TW Risponde #782
Amiche ed amici di Tuttowrestling, bentornati al TW Risponde, la rubrica più antica, più letta e più amata del wrestling web italiano, dove cerchiamo di dare risposta alle vostre curiosità, dubbi e teorie sul mondo del wrestling, dalle leggende del passato alle storyline più calde del presente. Continuate a scriverci: che si tratti di domande tecniche, storiche o anche semplici provocazioni da fan, noi siamo qui per voi.
Io sono sempre “The Myth” Michele M. Ippolito… e partiamo subito!
Ciao Myth, sono Paolo da Milano. Sto recuperando, da poco, alcuni match storici del wrestling. Ho visto da poco un match tra Ric Flair e Ricky Steamboat del 7 aprile 1989 a New Orleans (Clash of the Champions VI) e sono rimasto estasiato: i due avevano messo in atto un match che ancora oggi può essere considerato in classico. Girando un po’ per Google ho letto che quel confronto ha influenzato la percezione dello storytelling nel wrestling moderno. Tu che ne pensi? Grazie
In effetti il match tra Ric Flair e Ricky “The Dragon” Steamboat del 7 aprile 1989, tenutosi durante Clash of the Champions VI: Ragin’ Cajun, rappresenta uno dei vertici assoluti della narrazione in-ring nella storia del wrestling professionistico. Più che una semplice contesa per il titolo mondiale NWA, fu un capolavoro tecnico e psicologico che sintetizzò perfettamente i principi dello storytelling nel wrestling: ritmo, selling, logica, costruzione del climax e credibilità. Arrivato dopo il leggendario match di Chicago (Chi-Town Rumble, febbraio 1989) e prima del gran finale di maggio (WrestleWar ‘89), questo scontro fu il cuore della trilogia. Dura quasi 55 minuti, senza pause pubblicitarie, in un’epoca in cui la TV via cavo raramente permetteva così tanto spazio al wrestling puro. Flair, il campione heel, e Steamboat, il babyface tecnico per eccellenza, incarnavano archetipi classici. Ma ciò che rese il match leggendario fu la capacità dei due di “raccontare” la storia del combattimento non solo a parole o con promo, ma attraverso ogni presa, reversal, colpo venduto e transizione. La costruzione del match rispettava una logica narrativa impeccabile: il lavoro sull’arto, il ribaltamento dei ruoli, le false finali convincenti, e soprattutto, il continuo dialogo fisico tra due performer nel pieno della maturità atletica e narrativa. In un’epoca ancora dominata da personaggi larger-than-life (Hogan, Warrior), questo match fu una lezione di wrestling realistico, ispirando intere generazioni di lottatori tecnici, da Bret Hart a Bryan Danielson. Non a caso, questo match è spesso citato da lottatori e allenatori come modello perfetto di come si costruisce un “5-star match” senza spot eccessivi, ma con logica, cuore e tecnica. In sintesi, Clash VI ha ridefinito lo standard del wrestling narrativo, creando un canone a cui ancora oggi si fa riferimento. Non fu solo un grande match: fu una dichiarazione artistica.
Ciao Myth, sono Rodolfo dalla provincia di Genova… Volevo parlare oggi del wrestling femminile. Abbiamo oggi campionesse come Charlotte Flair, Becky Lynch, Asuka, Chelsea Green, Tiffany Stratton… Ma prima di loro e prima di Trish Stratus e Lita c’è stato un movimento di wrestling diffuso nel mondo? Ho letto di Moolah e Mae Young, ma erano tra le poche wrestler femminili al mondo o c’è stato ben altro ed anche decenni fa il wrestling femminile era importante come oggi? Grazie mille, sei un vero e proprio mito per me!
