presenza in una storyline principale normalmente sarebbe intollerabile, com'è stata intollerabile l'anno scorso nei WWE Title match proprio contro Punk. E infatti quando si parlava di un nuovo Paul Heyman Guy tutti caldeggiavano ben altri nomi: Antonio Cesaro, Kassius Ohno… persino quel Matt Morgan non più sotto contratto con la TNA. Tutti questi nomi sono ovviamente dei wrestler imparagonabili a Ryback per quanto riguarda le singole capacità: non ci sarebbe alcun dubbio che l'utilizzo di uno di questi nomi, o anche di altri, garantirebbe uno spettacolo e un interesse maggiore nella storyline. Tuttavia, la scelta di Ryback per certi versi credo sia una scelta efficace se non addirittura auspicabile per il filo conduttore della storyline. E questo perché i Paul Heyman Guy devono risultare inadeguati. L'inadeguatezza di Curtis Axel a confrontarsi con CM Punk è stato il punto focale dell'intera storyline da Summerslam a Night of Champions; la scelta di Ryback prosegue senza dubbio su quel filo logico. L'obiettivo della compagnia in questa storyline è principalmente quello di dimostrare come CM Punk sia il migliore tra i Paul Heyman Guy… e come Brock Lesnar di riflesso sia il migliore tra quelli rimanenti, avendo rappresentato tutt'altra sfida per Punk in quel di Summerslam. Il tutto strizzando l'occhio a quegli smart che conoscono le limitate capacità di Axel e quelle limitatissime di Ryback e si chiedono perché siano lì… Ecco perché sono lì, per risultare inadeguati.

Tornando alla storyline principale, la coerenza con cui Triple H e Stephanie McMahon stanno portando avanti le loro azioni è lampante. Grandissima narrazione quella di Night of Champions, con Triple H pronto a usare il pugno di ferro per affermare il suo punto di vista con i wrestler della compagnia, ma che poi si ferma a riflettere e vuole la controprova che Randy Orton sia effettivamente degno di essere il volto della compagnia e di rappresentarla in quanto suo campione. E il tutto si rimanda allo splendido promo che il King of Kings ha fatto con Edge in quel di Raw lunedì scorso: a volte ho torto, a volte ho ragione; darò a Daniel Bryan la possibilità di smentirmi. E lo ha fatto, così che Bryan ha ancora una volta riconfermato la sua eccellenza e la sua "A", battendo Randy Orton senza nessuna possibilità di recriminazione. Ma lo ha fatto con l'inghippo, benché indipendente dalla sua volontà: quel fast count che ha costituito il fulcro della puntata di Raw di lunedì e che ha privato ancora una volta Bryan della possibilità di fregiarsi del titolo e di cominciare il suo regno. E, rimanendo coerente, Triple H non ha riconsegnato il titolo a Randy Orton, ritenendolo non all'altezza, ma lo ha reso vacante. E così ora non solo riparte la rincorsa di Bryan al WWE Title, ma comincia anche quella di un Orton che deve tornare ad essere il "sick bastard" di un tempo per poter riconquistare quello che sente essere il suo titolo. Perfetto.

Impossibile non notare che entrambe le storyline si basano su un principio molto semplice: l'eterna rincorsa di un face al conseguimento di qualcosa che merita senza ombra di dubbio ma che per un motivo o per un altro non riesce mai a raggiungere pienamente. Non c'è dubbio che la storia funzioni… ma quanto deve essere "eterna" questa rincorsa? Quanti titoli dovrà conquistare e poi perdere Daniel Bryan per giungere alla sua definitiva consacrazione? Quante sconfitte umilianti dovrà subire CM Punk prima di fare a pezzi Paul Heyman? La risposta è… che non importa. Personalmente penso siano ridicoli gli argomenti come "Bryan ha già vinto due WWE Title" o "CM Punk da quando è tornato ha vinto solo a Payback" Come se il wrestling fosse solo costituito da vittorie e sconfitte (predeterminate), titoli conquistati (che decidono di concederti) e durata dei regni (che dipende da un miliardo di fattori diversi). Il wrestling è anche questo, ma non è uno sport in cui la competitività e i titoli conquistati sono fondamentali, oserei dire il fulcro di tutto. Il wrestling è composto principalmente da storie. Finché le storie sono portate avanti nella maniera consona, in modo coerente e sensato, e offrono un bello spettacolo, tutti questi discorsi non hanno ragione di esistere. E il punto è che le storie che la WWE sta promuovendo attualmente riescono a proporre tutto questo, a tenere il pubblico attaccato alla TV. E lo fanno divertendo, intrattenendo, sorprendendo. E il tutto torna a racchiudersi in Night of Champions, un PPV che solo un anno fa avremmo saltato a piè pari in quanto "solo di passaggio" ma che invece è riuscito ad essere interessante e a rendere ancora più profondo ed intrigante lo scenario attualmente proposto dalla WWE.



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5SFS #28: "The Unbearable Lightness of Yes"
"Nella mia carriera ho assistito a tantissimi momenti assurdi che hanno coinvolto i fan ed è difficile ricordare il più strano, ma la cosa più assurda che credo di aver visto in realtà sono stati gli 'Yes!' al Raw dopo Wrestlemania 28. Semplicemente non sono riuscito a capirla. Voglio dire, si può capire, ma non come abbia fatto a coinvolgere così tante persone. The Rock era lì fuori e la gente cantava 'Yes!'. È assolutamente surreale e non so come o perché sia successo. È stato semplicemente stupefacente. Nel backstage c'era un'atmosfera incredibile e io ero giù di morale perché non ero davvero coinvolto nello show. Penso di essere apparso in una scena registrata di tre secondi nel backstage. Quindi sono andato fuori, ho disputato il dark match e l'arena è semplicemente esplosa. Ho avuto un enorme sorriso dipinto sul volto l'intera notte, anche nel ring, per cui è stata una cosa veramente fantastica a dir poco. Assolutamente l'esperienza di gran lunga più strana di tutte".

(Daniel Bryan)

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Io credo che a volte noi dimentichiamo troppo facilmente. La nostra memoria è labile, si sa, tanto da dimenticare qualcosa che è avvenuto poco più di un anno fa. O meglio non dimenticarlo, bensì perderne per strada il valore, la portata, l'importanza storica. Ecco io credo che nel wrestling, causa forse l'eterno susseguirsi di eventi che non si arresta mai settimana dopo settimana, ciò accada fin troppo di frequente. Per questo ho voluto rinfrescare un po' la vostra memoria e riportarvi alla notte di quell'episodio di Raw del 2 aprile 2012, alla notte che esattamente un anno e mezzo fa ha visto la nascita degli "Yes!", alla notte che vide la consacrazione del fenomeno di Daniel Bryan. Il mio non vuole essere né un pezzo celebrativo, né una sorta di riepilogo di quanto avvenuto fino ad oggi. Ma ho avuto bisogno di questo promemoria, di questo "Ecco come iniziò tutto" per parlare proprio degli "Yes!" e di quanto mi dia fastidio che un wrestler dalla caratura immensa, se non il miglior wrestler a tutto tondo tra le major americane, come Daniel Bryan sia troppo spesso ingenerosamente sottostimato e valutato negativamente proprio per il mezzo che ne ha consentito l'ascesa verso il maineventing della WWE: gli "Yes!".

Diciamo le cose come stanno: quando la WWE ha messo sotto contratto Daniel Bryan sapeva già di avere tra le mani un wrestler eccezionale. Già dalla sua permanenza a NXT, già dal suo video introduttivo ci si può rendere conto di quanto la WWE tenesse a Bryan e di come cercasse di proporlo con tutte le attenzioni del caso, non tralasciando nessun particolare. E per quanto mi riguarda non c'è dubbio che, incidenti di percorso (leggi alla voce licenziamento) a parte, la sua gestione nel corso degli anni in WWE sia stata sempre lungimirante e ben accorta, lasciando poco o nulla al caso. Non c'è dubbio che sia stato a volte parcheggiato o messo in disparte (ad esempio con la losing streak dopo la vittoria del Money in the Bank o durante il suo regno da United States Champion, oggettivamente brutto), ma la verità è che Daniel Bryan non è mai stato abbandonato a sé stesso, piazzato lì nel roster e messo lì a fare sempre le stesse cose come invece accade a fin troppi wrestler della WWE. Basta ricordarsi del Team Hell No (anche se di molto successivo) per avere la riprova di questa tesi: non era il classico tag team messo lì a caso tra due uppercarder ai quali non si sapeva cosa far fare. Era invece un meccanismo che funzionava benissimo e che attirava attenzione ad ogni puntata, mettendo in luce le qualità di Bryan e provvedendo a sviluppare maggiormente il suo personaggio. Non era il classico "parcheggio da tag team": era una "dimensione alternativa" costruita appositamente per Bryan per dargli la possibilità di mettersi in mostra e di svilupparsi.

L'arrivo degli "Yes!", poi, è stata la classica ciliegina sulla torta. Sono stati quelli a consacrare veramente il character di Daniel Bryan, che non era più ben visto solo dai vertici della WWE o da coloro che ne conoscevano il passato e sapevano che talento straordinario fosse: gli "Yes!" hanno aiutato il character di Daniel Bryan a emergere e a diventare tremendamente over con tutte le fasce di cui è composto il pubblico che segue la WWE. Ciò che è successo da lì in poi è storia, ma credo che non ci sia dubbio che l'esplosione di quel fenomeno abbia costituito la spinta fondamentale alla carriera di Daniel Bryan. La storyline principale che coinvolge la WWE dalla costruzione di Summerslam ad ora è stata messa su principalmente per un motivo: consacrare Daniel Bryan ed ergerlo allo status di main eventer. Erano anni che non vedevo una storyline con un obiettivo così preciso e così mirato e tutto ciò è stato creato proprio in virtù di quella spinta incredibile, dell'esplosione di Daniel Bryan e della sua affermazione nelle gerarchie della WWE.

Tuttavia, questo non significa che Daniel Bryan non sarebbe esploso senza gli "Yes!". O che senza di essi il suo character sarebbe anonimo o insignificante, come mi capita di leggere a volte. Sembra quasi sia una colpa di Bryan quella di avere un character particolare e che chiaramente basa la propria costruzione sugli "Yes!", come se avere una tale caratterizzazione sia una conseguenza dei suoi limiti come wrestler e che quindi per affermarsi davvero come miglior wrestler dovrebbe farne a meno. Come se dovesse mettersi alla prova senza gli "Yes!" per dimostrare di essere davvero un fenomeno come wrestler. Niente di più sbagliato. Potrei fare centinaia di esempi di wrestler che grazie all'invenzione di una catchphrase o addirittura di una singola parola ("What?") hanno dato una svolta alla propria carriera, elevandola ai massimi livelli. È esattamente ciò che è capitato con Daniel Bryan, benché il processo che lo ha portato al top sia indubbiamente differente rispetto a quello dei suoi illustri predecessori. Ed è per questo, secondo me, che viene fondamentalmente criticato.

Viene criticato perché lo si paragona a wrestler con i quali non ha nulla a che fare, wrestler che nel corso della loro storia in WWE si sono distinti per la loro indubbia capacità al microfono e che su di questa hanno costruito la propria carriera. Parlo di gente come Stone Cold Steve Austin o The Rock, o anche CM Punk per rimanere in linea con gli ultimi anni. Questi sono tutti wrestler che, indipendentemente dalle loro alte o basse capacità in ring, sono arrivati al loro periodo di massimo successo grazie alla loro abilità al microfono, grazie agli "Austin 3:16", agli "If ya smell…" e alle Pipebomb. Daniel Bryan, invece, è un wrestler diverso. Daniel Bryan è un wrestler che fa della propria abilità in ring, della propria foga e della propria energia sul quadrato i suoi punti di forza inequivocabili. Benché al microfono se la cavi discretamente, non è neanche lontanamente paragonabile ai più grandi del business in quel campo. Ha bisogno di una storia solida alle spalle, nonché di un copione da seguire che gli consenta di essere efficace con un microfono in mano. Come d'altronde la maggior parte dei wrestler, dato che i fenomeni in grado di prendere un microfono in mano e tirarne fuori ciò che vogliono sono relativamente pochi.

Daniel Bryan, semplicemente, è un altro tipo di wrestler. Per quanto mi riguarda è il talento più puro che io abbia mai visto salire su un ring dai tempi di Chris Benoit e tutto ciò che fa sul quadrato è qualcosa di incredibile. Non ci si può aspettare da lui un'ascesa a là CM Punk di due anni fa oppure puntate costruite esclusivamente su suoi promo. Bryan ha un tipo di talento diverso e la WWE lo sa, tanto che, sebbene questa storyline attualmente in corso contro Triple H abbia un sapore di già visto con l'interminabile rivalità tra Vince McMahon e Stone Cold Steve Austin, questa è stata rielaborata e riproposta secondo le abilità ed il talento di Daniel Bryan in una maniera che definirei magistrale. Certo, non è tutt'oro ciò che luccica visto che la storyline si è un po' arenata durante la costruzione di Battleground ed è cambiato ben poco in queste ultime settimane. Tuttavia, io sono convinto che la storyline stia ancora perseguendo il suo obiettivo principale di far ascendere Daniel Bryan all'olimpo dei wrestler. Per farlo può stare usando metodi diversi rispetto al passato e che a volte possono far storcere un po' il naso, ma il valore di Daniel Bryan come wrestler e le sue capacità giustificano pienamente tutto il contesto.

