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HOT ROD! - LA MORTE TI FA POP!  
by Roberto Vacca
 


A Owen Hart





Bentornati ad Hot Rod!, la rubrica che ogni mese vi svela il lato pi pop del wrestling! E, questo mese, un po amaramente tocca parlare di un argomento che rende davvero popolare il wrestling: vale a dire le numerose tragedie che lo hanno funestato.
Soprattutto nel nostro paese i media si sono interessati al nostro meraviglioso passatempo solamente quando, purtroppo abbastanza spesso, il wrestling si ritrovato suo malgrado a riempire le colonne della cronaca nera. Me ne sono reso conto per lennesima volta la scorsa settimana: la tragica fine di Ashley Massaro ce la siamo trovata su tutti i principali giornali di informazione nostrani, ancora prima che si parlasse di suicidio. Ma, si sa, la morte di una bella ragazza di 39 anni attira pi lattenzione del lettore medio dellintroduzione nella WWE Hall of Fame di Bruno Sammartino. E stiamo parlando di una lottatrice della quale io, che seguo il wrestling in maniera quasi maniacale dal 1986, avevo perso memoria fino alla notizia della sua morte.
Non mi mai piaciuto fare del vittimismo: il mondo va cos purtroppo e non saranno certo queste mie parole a far s che i media trattino il wrestling in maniera differente da uno spettacolo per bambini nel migliore dei casi e da un qualcosa di perverso dominato dalla droga nel peggiore. Del resto innegabile che il lato oscuro del nostro sport spettacolo sia sempre stato parecchio accentuato e che gli eventi pi luttuosi abbiano anche contribuito a creare una sorta di letteratura parecchio interessante. E infatti un dato di fatto che lunico film bello fatto sul nostro mondo sia The Wrestler, che mostra la decadenza fisica e morale di un lottatore, e non tutti gli altri che si concentrano in maniera buffonesca sugli aspetti pi colorati e divertenti.



Come avrete letto questo editoriale dedicato a Owen Hart, che esattamente venti anni fa perdeva la vita durante il ppv Over the Edge dellallora WWF, quando, impersonando The Blue Blazer, la corda che doveva farlo atterrare sul ring si ruppe, facendolo precipitare a terra da unaltezza di 24 metri. Lo show, in maniera poco comprensibile, continu, quasi a dimostrare che non esista una tragedia abbastanza grande da fermare il business. E anche questa una cosa che, purtroppo, abbiamo imparato ad accettare nel tempo.
Negli anni recenti poi sono state due le tragedie che hanno portato il wrestling ad occupare i titoloni dei nostri giornali: le morti di Eddie Guerrero e di Chris Benoit. Negli anni duemila infatti la WWE era ritornata prepotentemente di moda grazie al fatto che Italia 1 trasmettesse in chiaro (stendiamo un velo pietoso su come venissero commentate) le puntate di SmackDown!, che vedevano tra i maggiori protagonisti proprio il messicano ed il canadese. Latino Heat, in particolare, veniva presentato da noi come un vero e proprio eroe dei bambini e di conseguenza la sua morte, avvenuta nel 2005, divenne una tragedia mainstream da gettare in pasto al popolo affamato di scandali. Ancora pi strumentalizzata fu la morte di Benoit due anni dopo: come sappiamo tutti e come gi parlato in un mio precedente editoriale, Benoit uccise moglie e figlio prima di togliersi egli stesso la vita. Giornali e tv italiani ovviamente diedero la colpa al wrestling e Italia 1 si sent messa alle strette, colpevole di traviare i nostri bambini con spettacoli diseducativi, quando non criminali. Sospese perci la messa in onda di SmackDown!, un po come se larresto di OJ Simpson avesse portato a cancellare il football americano dai palinsesti. In Italia del resto troppo spesso si confondono e si fanno sovrapporre responsabilit individuale e responsabilit collettiva, quindi il wrestling fu vittima di questo abituale malcostume.
Pi recentemente il wrestling tornato in cronaca nera per due incidenti mortali occorsi sul ring: nel 2015 in Messico Perro Aguayo trov la morte sul ring durante un incontro con Rey Mysterio e fu proprio la presenza del maestro della 619 a scatenare i nostri giornalisti! Dai numerosi articoli sembrava quasi trasparire che la colpa del decesso fosse proprio dellatleta di San Diego, cosa ovviamente assolutamente non vera, ma tanto bastava a far aumentare i click sul web. Poche settimane fa un malore fatale ha colpito sul ring Silver King, durante un evento in Inghilterra. Il pubblico generalista nostrano ovviamente non aveva mai sentito parlare di lui, ma per fortuna dei media nostrani sul web girava un video dellevento, quindi la notizia divenne appetibile. Tra laltro gli organizzatori, al contrario di Vince McMahon venti anni prima, hanno immediatamente concluso la serata, segno che la classe e la decenza non si comprano coi soldi. Ma questa unaltra storia.
Quello che certo che, purtroppo, queste tragedie continueranno ad accadere perch fanno parte della vita, semplicemente ci sembrano pi frequenti perch questa la percezione che vogliono dare al pubblico i giornalisti. Ma, come dicevo prima, nessun piagnisteo: sta a noi continuare a celebrare le gesta dei nostri lottatori preferiti, per poi avere tutto il diritto di ricordarli con commozione e rispetto anche una volta che non ci saranno pi.
Appuntamento al mese prossimo!
I have wined and dined with kings and queens and Ive slept in alleys and dined on pork and beans.




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