Quando si parla delle radici del wrestling femminile, è impossibile non riconoscere il ruolo fondamentale giocato da alcune pioniere che, con coraggio, talento e determinazione, hanno tracciato la strada per tutte le generazioni successive. Le prime grandi dieci lottatrici della storia non sono state solo atlete eccezionali, ma vere e proprie rivoluzionarie in un mondo che, per lungo tempo, non voleva vedere le donne su un ring. Tutto parte da Mildred Burke, una figura leggendaria che, già negli anni ’30, mostrava una forza e una tecnica che la resero praticamente imbattibile per oltre vent’anni. Senza di lei, forse il wrestling femminile non sarebbe mai stato preso sul serio. Dopo di lei arrivò The Fabulous Moolah, una delle figure più controverse ma anche centrali della storia: fu campionessa per decenni e, nel bene e nel male, fu la promotrice principale del wrestling femminile per generazioni. A darle filo da torcere ci fu June Byers, la sua rivale, che contribuì ad aumentare la visibilità del settore grazie a match intensi e storici. Accanto a loro c’era Mae Young, che ha letteralmente attraversato ogni epoca del wrestling: dagli anni ’40 agli anni 2000, lasciando sempre un’impronta forte, fatta di passione e spirito combattivo. E come dimenticare Penny Banner, simbolo degli anni ’50 e ’60, che mostrò al mondo che una lottatrice poteva essere forte, elegante e vincente. Nel frattempo, in Giappone, il wrestling femminile esplodeva grazie a stelle come Chigusa Nagayo, amata come una popstar, e la sua rivale Dump Matsumoto, la heel perfetta, che rendeva ogni faida una guerra epica. Le loro rivalità crearono una vera mania collettiva per il “joshi puroresu”. Più avanti, negli anni ’90, arrivarono nomi come Manami Toyota, considerata una delle migliori lottatrici di sempre per capacità tecnica e intensità nei match. La sua carriera ha ispirato decine di wrestler moderne, anche in Occidente. Negli USA, invece, a rivoluzionare tutto fu Wendi Richter, protagonista della Rock ‘n’ Wrestling Connection con Cyndi Lauper: un’icona che portò le donne al centro della scena mondiale. Infine, c’è Alundra Blayze, nota anche come Madusa, che fu una delle prime a unire stile americano e giapponese. Il suo gesto clamoroso – gettare il titolo WWF nella spazzatura in diretta su WCW – rimane uno dei momenti più discussi della storia del wrestling. Queste dieci donne non sono solo nomi scritti nei libri di storia: sono le fondamenta di tutto ciò che oggi vediamo nel wrestling femminile. Senza di loro, non ci sarebbero state le lottatrici di oggi, i main event di WrestleMania, né il rispetto guadagnato sul ring. Hanno lottato in un mondo che le voleva solo come attrazione, e ne sono uscite da leggendarie protagoniste.
Ciao Michele, sono Peppino da Caltanissetta e ti seguo da anni. Volevo chiederti come e quando è nata la All Elite Wrestling (AEW) e quale impatto ha avuto sin dai suoi primi giorni sulla scena del wrestling mondiale. Sei sempre un grande, grazie in anticipo della risposta.
La All Elite Wrestling (AEW) nasce ufficialmente il 1º gennaio 2019, ma le sue radici affondano nell’evento indipendente All In, organizzato l’anno prima, il 1º settembre 2018, da Cody Rhodes e dagli Young Bucks (Matt e Nick Jackson), insieme a Kenny Omega e all’ambiente della federazione giapponese NJPW e della Ring of Honor. All In fu un evento storico: un sold out da 10.000 posti senza il supporto della WWE, dimostrando che esisteva un pubblico affamato di un’alternativa mainstream. Il successo di All In attirò l’interesse di Tony Khan, miliardario e appassionato di wrestling, che decise di investire nella creazione di una nuova compagnia. Nacque così la AEW, con l’annuncio ufficiale a Jacksonville durante un evento chiamato “Double or Nothing Rally”. Cody, gli Young Bucks e Omega diventarono EVP (Executive Vice President) della nuova realtà, mentre Tony Khan ne divenne il presidente. L’esordio ufficiale della AEW avvenne con Double or Nothing il 25 maggio 2019, che fu un enorme successo di critica e pubblico. Da lì partì un vero movimento: la AEW firmò un accordo con TNT per il proprio show settimanale, Dynamite, che debuttò il 2 ottobre 2019, sfidando la WWE nella “Wednesday Night War”. La AEW ha rappresentato fin da subito un cambiamento: maggiore attenzione alla qualità dei match, spazio alle indie star, libertà creativa per i lottatori, un roster misto tra leggende, nuove leve e nomi affermati (come Chris Jericho, Jon Moxley, Bryan Danielson, CM Punk). Il suo arrivo ha spezzato il monopolio della WWE, offrendo una nuova casa a molti wrestler e restituendo centralità alla passione dei fan. In pochi anni, la AEW si è imposta come la seconda compagnia di wrestling al mondo, segnando un prima e un dopo nella storia del wrestling professionistico.
E’ arrivato ora il momento che tutti attendono ogni anno… l’assegnazione di quattro prestigiosissimi premi legati alla Royal Rumble: il What Am I Doing Here Award ed il Pick the Pippa Award!
Ricordiamo che il primo premio va a chi si trovi tra gli ultimi quattro wrestler rimasti sul ring nel Royal Rumble match senza avere la benché minima possibilità di vittoria al punto da dirsi da solo “ma cosa ci faccio qui?”. Il secondo premio è dedicato al wrestler che resta meno ring sul quadrato.
