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NATURAL SELECTION   

by Fabio Cesarano
 


Bentrovati per un nuovo numero di Natural Selection, l’editoriale che mette in luce gli aspetti della divisione femminile di casa Stamford e non solo.





L’ultimo evento in PPV della WWE, Extreme Rules, era sembrato fin da subito una sorta di elemento passeggero verso il più importante Summerslam. Le aspettative non sono state tradite dal momento che l’evento ha chiuso le due principali storyline che, ormai da qualche tempo, gravitavano attorno ai due titoli femminili della federazione, soprattutto per quanto riguarda la lunghissima rivalità che ha impegnato la campionessa di Raw Becky Lynch e Lacey Evans.

Nello scorso numero avevo già palesato la mia perplessità riguardo l’insistenza da parte della federazione di proporre ancora la Evans come sfidante credibile della campionessa irlandese, dal momento che la lady della WWE era stata battuta dalla sua rivale più volte ed in maniera abbastanza netta. Allo stesso modo non ho trovato molto sensato inserire in questo contesto anche il feud tra Rollins e Corbin, soprattutto alla luce della chiara volontà di fare leva sulla relazione personale che lega l’ex Lass Kicker e l’ormai ex Universal Champion della promotion di Stamford, dal momento che anche la rivalità fra i due wrestler viveva un periodo di stanca derivante dalla lunga riproposizione delle sfide tra l’architetto del ring e l’ex Constable.

Nonostante le premesse non facessero presagire a nulla di vagamente buono, ho trovato godibile il mixed tag team che, lo ricordiamo, vedeva in palio entrambe le cinture del roster rosso. I quattro atleti coinvolti non si sono minimamente risparmiati, enfatizzando il clima della definitiva resa dei conti di questi due lunghi feud incrociati. Ho trovato lodevole anche il non ricorrere eccessivamente all’utilizzo degli oggetti, tranne nella fase dell’incontro dove i due fidanzati hanno lungamente indugiato nella disposizione di alcuni tavoli, in modo da non ridurre il match ad una lunga sequela di colpi sferrati con sedie o mazze da kendo, che avrebbe soltanto affossato il livello del lottato esponendo i due heel alle solite critiche riguardanti le loro effettive capacità sul ring. Un altro motivo di interesse è stato portato dall’interazione fisica fra la Lynch e Baron Corbin che, ancora una volta, ha dimostrato che di tanto in tanto la WWE si concede di far interagire sul ring uomini e donne, nonostante la federazione abbia sempre accuratamente evitato intergender match e semplici scaramucce fra atleti di sesso diverso. Tuttavia erano sempre state le atlete a portare a segno le loro manovre contro i loro colleghi, mentre questa volta è stata la campionessa a subire una delle mosse dell’arsenale di Baron Corbin. La scelta non solo rafforza la posizione dominante di Becky Lynch, che viene ancor di più vista come unica donna in grado di competere con gli atleti del roster, ma segna un momento che nessuno di noi avrebbe immaginato di vedere in uno degli eventi della federazione, a maggior ragione se si considera che Extreme Rules non rappresenta di certo uno degli appuntamenti più importanti del calendario WWE. Purtroppo in casa Stamford non si sfruttano mai fino in fondo le idee positive, ed infatti l’intervento di Corbin contro la campionessa ha avuto solo il merito di provocare l’ira funesta di Rollins che, infuriato per aver visto colpire la propria amata da un uomo, ha chiuso l’incontro immediatamente facendo leva sulla rabbia derivante dal gesto. La banalità del finale ha finito per sminuire anche l’importanza della manovra subita da una wrestler da parte di un collega uomo, ma potrebbe creare un precedente importante nell’economia delle future programmazioni.

