TW Risponde #783

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Amiche ed amici di TuttoWrestling, la rubrica più antica, più letta e più amata del wrestling web italiano torna dopo un periodo di stop e “The Myth” Michele M. Ippolito, il decano dei giornalisti italiani di wrestling, vi promette che non passerà più tanto tempo tra una edizione ed un’altra. Tra regni storici che crollano, nuove leve che si prendono il palcoscenico principale e clamorosi ribaltoni estivi, la carne al fuoco è davvero tantissima; quindi, partiamo subito con la nostra sessione di domande e risposte. Let’s start!


Ciao Myth! A Night of Champions abbiamo assistito all’incredibile vittoria di Sami Zayn, che ha strappato il titolo indiscusso a Cody Rhodes in quel Triple Threat con Gunther. Ma la gioia è durata pochissimo, visto che CM Punk glielo ha scippato subito dopo a Raw! Cosa dobbiamo aspettarci dal feud tra CM Punk e Cody Rhodes?

Quello che è successo a Night of Champions è la perfetta dimostrazione di come il wrestling riesca ancora a emozionare in modo viscerale. Il trionfo di Sami Zayn, arrivato al decimo assalto mondiale in carriera, è stato un “feel good moment” clamoroso, meritatissimo per un performer che da anni è il cuore pulsante della federazione. Il successivo incasso/scippo da parte di CM Punk a Raw ha gelato tutti, ma dal punto di vista narrativo è una mossa geniale. Punk da campione “opportunista” rimette in piedi una rivalità caldissima con Zayn, che ora ha lo status definitivo di wrestler defraudato che torna a rincorrere il titolo. Cody vs Punk a SummerSlam è un vero e proprio dream match. Con Gunther ormai fuori dai giochi titolati a causa del suo feud con Nick Aldis, forse Sami potrà ancora giocare un ruolo in questa rivalità. Nelle prossime settimane capiremo qualcosa in più.

Ragazzi, sono Matteo da Torino… parliamo di Oba Femi. A WrestleMania 42 ha letteralmente ritirato Brock Lesnar e ora ha conquistato anche il torneo di King of the Ring a Night of Champions. La WWE sta correndo troppo con lui o siamo davanti al nuovo “Next Big Thing” reale?

Ciao Matteo. La gestione di Oba Femi è una delle scommesse più riuscite degli ultimi anni da parte del management. Quando passi da NXT al main roster e nel giro di pochi mesi ti mettono davanti a Brock Lesnar nello show degli show, il rischio di bruciarsi è altissimo. Invece, Femi non solo ha retto l’urto, ma ha letteralmente dominato la scena, quasi mandando The Beast in pensione con una prestazione di una fisicità spaventosa. La vittoria del King of the Ring contro un veterano come Jey Uso è la logica prosecuzione di questo “monster push” ed ha dimostrato che la sconfitta di Clash in Italy non ne ha intaccato lo status. È una corsa eccessiva? No, perché il ragazzo ha una presenza scenica nativa e un’agilità fuori dal comune per quella stazza.

La WWE ha bisogno di costruire i main eventer della prossima decade. Con Roman Reigns ormai focalizzato su faide dinastiche e impegni centellinati, Oba Femi ha tutte le carte in regola per diventare il dominatore distruttivo di cui Raw e SmackDown hanno bisogno. Non stanno correndo, stanno solo cavalcando l’onda finché è caldissima e spero (e credo) che Oba Femi vincerà la “bella” di SummerSlam contro Lesnar.

Cara redazione di TuttoWrestling, sono Giorgio da Taranto e vi scrivo in un momento di totale nostalgia. Spesso ci concentriamo troppo sul presente, dimenticandoci dei pilastri su cui poggia questo business. Guardando al passato, ci sono tre questioni storiche che ancora oggi mi fanno riflettere e su cui vorrei il vostro definitivo punto di vista, per capire quanto abbiano davvero cambiato il corso delle cose.

1.La fine della Streak di Undertaker a WrestleMania XXX: A distanza di anni, ha davvero avuto senso far interrompere la striscia proprio a Brock Lesnar, un atleta già ampiamente affermato, invece di usarla per consacrare una giovane stella del futuro?

2.Il famigerato “Montreal Screwjob” del 1997: Se Bret Hart avesse accettato di perdere il titolo contro Shawn Michaels in Canada come da copione, la WWE avrebbe comunque dato vita alla Attitude Era e al personaggio di Mr. McMahon, o quell’evento è stato un incidente necessario?

3.L’acquisto della WCW nel 2001 e il fallimento dell’Invasion: La faida tra WWF e WCW/ECW è considerata il più grande fallimento creativo della storia del wrestling. Con il senno di poi, si poteva salvare quell’angolo anche senza i contratti pesanti di Sting, Goldberg e i nWo, o era una causa persa in partenza?
Un abbraccio a tutta la redazione, continuate così.

Ciao Giorgio! È un vero piacere ricevere lettere come la tua. Ogni tanto fermarsi a guardare lo specchietto retrovisore ci aiuta a capire meglio dove sta andando il wrestling oggi. Le tue sono tre domande da “Hall of Fame” della pancia del web. Mettiti comodo, le analizziamo una per una.

1.La decisione di interrompere la striscia di Undertaker a WrestleMania XXX rimane la scelta più polarizzante della storia moderna. L’idea di base di molti fan (e addetti ai lavori) era quella di dare quel rubino a un giovane da lanciare nello stratosferico. Tuttavia, la WWE fece un ragionamento diverso: dare una simile eredità a un giovane avrebbe rischiato di schiacciarlo sotto un peso insostenibile per il resto della carriera (pensa a un Roman Reigns dell’epoca, che non era ancora pronto a gestire quell’odio). Brock Lesnar era l’unico a poter reggere il colpo. Lesnar era un “freak” legittimo, un ex campione UFC che non aveva bisogno del favore del pubblico.

Quella vittoria lo ha trasformato nel “Final Boss” imbattibile della WWE per il decennio successivo. Ha avuto senso? Dal punto di vista del business sì: ha creato il mostro sacro che poi ha mandato over la generazione successiva (da Seth Rollins a Drew McIntyre). Ma il cuore di noi romantici non smetterà mai di sanguinare.

2.Il fanta-wrestling qui si spreca, Giorgio. La verità è che il Montreal Screwjob è stato il Big Bang della Attitude Era, ma non l’unico fattore. La WWE si stava già muovendo verso un prodotto più adulto, e la D-Generation X ne era la prova. Tuttavia, il tradimento reale ai danni di Bret Hart ha accelerato tutto in modo incontrollabile. Senza la notte di Montreal, il personaggio di Mr. McMahon non sarebbe mai nato con quella carica di odio genuino da parte del pubblico. Vince McMahon era un commentatore compassato fino al giorno prima; il Screwjob lo ha trasformato nel cattivo perfetto per dare la spinta definitiva alla parabola di Stone Cold Steve Austin. Se Bret avesse perso normalmente, la WWE avrebbe comunque cercato la strada della spregiudicatezza, ma avrebbe impiegato molto più tempo a superare la WCW nella guerra degli ascolti. È stato l’incidente perfetto.

3.L’Invasion è il più grande “vorrei ma non posso” della storia. La risposta breve alla tua domanda è: sì, si poteva salvare, anche senza Sting, Hollywood Hogan o Goldberg. Il problema non è stato tanto l’assenza delle stelle della WCW (che erano protette da ricchi contratti a tempo con la AOL Time Warner e preferirono stare a casa a stipendio pieno), ma la gestione di chi c’era. La WWF comprò i contratti di ottimi wrestler come Booker T, DDP, Rob Van Dam e i Dudley Boyz. Il fallimento è stato puramente politico ed egoistico: la federazione di Stamford volle rimarcare la propria superiorità schiacciando la controparte.

Diamond Dallas Page venne umiliato in una storyline da stalker, Booker T venne trattato come un intruso di seconda fascia. Per far funzionare l’Invasion bastava presentare i wrestler WCW come minacce credibili e letali, non come dei “cugini poveri” da punire. L’aggiunta di Stephanie e Shane McMahon a capo delle fazioni e il successivo inserimento di Stone Cold nell’Alliance hanno definitivamente trasformato una guerra tra federazioni in una faida familiare della famiglia McMahon. Una gestione disastrosa guidata dall’orgoglio. Un peccato per tutti i veri fan di wrestling.

Intanto per oggi è tutto, ci vediamo prestissimo su queste colonne!

Michele M. Ippolito

I am the Myth, deal with it!

Scriveteci le vostre domande all’indirizzo e-mail twrisponde@gmail.com

Scritto da Michele M. Ippolito
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