BB: Animés furieux. Wütender. Ήταν. 憤慨して. المحاربين من الكراهية. Ira seduxit.
Leon sorride tristemente, mentre lentamente il freddo dilaga per la zona. L’erba sotto i piedi del dio lentamente ingiallisce, mentre gli animali intorno a lui perdono colore lentamente, diventando sempre più grigi.
BB: Comunque le si chiami, sono una delle entità più pericolose. No, non creature. Non creeranno mai nulla. Sono solo una parodia della vita. Una banale imitazione di ciò che un vivente ha provato prima. Una imitazione di sensazioni negative e rabbia. Un concentrato di una ira immotivata e posticcia. Nient’altro che una furia cieca contro chi prova vere sensazioni, che pretendono ancora di provare. Ma non possono, accecati da sentimenti non loro.
Ok, in questo passo Blackie descrive le creature che incontrera dopo. Sono tutti modi in varie lingue per chiamarli, e sono tutti termini legati al campo semantico della rabbia. Infatti dopo viene spiegato come siano anime di morti che rimangono sulla terra piene di rabbia, fino a ritrovare una forma fisica. Un concetto piuttosto simile si può trovare in final Fantasy X, dove i mostri che dovevi affrontare erano anime di morti che non erano stati trapassati, ovvero spedite nell'aldilà. Per le immagini delle creature ho utilizzato invece i Cie'th di FF XIII e FF XIII-2.
BB: Una domanda che mi pongo è: ma esistete? E cosa si intende per esistenza. E’ forse esistenza la vostra. E’ esistenza una semplice rabbia fisica? Non credo. Quindi non siete nemmeno degli esseri. E non siete nemmeno un’entità. Siete indefinibili per definizione, ammesso che abbiate una definizione. Un paradosso di esistenza. Siete il non essere. Anche solo grammaticalmente siete irrazionali e fuori dalla realtà fisica. Come posso definirvi… anche aborto è troppo. Presuppone una vita che non vi appartiene. Sarete gli abbietti, perché io vi rifiuto e maledico, e vi tolgo il nome, che è privilegio di chi esiste. Maledetto chi proverà a chiamarvi in qualunque modo, perché non meritate.
Esistere in campo filosofico è diverso che in campo fisico. Kant arriverà a dire che non importa se qualcosa esiste o no, ma se per noi sembra esistere. In ogni caso solo Cartesio è riuscito a dimostrare che qualcosa esiste, e quel qualcosa è l'Io pensante, che porta alla frase:
Cogito Ergo Sum (Penso dunque sono). In questo caso però Black aderisce a una corrente filosofica diversa, per cui esiste tutto ciò che è sotto le leggi che lui ha imposto [Le leggi che ha imposto BlackBlood? Chi è Black per imporre delle leggi? Tutto questo nel mio prossimo spiegone]. Gli abbietti non sottostanno a queste leggi (che possiamo riassumere brevemente in quelle fisiche [Sì, anche i combattimenti fra KTW e Fujihara sono spiegabili fisicamente]) ma rompono il legame vita-morte, ritornando in una forma fisica. Per questo non hanno diritto al nome (come i draghi dei rinnegati di Eragon) che (sempre in modo simile a Eragon) è la fonte più alta di potere (interessante in questo caso come nella religione cristiana Dio sia
Verbo e sia proibito dire il suo vero nome [JHWH] che in realtà è impronunciabile e può essere solo interpretato [Jhaweh, Geova]).
BB: Le anime degli eroi, coloro che cercano la gloria imperitura, ma scoprono che tutto quello che hanno fatto è solo una parentesi nella normalità, che si dimentica di loro dopo averli detti indimenticabili e indimenticati.
L’abbietto prova a colpirlo con una spadata, ma lui para e contrattacca e lo taglia a metà.
BB: No, non cerco nemmeno voi, la vostra nobiltà è solo paura della morte, è solo cercare di diventare immortale. Una nobiltà di comodo, un coraggio da disperati.
Parte semplice semplice. Qui spiega che più un'anima è grande (ha cioé il coraggio, l'intraprendenza, la caritatevolezza, ma anche la crudeltà o la violenza, in manierà più grande delle altre) più in questa forma sono forti, in grado di combattere.
???: Quindi cerchi me? E con quale diritto vorresti uccidermi ancora? Per quale legge, secondo quale codice la mia vita non merita il rispetto di quella di ogni altro essere?
Il dio sorride, mentre il sibilo gracchiato si ferma lentamente.
BB: Per la legge che io ho scritto. Perché quella che tu vivi non è vita, ma follia e finzione, e per pietà.
Altra citazione alle leggi di BlackBlood [DEVO fare una spiegazione anche su quello]
???: Pietà? Quale pietà tu poi conoscere? Chi non ha provato il dolore e il pentimento della morte non può provare pietà.
BB: Io ho provato la morte più volte di chiunque altro. Eppure la mia anima non si è incagliata in una furia senza senso. Non ho incolpato i vivi. Io gli ho salvati.
???: E perché non hai salvato me? Perché? Perché? Cosa ti ho fatto? Cosa ho fatto a mio fratello o al demone? Perché nessuno mi ha salvata? E nessuno mi salva. Tu puoi farlo, ma non lo farai. Cosa ho fatto io?
BlackBlood si passa una mano fra i capelli. Un abbietto enorme compare nella pianura. Una quantità enorme di braccia gli spuntano dal corpo serpentiforme, mentre un volto deformato in un becco contorto è l’unica parte del corpo che ricorda ancora chi fosse questo mostro.
BB: Akane…
AF: Non chiamarmi così. Non sei degno di usare il mio nome. Un nome che non ti appartiene, che hai disonorato, che infanghi usandolo.
Piccola citazione all'inizio sulla morte di BlackBlood [Devo spiegare bene anche questa storia, che purtroppo sì è un po' persa nel post WM II] e richiamo alla questione del nome, ance se questa volta è Akane a proibire l'utilizzo del suo nome. Ah, per chi se lo fosse perso Akane Fujihara è la sorella di Akuma, ma anche la fidanzata di BlackBlood. Varie frecciatine sul fatto che BB non sia intervenuto per salvarla dalla morte [la morte di Akane l'ha scritta KTW, chiedeta a lui lo spiegone].
BB: No. Reputate i sentimenti troppo importanti. Giustizia non ne prova. E’ solo il lato di Leon che ne prova. Giustizia ha un compito e solo quello. E non è bloccato da morale, o etica, o religione. Fa quello che è necessario. Faccio quello che è necessario. Che sia piacevole o no, bello o no, buono o no. Non si può pensare di fare quello che è morale. La morale è un costrutto umano, così come l’etica. È uno scudo di difesa verso il rimorso, fare solo quello che ci piace e nasconderlo dietro la moralità. Io non posso. Il mio compito, il mio ruolo è questo.
Anche qui devo è un capitolo a parte. Spiegone quando ho tempo.