Se il tag team misto ha creato dei momenti importanti, lo stesso non si può dire dell’incontro titolato di Smackdown che ha visto Bayley difendere con successo la sua cintura contro la coppia formata da Alexa Bliss e Nikki Cross. Continuo a sostenere che questo feud abbia relegato in secondo piano la campionessa in favore dello sviluppo delle dinamiche della curiosa amicizia fra l’ex campionessa e la folle lottatrice scozzese. In ragione di tutto ciò non avevo grandi aspettative sull’incontro, dal momento che avevo ipotizzato una sorta di mega angle, mascherato da match, che avrebbe spostato gli equilibri della storyline fra le due amiche. La situazione avrebbe potuto generare diversi scenari in vista di Summeslam, ma la vittoria di Bayley non è derivata da un errore di una delle sue avversarie né tantomeno da un’incomprensione tra Alexa e Nikki. Secondo me tale scelta rappresenta un’occasione persa da parte dei creativi della WWE, che avrebbero potuto inasprire i rapporti fra le due sia in caso di sconfitta che di affermazione da parte della coppia. Summerslam sarebbe potuto essere il teatro della resa dei conti fra Nikki ed Alexa, magari per l’esclusivo possesso della cintura da parte di una sola delle due atlete coinvolte, invece l’incontro non ha portato nessun tipo di sviluppo nella storyline, che si è così arricchita di un capitolo completamente inutile e trascurabile sia dal punto di vista del lottato che da quello del più semplice storytelling.

Extreme Rules non aveva la velleità di rappresentare un evento memorabile, ma doveva rappresentare la fine di un ciclo narrativo derivante dall’ingresso di due figure di spicco all’interno della creazione dei principali show della federazione. Non è un mistero che dopo l’evento di Philadelphia Paul Heyman abbia preso il controllo creativo di Raw, e che al più presto Eric Bischoff farà lo stesso per quanto riguarda Smackdown. Extreme Rules doveva fungere da spartiacque fra la vecchia e la nuova gestione, mettendo il punto a tutto ciò che era stato concepito prima dell’arrivo dei nuovi responsabili sia in termini di storyline che di push. Trovo corretto che Heyman e Bischoff abbiano avuto carta bianca fin dall’inizio. Infatti se avessero dovuto sviluppare feud decisi da altri non avrebbero potuto incidere fin da subito sugli show che sono stati chiamati a guidare, rendendo più difficile un reale ed immediato coinvolgimento nelle vicende dei roster di loro competenza.

In questo rinnovato scenario si pongono tutte le scelte che porteranno la federazione ad uno dei più importanti PPV dell’anno, Summerslam. Il clima di rinnovamento ha imposto anzitutto che le due campionesse potessero trovare due nuove sfidanti con le quali condividere il ring dopo i lunghi feud che li hanno viste uscire vincitrici. In quel di Raw abbiamo avuto un Fatal Four Way che ha coinvolto Natalya, Naomi, Alexa Bliss e Carmella con lo scopo di nominare la first contender alla corona dell’irlandese in occasione dell’evento estivo. La vittoria ha arriso a Natalya, e personalmente credo che la canadese non rappresenti assolutamente una scelta saggia in relazione alla portata dell’appuntamento. In tutta onestà non sono mai stato un grande fan di Natalya, pur riconoscendone la professionalità derivante da una lunga militanza in casa Stamford. Negli ultimi mesi la rappresentante della dinastia Hart non ha certamente vissuto una delle parti più entusiasmanti della propria carriera, e quindi, a prescindere dal parere personale sull’atleta, non credo che Natalya abbia attualmente lo status necessario ad affrontare una campionessa del calibro della Lynch. Il profilo sarebbe stato perfetto se si fosse trattato della classica sfidante di transizione in attesa di appuntamenti mediaticamente più significativi, ma proporre Natalya come sfidante per Summerslam non credo che genererà molto hype fra gli appassionati. Credo che la canadese sia stata scelta in virtù dell’accantonamento del suo heel turn, dovuto alla morte del padre Jim Neidhart, che potrebbe aver interrotto un push derivante appunto dal cambiamento del suo allineamento, tuttavia non ritengo comunque adatta Natalya a sfidare la Lynch in questo scenario. Avrei fatto emergere Alexa Bliss come vincitrice della sfida a quattro, dal momento che si tratta di una wrestler maggiormente sulla cresta dell’onda e certamente più carismatica della bionda canadese. Probabilmente la WWE ha deciso di escludere a priori dal giro titolato Alexa per evitare che potesse ambire nuovamente ad un titolo massimo dopo aver perso il feud con Bayley. Sono certo che la scelta della wrestler dell’Ohio avrebbe anzitutto opposto ad una lottatrice carismatica come Becky una donna dalla personalità fortemente delineata come la Bliss, oltre a dare la possibilità al nuovo corso creativo di sviluppare la storia fra la performer di Columbus e la Cross. Volendo escludere Alexa, acquista maggiormente senso la scelta di Natalya dal momento che Naomi e Carmella avrebbero rappresentato delle scelte probabilmente meno indicate della stessa canadese. La signora Uso vive un momento di carriera non dissimile da quello della collega prescelta, ma trovo che si presti meno ad un feud contro un’atleta con le caratteristiche di Becky. Ancora meno indicata Carmella che in questo momento è impegnata a fare da spalla ad R-Truth nella gestione del titolo 24/7 piuttosto che ad avere un ruolo maggiormente incentrato sul lottato. Se non altro tale costruzione ci sta restituendo una Lynch maggiormente aggressiva rispetto agli ultimi tempi. Credo che non sia un mistero che dopo Wrestlemania il personaggio dell’irlandese si fosse un po’ appiattito ed avesse preso la classica piega dei face della WWE, mentre nelle ultime puntate di Raw la campionessa, pur rimanendo dalla parte dei face, abbia ritrovato il suo comportamento sopra le righe che tanto aveva contribuito ad innalzare il suo status durante la marcia di avvicinamento al PPV più importante dell’anno.

