TW X-CLUSIVE - Royal Rumble
Dream
by
Giovanni "GP"
Pantalone
E
finalmente è stato il mio turno.. dopo aver letto con inimmaginabile invidia i
racconti di chi questa avventura aveva potuto viverla in prima persona, ho
potuto cogliere anch’io l’opportunità di esaudire uno dei più grandi desideri
che un appassionato di questa disciplina possa avere, ovvero assistere live ad
un evento importante come la Royal Rumble. L’occasione era troppo ghiotta: New
York (ovvero una città che adoro), l’arena più famosa del mondo, il mio pay per
view preferito, ferie disponibili, costo abbordabilissimo… circostanze troppo
favorevoli, insomma, affinché un sogno non potesse tramutarsi in realtà.
E dunque a valle di una esperienza che non esito a definire indimenticabile,
cercherò di trasmettermi per quanto possibile le mie emozioni e tutto quanto si
può raccontare di questo fantastico viaggio; l’impresa è ardua e le parole a
volte non sufficienti, ma spero davvero di riuscire a di coinvolgervi quanto più
è possibile, così da cogliere anche tutto quello che in televisione non si è
potuto apprezzare.
Every dream has a beginning…
E’ un insolito vento gelido che spazza l’aeroporto di Napoli a scandire la
partenza, fissata quattro giorni prima del grande evento. Il collegamento
diretto con New York è disponibile solo in primavera ed estate, dunque il
programma di volo prevede un trasferimento verso Monaco di Baviera, dove con una
coincidenza di un’ora sarebbe partito il volo per New York.
Il piccolo aereo (non più di un centinaio di posti) che collega Napoli a Monaco
patisce in modo evidente la giornata ventosa, e prima di arrivare all’altezza
della quota di crociera fatica non poco, regalando un quarto d’ora di volo
infernale degno delle più ripide montagne russe. Poco male, certo non ho paura
di volare (e sarebbe paradossale dato il lavoro che faccio), ma più di qualche
passeggero si tiene timoroso ai braccioli della sua poltrona.
Consentitemi la prima di una lunga serie di divagazioni: in Italia c’è una
polemica feroce sulla vendita di Alitalia e conseguente riorganizzazione del
sistema aeroportuale italiano, con il ridimensionamento di Malpensa e
l’insostenibilità di due hub nazionali… ebbene Monaco di Baviera, che non è
l’aeroporto chiave della Germania, situato invece a Francoforte, è uno scalo
gigante, con un numero di aerei che nulla ha da invidiare a Fiumicino, a fronte
di una città che non credo abbia una importanza maggiore delle nostre. A mio
parere, dunque, è la salute di una compagnia aerea a determinarne la capacità di
sostenere due maxi-aeroporti.. non certo il governo o l’amministrazione di
turno… certo se poi il 90% dei tuoi dipendenti li piazzi in una sede e copri le
altre a suon di ricche trasferte…
Tornando al viaggio, ero francamente preoccupato per questi tempi così
ristretti, e principalmente temevo che ben difficilmente avrebbero fatto in
tempo a trasferire la valigia da un aereo all’altro una volta arrivati in
Germania, invece la Lufthansa mi smentisce in pieno: puntualità svizzera a
Napoli, puntualità svizzera a Monaco, e bagaglio che giunge regolarmente ai
nastri dell’immenso aeroporto JFK della grande mela. Anche il secondo volo parte
in condizioni climatiche difficili, ma stavolta per un bestione come l’Airbus
A340 il vento è solo un po’ di solletico, dunque non c’è nemmeno la possibilità
di accorgersene più di tanto. Certo ormai la classe economy degli aerei ha degli
spazi veramente stretti quanto la cuccia di un cane, il che se non è un problema
per me che sono mingherlino lo sarebbe per chi è più grosso (tipo qualche
staffer piemontese.. ogni riferimento a fatti o persone è puramente casuale) ,
ma sfortunatamente ormai non credo potrò crescere più di tanto, quindi meglio
godersi uno dei pochi lati positivi di ciò e mettersi comodi in poltrona per le
nove e passa ore di viaggio.
All’arrivo, come la nuova e assai discussa normativa americana vuole, devo
lasciare le impronte digitali dei due indici ed una foto all’immigration, prima
di poter finalmente lasciare l’aeroporto verso l’hotel. Lascio a voi ogni
considerazione su quanto sia giusto o meno, fortunatamente la procedura è breve
e dopo pochi minuti la prassi è sbrigata.
La sistemazione alberghiera è davvero di tutto rispetto, trovandosi sulla stessa
strada del Madison Square Garden ad appena due avenue di distanza (in pratica
meno di cinque minuti a piedi), sulla famosa 5th avenue ed accanto all’Empire
State Building. Come dire il perfetto punto di partenza sia per il turista sia
per assistere al pay per view. Il tutto senza nessun problema di connettività,
visto che, tanto per cambiare, la grande mela in termini di wifi è anni luce
avanti a noi, con accessi gratuiti praticamente in tutta Manhattan. Dovunque
siate, a pedi in auto, una scansione dal vostro pc o telefono troverà almeno una
dozzina di reti, ed almeno un paio disponibili e gratuite… e dunque l’accoppiata
wifi + voip mi permetterà di aggirare le folli tariffe delle telefonate verso
l’Italia, tra l’altro consentendomi anche di intervenire al radioshow di Erik,
come vi racconterò più avanti…
New York
Che
dire.. è la terza volta che visito questa città, e nulla può ormai togliermi la
convinzione che si tratti di un posto unico al mondo. La bellezza è un concetto
soggettivo, e dunque se per me la skyline di Manhattan è un luogo meraviglioso
da vedere, magari per qualcun altro sarà opprimente e orribile, ma ciò non
toglie che ben difficilmente esiste luogo al mondo che possa riprodurre
l’atmosfera newyorkese, condita come sempre dall’inconfondibile aroma di cibo,
frutto del fatto che ogni dieci negozi almeno otto-nove vendono qualcosa da
mangiare, spesso cucina italiana, o meglio spacciata per tale. Non starò ad
annoiarvi parlandovi dei posti che ho visitato o rivisitato, visto che sarebbe
troppo lungo e di nessun interesse, dunque mi limito a confermare il mio spot in
favore della grande mela, ovvero visitatela e dubito che ve ne pentirete, ed a
due semplici e brevi considerazioni.
1) Al posto del WWF New York, o come si chiamava, del Times Square c’è ora un
hard rock cafe, che ne ha completamente ereditato la struttura, ovvero un store
con il merchandise al piano di sopra ed un ristorante al piano di sotto. Per
carità il posto è carino, ma sapere che proprio lì al centro di uno dei posti
più noti al mondo c’era un bel pezzo di wrestling mette un po’ di tristezza..
Certo la concorrenza attorno è spietata ad agguerritissima, sia per i gadget che
per la ristorazione, ma spero tanto che il buon Vince McMahon possa riprovare, e
con esiti migliori, questa avventura.
2) Non voglio certo usare toni drammatici o catastrofici, ma mi è davvero
apparso evidente come il
mercato
conquistato dalla UFC e più in generale dal mondo dei combattimenti “seri” sia
ormai fuori, spero non definitivamente, dalla portata di quello del wrestling. E
la dimostrazione è tutta nella foto che vedete, ovvero un gigantesco cartellone
pubblicitario in piena Times Square che pubblicizza l’imminente debutto di Brock
Lesnar nella UFC, mentre di manifesti per la Royal Rumble non ne ho trovato uno
che sia uno da nessuna parte. Sarà forse perché l’evento era già sold-out o
perché la Rumble in pay per view si vende bene già da sola e non ha bisogno di
una campagna pubblicitaria, ma l’ultima volta che sono stato a New York, ovvero
tre mesi prima di Wrestlemania XX, altro evento che certo di pubblicità aveva
bisogno solo relativamente, la situazione mi sembrava molto, molto diversa,
visto che per lo showcase of the immortals di manifesti ne vedevo eccome.
Fortunatamente non tutto merita uno scenario così pessimistico; al Toy’r us di
Time Square, ad esempio, c’è un intero stand dedicato ai prodotti WWE.
Trattandosi di un negozio di giocattoli sono ovviamente le action figure a
spopolare, ma non mancano i relativi accessori (ring, replica delle cinture,
ecc.) e qualche altro prodotto. Ideale per chi è alla ricerca di merchandise da
portare a casa..
Italy? Wow… Santino Marella!
Nei giorni immediatamente precedenti al pay per view, la WWE ha spedito un po’
in giro alcuni dei suoi atleti per svariate sessioni di autografi, sia in alcuni
grandi negozi della città, sia al Wrestlemania Fan Access Tour, di cui vi
parlerò più avanti. Cosa c’entra tutto questo con il titolo? Semplice… la
sventura per noi italiani chiamata Santino Marella; tutti i wrestler che ho
incontrato, non appena sentita la mia provenienza, hanno immediatamente
accennato a Santino Marella, che ricordiamo oltre a essere ridicolo, è italiano
quando lo è un interista con i passaporti fatti a casa Moratti (e scusate l’off-topic
ma quando ci vuole ci vuole!). Comprenderete, dunque, che essere paragonato a
lui non dico che equivale a sentirsi dire pizza, mandolino e spaghetti, ma
quasi. Del resto la tarantella a Raw ce la ricordiamo ancora… così siamo visti,
inutile negarlo. Uniche eccezioni, e aggiungo per fortuna, sono stati Ric Flair
ed MVP, a questo punto non a caso un gradino superiori a tutti gli altri.
Il primo che sono riuscito ad incontrare è stato Tommy Dreamer, ospite di un
negozio Games Stop sulla sesta avenue. La folla per lui non era così numerosa
(non più di duecento persone), ma molto calorosa con il beniamino di casa. Lo
stesso Tommy si è dimostrato disponibilissimo con tutti, rimanendo ben più del
previsto nel negozio e non negando una foto o un autografo a nessuno dei fan
accorsi per lui. Mi ha colpito molto come, a differenza di tutti gli altri
appuntamenti, qui di bambini non se ne vedevano; tutti ben oltre i 20-25 anni,
smart al 100% ed appassionati della ECW, ovviamente quella vera che non esiste
più, non la porcheria attuale. Proprio quando gli è stato chiesto il perché di
questo scempio del nome ECW Dreamer si è dimostrato obiettivamente imbarazzato,
e prima della necessaria risposta diplomatica ha un po’ tradito il suo modo di
pensarla, che sono pronto a scommetterci non è assolutamente diverso dal nostro.
Il giorno dopo è stata la volta di MVP, ospite al Best Buy della quinta avenue.
Per lui la folla era decisamente più numerosa, con una coda all’esterno del
negozio di buoni trenta minuti. Chi voleva evitare di esporsi al gelo
dell’inverno newyorkese (con temperature ben al di sotto dello zero) poteva
risparmiarsi la coda acquistando uno dei cofanetti dei dvd dedicati dalla Royal
Rumble, al tutto sommato modico prezzo di 50 dollari l’uno, guadagnando anche il
diritto ad una foto oltre al semplice autografo. Peccato che i 4 cofanetti sono
già ben piazzati nella mia videoteca, dunque via con la coda, rivelatasi poi
fondamentale, visto che durante la stessa passa un ragazzo a distribuire i
volantini che mi portano a conoscenza del fan access tour, di cui altrimenti non
avrei saputo nulla.
   
Arrivato finalmente il mio turno di entrare nel negozio, scopro che in realtà la
fila prosegue all’interno per altri buoni dieci minuti, con mia profonda gioia e
soddisfazione, esternata a suon di bestemmie verso tutto e tutti, visto che ero
già in ritardo per la gara di NBA dei New York Knicks, da vedere sempre al
Garden. Smaltita però anche la seconda parte di fila è finalmente il momento di
incontrare il campione degli stati uniti, elegantissimo (o meglio, per quanto
può esserlo un americano, con gioielli visibilissima e cravattine colorato assai
discutibilmente) e abbastanza disponibile. Classica domanda di rito, ovvero da
dove vengo, ed ovviamente gli rispondo di essere giunto dall’Italia
appositamente per la Rumble; il buon Porter sorride meravigliato, dopodiché mi
chiede da quale parte dell’Italia, ed ovviamente gli rispondo Napoli. Subito
dopo faccio per spiegargli che si trova poco più a sud di Roma, ma è lui stesso
a fermarmi dicendomi leggermente più stizzito “I know where Naples is, I was in
Capri too!”…wow.. non me lo aspettavo! Dopodiché mi racconta che un po’ tutti lì
hanno origini italiane, indicandomi uno del suo entourage come proveniente dalla
Sicilia. Il mio breve momento con lui ovviamente finisce già, visto che certo
non ero l’ultimo in coda e c’era dietro chi aspettava, però posso dirvi che
seppur in pochi secondi, ho avuto abbastanza chiara l’idea di come MVP abbia le
carte in regola per essere uno dei migliori investimenti possibili per il
futuro. Il suo atteggiamento verso i fan era, come dire, più “high level” degli
altri, degno proprio della superstar importante.
Il ritorno dello Jedi contro il lato oscuro degli ottenni
E
veniamo dunque al Wrestlemania Fan Access, ovvero il tour promozionale della WWE
dedicato allo Showcase of the Immortals, che proprio nel weekend della Rumble ha
fatto tappa a NYC, e precisamente al Molo 17, una sorta di ex molo trasformato
in centro commerciale nella parte sud di Manhattan. Come detto ne sono venuto a
conoscenza grazie ad un volantino, che indicava anche i wrestler che avrebbero
partecipato all’evento: Matt Striker il venerdì (troppo tardi, era già sabato),
gli Highlanders (chi? Ah si.. quelli che vincono quanto la Eldo di inizio
stagione..) sabato, e Ric Flair domenica… wooooooooooooooo, come dire domenica
c’è un impegno già preso! Per essere sicuro di non perdermi decido di andarci
anche sabato, ed al mio arrivo, circa un quarto d’ora prima dell’orario di
apertura, c’è una fila di una cinquantina di persone circa. In pratica i primi
duecento ad arrivare hanno diritto ad un braccialetto di carta, che serve per
l’autografo e la foto con l’ospite, in questo caso gli Highlanders; ovviamente
il giorno dopo sarebbe stato la stessa cosa per The Nature Boy.
I l
clou dell’Access Tour è un palcoscenico a forma di ring, dove una specie di
presentatore conduce giochi con i partecipanti (qualche imitazione, quiz, ecc.)
insieme ad un gradito ospite, ovvero Hillbilly Jim; inutile dire che è un’altra
foto ed un altro autografo da fare assolutamente.. il suo match con i midgets
contro King Kong Bundy a Wrestlemania 3 è stato uno dei miei primissimi!
Anche le altre attrazioni erano comunque decisamente appetibili: uno stand dove
era possibile farsi tatuare (bleah) il logo del proprio wrestler preferito, un
altro dedicato al videogioco Raw vs Smackdown, con tutta una serie di console
varie con cui giocarci (gran bel gioco.. ma immagino lo sappiate già tutti), una
replica delle corde del ring di Raw dove farsi fotografare con la cintura di
campione WWE (pesantissima!), per poi scaricare gratuitamente la foto sul sito
dedicato a wrestlemania (ovviamente l’ho fatto..troppo divertente!), e per
finire una replica dello stage dove poter imitare l’entrata del proprio campione
preferito con la sua musica di ingresso, con tanto di dvd gratuito da ritirare
subito dopo. Divertentissimo anche questo, specie perché tutti quelli che erano
in fila aspettando il loro turno facevano da “pubblico” sullo stage, così da
permettere all’invasato di turno (ovviamente me compreso!) di dare anche il
“cinque” ai tifosi durante l’entrata. C’è chi invece preferiva entrare “da
cattivo”, e avrei voluto farlo anch’io, ma onestamente le theme disponibili
(Cena, Batista, Mysterio, Jeff Hardy, Undertaker Dreamer più una serie di Divas)
non erano troppo adatte, dunque ho ripiegato sull’imitare l’entrata di Taker.
