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PIPER'S PIT #30 - GLOW IS BACK!

by Roberto Vacca
 


Benvenuti a questa nuova edizione del “Piper's Pit” ed oggi ci occuperemo della terza stagione della serie televisiva targata Netflix, “GLOW”.




Visto il successo raccolto nelle prime due stagioni, “GLOW” ritorna per il terzo anno consecutivo sulla celebre piattaforma streaming. Avrà saputo mantenere le aspettative? Andiamo a scoprirlo.
Per chi non lo sapesse, la serie nelle prime due stagioni era ambientata nella Los Angeles degli anni '80 e seguiva le vicissitudini di alcune ragazze, quasi tutte alle prime armi nella carriera da lottatrici, in una compagnia tutta al femminile. La seconda stagione si concludeva con lo show che veniva cancellato dalla rete televisiva e comprato da un hotel casinò di Las Vegas, come intrattenimento serale per gli ospiti. E proprio l'ambientazione nella città del gioco per antonomasia è il più grosso limite alla narrazione. Su Las Vegas infatti abbiamo già potuto vedere centinaia di film e serie tv e, di fatto, tutte si muovono sempre tra i casinò, quindi come stupire lo spettatore? I personaggi della serie tv infatti sembrano subire lo stesso sconforto che proviamo noi nel vedere per dieci puntate (tutte tra i 30 e i 40 minuti) praticamente la stessa situazione: si alzano tardi la mattina, si allenano poco, fanno lo show e si danno ai bagordi serali, fino a non poterne più. La cosa diverte per le prime due puntate, poi speravo che l'azione sarebbe tornata a Los Angeles e invece no, restiamo a vivere la stessa identica giornata fino all'ultima scena dell'ultima puntata, francamente non potendone più. Ed anche la tematica wrestling ne risente moltissimo: al centro assoluto della trama nelle prime due stagioni, nella terza diventa una totale seccatura, sia per i personaggi che per noi spettatori, visto che le ragazze sono costrette per contratto a ripetere sempre lo stesso spettacolo sera dopo sera, fino a non poterne più, tanto da provare un giorno a mischiare i personaggi (il momento più riuscito della stagione) e un altro a mettere in scena sul ring il “Canto di Natale” di Charles Dickens (idea di sceneggiatura buona, riuscita pessima). Le attrici e gli attori sono sempre tutti molto bravi, ma al servizio di una sceneggiatura così ripetitiva finiscono per annoiarsi loro stessi prima ancora di noi.
Inoltre Netflix, in un'esagerazione non dovuta di politicamente corretto, carica come fa spesso nei suoi prodotti troppi personaggi di connotazioni razziali e sessuali eccessive, così che il nobile intento di non discriminare nessuno suscita l'effetto opposto: troppo zucchero e troppo libro “Cuore” fanno sì che i personaggi diventino quasi macchiettistici, relegati in stereotipi forzati.
Tutto da buttare allora? Certo che no. Sono stato parecchio severo, perché si arrivava da due stagioni praticamente perfette e l'asticella era molto alta, ma la maggior parte delle puntate, prese una per una, risultano comunque godibili. La buona notizia è che la stagione si conclude con tutte le ragazze che se ne vanno via da Las Vegas, la cattiva invece è che non sappiamo bene se abbiamo assistito ad un finale di serie oppure di stagione. Nel primo caso credo si potrebbe assistere ad una grande quarta stagione, nel secondo ad un insoddisfacente commiato. Ma ovviamente la risposta ce la potrà dare solo Netflix nei prossimi mesi, quando farà un rapporto costi/benefici e deciderà se rinnovare “GLOW”.
Per concludere, ricordiamo che le attrici sul ring sono sempre allenate da Chavo Guerrero (che in questa stagione immagino abbia lavorato gran poco, visto che le scene di lottato non sono molto numerose), che Kia Stevens (Awesome Kong) è sempre una delle protagoniste e che effettua un cameo Carlito Colòn.
Appuntamento al mese prossimo!
“I have wined and dined with kings and queens and I've slept in alleys and dined on pork and beans.”




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