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5SFS #29: "A Midcarder Night's Dream"
Ahimè, da quanto ho potuto leggere o udire di racconti e storie vissute, la strada del main event non è mai piana. (Vince McMahon: atto I, scena I)

L'ultima puntata di Raw ed il suo spettacolare main event, che ha visto Cody Rhodes e Goldust strappare i WWE Tag Team Titles allo Shield grazie al provvidenziale e fondamentale aiuto di Big Show, mi ha fatto riflettere parecchio sullo status attuale del più giovane dei fratelli Rhodes, ultimamente in grande spolvero e coinvolto in una storyline ad ampio respiro come non accadeva ormai da diversi anni. Era almeno dal periodo Wrestlemania 28, infatti, che il buon Cody non era coinvolto in una storia… a voler essere generosi, data la futilità e il poco peso di quella storyline con Big Show per l'Intercontinental Title, che non mi sorprenderei si ricordassero veramente in pochi. Quella storyline terminò il regno da campione Intercontinentale di Rhodes che era partito benissimo grazie alla ottima interpretazione del personaggio dell'Undashing, character piuttosto inusuale e che Cody interpretava in modo molto particolare distinguendosi all'interno del roster, per poi perdersi allo scemare del character stesso e della scrittura che vi era dietro, lasciando Cody ad arenarsi privo di direzione fino allo scorso Money in the Bank. Situazione che è un po' la sintesi della carriera di Cody Rhodes, un continuo altalenare tra alti e bassi, tra push e depush che non aggiungono né tolgono niente alla sua storia. Questo continuo saliscendi, però, non contraddistingue il solo Rhodes, ma è esteso a diversi membri dell'attuale roster della WWE ed i casi più eclatanti di questa tendenza sono senza dubbio Dolph Ziggler e The Miz.

Lo strano caso di Dolph Ziggler è piuttosto esemplare di questo discorso. Stiamo parlando di un wrestler il cui albo d'oro conta svariati titoli, tra cui due World Heavyweight Championship, ma che a conti fatti non è altro che un midcarder con punte di uppercarding nel proprio curriculum. Il promo che John Cena dedicò a Ziggler l'anno scorso nell'ultima puntata di Raw dell'anno espresse molto bene le problematiche relative al character dello Show Off: Dolph è in WWE da sette anni (che nel frattempo sono diventati otto) e non ha ottenuto niente. A livello di status Ziggler è lo stesso ragazzo che andava in giro per il backstage presentandosi a chiunque incontrasse. Ha ricevuto titoli, push, opportunità varie, ma poi per un motivo o per un altro è sempre tornato irrimediabilmente al punto di partenza. E ora, dopo il suo secondo regno da World Champion finito nel dimenticatoio ed un altro tentativo di push persosi chissà dove, forse nelle interviste fin troppo sfacciate che il buon Dolph rilascia spesso, si trova in un ennesimo limbo creativo dal quale non sembra possa uscire così presto.

E che dire di The Miz? Miz è addirittura un ex WWE Champion. Il problema è che la sua carriera termina lì, nel senso che dalla faida con Alex Riley dopo aver perso il WWE Championship non si è più trovato coinvolto in alcuna storia minimamente degna d'interesse, con forse unica eccezione il periodo negli Awesome Truth. A conti fatti ciò vuol dire che è più di due anni che non fa nulla di quantomeno interessante. E ciò è dovuto anche e soprattutto a causa di un face turn fallimentare ideato male, realizzato peggio e proseguito nel disinteresse più totale. Allo stato attuale delle cose The Miz non interessa a nessuno. Basta vedere il colossale buco nell'acqua che hanno fatto con la sua mini-faida con Randy Orton, che poteva essere un discreto trampolino di lancio e che invece non ha portato l'Awesome One da nessuna parte. E ora? Ora Miz è impegnato in una faida con Bray Wyatt priva di alcuno sbocco per lui. Senza contare che Wyatt al momento è infortunato e che quindi il tutto si trascinerà almeno fino a Survivor Series. E se questo tipo di rivalità può essere costruita per Kane, professionista consumato e che ormai poco altro ha da chiedere al wrestling, non può valere lo stesso per The Miz la cui carriera è un gigantesco punto interrogativo.

Vale la pena analizzare queste "montagne russe creative" su cui sono saliti Rhodes, Ziggler e Miz (anche altri in realtà, ma loro tre sono i casi più evidenti e forse anche più preoccupanti) per trovarne le cause e per capire se ci sia una possibilità per loro, se abbiano modo di poter scalare ancora le gerarchie, stavolta magari stabilmente. È colpa dei performer? Rhodes, Ziggler e Miz non sono adatti ad essere più di semplici midcarder che ogni tanto vedono da lontano il main event? Secondo me no, o quantomeno la causa principale non sono loro. Innanzitutto è bene mettere in chiaro che, perlomeno per il momento, non stiamo parlando di materiale da main event. I tre al momento a livello di status sono lontani anni luce dai main eventer del roster "stabile", ovvero privo di part-timers, e mi riferisco a John Cena, CM Punk e anche Daniel Bryan - quest'ultimo non è ancora un vero e proprio main eventer ma mi auguro possa diventare tale al termine della storyline attuale di cui è il fulcro. Anche dal punto di vista delle capacità sul ring il paragone è impietoso, ma bisogna dire che Cody Rhodes, Dolph Ziggler e The Miz, chi in un campo chi in un altro, lavorano duro da anni e sono costantemente migliorati nel corso del loro stint in WWE.

Personalmente ritengo Cody Rhodes quello con più talento dei tre e quello con più prospettive. Il suo punto forte è sicuramente la sua abilità sul ring, dato che lo ritengo un buon storyteller in grado di raccontare una storia coerente sul ring e di trascinare il pubblico raccontandola. Basta vedere quello che è in grado di fare con una storia alle spalle: la foga incredibile con la quale ha eseguito quella Cross Rhodes su Seth Rollins a Battleground mi ha fatto riguardare quella scena una decina di volte. Una narrazione esemplare, condotta principalmente dal buon Rhodes che è riuscito anche a coinvolgere il pubblico e a spingere la gente a voler vederlo vincere, cosa che si era già vista nel match con la sua carriera in palio contro Randy Orton. Il problema è che, per quanto bravo sia a narrare una storia, senza di essa cala irrimediabilmente a picco e non riesce ad emergere. Sta invece a galla Dolph Ziggler, che grazie al suo stile sul ring un po' più grezzo ma anche più spettacolare riesce a farsi seguire dal pubblico abbastanza incondizionatamente. Fuori dal ring però Ziggler è abbastanza legato e, per quanto sia assolutamente migliorato da questo punto di vista nel corso degli anni, non riesce ad essere incisivo al microfono, cosa che invece a Cody riesce abbastanza bene. The Miz invece ci riesce sempre perché al microfono è ad un altro livello rispetto agli altri due ed è proprio lì che si concentra la sua bravura, quando può avere un microfono in mano e raccontare una storia. Sul ring invece è il peggiore dei tre perché applicare lo storytelling e la psicologia gli riesce ancora piuttosto male anche in cose basilari come applicare la sua finisher. Certo è che anche lì è migliorato enormemente dagli esordi e non connette più mosse a caso senza un perché, anche se questo non basta a porlo al livello degli altri due.

