Calcio, Serie A in rosso. Ma non ovunque: l’esempio di Juve, Catania e Udinese
Nella prima parte dell’inchiesta sui bilanci delle società italiane abbiamo analizzato i problemi del nostro calcio, che emergono ancor di più nell’impietoso confronto con i campionati esteri. L’Italia, però, non è solo spese folli e buchi in bilancio: ci sono anche realtà virtuose (come Lazio e Napoli) e altre che hanno cominciato ad invertire la tendenza (come il Milan). Ne abbiamo scelte tre - di fasce diverse – che negli ultimi tempi stanno dimostrando di poter applicare al calcio dei modelli sostenibili di gestione societaria: una grande squadra, la Juventus; una media, l’Udinese; una cosiddetta ‘piccola’, il Catania.
Juventus: le vittorie sul campo nascono dal piano industriale che si è dato la società
Sia Catania che Udinese guardano allo stadio di proprietà come chiave di volta per il futuro. Ne ha già uno, invece, la Juventus, che proprio ad esso deve parte delle sue recenti fortune. La rinascita della Juve ha origine esattamente due anni fa di questi tempi, come racconta al fattoquotidiano.it Aldo Mazzia, amministratore delegato della Juventus: “Nel 2011 chiudevamo il peggior bilancio della storia del club (95 milioni di passivo, nda), al termine di due stagioni a dir poco catastrofiche dal punto di vista sportivo, con due settimi posti. Ci voleva una svolta. Abbiamo redatto un vero e proprio piano industriale, che prevedeva il rilancio della prima squadra e del settore giovanile, e l’utilizzo del nuovo stadio”. Non tutte le ciambelle riescono col buco, quella della Juventus sì: in due anni sono arrivati due scudetti, firmati dalla mano di Antonio Conte. Ma anche il bilancio ha segnato una clamorosa inversione di tendenza: nel 2012 il passivo si è dimezzato a 48 milioni, il 2013 si chiuderà ancora in rosso ma solo di pochi milioni. Un risultato ancor più degno di nota perché conseguito senza sacrifici sul mercato (come hanno fatto altre big italiane), ma accrescendo il fatturato.
E qui entra in gioco lo stadio. L’impianto di proprietà ha più che triplicato i ricavi da gara, passati dagli 11 milioni del 2011 ai 38 del 2013. Senza dimenticare il clima di identificazione totale fra squadra e tifosi che si è creato nella nuova struttura, e che ha permesso alla Juventus di migliorare il proprio rendimento nelle partite casalinghe. Nei successi della Juve lo stadio ha avuto un ruolo importante. E nel calcio le vittorie portano soldi: solo dalla Champions League sono arrivati circa 50 milioni, e sono aumentati anche i ricavi da diritti tv (per la parte legata ai risultati) e da sponsor.
Per il futuro la Juventus pensa ancora più in grande. La settimana scorsa è stato firmato il contratto con il Comune di Torino (cui andranno 11,7 milioni) per la concessione dell’area della Continassa per i prossimi 99 anni. Entro giugno 2015 nascerà la Cittadella della Juventus, per un investimento di circa 200 milioni (170 milioni da parte di investitori terzi, già individuati). Oltre alla sede sociale e a un centro di allenamento (questi a carico della Juventus), sorgeranno anche un Media center, una piccola area residenziale, un cinema multisala, un albergo a quattro stelle e un concept-store. In queste ultime due strutture la Juventus dovrebbe mantenere una quota di minoranza, “proprio nell’ottica di diversificare le entrate del club”, commenta Mazzia. Che aggiunge. “Abbiamo anche cominciato ad investire in maniera pesante sul settore giovanile, circa 10 milioni di euro l’anno: fra qualche stagione speriamo di vedere risultati importanti pure su questo fronte”.
La prossima sfida sarà eliminare il segno meno dai conti della società: “Potremmo raggiungere il pareggio di bilancio già nel 2014, sarebbe un grande risultato”, rivela l’amministratore delegato. Poi si punterà ad accrescere ulteriormente i ricavi: significherebbe avere più soldi da spendere sul mercato e per gli ingaggi. “Nel piano industriale, che scade nel 2016, ci siamo posti degli obiettivi di crescita. Nel 2014 non dovrebbe esserci un aumento significativo, stante anche la situazione generale dell’economia italiana. Ma negli anni a venire contiamo di incrementare il fatturato con politiche commerciali e di sviluppo e internazionalizzazione del brand”. Gli affari societari, del resto, sono già in piena espansione: nel 2013 il fatturato netto dovrebbe avvicinarsi ai 270 milioni di euro. L’obiettivo, non semplice, è sfondare quota 300. A quel punto la Juventus entrerebbe davvero nell’elite del calcio europeo, dal punto di vista finanziario. “E anche sul campo la lotta con le grandi d’Europa sarebbe meno impari”, conclude Mazzia.
A vederlo con gli occhi di Juventus, Udinese e Catania il futuro del calcio italiano fa un po’ meno paura. Ci si può riuscire applicando grande rigore nei bilanci. Investendo nello scouting e nei settori giovanili. Incrementando marketing e merchandising, frontiera ancora inesplorata. O costruendo stadi e impianti di proprietà che diano alla squadra identità e solide fondamenta economiche. Meglio ancora sarebbe in tutti questi modi messi insieme. Ma fare un calcio sostenibile è davvero possibile. Persino in Italia.
ilfattoquotidiano.it
ma noi abbiamo ceduto Crisbah, che società di merda