Per la Rumble femminile, il WAIDH va a quella che, a mio avviso, è stata la MVP del match, cioè Sol Ruca: il suo valore è indiscusso e per lei la prestazione della Rumble è stato un punto di svolta nella carriera, ma era chiaro che, venendo da NXT e stando fuori dalle principali storyline della compagnia, non aveva una possibilità che fossa una di vincere il match. Il suo status è stato elevato dalla Rumble e per lei ci saranno altre occasioni. Il PTPA è andato a Kairi Sane, invece, dopo essersi resa protagonista di un bel siparietto con Asuka. Incredibile che un premio del genere sia andato ad una lottatrice del suo valore e della sua capacità, ma tanto è.
Per la Rumble maschile, invece, il PTPA va, a grande sorpresa, ad un possibile vincitore, il leader della Vision Bron Breakker, abbattuto prima ancora di entrare sul ring da un lottatore mascherato e buttato fuori dal quadrato dopo appena dieci secondo da quel mostro che è Oba Femi. Invece, il WAIDH non viene assegnato: gli ultimi quattro lottatori rimasti, Logan Paul, Randy Orton, Gunther e Roman Reigns sarebbero stati tutti degni main eventer di WrestleMania. Anzi, per me è stato Logan Paul ad attaccare Bron Breakker, per eliminare un temibile avversario. Vediamo nelle prossime settimane come sarà gestita questa storyline…
Di seguito l’albo d’oro aggiornato dei due premi.
What Am I Doing Here?
1988: Non assegnato
1989: Non assegnato
1990: Hercules
1991: Brian Knobbs
1992: Non assegnato
1993: Rick Martel
1994: Fatu (aka Rikishi)
1995: Crush
1996: Kama (aka Papa Shango, aka The Godfather)
1997: Fake Diesel (aka Diesel II, aka Kane)
1998: Faaaaaaaaarrrrooooooooooooqqqqqq
1999: Big Bossman
2000: X-Pac
2001: Billy Gunn
2002: Mr. Perfect
2003: Batista
2004: Non assegnato
2005: Rey Mysterio
2006: Rey Mysterio (2)
2007: Non assegnato
2008: John Cena (Honoris Causa)
2009: Cody Rhodes
2010: Edge (Honoris Causa)
2011: Santino Marella
2012: Non assegnato
2013: Non assegnato
2014: Roman Reigns
2015: Big Show e Kane (ex aequo)
2016: Non assegnato
2017: Non assegnato
2018: Non assegnato / Brie Bella
2019: Dolph Ziggler / non assegnato
2020: Non assegnato / Beth Phoenix
2021: Non assegnato / Natalya
2022: Shane McMahon / non assegnato
2023: Logan Paul / Nikki Cross
2024: Non assegnato / Tiffany Stratton
2025: Non assegnato / Nikki Bella
2026: Non assegnato/Sol Ruca
Pick The Pippa Award:
1988: Junkyard Dog
1989: Warlord
1990: Shawn Michaels
1991: Bushwacker Luke
1992: Hercules
1993: Terry Taylor
1994: Billy Gunn
1995: Owen Hart
1996: Squat Team #2
1997: Jerry Lawler
1998: Tom Brandi
1999: Gillberg
2000: Faaaaaaaaarrrrooooooooooooqqqqqq
2001: Tazz
2002: Booker T
2003: B-Squared (aka Bull Buchanan)
2004: Spike Dudley
2005: Scotty Too Hotty
2006: Booker T (2)
2007: The Miz
2008: Finlay
2009: Santino Marella
2010: The Miz (2) e Matt Hardy
2011: Vladimir Kozlov
2012: Epico
2013: The Godfather
2014: JBL
2015: Titus O’Neil
2016: Jack Swagger
2017: Enzo Amore
2018: Sheamus / Vicki Guerrero
2019: No Way Josè / Liv Morgan
2020: Erick Rowan / Chelsea Green
2021: The Hurricane / Carmella
2022: Kofi Kingston / Mighty Molly
2023: Baron Corbin / Chelsea Green (2)
2024: JD McDonagh / Valhalla
2025: Ludwig Kaiser / Maxxine Dupri
2026: Bron Breakker/ Kairi Sane
Restate sintonizzati, perché a breve pubblicheremo lo speciale report esclusivo sulla missione alla Royal Rumble in Arabia Saudita, dove tre membri dello staff di TuttoWrestling, il sottoscritto, Andrea Martinelli e Paolo Triscari hanno vissuto l’evento da vicino. I due show, l’atmosfera araba, dettagli inediti: non perdetevelo!
Per chi volesse incontrarmi di persona, invece, l’appuntamento è il prossimo sabato 21 febbraio alle 17.30 al PalaWojtila di San Sebastiano al Vesuvio, in occasione dello show I Miti del Wrestling – Il Ritorno dei Gladiatori, che avrà come partner TuttoWrestling e www.wrestlingstore.it
Intanto per oggi è tutto, ci vediamo prestissimo su queste colonne!
Michele M. Ippolito
I am the Myth, deal with it!
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