Fortunatamente il DVD è in mio possesso e non lo vedrà mai nessuno, altrimenti
vincerei il premio della Kliq per cinque anni consecutivi!
Last but not the least, il trivia, ovvero l’angolo dedicato al quiz, con il
classico bancone da telequiz con tre pulsanti per altrettanti concorrenti. E
proprio su questo terreno di battaglia che il giorno dopo si consumerà la
personale guerra fra GP, l’italia ed il mondo smart contro gli odiosi ottenni…
perché purtroppo il pubblico del fanfest era adeguatamente diviso fra
appassionati medio-anziani come me e simpatici piccoli ottenni, che purtroppo
esattamente come in italia si dividevano equamente fra fan di Rey Mysterio e
sostenitori di John Cena, senza però trascurare almeno una simpatica variazione
nel tema costituita dai tanti piccoli fan di Jeff Hardy.
 In
ogni caso riesco a rientrare tranquillamente nei primi duecento, e dunque
ottengo la mia foto ed autografo con gli Highlanders, che ovviamente mi
associano subito a Santino Marella.. ed io, da permaloso isterico quale sono e
so di essere, ricambio dicendo loro in rigoroso italiano “grazie tante perdenti,
vincerei più io salendo su di un ring!”. I due non capiscono ovviamente nulla,
ma sono ben contenti e ringraziano…
Il giorno dopo, ovvero la domenica del pay per view, decido di muovermi un po’
prima, poiché immaginavo che per Flair ci sarebbe stata più folla, e dunque
arrivo lì circa un’ora e venti prima dell’orario di apertura. Salendo le scale
mobili del mall (il fanfest era al terzo piano) il panorama è desolante.. negozi
ancora tutti chiusi, nessuno in giro, forse mi ero davvero mosso troppo presto..
ma nemmeno due minuti e l’impressione iniziale viene letteralmente sepolta dalla
cruda realtà. Arrivato al terzo piano ci sono già centinaia di persone in coda!
Pazzesco…inimmaginabile.. e non è certo tutto, poiché nell’ora successiva la
situazione si fa ancora più incredibile, con una coda di migliaia di persone,
tanto da occupare tutto il terzo piano del centro commerciale! Saremo in
migliaia, due-tremila almeno, e lo stesso presentatore parlerà poi di più di un
miglio di coda, ovvero circa un chilometro e mezzo! Potenza del Nature Boy…
ovviamente, seppur non di molto, non rientro nelle duecento persone che ricevono
il braccialetto, e dunque in attesa dell’arrivo di Flair giro un po’ di nuovo
fra gli stand, approdando a quello del Trivia, dove a sfidarmi trovo due odiosi
piccoli ottenni dalle manine pacioccose. Ora prendete una persona che già li
odia di suo ed aggiungete la delusione per non poter avere l’autografo di Ric, e
tiratene fuori la conseguente carica agonistica… in ogni caso il gioco è
semplice, domande con risposta secca o multipla, può rispondere che si prenota
per primo premendo il proprio pulsante, vince chi arriva per primo a tre
risposte esatte. In palio un premio a caso: a volte una penna della WWE, a volte
un braccialetto di gomma con il loro di Raw, a volte la maglietta del fan access
tour, ecc.
Prima
domanda.. “chi fra Mark Herny, Carlito ed Umaga non è un wrestler di Raw?”;
domanda idiota e facilissima, e purtroppo l’ottenne alla mia destra bara
clamorosamente e prima che la domanda finisca di essere pronunciata si prenota e
dice Mark Henry, che è ovviamente la risposta esatta. Ottenni dunque in
vantaggio, ma in modo clamorosamente irregolare! L’arbitro, ovvero colui che
leggeva le domande, non batte vergognosamente ciglio (ci dev’essere anche qui la
lunga mano di Collina!), ma soprattutto l’odioso nanetto dopo aver ricevuto il
primo punto si gira prima verso di me e poi verso l’altro avversario facendo il
classico “you can’t see me” di Cena! Orrore! Ora non è più un semplice
quiz….questa è GUERRA! Si passa alla seconda domanda: “Chi era il compagno di
coppia di Brutus Beefcake a Wrestlemania 2?”. Oooooooooh, e qui come la
mettiamo, cari ottenni, visto che non eravate nemmeno nati?? Non a caso i due
odiosi bambini si guardano con l’aria triste di chi non sa la risposta… mentre
io ho tempo di farmi una risata, replicare il gesto dell’aquila di JBL e
prenotarmi! Risposta per me facile.. “Greg the Hammer Valentine”, ed arriva il
meritato pareggio! Materazzi! Materazzi! E siamo ancora in corsa!!
Terza domanda: “Chi fra Hulk Hogan, Steve Austin e Shawn Michaels ha vinto più
edizioni della Royal Rumble?”. Di colpo mi viene da pensare a Austin, ma sono un
po’ indeciso con tutti, visto che tutti e tre ne hanno vinte almeno due, ma non
c’è tempo per pensare, perché bisogna prenotarsi prima degli ottenni! E dunque
mi prenoto e vado con la mia impressione iniziale, ovvero Austin, che infatti ne
ha vinte ben tre, e questo significa secondo punto in cascina! E vai!
