Capito, allora è fruibile.jack ha scritto:
Ma io l' ho visto tranquillamente senza troppi problemi...comunque in alcuni casi si deve fare attenzione.
Il film di per se non e' malaccio,anzi...ma Gomorra resta di un altro pianeta.
Animal Kingdom è una delle migliori crime story degli ultimi 10 anni.
Passiamo a un po' di cinema italiano. Contiene spoiler ovviamente.
Un borghese piccolo piccolo, di M. Monicelli.
La pellicola, dopo aver presentato il cast tecnico come da vecchia scuola, si apre con una scena di pesca tra Antonio Vivaldi, impiegato presso il ministero, e il suo figlio Mario, neo-diplomato in ragioneria.
Il film presenta i vari elementi che caratterizzano il cinema di Monicelli, abbiamo quindi il neorealismo rosa che lo ha reso famoso, i dialoghi quotidiani che mantengono un forte legame con la realtà nonostante la verve comica e la rappresentazione della scena italiana del tempo leggermente grottesca.
La storia vuole raccontare di questo uomo, Antonio, tipico ritratto dell'italiano medio anni '70, un po' superficiale e dozzinale, pirata della strada, leggermente vanaglorioso e con un forte attaccamento per la famiglia, ovviamente profondamente cattolica. Un uomo che nonostante i suoi limiti, per amor del figlio, sacrifica tutto quello che ha, dall'orgoglio alla fede, pur di dargli la possibilità di avere una vita migliore. Il tutto in salsa rosa, con satira leggera nei confronti delle istituzioni, della massoneria e dello stereotipo della famiglia italiana.
Poi si arriva al crollo. A metà del film Monicelli distrugge se stesso e si reinventa. La commedia sparisce e lascia entrare un dramma profondo e verace, il dolore più duro e sincero della famiglia. Il magnifico Alberto Sordi muta totalmente, i suoi lineamenti non sembrano più gli stessi, il suo tono di voce è pervaso da un forte senso di malinconia e malessere. Le scene con la moglie sono assolutamente strazianti, Monicelli non calca mai la mano a riguardo buttandola sul melodrammatico e giocando su un impianto sonoro invadente, ma descrive la realtà nel modo più crudo che gli riesce, servendosi di due grandi interpreti. Assistiamo alla totale distruzione del personaggio di Antonio Vivaldi, che non solo si riaffaccia al vero neorealismo per tracciare il marciume dell'Italia in quegli anni, abbracciando ogni campo dalla politica alla sfera personale, ma addirittura sfocia in un personaggio Hitchcockiano, dove il germe della follia si manifesta inesorabile rendendolo schizofrenico eppure così realistico. L'ultima mezz'ora è una continua pugnalata gelida come il ghiaccio, l'affresco italico diviene sempre più nero e profondo, causando nello spettatore un senso di empatia verso tutti e tre i personaggi: in Vivaldi, l'unico del quale conosciamo i sentimenti, della moglie, probabilmente immersa in un conflitto interiore, e del prigioniero, di cui non conosciamo la psiche, l'ipotetico rimorso, il flusso di coscienza.
Alberto Sordi è dio in questo film. Tra l'altro la pellicola presenta delle scene simboliche fenomenali, pertanto ne voglio ricordare almeno tre:
- quella casa sul lago, che prima rappresentava la promessa di una nuova casa con il figlio, diviene invece la prigione di quell'assassino. "Tu devi restare con me."
- La consegna della pensione a Vivaldi, con conseguente discorso. Dopo averlo assecondato, i suoi colleghi presto inizieranno ad ignorarlo, mentre lui si ritroverà a parlare da solo. È la rappresentazione dell'italiano di quel tempo, che urla il proprio dolore senza che nessuno lo ascolti, una società ipocrita dove ognuno pensa a sé;
- l'inseguimento del criminale è un capolavoro. Lento, granitico, meticoloso. Quell'uomo che prima guidava come un corridore accecato dalla fretta, ora è divenuto un sicario paziente e pulito.
Ed eccoci a quello splendido e tragico epilogo, un uomo distrutto che non ha più niente per cui vivere, abbandonato dalla società e oramai caduto nel baratro della follia, che decide di trovare un nuovo senso alla sua vita. È nato un mostro, ma non si tratta di una favola lontana dalla realtà, si tratta semplicemente dello specchio di una società dilaniata.
Quando si parla di Monicelli è giusto citare prima di tutto I soliti ignoti o L'armata Brancaleone, ma questo non toglie a Un Borghese piccolo piccolo il suo sacrosanto posto nell'olimpo.
Voto: 9/10

IL MALE. Non guardalo. Anzi, guardarlo solo per dire che fa cagare :malickian: