The Beckett Wrestling Society #23
by Alessandro Saracca


“IT’S TRUE! IT’S TRUE!”
Kurt Angle w/ John Harper
2002, Inglese
*****

E’ il 1996 quando Kurt Angle, campione di lotta greco-romana, vince una medaglia d’oro alle Olimpiadi di Atlanta. Ed è il 1998 quando lo stesso Angle si avvicina al wrestling, diventa parte integrante degli show WWE e da inizio ad una sfolgorante “seconda” carriera.
Prima, e nel mezzo, di pro-wrestling neanche l’ombra. Anzi, essendo il pro-wrestling ritenuto dai lottatori come Angle una sorta di spettacolo che altro non fa se non gettare fango sulla propria disciplina, è con totale noncuranza che Angle passa la sua vita lontano dalla WWE, dalla WCW e dalla ECW.
Ed è con uno strano spirito che mi avvicino a questo libro, forse spaventato all’idea di trovarmi davanti un’infinita discussione sull’amateur wrestling, con poco spazio riservato a quella parte di carriera che ha reso Angle quel fenomeno che oggi tutti conosciamo ed ammiriamo.
Ma sono stato smentito. E con somma gioia.

Si parte da Pittsburgh, la città natale degli Angle, e si parte da una famiglia numerosa in cui Kurt recita la parte del fratello più piccolo. Si parte da una tragedia, la morte del padre, e da un gruppo di ragazzi votati allo sport e all’agonismo. Si parte da un ragazzo nato per lo sport, che ha successo in ogni disciplina, siano esse basket, football o baseball, e si parte dall’amateur wrestling. Perché il ragazzo, calmo ed educato ma con un grosso bisogno di sfogarsi, trova nella lotta la sua via di fuga dai problemi di tutti i giorni. E pian piano si fa un nome, arrivano i successi, ed il ragazzo cresce come un grande prospetto. Arrivano gli infortuni, i denti stretti, ed altri successi, una vita intera che trova la sua coronazione nella notte di Atlanta. Dopo il successo piovono offerte dai network, sia come telecronista che come inviato sportivo, ed il ragazzo, ormai uomo ed ormai soddisfatto della sua carriera, decide di dar loro una chance.
Ma non funziona. Perché manca l’agonismo, manca la fatica, manca il dolore. Ed è allora che l’uomo, Kurt Angle, decide di dare una possibilità alla WWE (dopo aver rifiutato la ECW per via del famoso scandalo della crocifissione di Sandman). Nato per combattere, e dotato di un background che in pochi possono vantare, Angle diventa in tempi tanto brevi da avere dell’incredibile uno dei principali lottatori della federazione di Stamford. Il resto, come si suol dire, è storia (che ancora oggi sembra proprio non volersi fermare…).

Va detto subito, di wrestling in questo libro c’è n’è poco. Giusto gli ultimi capitoli, pensieri sparsi sulle rivalità, sui colleghi e sul business, ma per la maggior parte è la carriera di Angle nel mondo della lotta greco-romana a farla da padrone. E pur non essendo io né esperto né appassionato di questa disciplina, non sono assolutamente riuscito a non farmi trasportare dalle pagine che compongono il volume.
Merito di Angle, del ghost-writer John Harper, o forse dei temi trattati, ma questo libro non passa inosservato.

Ormai datato, e quindi di difficile reperibilità, il volume rimane non soltanto un ottimo metodo per approfondire la carriera dell’Olympic Hero, ma un mezzo fondamentale per entrare nella mente di Angle e capirne i processi mentali. Gli infortuni, l’incapacità di fermarsi, la brama di essere sempre e comunque li numero uno, temi che adesso risultano più attuali che mai, sono tutti qui dentro. Forse, un giorno, le sue scelte gli costeranno caro. Ma fino ad allora, e per tutto quello che ci ha dato, non possiamo che rispettare il wrestler Angle. E lasciare che ci porti nel suo mondo.
Ci saranno dolore, ossa rotte e tanto sangue. Ma, alla fine, ne sarà davvero valsa la pena.