The Beckett Wrestling Society #22
by Alessandro Saracca

Edizione un po’ particolare, questa, per il TBWS. I libri trattati, infatti, non sono strettamente legati al wrestling, anzi non ne parlano proprio. Vi è invece strettamente legato il loro autore, quel Mick Foley già autore di “Have a nice day” e “Foley is good”, che come molti sapranno ha deciso di tentare la carriera di scrittore anche nel campo dei romanzi.
Si è dunque scelto di includere anche le sue prime due opere all’interno della rubrica, in parte perché meritevoli ed in parte perché, dopo tutto, Foley è Foley…
 

“TIETAM BROWN”
Mick Foley
2003, Inglese
*****

Antietam “Tietam” Brown non è un ragazzo fortunato. Ha una mano fuori uso, parte di un orecchio strappata via da un incidente, e più in generale non gode di molta simpatia tra i suoi coetanei.
Ha conosciuto il dolore troppo presto, quando la madre è morta ed il padre ha scelto di darlo in affidamento.
Ha conosciuto il dolore quando i soprusi del suo primo patrigno lo hanno costretto a reagire, causando un incidente d’auto che ha sterminato la famiglia.
Ha conosciuto il dolore quando il suo secondo patrigno ha cercato di abusare di lui, costringendolo a reagire ancora una volta.

Ha conosciuto il dolore quando ha ucciso un suo compagno di scuola, reo di aver tentato di abusare di lui.
Ed ha conosciuto il dolore quando il padre è tornato a farsi vivo, ed in un battesimo a base di birra e porno ha deciso di ricomporre la famiglia.

Tietam Brown non è un ragazzo fortunato. Ma la ragazza più carina della scuola vuole uscire con lui, ed un improvviso incontro sembra cambiare il padre, ritornato ad essere la persona che era anni prima. Tietam adesso è un ragazzo fortunato, ma nulla dura per sempre.

Primo romanzo per Mick Foley, dopo le due autobiografie (entrambe giunte al primo posto della classifica del New York Times) e due volumi per bambini, questo Tietam Brown è davvero un prodotto che non lascia indifferenti.
Foley sceglie di trattare il tema dell’adolescenza, del passaggio dall’innocenza all’età adulta, e senza dubbio riesce a farlo con maestria e cognizione. Il libro è divertente, commovente, crudo, porta il lettore ha riflettere, e soprattutto va dritto al cuore. Ma il libro è anche reale, una storia che purtroppo potrebbe accadere a chiunque, raccontata da una grande penna (Foley, ancora oggi, preferisce scrivere a mano piuttosto che usare un computer…) e da qualcuno che finalmente ha smitizzato il binomio wrestling = ignoranza.
C’è molto Foley in questo volume, a partire dalla passione per la musica passando per i lavori del padre (sebbene nulla di tragico sia mai accaduto ai Foley nella vita reale), e forse proprio questo risulta essere uno dei punti a favore del libro. L’intensità e la forza con cui gli eventi si susseguono, senza che mai il lettore si trovi a dover digerire un momento di stanca, fanno di questo Tietam Brown un signor romanzo, che nulla ha da invidiare a ben più famose e quotate opere. Ottimamente scritto, questo volume rappresenta l’ennesima conferma del talento di Foley come scrittore, il che porta a pensare come mai, tra la tanta spazzatura che ci dobbiamo sorbire, questo libro da noi non sia mai giunto.

Se avete una buona conoscenza dell’inglese (rispetto alle biografie qui lo stile di scrittura appare maggiormente complesso), preparatevi a fare la conoscenza della famiglia Brown. Difficilmente ne rimarrete delusi.

“SCOOTER”
Mick Foley
2005, Inglese
*****

DNel 1964 Scooter Riley, così chiamato in onore del MVP dei New York Yankees Phil “Scooter” Rizzuto, è un bambino come tanti. Vive nel Bronx, figlio di un poliziotto e di una casalinga, e nipote di un vigile del fuoco orribilmente sfigurato. Il padre vuole che Scooter viva un’infanzia normale, e vuole che ben presto si appassioni al gioco del baseball.
Pochi anni dopo, però, la situazione cambia radicalmente.
Il Bronx e finito in mano agli immigrati, non è più un bel posto dove vivere, ma il padre non se ne vuole andare. In una tragica notte la sorella di Scooter, Patty, viene accidentalmente colpita alla testa dal padre, ritrovandosi con gravi

 problemi mentali, e la madre se ne va. Scooter, a cui il padre aveva anni prima sparato involontariamente in una gamba rendendolo storpio, si ritrova così a dover affrontare da solo la vita, senza più il nonno a cui fare affidamento, incapace di camminare senza un sostegno e con un rapporto con il padre ormai inesistente.
Come il nonno prima di lui, però, Scooter imparerà attraverso il gioco del baseball a stare al mondo, ed attraverso quello avrà le sue vendette e scoprirà le realtà alle quali dovrà fare fronte nel resto dei suoi giorni. Tra segreti di famiglia, tragedie, amori e tradimenti, Scooter diventerà uomo, segnato nel profondo da una vita che non avrebbe voluto.

Secondo romanzo per Mick Foley, dopo il fortunato Tietam Brown (paragonato dalla critica a “Il giovane Holden” di Salinger e “American Psycho” di Bret Easton Ellis), ed un ulteriore prova del talento narrativo dell’Hardcore Legend.
Rispetto al primo romanzo, questo Scooter si distacca maggiormente da quello che è il mondo di Foley, il pro-wrestling, optando per il baseball come metafora dell’esistenza e della vita quotidiana.
Se questo può risultare ostico per chi poco è avvezzo al passatempo preferito d’America, il libro resta comunque un’opera estremamente interessante, ancora una volta ben scritta e che dimostra tutto il valore di Foley come romanziere.
A differenza del primo romanzo, questo Scooter segnala ogni tanto, specialmente verso la parte finale, alcuni momenti di stanca, rendendo la lettura meno affascinante rispetto a Tietam Brown, ma nel complesso non si può non giudicare quest’opera come un signor libro.
Più complesso e più maturo rispetto al suo predecessore, Foley opta per temi più profondi nel tentativo d raccontare la crescita e la formazione di un giovane bambino, segno indiscusso di una maturazione globale dell’autore nel corso dei due anni durante i quali questo Scooter ha preso vita.
Un libro che non definirei semplice, ma anzi ricco di infinite sfaccettature che richiedono tempo per essere colte, un romanzo di innegabile spessore che, forse, nel suo costante rifarsi al gioco del baseball trova un ostacolo per chi, come noi, poca dimestichezza ha con quello sport. Nonostante questo, però, un libro che senza ombra di dubbio merita di essere letto.

Se come me siete appassionati di baseball e di Foley non potete non leggere Scooter. Altrimenti è forse preferibile partire da Tietam Brown per capire l’universo descrittivo di Mick Foley. Letto quello, però, difficilmente vi lascerete sfuggire questo volume.