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HOT ROD! - TEN BELL SALUTE  
by Roberto Vacca
 


Benvenuti al numero di agosto di Hot Rod!, la rubrica che ogni mese analizza il lato pop del wrestling. Oggi prendiamo in esame il lato pi triste della nostra amata disciplina, vale a dire il travagliato rapporto tra il wrestling e la morte.




Ogni appassionato di wrestling, in misura molto maggiore rispetto agli appassionati di altri sport, e ben conscio che la possibilit che un lottatore muoia prima del tempo sia molto elevata, vuoi per qualche evento luttuoso, vuoi per una tragica malattia. Perch, ahinoi, siamo pi preparati di altri a tutto questo? Difficile, se non impossibile, trovare una risposta certa, ma sicuramente possiamo formulare alcune ipotesi concrete. Bench i media italiani vi facciano bere la fesseria che il wrestling e tutto finto, noi sappiamo benissimo che ci non corrisponde assolutamente a verit. Predeterminare lesito degli incontri significa forse che le manovre atletiche non siano realmente eseguite? E qui non si utilizzano stunt-men come nei film... Ed e evidente come decenni di bump possano portare il fisico allestremo. Se poi nella WWE attuale si cerca di contenere la cosa, lo stesso non si pu certo dire che avvenga in moltissime delle federazioni indipendenti sparse per il mondo.
Non si pu nemmeno infilare la testa sotto la sabbia come gli struzzi poi: il problema steroidi e pain killers (per lenire i dolori provenienti dai bump prima citati) sono stati una piaga devastante per lindustria del wrestling. In seguito al celebre scandalo degli anni 90 la WWE ha dovuto necessariamente istituire una policy un po pi severa, ma stiamo pur sempre parlando di unazienda privata che tende a non far trapelare quasi nulla allesterno, quindi possiamo davvero giurare sullaccuratezza di questi programmi? Ovviamente speriamo di s, ma in ogni caso anche qui resisterebbe tutto il mondo al di fuori da Stamford.
Inoltre, a differenza di quasi tutti gli altri sport, il wrestling non ha una off season. Si lavora praticamente 300 giorni lanno, essendo praticamente sempre in viaggio, una situazione molto simile a quella delle rock band. Infatti anche tra i lottatori sono assai numerosi i casi di depressione ed abuso di alcool e droghe, aggravati dallavere spesso situazioni familiari disastrate. Consideriamo poi che, in proporzione, non sono poi tante le superstars a potersi permettere una vita agiata e una situazione economica scevra da preoccupazioni. Per tanti il relativo benessere finanziario e solo passeggero e, al termine della carriera, ci si trova a navigare a vista.
Questo triste editoriale mi venuto in mente lo scorso 29 luglio quando, nel giro di poche ore, ho appreso della scomparsa di Brian Lawler, Nikolai Volkoff e Brickhouse Brown. Lawler, figlio di Jerry The King meglio conosciuto come Grandmaster Sexay, pare essersi impiccato in carcere allet di 46 anni, dopo lennesimo arresto per guida sotto leffetto di sostanze. Volkoff e morto allet di 70 anni in seguito ad una lunga malattia e, da bambino negli anni 80, fatemelo ricordare come uno degli heel migliori della storia. Brickhouse Brown invece se ne andato a causa di un cancro alla prostata allet di 57 anni.
Ora per non vorrei nemmeno far sembrare troppo funesta la situazione: un po come in tutti i campi ora c maggior consapevolezza dei rischi e pi informazione. Gli stessi atleti spesso arrivano da famiglie meno disastrate e conducono vite meno al limite, sapendo quando fermarsi. Menti superiori come HHH, John Cena, The Rock e Kane (tanto per citare i primi che mi sono venuti in mente) hanno usato il wrestling come trampolino di lancio delle proprie vite e possono sicuramente fungere da esempi positivi per i pi giovani. Certo non tutto risolto e la strada ancora in salita, ma speriamo un giorno di poter parlare al passato di questi problemi.
Per oggi tutto, ci rileggiamo a settembre!
I have wined and dined with kings and queens and Ive slept in alleys and dined on pork and beans.




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