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NATURAL SELECTION   
by Fabio Cesarano
 


Cari lettori,





Vi do il bentornato a questa nuova edizione di Natural Selection, l’editoriale che analizza l’universo femminile della WWE. Come di consueto non perdiamoci in inutili preamboli ed iniziamo subito ad analizzare la situazione della divisione femminile, vi auguro buona lettura.

Il primo PPV completamente al femminile della federazione di Stamford, Evolution, è ormai passato agli annali della WWE. Abbiamo già analizzato le ragioni che hanno portato la federazione alla creazione di un evento totalmente dedicato alle donne, quindi è tempo di chiedersi se Evolution ha davvero creato un nuovo standard di riferimento per la rivoluzione femminile oppure se ha rappresentato soltanto uno spettacolo fine a se stesso.




A mio parere, Evolution ha rappresentato anzitutto una lunga e meticolosa attività di propaganda. Negli intermezzi fra i vari incontri ci sono state propinate le varie interviste fatte alle lottatrici della compagnia, che, seppure con parole diverse, hanno tutte sottolineato l’importanza della rivoluzione in atto e la soddisfazione che ne deriva dal farne parte. Risulta davvero difficile pensare che le opinioni di tutte le atlete fossero spontanee, dal momento che molte delle lottatrici non coinvolte nelle rivalità principali si sono lamentate solo pochi giorni prima del PPV per essere state inserite in una battle royal indetta senza alcun senso, con il solo scopo di poter includere nell’evento quante più wrestler possibili. Come spesso accade le componenti della divisione in rosa hanno dovuto recitare un copione imposto dalla WWE, che ancora una volta ha voluto ergersi come paladina dell’uguaglianza dei sessi.

Ovviamente sarebbe limitante pensare che l’utilità di Evolution si esaurisca con la sua funzione politica. La WWE ha puntato molto sulla crescita delle atlete, o meglio su parte di esse, e per questo motivo aveva pieno interesse nel proporre uno show che fosse all’altezza della situazione, sperando di riuscire ad intrattenere gli appassionati pur senza poter disporre delle più acclamate superstar maschili. Il risultato, a mio avviso, ha parzialmente arriso alla federazione di Stamford. Evolution, seppure fra alti e bassi, ha rappresentato un buon evento speciale tenuto conto del tempo a disposizione e della struttura proposta nella creazione della card. In particolare valuto che la crescita dell’interesse sia stata direttamente proporzionale alla posizione nella card degli incontri, in pratica gli incontri posti sul finire dello show sono stati decisamente più interessanti rispetto a quelli inziali. La causa di questa progressiva crescita dell’evento risiede non solo nel coinvolgimento delle atlete più preparate nei match conclusivi, ma anche nell’assoluta mancanza di costruzione che ha caratterizzato i match iniziali. Mi pare innegabile che le storyline che hanno coinvolto gli incontri titolati, soprattutto quello di Smackdown, fossero molto più credibili e ben costruite rispetto alla batle royal oppure all’incontro di coppia che ha contrapposto Lita e la Stratus al duo formato da Mickie James e Alicia Fox.

Discorso a parte per quanto riguarda la finale del Mae Young Classic, che non ha destato grande interesse nel pubblico presente all’arena a causa della scarsa conoscenza delle contendenti da parte del pubblico generalista. Ho trovato interessante la collocazione nella card del match titolato di NXT, che ha fatto da spartiacque fra la prima parte dell’evento e gli incontri più importanti del main roster. Il match fra Kairi Sane e Shayna Baszler ha rappresentato un ottimo biglietto da visita verso gli incontri più interessanti. Le due atlete del territorio di sviluppo hanno messo in piedi una contesa solida e godibile grazie a due stili completamente contrapposti, che però si sono ben amalgamati nel corso del match. La sconfitta della principessa pirata ha consegnato al roster giallo una campionessa più adatta e credibile, tuttavia Kairi Sane non esce assolutamente ridimensionata da Evolution visto che la più potente rivale è riuscita ad avere ragione della sua avversaria grazie all’interferenza delle ex fighter Marina Shafir e Jessamyn Duke, che a breve arricchiranno la divisione femminile di NXT. La vittoria sporca della Baszler non solo offre una concreta possibilità di allungare la feud con la piratessa nipponica, ma crea uno sbocco narrativo importante per l’inserimento di due nuove atlete che, secondo i piani della WWE, andranno a ricoprire un ruolo importante nello show del mercoledì.

