The Beckett Wrestling Society
#34
by
Alessandro Saracca
“HOW
DR. DEATH BECAME DR. LIFE”
Steve Williams w/ Tom Caiazzo
2007, Inglese
*****
SOscurato, nel
corso degli anni, da un ben più noto e di successo Steve Williams (passato agli
onori di cronaca con lo pseudonimo di “Stone Cold” Steve Austin…), Dr. Death è
senza dubbio stato un personaggio di rilievo e di discreto impatto nel corso
degli anni ottanta/novanta.
Cresciuto, all’interno del business, sotto la guida di Bill Watts nella sua
Mid-South Wrestling prima e nella Universal Wrestling Federation poi, e
diventato in seguito lottatore acclamatissimo in Giappone grazie alle profonde
amicizie strette con personaggi storici del calibro di Baba, Inoki e Misawa,
Williams ha però sempre fatto fatica ad affermarsi ad alto livello negli States,
nonostante non gli mancasse fondamentalmente nulla di quello che invece ha reso
grandi altri lottatori.
Recentemente colpito da un grave tumore alla gola, dal quale è miracolosamente
sopravvissuto, e ritrovata la fede come molti altri wrestler prima di lui, Doc
ha deciso dunque di dare alle stampe la propria biografia, partendo dagli esordi
nel football per gli Oklahoma Sooners (squadra preferita di Jim Ross, che qui
firma l’introduzione al volume) fino ai giorni nostri, che lo vedono impegnato
saltuariamente nel circuito indipendente e che di recente lo hanno anche visto
fare capolino all’interno di alcuni show WWE.
Purtroppo, però, rispetto al nome ed al rispetto di cui Doc gode nel business
questo libro non riesce a risultare altrettanto coinvolgente e preciso,
lasciando nella bocca del lettore, passate le scarse duecentoventi pagine, un
senso di amaro ed incompiuto che, ad onor del vero, lascia adito a molti dubbi
sulla validità del diventare possessori di questo volume.
Più che una biografia ufficiale, che segue un percorso diretto spostandosi in
avanti o indietro nel corso degli eventi, questo “How Dr. Death became Dr. Life”
sembra infatti una raccolta di aneddoti, di volti, di incontri e di curiosità
completamente slegati tra di loro, magari interessanti se presi singolarmente ma
che, nel complesso, non riescono né a fornire un’identità precisa del soggetto
in esame né tanto meno ad incuriosire ed invogliare il lettore a scoprire di più
sul business o sulla carriera dello stesso Steve Williams.
E se da un lato appare giustificabile la scelta del Dottore di spendere molte
parole sulla propria malattia e sulla propria ritrovata fede, nel bilancio delle
poche pagine questo va inevitabilmente a pesare sulla qualità del volume; come
sicuramente non aiuta il fatto che tutto venga preso alla leggera e senza alcun
tipo di approfondimento, dai titoli vinti alla mancata carriera nel mondo NFL
fino ai rapporti burrascosi che spesso portarono Doc ad allontanarsi da tutte le
federazioni più importanti, comprese WCW e WWE.
Ingiustificabile, poi, la facilità con la quale Doc sorvola sul problema droga e
steroidi, sostanze delle quali non nega di aver fatto uso, come se si trattasse
di una prassi consolidata all’interno del business per la quale non vale neanche
la pena sprecare parole. Tutto, in questo volume, appare vaporoso ed insapore,
come se l’esistenza stessa di Steve Williams non fosse stata altro che una
normale passeggiata, della quale si suppone al lettore non debba interessare più
di tanto.
Si arriva dunque alla fine in fretta e con facilità, ma confusi su chi o cosa
sia stato Dr. Death all’interno del wrestling e su quale impatto possa o meno
avere avuto sulle future generazioni. Un’occasione mancata, senza dubbio, ed un
mezzo spreco di pagine per una testimonianza che avrebbe potuto rivelarsi assai
preziosa su un periodo della storia del wrestling che le recenti tragedie ci
stanno tramandando come uno dei più tristi ed oscuri nella lunghissima vita di
questo business.
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