GPOrder #98 – Cogliere i frutti

Vogliamo parlare di imprevisti? Di situazione di emergenza? Di necessità di far fronte ad un evento improvviso? Facciamolo pure, ma sapendo di dire solo parte della verità.

Oggi la WWE si ritrova a pagare il conto di due grossi problemi, uno messo a nudo dall'infortunio di Rollins, l'altro latente e semplicemente aggravato dal suddetto evento: la carenza di qualsivoglia costruzione alle spalle dello stesso Rollins e l'aver clamorosamente sbagliato la scelta dell'uomo cui affidare la valigetta del money in the bank. Il primo errore lo abbiamo riscontrato sia nell'ormai concluso torneo titolato sia a valle degli sviluppi di Raw: pur avendo più di un talento con tanto potenziale da esprimere, nessuno è arrivato sufficientemente pronto da poter essere preso in considerazione per la successione di Rollins. Gente come Ambrose ed Owens potrebbe valere dieci volte il campione attuale, ma nella condizione cui sono arrivati alle Series (zero costruzione, tanti massacri, errori incredibili come la rivalità Owens-Cena che ancora grida vendetta) hanno avuto le loro difficoltà ad imporsi come scelta innovativa, e la compagnia ha dunque preferito non rischiare. Inoltre è emerso il già citato problema latente, ovvero una valigetta da incassare prima o dopo il periodo di Wrestlemania affidata ad un atleta non costruito, dimenticato e probabilmente nemmeno adeguato. Meglio rischiare di dover togliere molto presto il titolo al campione che emergerà vincete a Wrestlemania o togliersi ora questa patata bollente e sperare in qualcosa di buono? Soluzione numero due.. peccato che di buono al momento non è arrivato assolutamente nulla.

La dimensione del problema è però emersa in tutta la sua gravità a Raw, dove si è palesemente dimostrato come non sia solo la sfera titolata a soffrirne, ma anche quel livello leggermente più basso che è in ogni caso la base fondamentale per storyline di successo. Il paragone di questa storyline “il buono contro l'authority” 2.0 con l'analoga versione di due anni fa prima di Wrestlemania 30 è infatti impietoso non soltanto per i protagonisti diretti, ma anche per i comprimari: Sheamus non è al livello di Orton e men che meno di Rollins, e solo una persona al momento, ahimè quella che però decide, può anche solo immaginare che Reigns possa avere lo stesso successo nel ruolo che ha avuto Daniel Bryan, atleta mille volte più carismatico, tremendamente over con il pubblico anche prima, ed in grado di trasformare in oro colato perfino potenziali boiate come un tag team con Kane. Ma è forse tutto? Consideriamo come detto i comprimari… Rusev? Barrett? Sarebbero loro i nuovi Kane e Big Show? Seriamente? Una authority composta da Sheamus, Rusev e Barrett? A poche settimane dal periodo più importante dell'anno, quello che porta a Wrestlemania? Ed il primo a soffrirne sarà proprio Reigns, se continuerà ad essere proposto come underdog, ruolo nel quale ha già di suo zero credibilità, contro un gruppo che non ha alcuna possibilità di spaventare chicchessia.

Questa totale carenza di attenzione verso i cosiddetti comprimari è una delle cause di questa situazione, ma è anche quel problema che sembra davvero non essere stato compreso ancora oggi. Chiaro che non lo puoi risolvere dalla sera alla mattina e che dunque al primo brutto infortunio importante ti ritrovi un'authority come questa, ma cosa si sta facendo per imparare la lezione? Assolutamente nulla! A valle del torneo il messaggi arrivato è chiarissimo: noi continuiamo a credere solo a Reigns, gli altri tornino a non fare nulla. Detto e fatto, Ambrose, caduto come un birillo alle Series (costava tanto dare alla finale qualche minuto in più e farlo uscire da una spear? Magari cassando l'inutile survivor series match?) subito nel dimenticatoio a Raw, Owens idem, Del Rio viene tenuto in caldo in attesa del prevedibile massacro per mano di Cena. Ma di esempi potrei farne a decine.. il massacro di Wyatt, la follia spero rientrata di Stroman, i Dudley spediti nell'anonimato dalla sera alla mattina..

Il risultato finale? Semplicissimo: una situazione complicata oggi, dalla quale la federazione non soltanto non sa come uscire nel breve periodo, ma non ha nemmeno l'attenzione a porre le basi oggi per evitare di ritrovarsi negli stessi guai nel medio periodo. Tradotto in soldoni? Ammesso e assolutamente non concesso che Reigns troverà sempre un pubblico come quello di Nashville, ammesso che la sua credibilità possa aumentare, ammesso che possa finalmente superare lo stress di situazioni spesso imbarazzanti al microfono, ammesso tutto questo, ma cosa potrà mai succedere quando ci si libererà di un campione che la federazione stessa considera di totale transizione ed emergenza prima ancora di averlo coronato? Davvero la gente vuol vedere Reigns vs Cena a Wrestlemania? Davvero Reigns è pronto ad una sfida contro Lesnar lasciandolo face? E' così interessante vedere l'ex membro dello Shield affrontare e naturalmente battere Triple H?

E non sono domande da porsi domani, perché come detto il periodo clou sta per arrivare, e già incombe la prima terribile domanda, frutto anche degli scellerati ricordi di questo 2015: a chi far vincere la Rumble 2016? Ripetere un altro trionfo – si fa terribilmente per dire – di Reigns come l'anno scorso? Cena, la scelta conservativa per eccellenza in un periodo di conservazione che va avanti da anni con drammatiche conseguenze sugli ascolti? O Lesnar, il solo in grado di proporre qualcosa di veramente attrattivo al giorno d'oggi, ma che poi va impiegato col contagocce lasciando gli altri palcoscenici ai comprimari di cui sopra? Perché fino a quando non si imparerà a far tesoro dei propri macroscopici errori altri nomi non ce ne saranno, i più promettenti arriveranno nuovamente non pronti, e la situazione non potrà che peggiorare.

Giovanni Pantalone
Super appassionato di wresting dagli inizi degli anni 90, al punto da vedersi, tra WWE e Impact, una trentina di Pay Per View e show televisivi dal vivo in giro per il mondo. Si occupa da sempre di tutta la parte tecnica del sito, compresa la App e la gestione del Forum, ma non disegna sporadici editoriali e comparsate nei podcast.
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