The Beckett Wrestling Society #19
by Alessandro Saracca


“THIS SIDE OF THE MIC”
Jeff Gorman
2006, Inglese

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In breve? La storia di uno che non ce l’ha fatta.
Tra campioni miliardari e conigliette di play boy, arriva sugli scaffali anche questo volume, dedicato alla vita di un commentatore che sognava la fama, ma che si è ritrovato con un pugno di mosche.
Quello di Jeff Gorman sarà, per molti, un nome assolutamente sconosciuto. Chi invece segue le federazioni indipendenti avrà ogni tanto incrociato, senza troppa attenzione, questa figura. Anche perché, se si esclude qualche stint alla Ring Of

Honor quando questa federazione stava diventando “grande”, le apparizioni di Gorman si rivolgono prevalentemente a federazioni minori e difficili da reperire.

Gorman aveva dunque un sogno, quello di potersi sedere un giorno al fianco di Jim Ross o Joey Styles per commentare un pay-per-view WWE. Nonostante i tentativi e le innumerevoli cassette spedite a Stamford, però, per lui le porte sono rimaste sempre chiuse. Si tratta quindi della storia di un “perdente”, un fan che ha cercato di spingere oltre la propria passione ma che ben presto si è dovuto arrendere. Non per questo, però, la sua storia non meriterebbe di essere letta.

Anzi, la grande lezione di umiltà impartita da Gorman dovrebbe servire da esempio a molti, anche a coloro che seppur raggiunto il successo troppo spesso si lasciano andare a stime di se ben oltre il reale. Ciò che però abbassa notevolmente il giudizio su libro è la sua scarsa brevità (poco più di cento pagine in totale), per un volume che invece avrebbe potuto rivelarsi ben più interessante.
Perché se è vero che Gorman non è mai arrivato al mainstream, questo testo avrebbe potuto essere comunque una grande narrazione su come si muove, vive e respira il mondo delle federazioni indipendenti. Ed invece, escluso qualche breve aneddoto sparso qua e là (riguardante, però, quasi esclusivamente grandi stelle come Foley e Guerrero impegnate in qualche data fuori dall’ordinario), il resto si perde tra racconti di vita ordinaria e nomi sconosciuti a quasi tutti.

Un libro che, francamente, non mi sentirei di consigliare a nessuno, salvo qualche improbabile fan di Gorman stesso. Una grossa occasione mancata, un racconto di cui probabilmente in assai pochi sentivano il bisogno, e visto il prezzo un libro che francamente suona un po’ di presa in giro. Se volete saperne di più sulla Ring Of Honor o sulle federazioni indipendenti molto meglio fare affidamento sui vari dvd e lasciare questo volume sugli scaffali.




“STEEL CHAIR TO THE HEAD: THE PLEASURE AND PAIN OF PROFESSIONAL WRESTLING”
AA/VV
2005, Inglese
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Il wrestling visto non più come momento di svago o come una forma “d’arte sportiva”. Il wrestling che perde la sua concezione di intrattenimento per diventare specchio della realtà sociale. Il wrestling che diventa quindi fonte di discussioni sociologiche sull’America, e l’America che diventa a sua volta ispirazione per le storyline. Il wrestling quindi non solo come programma televisivo, ma anche come elemento importante della cultura popolare, ed al pari di film e musica degno di studi più approfonditi dei semplici report.

Questo è “Steel Chair To The Head”, una raccolta di trattati dedicati al wrestling (editi dalla Duke Press University) che però utilizzano lo sport entertainment come ponte per un’indagine approfondita sulla società moderna. Un testo coraggioso ed innovativo, sicuramente originale ma altrettanto rischioso, ma alla fine dei conti una scommessa vinta. Ma, va detto subito, un testo pesante e di difficile lettura. In parte per i temi trattati, distanti anni luce dalle biografie solitamente in commercio, in parte per la terminologia scelta, tecnica e ricercata, che rende la lettura a tratti pesante e complicata. Quasi cinquecento pagine, però, che per la prima volta pongono il wrestling sotto un’ottica completamente nuova, e senza prese di posizione forzate o chiari intenti denigratori lo trattano per quello che realmente è: un fenomeno ormai centenario entrato di diritto nella storia della cultura mondiale.

E parlando di anni, si spazia davvero nel tempo all’interno di questo libro. Se infatti alcuni articoli (per quanto sia riduttivo questo termine, forse tesine sarebbe più appropriato) sono piuttosto recenti e quindi rivolgono le loro attenzioni principalmente ai McMahon ed al loro impero (partendo dalla nascita di Smackdown! fino ad arrivare ad un paio di anni fa…), alcuni testi qui riportati sono datati 1950, addirittura 1930, epoche in cui il wrestling era ben diverso da quanto siamo in grado di vedere oggi, eppure già prepotente elemento di spicco della cultura popolare.
Estremamente interessante, poi, si rivela la corposa parte dedicata alla Lucha Libre, il wrestling messicano, con tutte le sue tradizioni ed i suoi schemi, le sue maschere e le sue regole, le sue influenze sulla società ed i suoi mutamenti nel corso degli anni. Un tema, purtroppo, raramente discusso negli altri volumi.

E si arriva alla fine scoprendo molto di più rispetto a quanto si crede di sapere. Si scopre un lato del wrestling assolutamente sconosciuto, ma indubbiamente interessante e che finalmente lo pone sotto un occhio ben diverso da quello di molti critici dell’ultima ora.
Si arriva però alla fine con fatica, per i motivi che si elencavano sopra.
Per cui mi sentirei di consigliare questo libro, oltre a chi ha un’ottima conoscenza della lingua inglese, anche a chi sente davvero il bisogno di andare oltre le biografie, gli aneddoti e i rumors da backstage. Perché leggere questo volume richiede tempo e concentrazione, nonché una discreta dose di pazienza, per poterne apprezzare appieno il contenuto.
Una scommessa rischiosa ma vinta, come si diceva prima. Peccato per la linea editoriale scelta, che forse rende questo libro accessibile a pochi.