Come si può far emergere Rhodes, Ziggler e Miz in modo da farli scendere da queste montagne russe immaginarie? La soluzione è abbastanza banale: coinvolgendoli in una storia. Basta vedere l'immenso miglioramento che ha tratto Cody Rhodes dal suo coinvolgimento nella storyline principale con una storia alle spalle rispetto a prima. Sembra piuttosto semplice a parole, ma non è così, perché coinvolgere il midcarding in delle storyline che possano risaltare è indubbiamente il punto debole della WWE negli ultimi anni… facciamo nell'ultimo decennio. Si esalta tanto l'Attitude Era ed il suo valore che molti ritengono ineguagliabile, ma ciò a cosa è dovuto? Alle storie. TUTTI avevano una storia, dal maineventer al midcarder, dal lowcarder al jobber. E tutti avevano una caratterizzazione ben precisa e che li faceva risaltare in un roster tanto affollato quanto di valore. Nell'ultimo periodo la WWE ha indubbiamente fatto passi avanti da questo punto di vista proprio con la storyline principale che sta portando avanti, ma occorre che l'attenzione che la WWE sta dedicando a questa narrazione si allarghi a tutto il roster e che non lasci a spasso wrestler potenzialmente di valore solo perché non si è in grado di ideare o raccontare una storia che possa metterli in luce agli occhi dei fan.

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Perfetta disamina della situazione di quei 3 e del midcarding WWE ...

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Re: *Official Thread* | 5 Star Frog Splash!

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5SFS #30: "Untitled"
[…Ok, è ora di scrivere un nuovo editoriale… C'è da trovare un nuovo argomento di cui parlare, elaborare un titolo decente e con qualche gioco di parole come piace a me, pensare a qualche incipit ingegnoso e che introduca adeguatamente l'argomento, che preferibilmente faccia anche qualche riferimento intelligente. Dunque, cominciamo dal decidere l'argomento di cui parlare, che questa settimana non può che essere Hell in a Cell per tutto ciò che è successo nel PPV. E ora pensiamo al titolo, forse potrei usare…]

Non ne ho voglia. Questa settimana non ho davvero voglia di scrivere un editoriale. Sapete di cosa ho voglia? Di sfogarmi. Sì, di sfogarmi, perché tutto ciò a cui ho assistito in quel di Hell in a Cell e nella puntata di Raw andata in onda lunedì sera non ho davvero voglia di fare altro.

Sono mesi, MESI, che parlo in maniera positiva dell'attuale storyline principale della WWE. Fin dai suoi esordi, fin dagli show in cui iniziava a delinearsi la faida tra Daniel Bryan e l'allora WWE Champion John Cena non avevo fatto altro che elogiare il modo in cui la WWE stava proponendo l'intera vicenda. Avevo difeso l'avvio stesso della storyline, quando la WWE ha fatto sì che fosse John Cena stesso a scegliere Daniel Bryan come suo avversario per il WWE Championship match a Summerslam con delle modalità che avrebbero potuto facilmente rivelarsi a doppio taglio. Avevo preso le parti della compagnia quando la storia stentava a decollare, mi ero schierato fermamente a favore della costruzione un po' particolare operata dalla WWE che a mio avviso poteva dare i suoi frutti. Avevo poi apprezzato tantissimo il segmento del Raw precedente al title match tra i due. Quel segmento aveva avuto una forza straordinaria ed in qualche modo era riuscito anche a mascherare i limiti di Bryan al microfono, portando la faida su un livello personale che non era ancora stato esplorato fino a quel momento.

Il match di Summerslam aveva messo d'accordo tutti. La storia raccontata sul ring da Cena e Bryan, perfettamente consequenziale al segmento visto durante il Raw precedente, ha dato vita ad un match dal potenziale elevatissimo, che non è stato un piccolo capolavoro solo per l'infortunio al gomito che ha frenato Cena, ma che si è espresso comunque su livelli molto alti. Il match si è concluso in maniera piuttosto inusuale, con uno schienamento pulito su John Cena. Ed è stato in quel momento che ho capito la grandezza della storyline messa in piedi dalla WWE. Una storyline che, come avevo detto anche qualche settimana fa, aveva puntato in maniera netta un obiettivo ben definito e lo aveva centrato in pieno: la consacrazione di Daniel Bryan come main eventer della compagnia. Erano anni che non vedevo in WWE una storia raccontata così bene e con tale convinzione. Una storia che aveva ben chiaro il proprio traguardo, sapeva dove doveva arrivare, e si appoggiava sulle spalle di Bryan, che dal canto suo non perdeva un colpo e non disattendeva mai le aspettative.

Poi c'è stato il post-match, con l'incasso del Money in the Bank da parte di Randy Orton che ha consegnato al Legend Killer il WWE Championship appena vinto da Bryan. Un incasso non accolto positivamente da parte di tutti: si temeva infatti che la WWE non volesse davvero fare di Bryan l'"A player" che sarebbe dovuto diventare per storyline, che non volesse davvero puntare su di lui. Io invece non avevo dubbi: la storyline era semplicemente perfetta. L'incasso di Randy Orton serviva solamente ad inserire Bryan nella lotta contro Triple H e Stephanie McMahon. Anche perché Randy Orton, dopo mesi - se non anni - a gironzolare negli show senza una meta precisa, aveva finalmente un ruolo ben preciso nella storyline: quello dell'inadatto. Orton non era l'"A player", Orton non era il volto della WWE, Orton semplicemente non era all'altezza di Bryan. Ed i fatti non tardavano a dimostrarlo: a Night of Champions Bryan batteva Orton senza appello, prendendosi il "suo" titolo. Ma Triple H non poteva ammettere di aver sbagliato su Bryan, consacrandolo come vero volto della WWE, e con uno stratagemma aveva nuovamente privato Bryan della cintura. Nel mentre, altre critiche piovevano sulla storyline, rea di svilire il valore del WWE Championship facendolo passare di mano così tante volte. Ma io no, continuavo a difendere la storyline perché, a conti fatti, se una storia giustifica un passaggio di titolo così repentino allora è giusto che esso ci sia. Un titolo viene svilito quando è privo di qualsiasi storia e passa spesso di mano senza alcuna base, non quando il migliore del roster è alla ricerca di una cintura della quale viene privato continuamente dalle figure d'autorità a lui invise.

Infatti, neanche a Battleground, dove era avvenuto il match di riassegnazione del titolo, Bryan era riuscito ad impossessarsi del WWE Title a causa dell'interferenza di Big Show che aveva causato un No Contest. Dunque, Hell in a Cell rappresentava a tutti gli effetti la fine di questa lunga rincorsa, una rincorsa cominciata ormai quasi quattro mesi fa e che avrebbe dovuto concludersi all'interno della struttura infernale, senza possibilità (o quasi) di interferenze esterne.