Quarta domanda… match point.. “Quando si è disputata la prima edizione della
Royal Rumbe? 1988,1989 o 1990?”. Si prenota un ottenne e dice 1990, sbagliando..
è il mio turno per prenotarmi, anche qui l’emozione mi fa tentennare un attimo,
ma alla fine mi torna in mente il 1988, ed è il punto decisivo! Campioni del
mondo! Campioni del mondo! Campioni del mondo! Campioni del mondo! Meritata e
giusta vittoria contro il nemico ottenne, che come premio vale la maglietta del
tour! Un bel ricordo da portare a casa, ma nemmeno dieci minuti dopo un ragazzo
mi offre di scambiare il suo braccialetto per l’autografo con Flair con la mia
maglietta. Non ci penso nemmeno su tanto.. una maglietta della WWE? 25 dollari..
un autografo con Flair? Non ha prezzo! Accetto dunque lo scambio, e coming up
next GP with the Nature Boy! Wooooooooooooooooooooooooo!
L’incontro
con Flair avete potuto viverlo dal vivo anche voi, visto che in parte sono
riuscito a trasmettervelo in diretta durante il radioshow di Erik Ganzerli.
Spero lo abbiate apprezzato, perché per fare tutto ciò un bodyguard stava per
tagliarmi il braccio con cui reggevo il telefonino!
Che dire.. Flair non è una superstella, è LA superstella, e si vede. Arriva
dall’entrata secondaria scortato da almeno otto persone, elegantissimo, senza
dire una parola ai fan che lo acclamano lungo il cammino, con la flemma di chi a
queste cose è abituatissimo. Breve promo per la Rumble e poi inizia la sessione
di autografi.. anche qui pochissime parole, qualche woo rivolto al pubblico, ed
in generale un atteggiamo calmo e rilassato che davvero trasmette tutto il
carisma di questo grandissimo personaggio; ti impressiona anche il solo stargli
vicino, davvero. Solo al termine degli autografi Flair si anima un attimino, con
un promo contro MVP più “urlato” ed energico (che è quello che avete sentito nel
radioshow), prima di lasciare il fanfest. Mi apposto all’uscita per potergli
scattare una foto, ed anche qui il dirtiest player of the game non fa una piega
alle centinaia che lo acclamano.. sorride nel suo cappotto elegantissimo, ancora
una volta a volerci trasmettere tutto il carisma del più grande campione che
questo sport possa aver mai avuto. Momento grandissimo..di quelli da ricordare
assolutamente.
It is now time for the Royal Rumble!
E
dunqe è finalmente il momento del pay per view! Per evitare qualunque problema e
magari dare anche un occhio più approfondito ai banchi del merchandise, decido
di arrivare al Garden quasi un’ora e mezza prima dell’evento, ma ancora una
volta le mie previsioni sono assolutamente ottimistiche: non solo i cancelli
dell’arena sono ancora chiusi, ma si è già formata una fila che sembra piuttosto
lunga! Inizio a percorrerla per accordami, e giro il primo angolo della strada..
“mamma mia ci vorrà almeno mezz’ora per entrare”, ma nulla, ancora fila, e giro
il secondo angolo “pazzesco!”, al terzo angolo inizio davvero a preoccuparmi, al
quarto sono pronto al sucidio.. in pratica la fila è di almeno 7-8 mila persone
se non di più, ed avvolge tutto l’isolato del Garden! Immaginatevi, tanto per
averne un’idea, una fila che circonda un intero stadio di calcio, con i cancelli
dello stesso ancora chiusi e dunque ferma.. capirete facilmente il mio sconforto
in quel momento. Perdipiù la temperatura è assolutamente inclemente per stare
fermi (circa 4 gradi sotto zero); io almeno ho il giubbotto, ma molti erano
venuti senza per non doverlo piegarlo e sistemarlo alla meno peggio sui
seggiolini dell’arena, dunque per loro l’attesa è davvero una tortura. Nel
timore generale di non riuscire ad entrare in tempo, l’unico ad essere contento
della situazione è Luke, un tifoso sfegatato dei New York Giants. Luke vorrebbe
tanto andare ad Arizona per il Superbowl, ma non ha i soldi per farlo, e dunque
si dipinge un cartello pubblicitario da uomo sandwich e chiede a tutta la fila
un contributo da un dollaro per poter mettere insieme la somma necessaria. Non
avete idea di quanta gente lo ha aiutato entusiasta… solo nel lato di fila
visibile a me avrà raccolto almeno centocinquanta dollari!
Fortunatamente per l’incolumità delle mie coronarie appena i cancelli vengono
aperti, circa 45 minuti prima dello show (criminali! Cosa vi costava aprirli
prima?) la fila va avanti velocissima, e dunque seppur in una situazione di
calca spaventosa riesco a raggiungere lo sportello per ritirare il biglietto
acquistato via internet, e successivamente il mio posto (ottava fila del
bordoring, lato opposto rispetto ai commentatori e sulla destra dello stage), il
tutto circa dieci minuti prima dell’inizio. A farne le spese di questa assurda
gestione è il desiderio di acquistare qualche maglietta, visto che non c’era il
tempo di fare la fila anche per quello. Prima della diretta televisiva il Garden
è già caldissimo, e sono tre i cori principali ad essere scanditi: “Woooo”,
“Let’s go Giants” ed un fortissimo “Cena Sucks!”. Mi sembra davvero lo stesso
atteggiamento dei tifosi alla puntata milanese di Raw.. con la differenza che
stavolta il tutto è ancora più grave, perché Cena è fuori per infortunio da mesi
e nessuno, credetemi nessuno, si aspettava il suo rientro.