Diversa la situazione per quanto riguarda Smackdown, dove Bayley dovrà difendere la propria cintura dall’assalto di una ritrovata Ember Moon. Anche in questo caso la sfidante non viene certo da un momento particolarmente positivo, ma nelle ultime settimane il team creativo aveva già tracciato una strada di riscossa per l’ex campionessa di NXT. Non dobbiamo dimenticare il mini feud vinto contro Mandy Rose e Sonya Deville, e soprattutto la ferocia con la quale la Moon si è sbarazzata delle due heel. Ember, al contrario di Natalya, meritava da tempo di essere rilanciata nei piani alti della federazione, e probabilmente i writers stavano solo aspettando l’occasione giusta per creare più interesse attorno alla lottatrice di colore. Se la scelta della sfidante mi trova d’accordo, le modalità che l’hanno portata a tale ruolo mi lasciano invece molto perplesso. Praticamente la Moon non si è guadagnata la propria possibilità in alcun modo, infatti è stata personalmente scelta dalla campionessa Bayley dopo che quest’ultima aveva fatto coppia con lei in un incontro che le ha opposte alle già citate Mandy e Sonya. La natura di Summerslam non dovrebbe permettere che qualcuno possa ambire ad una cintura senza aver fatto nulla per meritarlo, Ember avrebbe dovuto vincere almeno un match di qualificazione oppure la sua nomina sarebbe dovuta essere supportata da motivazioni logiche. In questo modo lo spettatore potrebbe non cogliere la crescita di un’atleta come Ember Moon, che già da tempo meritava di elevare il proprio status attraverso un percorso di vittorie o, in alternativa, venendo coinvolta in scelte di booking coerenti alla volontà di pusharla. Fortunatamente il feud tra le due non sta ripercorrendo la solita costruzione riservata alle rivalità fra due face, infatti la campionessa e la sfidante sono venute più di una volta alle mani, sfatando la logica che le faide tra wrestler face debbano sempre essere condotte nel reciproco rispetto.