La settimana scorsa ho letto con attenzione il GPO, dove GP si è scagliato duramente contro il segmento del Raw di dieci giorni fa in cui Daniel Bryan era stato fin troppo sminuito da Triple H, senza avere la possibilità di controbattere, sembrando sconfitto nel confronto verbale. Personalmente io non vedevo così tragica la situazione. Sminuire l'avversario, anche notevolmente, per poi prenderle al momento della resa dei conti è sempre stata una delle tattiche usate in certi casi dal Cerebral Assassin, basti pensare al suo feud con John Cena culminato a Wrestlemania 22 in cui il King of Kings disse che non poteva aver paura di un wrestler "la cui mossa principale consiste nel pompare le sue Reebok". E poi perse, addirittura per sottomissione, ammettendo successivamente di aver sottovalutato John Cena. E fu quello il fulcro di tutto il feud: John Cena andò over perché provò al mondo che HHH aveva sbagliato a sottovalutarlo in quella maniera.

Vi ricorda qualcosa? No? E ci credo, dato che questo è esattamente ciò che NON è successo a Hell in a Cell! Perché Daniel Bryan ha perso al PPV, seppur con tutte le attenuanti del caso, non presentando la dimostrazione della falsità insita nelle parole di Triple H. Una Sweet Chin Music dello special referee Shawn Michaels e in un attimo Bryan è stato privato di un titolo che dovrebbe possedere meritatamente da quattro mesi. Se il problema terminasse qui starei certamente esagerando a prendermela in questa maniera. D'altronde Bryan ha dimostrato in più occasioni di essere di tutt'altro livello rispetto al redivivo Orton, che suo malgrado si trova ancora una volta ad essere WWE Champion, per cui sarebbe perfettamente logico che avesse un'altra chance. Peccato che la fin troppo macchinosa dinamica del title match, confermata poi dall'episodio di Raw della sera successiva, ha indicato tutt'altro. A conti fatti, la rincorsa di Daniel Bryan al "suo" WWE Title è terminata. Definitivamente? Solo per qualche tempo? Non sono in grado di dirlo, ma in questo momento non m'importa veramente nulla. Perché la verità è che Bryan, non battendo Orton, ha perso il suo momento. Il suo momento era qui ed ora, era domenica a Hell in a Cell: lì Bryan avrebbe dovuto iniziare lì un nuovo regno, finalmente duraturo. Come abbiamo visto, le cose non sono andate assolutamente così e ora un senso d'incompiuto bussa insistentemente alle porte della storyline.

Diciamoci la verità, la WWE a Hell in a Cell ha fatto naufragare la propria storyline principale senza appello alcuno. Tutte le belle parole da me spese per celebrare la bontà di questa storyline non hanno più alcun valore, la storia ha perso nettamente di vista il suo obiettivo e ora non ne ha più uno. La storia di Bryan, fusasi con quella delle nuove gerarchie di potere dei McMahon da Summerslam in poi, ha lasciato il posto esclusivamente a quest'ultima. E sapete qual è la cosa che mi fa più infuriare? Che a conti fatti Daniel Bryan è tornato nel midcarding. Ovviamente questa è solo una provocazione fin troppo esagerata, ma non è che la realtà dei fatti sia poi così lontana. Bryan è stato allontanato dalla storyline principale e ora è stato attaccato dalla Wyatt Family. Da chi? Ah, stiamo parlando di quella stable che gira per il main roster da un paio di mesi e che finora non ha fatto altro che massacrare jobber random senza costruzione alcuna? E di grazia perché questi tre tizi - perché di tre tizi stiamo parlando dato che la caratterizzazione e la costruzione della Wyatt Family sono qualcosa di ancora indefinito e astratto - dovrebbero avere lo status per poter impensierire anche solo minimamente Daniel Bryan (e CM Punk, dato che i tre hanno attaccato anche lui)? Cioè, parliamoci chiaro, Daniel Bryan ha schienato pulito John Cena, privilegio concesso a pochissimi, nemmeno a quel CM Punk che ha dominato la WWE in lungo e in largo negli ultimi due anni. Ha battuto Randy Orton innumerevoli volte, di cui una anche per sottomissione, cosa anche questa piuttosto inusuale. E ora si trova risbattuto in basso, a feudare con gente di cui al momento non importa nulla a nessuno? No mi dispiace, non ci sto.

Non nutro dubbi riguardo al fatto che Daniel Bryan presto o tardi tornerà ad essere WWE Champion. Ma, come ho detto, in questo momento non me ne frega niente. Mi frega invece di una direzione creativa tornata labile e lacunosa nel momento peggiore, cioè quando doveva mettere il tassello finale ad una costruzione che perdurava da quattro mesi e che avrebbe dovuto vedere Daniel Bryan laurearsi come unico e vero WWE Champion. Non che sia una novità questo tipo di errore da parte della WWE eh, per informazioni chiedere a Dolph Ziggler che è in WWE da otto anni e ancora aspetta di essere lanciato in qualche modo pur essendo un due volte World Heavyweight Champion. Il problema è che in questo modo la WWE è riuscita nel difficilissimo intento di non far andare over nessuno. Né Randy Orton, che nella storyline non è altro che il campione inadatto che vince grazie al caso e alle scorrettezze e ora si ritrova ancora con il WWE Championship alla vita, né tantomeno Daniel Bryan, che ora per diverso tempo sarà impantanato con la Wyatt Family la quale dal canto suo non può essere di nessuna utilità ad un wrestler come lui, che ha uno status infinitamente superiore al loro e che ormai è considerato come un main eventer. La dura verità è che il momento di Bryan è ormai andato e che, se e quando tornerà a competere per il WWE Championship, bisognerà ricostruirlo e creare una nuova storyline apposta per lui quando il terreno per la sua consacrazione definitiva era ormai pronto da un pezzo, in attesa che qualcuno lo facesse fruttare.

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5SFS #30: "Kingdom Gone"
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Forse qualcuno di voi conosce e ha letto Kingdome Come, una delle più belle saghe della DC Comics su cui mi sia mai capitato di posare gli occhi. Senza svelarvi troppo della trama, nel caso in cui vi venisse voglia di leggerla, vi basti sapere che la storia si svolge in un futuro più o meno prossimo in cui gli eroi della vecchia guardia (Superman, Batman, Wonder Woman, ecc.) sono ormai maturi e, ritenuti obsoleti, sono stati sostituiti da eroi di nuova generazione, senza scrupoli e sanguinari. In seguito a questi avvenimenti, Superman decide di ritirarsi e di infischiarsene del mondo da cui era stato tradito. Persa la sua guida, gran parte dei vecchi supereroi segue la sua stessa strada, mentre i nuovi supereroi iniziano a diventare sempre più violenti e a scontrarsi gli uni con gli altri, provocando distruzione e morte tra i comuni esseri umani che hanno la sfortuna di trovarsi sulla loro linea di tiro, finché un'esplosione nucleare in Kansas che uccide un milione di americani e inaridisce il terreno di quattro stati non dà il via ad una concatenazione di eventi.

Uno dei protagonisti di questa saga è un personaggio che mi ha sempre incuriosito molto: Capitan Marvel. In Kingdom Come l'eroe - o per meglio dire la sua controparte umana Billy Batson - viene facilmente plagiato da Lex Luthor, che gli fa il lavaggio del cervello e ne fa il proprio tirapiedi personale. Sono molto affascinanti in questa storia le sfaccettature del personaggio di Capitan Marvel, un ragazzo che si trova sempre più a disagio e sempre più fuori posto con il passare del tempo e che finisce per essere fagocitato dal mondo esterno, rimasto senza direzione dopo l'abbandono di Superman, per poi diventare la versione "Corporate" di se stesso, riducendosi ad essere uno dei più potenti supereroi della Terra con un cervello da ragazzino, dominato dal villain di turno che lo adopera per i suoi loschi scopi.

