Piper’s Pit#129 – La folle passione per il sangue di Abdullah the Butcher
Bentornati ad un nuovo numero del Piper’s Pit! Oggi ci occuperemo di uno dei personaggi più controversi della storia del wrestling, una persona per la quale è assai difficile distinguere l’uomo dal personaggio. Sto parlando di Abdullah the Butcher.
Lawrence Robert Shreve nasce l’11 gennaio 1941 a Windsor, in Canada, in una famiglia poverissima di origini africane. Lascia ben presto la scuola senza aver mai imparato a leggere e scrivere e inizia svolgere piccoli lavoretti, compreso l’insegnante di judo e karate. Fu allora che gli viene consigliato di dedicarsi al wrestling, disciplina di cui non era per nulla appassionato, ma che gli poteva permettere di guadagnare parecchi soldi.
Il suo debutto avvenne nel 1958, ma la celebrità la ottenne quando gli fu data la gimmick di Abdullah the Butcher, un pazzo proveniente dal Sudan che si serviva di una forchetta e di altri oggetti atti ad offendere, allo scopo di infliggere dolore sadico agli avversari. Divenne immediatamente un heel particolarmente odiato, chiamato allo scopo di rendere over i principali face delle varie federazioni. I suoi match erano quasi sempre caratterizzati da scorrettezze e dalla sicura presenza di copiosi fiumi di sangue.
Abdullah poi non si limitava ad aggredire gli avversari, ma faceva lo stesso con arbitri, manager, cameramen e chiunque gli capitasse a tiro! Per questa ragione è considerato uno dei pionieri del genere hardcore. Ben presto la sua fama travalicò gli Stati Uniti, per diventare una vera leggenda in Giappone, dove comparve in film, fumetti, spot televisivi e addirittura incise una canzone. Inoltre, il suo match del 1978 in WWC a Porto Rico contro Carlos Colón viene ancora oggi ricordato come uno degli incontri più brutali della storia del wrestling.
Mai lottato in WWE
The Butcher rimase sempre un lottatore indipendente che si vendeva al miglior offerente, non restando mai troppo tempo nella stessa federazione, inoltre il suo stile troppo violento gli impedì di approdare in WWE, che lo considerava non adatto ad un pubblico per famiglie. Fece comunque brevi apparizioni anche in NWA, WCW ed ECW, ma, nonostante accumulasse ingenti quantità di denaro, con altrettanta facilità le dilapidava, finendo sovente in stato di totale indigenza.
Nonostante non abbia mai lottato in WWE, la compagnia di Stamford lo introdusse nella sua Hall of Fame nel 2011, l’anno dopo il suo ritiro dal ring, decisione che venne ferocemente criticata da Superstar Billy Graham, che lo definì “un animale assetato di sangue”. Lo stesso anno il wrestler Devon Nicholson lo accusò di averlo volontariamente infettato con l’epatite C durante un loro match, colpendolo con un rasoio con il quale si era prima tagliato. Un tribunale dell’Ontario nel 2014 condannò Abdullah ad un risarcimento di 2.3 milioni di dollari, ma Nicholson non vide mai nemmeno un dollaro.
Abdullah the Butcher attualmente è gravemente malato e nullatenente ed il suo personaggio è uno dei nomi più divisivi all’interno della storia del nostro amato sport spettacolo.
“I have wined and dined with kings and queens and I’ve slept in alleys and dined on pork and beans”.
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