Interessante è anche la posizione di Charlotte Flair che, dopo aver perso un match proprio con la Moon, ha dichiarato che un’atleta della sua importanza non potesse di certo non avere un incontro in un evento di rilievo come Summerslam. In un primo momento si era ipotizzato che la Flair potesse essere inserita nelle beghe fra la campionessa e la sua sfidante, ma nell’ultima puntata di Smackdown la regina del ring ha interrotto Trish Stratus, ospite del talk show di Jerry Lawler, sfidandola apertamente per un match in quel di Summerslam. Personalmente sono totalmente contrario a questa sfida, dal momento che non vedo come possa elevare le atlete coinvolte. Non solo mi oppongo alla scelta di ricorrere ad una wrestler del passato, ma credo che anche la costruzione del feud, ammesso che si possa considerare tale, non abbia un minimo di costruzione logica. In pratica Charlotte interrompe dal nulla Trish, intenta a tenere il solito discorso clichè da leggenda, senza che ci sia il minimo pretesto a rendere logica tale irruzione. Charlotte sfida Trish, ancora una volta senza la minima motivazione, e la canadese accetta incalzata dall’atteggiamento della figlia del Nature Boy. Non credo che un evento importante come Summerslam debba essere teatro di un incrocio che non si fondi su una solida struttura narrativa. Un’eventuale vittoria della Flair non innalzerebbe più di tanto lo status di quest’ultima dal momento che avrebbe sconfitto una wrestler ormai ritirata da anni, mentre un’affermazione di Trish metterebbe ancora più in ombra una Charlotte in evidente fase di depush. Credo che la federazione dovrebbe evitare di inserire ciclicamente delle leggende nella propria programmazione, con lo scopo di guadagnare effimeri e brevi consensi, e puntare sul proprio roster. Avrei preferito che la regina di Smackdown, frustrata dal suo mancato utilizzo, intervenisse nella contesa titolata magari costando l’alloro a Bayley, oppure che si fosse seguita la strada della crisi esistenziale di Liv Morgan, umiliata da Charlotte per il suo look troppo finto, magari per testare l’ex membro della Riott Squad su un palcoscenico più importante. Nel primo caso avremmo potuto assistere ad un feud fra la Flair ed Ember, mentre nel secondo la federazione avrebbe potuto caratterizzare maggiormente un personaggio finora scarsamente delineato come la Morgan, che fino a qualche tempo fa sembrava in odore di un non meglio specificato push. Purtroppo la federazione ha dimostrato, ancora una volta, di essere poco lungimirante, e di preferire un minimo vantaggio immediato rispetto ad un investimento che avrebbe potuto dare i suoi frutti più a lungo termine.

Detto questo mi vorrei soffermare sulla situazione delle cinture di coppia di categoria. Tempo addietro mi ero mostrato molto perplesso riguardo l’introduzione di questo riconoscimento, dal momento che non ritenevo che la federazione potesse contare su un numero di lottatrici tale da giustificare una divisione di coppia. Le Iiconics, attuali campionesse, non sono quasi mai chiamate a difendere i propri titoli, sebbene qualcosa pare stia per cambiare alla luce dei recenti avvenimenti. Anzitutto le due australiane stanno vivendo una situazione di tensione con le Kabuki Warriors, che ha visto le campionesse farsi contare intenzionalmente fuori in occasione di un match titolato contro le due giapponesi, mentre le ultime puntate di Smackdown stanno mettendo in evidenza anche la possibilità che il duo Rose-Deville possa essere inserito nel novero delle contendenti. Qualunque sia la decisione che la federazione intenderà prendere, spero che questi riconoscimenti vengano difesi più spesso. Anche perché la creazione, seppure molto incerta e frammentata, di una divisione tag non ha alcun senso se queste coppie non vengono mai coinvolte in alcun tipo di match. Si pensi allo scempio che si sta facendo di due top player come Asuka e Kairi Sane, che invece di fare le fortune della divisione come contendenti singole sono costrette ad essere un tag team in una divisione praticamente inesistente. Abbiamo parlato della difficoltà di trovare delle sfidanti convincenti per le due attuali campionesse, soprattutto per Becky, quando sia Asuka che la principessa pirata potrebbero essere tranquillamente inserite nelle vicende dei titoli singoli, creando sicuramente un interesse maggiore rispetto alle avversarie scelte. Certamente la Royce e la Kay rappresentano la classica coppia heel che intende difendere i propri titoli in meno circostanze possibili, ma se si vuole elevare la divisione, e giustificare l’inserimento in essa di valide wrestler strappate alle competizioni singole, si dovranno organizzare delle difese sistematiche che consacrino l’importanza delle cinture. Solo in questo modo le cinture di coppia potranno avere un ruolo centrale nell’economia degli show e della stessa divisione, altrimenti tali allori saranno visti solo come un maldestro tentativo di porre i riflettori sul wrestling femminile senza essere realmente convinti dell’investimento di tempo televisivo dedicato al lato femminile della disciplina.