Invece le feud titolate del main roster hanno rappresentato, seppure per motivi completamente diversi, il vero è proprio significato dell’evoluzione evocata dal titolo dell’evento. Per quanto mi riguarda sarebbe stato più corretto parlare di doppio main event riferendosi agli ultimi due match della card, proprio perché racchiudono l’essenza stessa del PPV. L’incontro fra Becky Lynch e Charlotte Flair ha dimostrato, ancora una volta, che le wrestler sono in grado di mandare in scena una contesa assolutamente credibile sia dal punto di vista del lottato che da quello della pura costruzione, che ha raggiunto il suo massimo livello nel segmento che Becky Lynch ha tenuto al cospetto di Edge, mostrando il lato squisitamente tecnico della rivoluzione. Il risultato è stato un incontro davvero incredibile, che di sicuro verrà ricordato come uno dei capolavori della divisione femminile nonostante la presenza di alcuni errori arbitrali evidenti. Diversamente la rivalità fra Ronda Rousey e Nikki Bella si configura come un vero e proprio passaggio di consegne. Ronda Rousey, infatti, è la portabandiera del nuovo modello femminile che la WWE vuole proporre nei suoi show, una wrestler fisicamente preparata ed estremamente credibile nel ring, anche grazie alla notorietà che deriva dai tanti anni spesi nel judo e nelle arti marziali miste. Nikki Bella, contrariamente, rappresenta quell’immagine di lottatrice dalla quale la federazione sta cercando di prendere le distanze, la diva. Una tipologia di performer che spesso non è in grado di mettere a segno manovre complesse, finendo per fondare il suo personaggio sull’avvenenza fisica. Il segmento al microfono di Ronda Rousey, che accusa la sua avversaria di essere diventata celebre solo grazie ai reality ed alla relazione con John Cena, conferma la nuova direzione che la federazione sta cercando di dare alla propria divisione femminile. Alla resa dei conti Ronda ha sconfitto abbastanza facilmente la sua rivale, come ampiamente pronosticabile, facendo capire che non è più tempo di dive.

Per comprendere se Evolution sia stato solo un caso isolato, oppure rappresenti un vero e proprio punto di svolta per la definitiva consacrazione del roster femminile sarà necessario aspettare i prossimi sviluppi delle storyline. Di sicuro la marcia d’avvicinamento a Survivor Series ha già rappresentato un primo ed importante banco di prova, nonostante la natura dell’evento abbia favorito il sorgere di brevi rivalità interbrand destinate a non proseguire e progettate con il solo scopo di creare un hype momentaneo. La preparazione del match fra Ronda Rousey e Becky Lynch, poi cancellato, non ha potuto godere di una sceneggiatura molto efficace, dal momento che l’appartenenza a due brand diversi non ha permesso alle due di costruire la rivalità insieme. Infatti la costruzione della feud è stata rappresentata in gran parte da monologhi durante i quali ognuna delle due campionesse non ha fatto altro che affermare la propria superiorità nei confronti dell’altra. Questo fino all’ultimo Raw prima del PPV dove Becky ha dapprima attaccato a sorpresa la Rousey, per poi guidare una vera e propria invasione dello show rosso da parte delle sue compagne di roster. Il segmento in questione non si è limitato a concludere la puntata dello show di punta della federazione, che sarebbe stato comunque già un dato molto indicativo, ma ha saputo trascinare gli spettatori presenti che hanno vissuto in maniera davvero partecipativa ciò che stava succedendo sul ring.

Tale decisione da parte del team creativo potrebbe testimoniare la volontà, almeno temporanea, di puntare con decisione sulle vicende della divisione femminile, anche in funzione di una Becky Lynch in stato di grazia e quanto mai rigenerata dal cambio di indole. L’invasione ha fatto in modo che i riflettori non fossero puntati solo sulla lottatrice irlandese e sulla Rousey, ma sull’intero roster delle donne che ha incorniciato le interazioni fra le due campionesse. Purtroppo l’infortunio che ha impedito alla wrestler celtica di prendere parte al match, causato da un colpo troppo potente inflitto alla Lynch da Nia Jax proprio durante il segmento dell’invasione, ha in parte vanificato l’importanza degli eventi. La campionessa di Smackdown è stata sostituita dalla sua ultima rivale Charlotte Flair, che ha quindi affrontato Ronda a Survivor Series. Nonostante il poco tempo a disposizione per preparare il match, le due contendenti hanno offerto un ottimo match durante il quale non si sono assolutamente risparmiate. Basti pensare che per la prima volta, da quando è stata ingaggiata, la Rousey non ha dominato il match dall’inizio alla fine, rischiando più volte di soccombere sotto i colpi della regina di Smackdown. Il finale inoltre apre diverse possibilità per il prosieguo della storyline, che a questo punto potrebbe proseguire anche dopo il PPV. Diversamente il match ad eliminazione ha creato scenari immediatamente futuribili, grazie alle incomprensioni sorte fra componenti delle stesse squadre, che potrebbero porre le fondamenta per le rivalità future. In particolare la mancanza di armonia del team Raw è venuta a galla fin dal kickoff, quando Natalya e Ruby Riott sono state espulse dalla compagine in quanto protagoniste di una rissa nello spogliatoio. Per poi proseguire durante il match quando Nia Jax ha deliberatamente fatto eliminare la sua compagna di squadra Sasha Banks. Parlando della Jax, ho trovato interessante che la WWE abbia utilizzato il suo maldestro intervento nei confronti di Becky Lynch come un punto di forza. Fin da subito Nia si è vantata di aver infortunato la lottatrice più over del momento, e non credo che senza questo episodio la federazione avrebbe deciso di farla risaltare in maniera così evidente durante il match della divisione femminile.

Il concatenarsi degli ultimi eventi ha creato la possibilità di una definitiva affermazione del roster femminile, sta alla federazione decidere di sfruttare l’opportunità che le si prospetta, rafforzando la posizione delle proprie atlete, oppure attendere che il momento si esaurisca rinunciando alla possibilità di far compiere un ulteriore passo in avanti alle proprie lottatrici.




Anche per oggi è tutto, vi ringrazio per l’attenzione e spero di ritrovarvi con la prossima edizione di Natural Selection.




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