La versione Corporate di Kane, apparsa per la prima volta sugli schermi della WWE nell'episodio di Raw di dieci giorni fa, al suo esordio al fianco di Triple H mi aveva fatto un'impressione molto simile al vedere Capitan Marvel in giacca e cravatta al servizio di Lex Luthor. Una forza sovrumana, non di questo mondo, al soldo del potere costituito, una sagoma sorridente e senz'anima, una mera ombra di ciò che era prima. E devo dire che mi sono scoperto, con mia sorpresa, piuttosto combattuto tra l'indignarmi per l'abominio apportato al personaggio originale di Kane oppure se apprezzare questa nuova svolta e considerarla una sorta di "capitolo a parte" della lunga vita del Big Red Monster. In effetti, questa ultima opzione era piuttosto affascinante per diversi motivi, primo fra tutti quello di svecchiare il character di Kane che si trascina ormai stancamente da anni. Una svolta del genere sarebbe stata accattivante: vedere un mostro in gabbia, sostituito dalla sua versione umanizzata, ma che allo stesso tempo poteva essere lasciato libero di colpire e perseguire gli scopi dell'Authority.

Senza contare che un'evoluzione del genere per Kane si rivelerebbe azzeccatissima per la storyline attualmente in corso: chi meglio del Big Red Monster per fronteggiare Big Show una volta che questo non sarà riuscito a battere Randy Orton e a conquistare il WWE Title (perché voglio sperare che non gli passi nemmeno per la testa di far vincere Big Show, anche se a questo punto non ne sono più molto sicuro)? Certo, abbiamo visto Big Show vs Kane un'infinità di volte, ma se questo dovesse rivelarsi una via d'uscita per la pessima situazione che abbiamo nel main event (a proposito: sarà davvero il main event dato che a Raw hanno dato spazio a tutt'altro?) ci metterei la firma immediatamente. Altro pregio interessante della situazione sarebbe costituito dagli infiniti modi di sviluppare la situazione e portare avanti la storia: la ribellione, la presa di coscienza del mostro è l'idea più scontata e inflazionata che mi sia venuta in mente, ma per un personaggio dalla storia e dai risvolti psicologici come quello di Kane si sarebbero potute trovare innumerevoli soluzioni.

Tuttavia, l'ultima puntata di Raw ha fatto crollare con un alito di vento tutto questo mio fantastico castello di carte. Ed è tornata a far capolino la netta impressione che con questa grande idea la WWE abbia fatto scadere nel ridicolo un personaggio che ha fatto la storia del business come Kane. L'episodio di Raw ha restuituito l'idea di un Kane umanizzato, di cui l'ultimo brandello di sovrumanità è costituito dal suo occhio "bruciato", che non è l'altro che l'ennesima pedina dei vari giochi di potere che girano intorno all'Authority. Ed una pedina nemmeno troppo minacciosa, visto l'inutilissimo segmento iniziale che non è servito praticamente a nulla. Che senso ha mettere insieme un segmento del genere e poi farne uscire vincitrice… Vickie Guerrero?!? Doveva essere proprio l'opposto, con Brad Maddox e Vickie Guerrero a litigare per la direzione di Raw ed il neo-Director of Operations ad intervenire e a sistemare la situazione a modo suo, prendendone il controllo. Invece tutto ciò che ne è risultato è la netta impressione che nemmeno la WWE sappia cosa fare con Kane, gettandolo nella mischia tanto per far qualcosa ma senza un'idea ben precisa di cosa fargli fare.

Francamente, questa è la sensazione che ho riguardo a qualsiasi storyline attualmente in corso a Raw. WWE Title, World Heavyweight Title, Punk/Bryan vs Wyatt Family, lo Shield, i Tag Team Titles, l'Authority stessa… Tutte queste storie a me sembrano non avere una direzione, sembrano portarsi stancamente avanti settimana dopo settimana all'insegna della sorpresa e della presunta trovata geniale, ma che in fin dei conti rimangono sempre allo stesso punto. E sto scrivendo queste parole a dieci giorni da Survivor Series, che in linea teorica dovrebbe essere uno dei Big Four, uno dei PPV più importanti dell'anno per la WWE. Sarà che ora siamo abituati male, vista la precedente direzione della storyline principale (e io ancora non mi capacito di quanto accaduto a Hell in a Cell), ma il tutto sembra essere fin troppo raffazzonato e superficiale per interessare, tanto da far passare in sordina persino un evento epocale come il cambiamento a cui il character di Kane è andato incontro. Shazam.

P.S.: Sono passati ormai otto anni dalla morte di Eddie Guerrero, eppure io credo che lui su quel ring continui a mancarmi tanto, ad ogni show. Ciao Eddie!

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5SFS #31: "UnStable"
"Originariamente avrei dovuto avere un feud con Sheamus, poi con Daniel Bryan. Invece, il giorno di Raw, mi hanno detto che avrei dovuto fare qualcosa con Dolph. Io chiesi 'Che è successo a Daniel Bryan e Sheamus?'. Mi hanno detto che avevano cambiato tutto e mi è stato bene così. Faccio questo da abbastanza tempo per capire come vanno queste cose. Non vedevo l'ora di lavorare con Dolph, ma avevo bisogno di una storia. Qual è la storia? Mi hanno detto 'Ne penseremo una più tardi'. Io ho risposto 'Non mi piace. Ho bisogno di pensarne una ora poiché stasera ho un promo da fare con Dolph. Non possiamo pensarci la prossima settimana'. In quel momento mi è venuta l'idea di tutti che si lamentano perché Jericho non ha mai vinto un match in PPV. Io non penso alle cose in questo modo. Io vinco se il match è fantastico. Io vinco se alla gente piace il match. Vincere o perdere, chi se ne importa? Non conta nulla. Specialmente se sei un heel, puoi vincere un match su dieci e va bene. Ho pensato che sarebbe stato davvero interessante andare con lo scenario 'Non puoi vincere i big one'. Ma a volte i writer scrivevano 'Questo vecchio ragazzo malridotto che è agli ultimi momenti della sua carriera'. E io dicevo 'Aspettate un momento, malridotto? Sono nella miglior forma della mia vita, non sono mai stato infortunato, non ho mai mancato un match e non è vero che ho perso OGNI match. Ho battuto Sheamus negli show, ho battuto Punk negli show e ho battuto Kofi un milione di volte'. Volevo focalizzare la storyline su 'Lui non può vincere i big one'. Ci ha dato una grande direzione. Bisogna sempre avere una buona storyline. Senza una storyline ci sono solo due tipi in mutande che rotolano da una parte all'altra seminudi".
(Chris Jericho)


Se il giorno dopo Summerslam mi avessero detto "Sai, da Hell in a Cell in poi Daniel Bryan, quello che ieri ha vinto il WWE Title schienando pulito John Cena, sarà impegnato insieme a CM Punk contro la Wyatt Family in una faida vuota totalmente inutile e priva di senso", credo che mi sarei fatto una risata e avrei pensato ad un grosso scherzo. Purtroppo, questa si è rivelata essere la dura realtà dei fatti. A Raw abbiamo assistito ad un altro capitolo di questa rivalità con il pestaggio subito da Bryan e Punk da parte della Family, dopo la vittoria nell'osceno Survivor Series la sera prima, conclusosi con il rapimento di Bryan da parte della Family e la Spear di Roman Reigns che ha steso CM Punk. Prima di iniziare a fantasticare sul rapimento di Bryan e su tutte le sue possibili conseguenze, sappiate che, per chi se lo fosse perso, Daniel Bryan è stato ritrovato in stato confusionale in un parcheggio nei pressi del Nassau Coliseum.