Il posto tutto sommato non è malvagio, anche perché il pubblico di New York è
per diversi aspetti migliore di quello italiano. Per carità, non voglio elogiare
stinchi di santo che non esistono: anche a NY la folla si alza spesso e chi è
più dietro di me è costretto spesso a urlare “Sit down!”, però di sicuro nessuno
si sogna minimamente di muoversi dal proprio posto, e questo significa sia che
chi ha un biglietto da 90 dollari come me è tutelato e non si trova davanti chi
ha speso un decimo, -- e purtroppo succede praticamente sempre da noi - sia che
all’ingresso di wrestler o alla fine dei match nessuno possa accalcarsi sulla
recinzione, altro fenomeno tipicamente nostrano.
Dal vivo ho l’ennesima conferma che il ring è davvero molto, molto più piccolo
di quello che sembra in televisione, e stavolta anche la scenografia è piuttosto
piccolina, cosa non nuova per la WWE al Madison Square Garden. Il sold-out
annunciato è effettivamente tale, ed a occhio scorgo solo poche, pochissime
sedie vuote in tutta l’arena.
Prima
dell’inizio c’è ancora tempo per il video che ricapitola la storyline che
coinvolge Flair (e giù boati del pubblico), e subito dopo Lilian Garcia giunge
nel ring per salutare la folla, ed annunciare un bonus match, che vede Shannon
Moore e Jimmy Wang Yang affrontare Deuce e Domino. Il Madison Square Garden fa
capire subito che tipo di pubblico è: pronto a dare veramente una cornice
incredibile, dimostrata dal boato riservato all’inizio, ma anche molto, molto
esigente, non a caso dopo tre minuti di match i cori “boring” sono già
fortissimi. In effetti il match non dice assolutamente nulla, pochi minuti che
nessuno ricorderà più di tanto.
Dopo il bonus match è il momento dell’inno nazionale, che ovviamente in america
è sentitissimo, cantato davvero bene dalla Garcia. Infine prima del collegamento
televisivo entrano i commentatori: prima la musica di Tazz per il duo della ECW
(acclamatissimi, non a caso siamo in una delle città della vecchia ECW e davanti
ad un pubblico supersmart almeno per il 70% del totale), poi boos a non finire
per Jonathan Coachman e l’incolpevole Michael Cole, boato per la marcetta di Jim
Ross, e dulcis in fundo un acclamatissimo Jerry Lawler.
E si comincia subito con il botto, ovvero con una ovazione strameritata per
Flair, accolto come e meglio di un re. Mi ha particolarmente colpito la reazione
del pubblico quando il suo promo è stato interrotto dalla musica di MVP: se
dovessi descriverla con una parola sola, direi feroce! Boo non di
disapprovazione, ma di autentica rabbia, quasi a voler sottolineare quale
blasfemia, interrompere Flair che ringrazia il pubblico del Garden, fosse stata
commessa.
Il sostegno per il nature boy non viene a mancare praticamente mai per tutto
l’incontro, fino alla vittoria finale, salutata con l’ennesimo boato. Non c’era
bisogno di conferme, ma NYC è decisamente parte della Flair country!!
Più contenuta di quanto mi aspettassi, invece, l’ovazione per Chris Jericho.
Onestamente più che per colpe sue temo che sia perché la WWE stia buttando al
vendo una mano di poker vincente, e se vuole recuperare un Y2J in grado di
catalizzare al 1000% le folle dovrebbe cambiargli avversario, anche per il JBL
in condizioni pietose certo non aiuta con una platea così esigente, che non a
caso sottolinea con un fortissimo boo l’one arm bulldog sbagliato dallo stesso
Y2J. Anche il finale , di fatto un espediente per mantenere aperto il feud, è
accolto con tiepidissimo entusiasmo; la gente certo è contenta di vedere JBL
impiccato, ma non gli interessa neanche più di tanto, ed è un altro elemento che
dovrebbe far riflettere in ottica futura.
Al termine del loro incontro, e durante il promo per il match fra Edge e
Mysterio, arriva sul ring un autentico esercito di arbitri, che cambia in pochi
secondi il tappeto del ring, evidentemente troppo sporco di sangue dopo il Blade
Job di Jericho. Non c'è che dire.. più coordinati e veloci dei meccanici Ferrari...bravi!
Rey Mysterio è poi la prima vittima sacrificale del pubblico: onestamente non mi
aspettavo una ovazione così forte per Edge ed un pubblico così ostile al suo
sfidante (come rapporto direi che siamo su 80-20), nemmeno in un contesto
decisamente più smart della media. Invece la reazione del pubblico l’avete vista
tutti, e specialmente la sphear di Edge è stata accolta da un urlo liberatorio
inimmaginabile.
Tanto per darvi un’idea, nel suo promo successivo, Santino Marella è stato
trattato molto meglio! Magari perché le persone con origini italiane a NY sono
abbastanza, ma per tornare ad essere il cattivo che è Santino ha dovuto
inevitabilmente spostare il discorso sul football e sui Giants, e allora lì sì
fischi a non finire per lui e assordati cori di incoraggiamento per i Giants in
vista del Superbowl.
