Wrestling nella cultura popolare USA (anni duemila)

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Gsquared
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Re: Wrestling nella cultura popolare USA (anni duemila)

Messaggio da Gsquared »

Il principale problema di Detroit è che è una città in forte recessione da anni, con vaste zone spopolate. Recentemente la città ha anche dichiarato fallimento, creando ulteriori problemi.
No, peraltro non ci sono così tanti cinesi/giapponesi/asiatici in generale, è una città a larghissima maggioranza afroamericana...



Two-headed Boy
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Re: Wrestling nella cultura popolare USA (anni duemila)

Messaggio da Two-headed Boy »

Gsquared ha scritto:No, peraltro non ci sono così tanti cinesi/giapponesi/asiatici in generale, è una città a larghissima maggioranza afroamericana...
Ah, non lo so, confido sia così, ma all'aeroporto quegli ideogrammi avevano la stessa valenza dello spagnolo a Miami, oltre a vedere tantissimi orientali, il che mi ha portato a credere che ci fosse un perchè.

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salettone
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Re: Wrestling nella cultura popolare USA (anni duemila)

Messaggio da salettone »

Io in un mese e passa a Detroit, di asiatici ne ho visti davvero pochi a dire il vero.

In compenso ci sono grosse comunità turche, greche e bulgare. Oltre ad una discreta percentuale di italiani.

Two-headed Boy
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Re: Wrestling nella cultura popolare USA (anni duemila)

Messaggio da Two-headed Boy »

salettone ha scritto:Io in un mese e passa a Detroit, di asiatici ne ho visti davvero pochi a dire il vero.

In compenso ci sono grosse comunità turche, greche e bulgare. Oltre ad una discreta percentuale di italiani.
Va detto che io c'ho fatto solo uno scalo di 6 ore, che chiaramente perde contro la tua mesata, però sta cosa mi ha colpito davvero.

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Misterraza
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Re: Wrestling nella cultura popolare USA (anni duemila)

Messaggio da Misterraza »

Two-headed Boy ha scritto:
Ma anche tu, se mi permetti, perdi di vista che alla questione del soggetto è stata data una rilevanza a dir poco spropositata, roba di cui ancora non capisco il perchè. Il cenno culturale lo si trova nel semplice soggetto o nel fatto che vengano citati marchi ad uso e consumo di tutti ad ogni episodio? O film visti da tutti? O musicisti ascoltati da tutti? O avere artisti noti che prestano il proprio volto per camei o parti "stagionali" come guest star? O, perchè no, scrivendo di situazioni in ambienti ormai entrati nell'immaginario collettivo? Friends si ferma forse a "Sei sfigati che vivono e sbarcano il lunario a New York" oppure va oltre? Qual è il nesso tra il soggetto de I Soprano e Carmela che guarda con le sue amiche film come Quarto Potere?
Ma figurati, questo discorso, ulteriore, te lo quoto. Tant'è che l'ho detto, per me conta la componente universale che oltrepassa il luogo. Un trentenne di buon istruzione alla ricerca della sua strada è e rimane tale dovunque, al netto delle peculiarità del contesto. Se metti due trentenni di buona istruzione dello stesso paese, o anche solo con la stessa influenza culturale (chessò, gli occidentali), è probabile che oltre alla situazione base abbiano pure quel background pop a cui tu ti riferisci. E ciò non fa altro che rendere il prodotto popolare, a uso e consumo di più fasce.

Ero intervenuto "contro" Blaze perché, pur condividendo certe analisi sul setting (che alla serie serve, mica potevi fare HIMYM in un paesino del Texas), ritenevo semplicemente che questo debba essere superato, e viene superato, nel risultato finale.

Tra l'altro, andando oltre il discorso della TV che deve necessariamente rifarsi a dei rating su un territorio, oggi c'abbiamo internet che sul funzionamento di certe dinamiche può dirci tanto. Attraverso l'interazione comune di utenti da ogni parte del mondo sta completamente scardinando l'idea di culture locali in favore di grandi riferimenti globali, tale che oggi l'immaginario culturale comprende tutti coloro i quali possono accedere alla Rete (anche qui, non tutti, ma tanti). I meme, per dire, sono virali, li sa il giapponese come l'italiano. In questo senso certe produzioni televisive potrebbero andare a pescare ad ampio raggio affondando nel "non luogo" di Internet. Ne ho viste poche puntate, ma un TBBT che cerca di parlare non a un gruppo fisico, ma ai nerd del mondo, è una bella intuizione.

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