Ora, lo dico chiaro e tondo: personalmente la piega che sta prendendo la gestione di Punk e Bryan mi fa schifo, onestamente. Questi due sono facilmente i due wrestler più over dell'intero roster e sono impiegati in una faida chiaramente di ripiego. Fin qui potrebbe anche starci perché è evidente quale sia il fine ultimo di questa storyline: tenere momentaneamente Punk e Bryan lontani dal giro titolato. E questo potrebbe starmi anche bene, d'altronde la Road to Wrestlemania si avvicina e se i due al momento sono fuori dal giro titolato si presume che finiranno poi per ritornarci prepotentemente tra qualche mese. Anche lo scontro al vertice tra John Cena e Randy Orton lo inserisco in quel quadro, in fondo hanno sancito un match sulla carta grandissimo (ma nei fatti molto meno) come quello di TLC proprio nell'ottica di non propinarci entrambi fino a Wrestlemania. Quindi il fatto che la Wyatt Family e lo Shield abbiano attaccato Punk e Bryan, presumibilmente su ordine dell'Authority, potrebbe anche essere la premessa a qualcosa di grandissimo.

Il problema è che questa faida che oppone The Beard and The Best alle due stable heel più in voga del momento non ha alcuna possibilità di portare da qualche parte Punk e Bryan, né tantomeno i loro avversari. La motivazione di questa mia affermazione sta nelle sacrosante parole di Chris Jericho che trovate all'inizio di questo editoriale. In questo caso, ed è ancora peggio, una debole storyline c'è pure, il problema è che metà dei suoi interpreti non sono in grado di portarla avanti decentemente. Ovviamente mi sto riferendo allo Shield e alla Wyatt Family, e la ragione di questa incapacità di svolgere il loro ruolo all'interno della storyline è che le due stable non hanno alcuna costruzione. Chi sono? Cosa vogliono? Perché attaccano Punk e Bryan senza alcun motivo? Ok, in realtà il motivo c'è e sarà propedeutico alla continuazione della storyline, ma al momento la faida in sé costituisce una rivalità vuota e che non ha alcuna possibilità di costruire né Punk e Bryan, né Shield e Wyatt Family. E ciò ricade interamente sulle spalle delle due stable, che al momento sono due contenitori vuoti.

Dello Shield, onestamente, ho poco da dire. È più di un anno che Dean Ambrose, Seth Rollins e Roman Reigns scorrazzano per gli show portando avanti il loro concetto di giustizia (qual è?), ma il problema rimane lo stesso: non hanno una direzione perché non hanno una base su cui appoggiarsi. Al momento la loro costruzione si basa su quell'intervista che i tre registrarono in seguito al loro coinvolgimento a Survivor Series. Da lì in poi, i loro promo non hanno più evidenziato e portato avanti nulla della loro costruzione, se non ripetendo le stesse cose in modo ciclico e senza alcuna soluzione di continuità. La loro costruzione è talmente labile che il loro match di Survivor Series è stato il migliore del PPV… eppure non ha portato da nessuna parte. Ha costruito loro? No. Ha costruito i loro avversari, che di costruzione ne avrebbero bisogno (in particolare Cody Rhodes & Goldust, al momento fuori dalla storyline principale e senza alcuna prospettiva futura)? No. Se avessero vinto i face sarebbe cambiato qualcosa? Direi di no. Dal match di Survivor Series abbiamo imparato una sola cosa: Roman Reigns sa fare la Spear. Siamo contenti per lui. Il problema è che già in molti parlano di un possibile split dello Shield, del presunto turn face di Roman Reigns quando non sappiamo ancora perché questi tre sono insieme, cosa li lega.

Cambiano gli addendi ma il risultato non cambia nel caso della Wyatt Family. Qui la costruzione della stable da parte della WWE è stata ancora più fallace se possibile, perché la compagnia ha deciso di campare di rendita su ciò che Wyatt e gli altri avevano fatto vedere a NXT e ha semplicemente spostato i tre nel main roster senza alcuna transizione. Cosa sbagliatissima per diversi motivi, primo fra tutti il fatto che non tutti seguono NXT e quindi non conoscono la stable di fama. "Sta arrivando la Wyatt Family!", benissimo, ma se non mi spieghi chi sono, cosa vogliono e cosa hanno fatto è difficile che possa importarmi qualcosa. Io ero tra quelli che apprezzavano la stable nello show di sviluppo della WWE, ma a conti fatti cosa ha dimostrato la Wyatt Family da quando è approdata al main roster? La risposta sta nei promo criptici di Bray Wyatt. L'ex Husky Harris è bravissimo eh, non fraintendetemi, ma una costruzione accettabile non può limitarsi a qualche promo, per quanto buono esso sia, senza provvedere a spiegare nulla. Così i Wyatt sembrano solo il classico gruppo di degenerati con a capo un predicatore completamente folle. Wyatt dice "Voglio fare fuori tutti gli eroi e farli cadere uno ad uno!". Bene, bravo, bis… ma se non mi spieghi chi sei e perché vuoi farlo io come posso seguirti e interessarmi a te? E ritorniamo al problema iniziale, ovvero che la Wyatt Family, come lo Shield, non ha una base stabile alla quale fare riferimento per la propria costruzione.

Volete sapere perché questi due gruppi attirano meno critiche di quanto sarebbe dovuto? Perché sono composti per almeno due terzi da gente di talento e di sicuro avvenire. Dean Ambrose, Seth Rollins, Bray Wyatt, Luke Harper sono dei wrestler solidi e dalle grandi capacità e lo Shield e la Wyatt Family sembrano molto meglio di quanto siano in realtà grazie alle loro prodezze individuali (e ad una confezione accettabile che sposti l'attenzione dai limiti di Roman Reigns ed Erick Rowan). La WWE è anche e soprattutto intrattenimento e non c'è dubbio che i due gruppi intrattengano e attirino l'attenzione con ciò che mettono in mostra e fanno vedere durante gli show. Il problema è che dietro la facciata, scavando un po' più in profondità, non c'è quasi nulla da vedere. E questa lacuna in termini di caratterizzazione si riflette in primo luogo sui due gruppi e in seconda battuta sui loro avversari, che non possono sperare di ottenere qualcosa dal batterli, ma anche solo dall'interagire con loro, nemmeno se i loro nomi sono CM Punk e Daniel Bryan. E finché la WWE non si impegnerà un po' di più mostrandoci anche l'arrosto che si nasconde dietro a tutto il fumo dello Shield e della Wyatt Family purtroppo le cose non cambieranno.

