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5 STAR FROG SPLASH #177 - UNDENIABLE  

by Lorenzo Pierleoni
 


Slammiversary, Fight for the Fallen, Extreme Rules. Arriva l’estate e come sempre il wrestling mondiale si scatena, tirando fuori eventi su eventi da guardare come nel caso dei PPV appena citati o del G1 Climax, per citare la NJPW. La concorrenza è di livello elevatissimo e ogni compagnia cerca di emergere in qualche modo e farsi notare nel grande panorama mondiale del wrestling business. Anche a livello di wrestling lottato la sfida è accesissima, poiché tutti fanno a gara per proporre il miglior match, l’incontro che faccia più scalpore, la contesa che riesca a prendere le agognate cinque stelle (anche se ormai è tutt’altro che una chimera). Eppure, da persona che volente o nolente questi eventi “deve” guardarli per tenersi aggiornato, per parlarne a voi adesso, ma soprattutto per amore nei confronti del wrestling, devo dire che uno solo di questi eventi ha suscitato in me delle emozioni. Anzi, mi sento di dire che sia praticamente l’unico evento che sia riuscito nell’intento fin dal post-Wrestlemania. Ed è forse lo show più inaspettato dell’intero lotto. Sto parlando di Impact Slammiversary.





Parliamo di uno show nel complesso non eccezionale, uno show suddiviso in due metà, con la prima abbastanza in sordina con dei match non eccezionali e con la seconda che ha provveduto a innalzare sempre di più il livello. Ma il motivo principale per cui ho trovato questo show diverso dagli altri è uno solo: il main event. Parliamo dell’intergender match tra Sami Callihan e Tessa Blanchard che per me, avendo una stipulazione che di per sé è limitante, ha spazzato via in un colpo solo tutti queste barriere e ha consegnato agli annali un ottimo match. Chi segue la scena delle indies probabilmente non ne sarà stupito, d’altronde Tessa Blanchard non è assolutamente nuova a match con questa stipulazione né a far parlare di sé con le sue prestazioni. Se però fino a poco fa la disputa di un match Intergender, soprattutto per quanto riguarda le compagnie con un contratto televisivo, era praticamente un tabù, negli ultimi tempi i confronti tra donne e uomini stanno acquistando visibilità. E un incontro del genere, soprattutto grazie a una performer del livello di Tessa Blanchard, può essere un ottimo spot per questo tipo di match e per le donne in generale (che comunque si sono fatte valere ottimamente anche nel Monster’s Ball). Per il resto dico solo una cosa: se Tessa Blanchard non si fa condizionare dal suo carattere notoriamente fumantino e non commette fesserie, sarà una delle performer, se non LA performer, che regnerà incontrastata nei prossimi quindici anni di wrestling.

Parliamo di Fight for the Fallen, anche se non so esattamente cosa dire al riguardo. Non tanto per lo show in sé, ma perché a me pare che la AEW stia sbagliando qualcosa di base nella costruzione dei suoi eventi. Fight for the Fallen è stato ufficialmente il terzo evento di questa compagnia, eppure a me la AEW continua a non dire alcunché. Il motivo principale è che i suoi show sono tutti una sequela di match uno in fila all’altro. Alcuni molto belli, per carità (altri decisamente meno), ma nessuno di questi sta raccontando una storia. L’unica storia che vedo narrata è il cercare di spingere Adam Page come face principale della compagnia. Peccato che lo stiano facendo molto alla “WWE maniera”, con questo infortunio al ginocchio che Page si porta dietro da un po’ e che lo accompagna in tutti i suoi match. Peccato che dopo anni di WWE con face tormentati per mesi da infortuni del genere questa cosa ha decisamente cominciato a stancare. Per cui ripeto, io credo che la AEW stia sbagliando qualcosa alla base. Ammetto di non avere il tempo per seguire Being the Elite e i vari Road To degli show di questi mesi, ma non è questa la strada giusta per appassionare il pubblico, soprattutto se il tuo target sono i vecchi fan della WWE che hanno abbandonato la barca dopo che la WWE non dava loro quello che volevano. Perché i fan volevano qualcosa che li appassionasse, non gente che vola da una parte all’altra del ring senza uno scopo. Non c’è ancora uno show televisivo dove costruire i tuoi personaggi, d’accordo. Ma perché invece di utilizzare il kickoff degli show per mettere altri match di caratura minore non li si usa per creare delle storie?




Veniamo alla WWE e a Extreme Rules, che mi è sembrato tanto il classico show in cui la compagnia spegne il cervello e tira fuori i risultati dei match da un bussolotto. Se ve lo steste chiedendo no, non ho apprezzato granché il PPV. In primis perché vari wrestler ne sono usciti a mio avviso malissimo, come Finn Balor e Ricochet, come Dolph Ziggler che in nemmeno due mesi è già tornato a essere un midcarder di basso rango, e soprattutto Seth Rollins. Mi è sembrato un altro show senz’anima, come Fight for the Fallen. Con un Finn Balor che non appariva da mesi nonostante fosse il campione Intercontinentale che tra Extreme Rules ha preso una serie di batoste notevolissime, perdendo il titolo con un Nakamura totalmente inerte anche lui da mesi, perdendo di rapina da Samoa Joe a Raw e poi prendendole anche dal nuovo Bray Wyatt. Complimenti per l’en plein. Ricochet invece ha visto terminato il suo regno praticamente mai iniziato, con il titolo degli Stati Uniti che ha cambiato mano ormai non so quante volte nel giro degli ultimi due mesi. Non è questo il modo di raccontare una storia, non è questo il modo di valorizzare Ricochet che non doveva perdere il titolo subito, soprattutto se la storia del match (che era forse quella costruita meglio in vista di Extreme Rules) racconta che Ricochet sapesse dei pericoli costituiti da Gallows e Anderson e poi sia rimasto intrappolato nella loro rete. Dolph Ziggler… vabbè. Seth Rollins invece ha concluso un regno che era diventato una barzelletta. Una sola circostanza giustificherebbe l’ennesimo regno titolato di Lesnar di cui ormai ne abbiamo fin sopra ai capelli: il fatto che Rollins riconquisti il titolo a Summerslam e che il suo regno parte 2 cominci con una spinta migliore. Se invece Seth dovesse perdere, allora…

Il mantra di Chris Jericho secondo cui se il wrestling non racconta una storia si riduce a due uomini in mutande che rotolano su un ring corrisponde ancora a verità. Fight for the Fallen ne è l’esemplificazione vivente. Extreme Rules invece paga questo momento in cui la WWE è fuori controllo, in perdita totale di ascolti e di interesse, in cui cerca di fare cose diverse per recuperare consensi. Extreme Rules quale scopo doveva raggiungere, sorprendere con i numerosi cambi di titolo che ci sono stati? Non ci è riuscito, soprattutto perché alcuni di questi sono venuti fuori dal nulla cosmico (New Day su tutti) e come al solito senza una narrazione che supportasse e validasse questi cambi di titolo. Adesso ci attende Summerslam, che è il secondo PPV dell’anno WWE e che la compagnia cerca quindi generalmente di pompare e rendere godibile. Non sempre ci riesce e i primi match annunciati, soprattutto quelli femminili, non mi ispirano per niente fiducia. L’unica compagnia che esce in salute da questo weekend, nonostante i drammi continui che la assalgono e la fiumana di gente che sta per lasciare la compagnia, è Impact. E Sami Callihan e Tessa Blanchard non hanno fatto nulla di che eh (iperbole), hanno “solo” fatto in maniera ottimale quello che il wrestling dovrebbe fare in ogni match: raccontare una storia.




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