Se la WWE continua a proporre diverso materiale, più o meno interessante, sul versante femminile, lo stesso non si può della AEW che anche in occasione di Fight For The Fallen non è riuscita a portare sul ring uno spettacolo interessante in ambito femminile. Nel kick-off abbiamo assistito ad un match di coppia fra Bea Priestley, al debutto nella promotion di Jacksonville, e Shoko Nakajima e la combo formata da Britt Baker e Riho, mentre la main card ha ospitato il match fra Brandi Rhodes ed Allie. Il match di coppia ha, ancora una volta, voluto mischiare lo stile di lotta classico a quello asiatico, purtroppo il risultato non si è troppo discostato dagli altri esperimenti effettuati in questo senso. Il match è stato appena sufficiente, grazie soprattutto alla Priestley ed alla Baker, ed in generale non ha mai creato un momento di vero coinvolgimento nel pubblico, che forse è confuso dalla contemporanea presenza sul ring di atlete completamente diverse fra loro. Sicuramente sono da salvare l’impegno della Baker e l’attitude della Priestley, che probabilmente avrebbero tirato su un buon match singolo se non avessero dovuto far squadra con le atlete nipponiche. Non sono convinto che la nuova promotion intenda puntare sulle varie atlete asiatiche che si sono avvicendate nei vari eventi della AEW, dal momento che nessuna di queste, ad eccezione della Shida, fa ufficialmente parte del roster. Più probabile che siano state ingaggiate a gettone allo scopo di far saggiare al pubblico un qualcosa di diverso e valutarne la reazione. Ad essere onesto non mi sembra che finora queste ultime abbiano messo in evidenza doti particolari sia dal punto di vista del lottato che da quello del puro intrattenimento. In particolare trovo molto anonima Riho, che ha partecipato a tutti gli eventi finora prodotti, mentre valuto più interessante Yuka Sakazaki, che almeno si è distinta dal punto di vista della gimmick.

Anche l’incontro fra Allie e Brandi Rhodes non ha destato particolare interesse, andandosi a configurare più come un angle che come un match vero e proprio. Sicuramente la scelta di Brandi di farsi spalleggiare da Awesome Kong tornerà utile quando verrà trasmesso lo show settimanale, in previsione di un possibile feud con Allie, per ribadire la natura da heel delle due lottatrici ed andare a creare i presupposti per una divisione femminile dai ruoli maggiormente distinti, ma in tutta onestà non sono convinto che una rivalità fra Brandi ed Allie possa rappresentare il primo feud di spicco della divisione. Se l’incontro avrebbe potuto gettare le fondamenta per una faida a lungo termine fra le wrestler appena nominate, l’intervento di Aja Kong, a favore di Allie, credo sia il viatico per un match contro l’altra Kong da disputarsi in occasione di All Out. Personalmente non sarei molto interessato a vedere un incontro fra Awesome ed Aja, nemmeno se questo dovesse coinvolgere in qualche modo Allie e la Rhodes, e credo che la federazione dovrebbe organizzare qualcosa di più memorabile in occasione di un evento importante come All Out, per far capire una volta e per tutte che in quel di Jacksonville le wrestler saranno chiamate ad avere un ruolo importante nell’economia degli show.

Anche per oggi è tutto, vi aspetto fra quattro settimane con un nuovo appuntamento con Natural Selection. Ovviamente sulle colonne di tuttowrestling.




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