Il match per il titolo di Raw ha invece raccontato una storia tutta sua: se
dovessi fare nuovamente una proporzione del tifo, dire almeno un 10% per Orton,
un 50% per Jeff Hardy, le cui acclamazioni non hanno davvero nulla da invidiare
ai main eventer più tifati, ed un 40% “misto”. Cosa vuol dire? Che gran parte
del pubblico era più che contenta di vedere Jeff Hardy nel main event, pur però
non disprezzando Randy Orton e rimanendo consapevoli che un cambio di mano del
titolo sarebbe stato quasi impossibile. Il classico incontro scontato, ma non
per questo con meno attesa o aspettativa. L’esito deludente poi lo abbiamo visto
tutti, e posso garantirvi che in televisione non si è notato lo stupore di tutto
il pubblico subito dopo il gong finale, stupore che è stato coperto dalla musica
di Orton. Praticamente tutti si sono guardati increduli, come dire “Ma come..
RKO e tutti a casa con una vittoria così pulita?”; ripeto, non rabbia, ma
sicuramente incredulità, ed un silenzio che non si è più replicato in tutto il
pay per view.
E francamente anch’io sono rimasto un po’ ammutolito.. Jeff Hardy che si
conquista una credibilità come sfidante a suon di puntate di Raw spettacolari,
va a perdere pulito senza tanti complimenti, mentre Rey Mysterio, che di
credibilità non ne ha avuta nemmeno un briciolo, va vicino a vincere e perde
sporchissimo? Mah… buon per la WWE che la spettacolare rissa successiva ha
cancellato questa incomprensibile scelta.
Resta comunque, lo ribadisco, il fatto che Jeff Hardy è ormai a pieno titolo fra
i più tifati in assoluto, e spero ne tengano conto da Wrestlemania in avanti.
E terminati gli incontri, si fa per dire, di contorno, è il momento per Michael
Buffer di annunciare la Rumble. E’ il miglior annunciatore del mondo, e dal vivo
non posso far altro che confermarlo; la sua voce dà un che di, come dire,
“solenne” alla contesa, ed è davvero il modo migliore per caricare ulteriormente
il pubblico. Vi lascio poi immaginare sia il boato alla scoperta del numero uno,
Undertaker, sia per il numero due, Shawn Michaels. La mia voce era pressocchè
già andata, ed eravamo appena il numero due! Ma che inizio ragazzi… tutto il
Garden è in piedi, e nessuno, dico nessuno, ha la minima intenzione di sedersi
fino all’ingresso di Santino Marella, accolto quasi con una risata, visto che
tutto il pubblico aveva già capito che la sua permanenza sul ring sarebbe stata
brevissima.
Insolito boato, invece, all’entrata di Great Khali; non certo di approvazione
per il wrestler, anzi apostrofato poi con un assordante - e francamente
veramente umiliante – “you can’t wrestle!”, ma più che altro di meraviglia per
il booking, poiché il gigante indiano benché scarso era considerato uno di
quelli che nel ring ci sarebbe rimasto per tanto tempo , e dunque nel giro di
quattro numeri erano già entrati tre figure di altissimo livello. Per Khali
ovviamente non è andata così, ed a conferma di quanto detto anche il grido di
stupore alla sua eliminazione è stato abbastanza forte.
Ovazione del pubblico di casa per Tommy Dreamer, e conseguente coro assordante
pro ECW. Di fan che hanno frequentato il vicino BallRoom ce n’erano
inevitabilmente tanti, e credetemi si è sentito non poco.
Ennesima
sorpresa della serata l’accoglienza a Batista. Che non fosse il più tifato di
tutti magari me lo aspettavo anche, ma che l’animale si prendesse una scarica di
boo (che non ho capito perché non si sono sentiti in televisione) francamente
non me lo aspettavo. Invece il Gardem lo ha collocato solo un po’ meglio di
Mysterio, e non è certo un complimento.
Accoglienza ovviamente totalmente diversa per Hornswoggle, e stranamente buona
anche per Jamie Noble. Altro “you can’t wrestle” invece per Chuck Palumbo,
seppur meno forte di quello per Khali, tanto che dubito che abbiate potuto
sentirlo da casa. Il coro però c’era e debole non era, dunque dubito che il buon
Palumbo l’abbia presa tanto bene.
CM Punk si becca senza dubbio una delle più forti ovazioni della serata. Il suo
è un lampo in un momento un attimino più spento, dove coloro che entrano non
riscuoto particolare interesse. In particolare Cody Rhodes è accolto
nell’anonimato più generale; dal vivo il wrestler appare fisicamente davvero
minuto rispetto agli altri, ed onestamente la sensazione è che per lui ci sia
tolleranza, non rispetto bensì semplice e fredda tolleranza, solo grazie al
cognome che porta.
L’avrò scritta già cento volte, ma come non usare la parola sorpresa per
l’ingresso di Superfly Jimmy Snuka? Reazione sicuramente positiva per lui, anche
se forse leggermente meno di quanto mi aspettavo (e di quanto avrei fatto io, se
solo la voce non fosse stata già agli sgoccioli). Assolutamente diversa la
reazione del pubblico per Roddy Piper che si becca senza mezzi termini
l’ovazione più forte di tutta la serata, perfino più forte di quella per
Undertaker all’inizio o per Cena alla fine. Forse il tutto è dovuto al fatto che
il buon Piper era al rientro dopo aver - si spera definitivamente - sconfitto la
sua malattia, ma ciò nulla toglie al fatto che sia lui il più amato dall’MSG per
questa Royal Rumble. Mi permettete una piccola divagazione? Complimenti sinceri
ad Undertaker, che ha disputato una Rumble all’insegna del sacrificio,
accettando di far fare bella figura sia a Cody Rhodes sia a Jimmy Snuka, con il
quale aveva un debito che risaliva ai tempi di Wrestlemania VII..
