MassiveMolecule ha scritto:
Ma che non è assolutamente una misura valida, in primis perché non si può stabilire la facilità dall'esterno, e in secondo luogo per effetto dunning Kruger. In tertiis, l'avere il quid in più sul lungo periodo vorrebbe dire che l'apprendimento è una roba lineare, mentre mi risulta che sia invece logaritmica (i ritorni diminuiti) ma vabbe', tanto è come fossero supercazzole.
Pirola usava questa scusa del talento ( e continuo inutilmente a ripetermi ) per dire che certa gente è "speciale" e non li si può eguagliare, vedi post incollato da Babo.
Guarda Ale, a volte sei di una supponenza incredibile, specie quando vai in mirror climbing.
comunque...
1) La definizione di "talentuoso" non è una misura valida solo se si volesse attribuirgli un valore fisso. Ma diviene un "comune" ed imprecisato valore di riferimento quando un considerevole numero di individui riconosce il "valore" difficilmente eguagliabile, anche sotto intenso e continuativo addestramento. Ora, capisco che per uno come te un siffatto valore può non aver significato ma, per (s)fortuna, il mondo vive anche di regole diverse dalle tue.
2) mi stai parlando di un Dunning-Kruger
eterodiretto? No perche, solitamente è auto-diretto.
3) non vedo in che modo un apprendimento logaritmico, e non lineare, dovrebbe non subire l'effetto di un valore "aggiunto".
Inoltre, sempre ad essere precisi, la "specialità", nel bene e nel male, esiste. Sia essa di base genetica che acquisita, la sua esistenza è un dato di fatto. Dall'autismo, ai "piccoli geni".