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5SFS #32: "Best for (Risky) Business"
Sarebbe davvero interessante osservare l'evoluzione dei processi creativi in WWE. Voglio dire, c'è un dibattito che probabilmente non avrà mai fine riguardo al fatto che per metà anno la WWE crea un prodotto decente, all'altezza, bello da vedere, mentre per l'altra metà non si spreca e raggiunge a stento la sufficienza nella maggior parte dei casi, proponendo a stento qualche scintilla isolata. Perché accade tutto questo? La WWE è conscia di funzionare ad intermittenza e lo fa di proposito per salvaguardare la Road to Wrestlemania oppure è convinta di offrire sempre la stessa qualità produttiva (o perlomeno di ricorrere sempre allo stesso tipo di processo produttivo)? Il deludente risultato ottenuto con Wrestlemania 29 parrebbe avallare quest'ultima risposta, considerato che poi da lì, tolto il pessimo Extreme Rules, la WWE ha iniziato a proporre PPV notevoli (toccando il picco a Summerslam). Il merito è da addurre, ovviamente, alla storyline principale - o perlomeno alla sua parte iniziale - che ha dato una scossa all'intero roster e ha interessato il pubblico, sicuramente molto di più della "redenzione" di John Cena a Wrestlemania.

Guardando gli ultimi eventi, e parlo in particolare dell'orribile Survivor Series che abbiamo dovuto sorbirci e di una costruzione di TLC che definire altalenante sarebbe poco, il mio giudizio pende invece dalla parte della prima risposta: sì, la WWE è conscia di funzionare ad intermittenza e sì, allo stesso tempo sa benissimo cosa fare per proporre un prodotto quantomeno decente. Questo perché la WWE non può credere che Survivor Series sia stato un buono show, nessuno può crederlo. È stato un evento costruito male, che non ha suscitato nessuna attesa e nessuna aspettativa fin dall'inizio. E la realizzazione dell'evento in sé non ha aggiunto niente: solo match uno dietro l'altro e dei quali ci siamo già dimenticati… o vorremmo dimenticarci. E questo perché? Perché dopo un inizio molto molto buono, la storyline principale che la WWE ci ha proposto dalla costruzione di Summerslam in poi si è progressivamente indebolita e, da fulcro catalizzatore degli show, si è ridotta ad una "semplice" storia che vede l'Authority impegnata nella sua conquista di potere.

Le potenzialità erano molto buone fin dall'inizio, innanzitutto perché coinvolgeva John Cena e Daniel Bryan. Non starò qui a dilungarmi per l'ennesima volta su quanto sia stato fondamentale questo match e quanto potrebbe significare in ottica futura (ovviamente dal punto di vista di Daniel Bryan), ma gli scenari che si sono dipanati da quel match avevano acceso l'interesse, la considerazione e la curiosità di tutti. E, oltre che per il pubblico, avrebbe potuto essere un vero toccasana anche per l'intero roster. Pensate a The Miz, a Dolph Ziggler, anche al redivivo Christian prima del suo infortunio. Sono stati influenzati solo relativamente all'inizio della storyline, ma pensate a come tutti loro avrebbero potuto beneficiare e rilanciarsi a partire da questa storia e sono ora invece dispersi chissà dove e lontani da qualsiasi centro d'interesse. Pensate a Cody Rhodes e Goldust, che invece sono stati un fronte importante contrapposto all'Authority e a cosa avrebbe potuto significare tutto questo per loro, soprattutto per Cody che potrebbe ancora avere un brillante futuro davanti a sé. Dove sono ora? Sono diventati Tag Team Champions battendo lo Shield, quindi ora giustamente jobbano a gente del calibro di Ryback & Curtis Axel, che sono in pieno depush, e dei Real Americans, che sono semplicemente dei jobber. Già era stato rischioso (seppur giusto) fargli vincere i titoli grazie all'aiuto di Big Show, la necessità era quella di confermarli e fargli ottenere vittorie importanti. Invece non fanno altro che perdere. E spesso a fare la parte del fesso è proprio Cody che proprio non ne avrebbe bisogno.

I fili che tenevano legato il roster a questa storyline sono stati lentamente recisi ad uno ad uno, restringendosi prima al confronto tra Daniel Bryan e l'Authority e poi successivamente a quello, piuttosto penoso, in cui Big Show ha preso il posto di Bryan. Siamo nel 2013 e ci viene proposto un main event con Randy Orton e Big Show totalmente fuori da qualsiasi logica quando fino a qualche giorno prima il posto assolutamente legittimo nel main event era di Daniel Bryan? E quando parcheggiato da mesi in una rivalità senza più sbocchi c'era CM Punk? E ai due, infatti, hanno dovuto dare qualcosa da fare nel frattempo e questo "qualcosa da fare" è stata l'impalpabile Wyatt Family, di cui credo di aver parlato già abbastanza. Fortunatamente, la WWE si è resa conto che lo spettacolo offertoci a Survivor Series, compreso il rematch totalmente inutile tra John Cena e Alberto Del Rio, è stato inqualificabile e sono corsi ai ripari. E infatti la prima cosa che hanno fatto è stato rispedire in fondo alla fila Big Show e Alberto Del Rio, grazie al cielo aggiungerei.

Tuttavia, il quadro non era ancora completo, nemmeno facendo incrociare John Cena e Randy Orton nel match di unificazione dei titoli a cui assisteremo a TLC. E infatti, mentre Bryan continua ad essere invischiato contro la Family e, come prima, a non cavarne nemmeno un ragno dal buco, CM Punk è entrato in punta di piedi nella storyline principale criticando Triple H e dovendo avere a che fare successivamente con lo Shield. E nell'ultima puntata di Raw, dove finalmente anche Daniel Bryan è tornato ad avere voce in capitolo (grazie anche a John Cena, preparato o meno che fosse il suo intervento in tal senso), il finale caotico che ha visto il coinvolgimento di Punk e Bryan e il Pedigree di Triple H a Randy Orton ha provveduto a riaccendere un barlume di interesse. E allora sì, in quel momento è stato lampante che la WWE sa benissimo su quali cavalli di razza puntare per ottenere un risultato migliore di quanto messo in scena a Survivor Series. TLC dovrà sorprendere da questo punto di vista e ridare un po' di senso ad una storyline che pian piano si stava abbrutendo e trasformandosi nella brutta copia di se stessa. Ed è bene che la WWE rimetta in gioco Punk e Bryan, in primo luogo costruendo adeguatamente i loro Handicap match che altrimenti sfoceranno facilmente nel già visto e nel banale.

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