Parlando di leggende anche un altro beniamino di casa, Mick Foley, riceve la sua
meritata ovazione, anche questa sicuramente ben udibile anche in televisione.
Onestamente la sua partecipazione mi è sembrata un po’ anonima, perfino più di
quella, ovviamente solo folkloristica, di Snuka e Piper.
E’ il momento del numero 29, e le fondamenta del Garden, benché solidissime,
sono di nuovo messe a dura prova: entra Triple H, e tutta l’arena, me compreso,
è assolutamente ai suoi piedi. Inutile dire che la sensazione di tutti era
inequivocabilmente che a quel punto era lui il vincitore ormai certo del match.
Certo prima del numero trenta…. se per voi da casa è stata una sorpresa
pazzesca, immaginate per il pubblico live… boato iniziale fortissimo ma tutto
sommato contenuto, sia perché c’era ancora solo la musica e non John Cena in
carne ed ossa, sia soprattutto perché, anche una volta entrato, poteva benissimo
essere (ed infatti così credevo io e molti altri), la sua, una semplice
apparizione, magari per creare una storyline per Wrestlemania e non certo per
lottare. Invece bastano pochi secondi per capire che Cena è lì per disputarla
sul serio la Rumble, ed allora sì che il pubblico si fa sentire a mille (forse
solo un pelino meno che per Piper) e la metamorfosi del Garden si completa. Se
prima dell’evento, infatti , come vi avevo detto i cori anti-cena partivano dal
99% del pubblico, ora l’arena è tutta per lui, e perfino nel faccia a faccia con
Triple H è davvero difficilissimo capire chi dei due sia più tifato; effetto
miracoloso di una sorpresa veramente clamorosa, come non se ne erano mai viste
prima.
L’effetto
non è permanente, e dopo qualche minuto il fronte anti-cena ritorna in sé, ma
devo dire che quel 99 a 1 iniziale non si ristabilisce, ed almeno un terzo del
pubblico, magari qualcosina in meno (ma non molto), è ormai al fianco del rapper
di Boston. Certo non è tantissimo, ma siamo al Madison Square Garden, e per il
tipo di pubblico che c’era credetemi è un risultato mostruoso. Io stesso, che
spesso ho ingrossato le fila degli anti-Cena, non me la sono più sentita di
fischiarlo: non è lui che contesto, ma la scellerata gestione del suo
personaggio, e dunque in una delle rare volte che invece questa gestione viene
portata avanti alla grande, beh perché fischiare? In ogni caso ormai tutti, e
dico tutti, sono letteralmente impazziti fino alla fine.. alla meteora Batista
non crede nessuno, infatti la sua eliminazione non desta che una reazione
moderata, perché ormai è chiaro che il finale - ed il main event di Wrestlemania
fra due mesi – sarà tutto per loro. L’emozione è indescrivibile, vorrei poter
trovare parole adeguate ma onestamente non ci riesco, posso solo dirvi che
l’arena più famosa del mondo era diventata una miscela esplosiva che si
ricaricava di continuo di ulteriore adrenalina, fornendone in abbondanza anche
ai due contendenti. Si può dire quello che si vuole di Cena, ma non che non sia
in grado di gestire un’atmosfera da main event, anche quando si trova in
situazioni imbarazzanti con il pubblico contro. E di Triple H che dire.. dal
vivo è ancora più grande di quello che appare, e dall’alto sua immensa
esperienza è un gioco da ragazzi non solo vendere al meglio la sorpresa anche da
parte sua, ma anche comprendere le reazioni del pubblico e cercare di
“catturarle”, per renderlo ancora più partecipe. Prestazione da applausi
scroscianti per entrambi, davvero.
La vittoria di Cena viene salutata con un boato sincero, sia di chi tifava per
lui sia dei suoi oppositori, perché indipendentemente dalle simpatie e dal
risultato finale, nessuno avrebbe potuto lasciare il Garden scontento dopo una
sorpresa così grande.
And That’s all folks!
L’avventura dunque era ormai finita, non prima di un ultimo sguardo all’arena,
un occhiata malinconica ai banchi del merchandise ormai semivuoti (era rimasta
solo la maglietta dell’evento, ovviamente acquistata, più quelle di Boogeyman e
Jeff Hardy) , ed un’ultima passeggiata a Times Square, quasi in segno di
ringraziamento verso una città che mi aveva appena regalato una delle serate più
belle della mia vita: fantastica, molto più del previsto e del prevedibile.
Oggi, con la voce ancora bassa ed il fuso orario che fa fatica ad essere
smaltito, spero di essere riuscito nella difficile impresa di trasmettervene un
pezzo, con l’augurio a voi tutti che un giorno possiate provare le stesse
emozioni per un qualunque evento del nostro sport preferito, ed a me stesso di
poter riprovare tutto questo quanto prima. Anything can happen in the WWE!!
Con affetto, il vostro Santin…ehm no, GP
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