THE BECKETT WRESTLING SOCIETY #15

 

 

“FORGIVEN - ONE MAN’S JOURNEY FROM SELF-GLORIFICATION TO SANCTIFICATION”

Vince Russo (2005)

Lingua: Inglese 

Per chi non conoscesse Vince Russo, basti dire che è stato uno dei più importanti e controversi bookers della storia del wrestling, l’uomo dietro al successo dell’Attitude targata WWE nonché l’uomo sulle cui spalle grava gran parte del fallimento della WCW. Questo volume è una raccolta di memorie, per la prima volta narrate non da dentro il ring ma da dietro le quinte, di una vita spesa tra Stamford ed Atlanta, a stretto contatto con alcuni dei più grandi lottatori che il wrestling abbia mai visto.

Esistono due versioni di questo volume. La prima, che mai ha visto la luce, scritta da Vince Russo qualche anno fa, altro non era se non un amaro e volgare sfogo di un uomo stanco di vedersi costantemente chiamato in causa ogni qual volta si denigrava una o l’altra federazione. Era una lista di nomi, di insulti, di cattiverie e di racconti screditanti, messi su carta con il solo scopo di infangare tutte quelle persone che avevano osato parlare male di Russo durante le loro carriere. E poi esiste questa versione, che altro non è se non la prima stesura del libro (intitolata Welcome To Bizzarroland) filtrata attraverso la profonda conversione religiosa avuta da Russo nel 2004.

Il volume, così, preferisce concentrarsi più sulla vita e sulla carriera dell’autore che non su tutti quelli che prima o poi ne hanno attraversato il cammino. E va detto che ciò che ne viene fuori è un libro interessantissimo, che seppur a volte troppo votato alla religiosità offre un punto di vista sul business quanto mai raro e stuzzicante.
In primis va notata l’assenza di un ghost-writer, cosa che di certo non grava sulla qualità del libro essendo Russo scrittore sopraffino. In seconda battuta, per la prima volta si può entrare dietro ai grandi misteri che avvolgono il Titan Tower, il quartier generale della WWE a Stamford, nonché le sedute di booking e chi decide cosa prima che ogni show vada in onda.

Ne esce un libro strano, eppure interessantissimo, dove ogni pagina è allo stesso tempo un’esplorazione nel profondo dell’animo di un uomo e nel profondo del business. Da Vince McMahon a Eric Bischoff, da Steve Austin a Mick Foley, tutto scorre davanti agli occhi dell’autore (che scrive dal retro del suo negozio di CD…) filtrato attraverso una nuova luce.

Detto per inciso che la WCW è stata volutamente scartata dal racconto (Russo ha promesso un seguito a questo volume interamente dedicato alla federazione di Atlanta…), questo libro merita di essere letto. Non solo perché interessante e scritto bene, ma anche perché per la prima volta un uomo si addossa le proprie colpe nel chiarire determinate situazioni da tempo irrisolte, e senza cercare falsi colpevoli spiattella la cruda verità per la gioia dei lettori. Trecentoquaranta pagine che tendono a volare, per un libro che chiunque sia interessato a scoprire cosa si cela dietro ai pyros ed alle luci deve leggere.
Sia che odiate od ammiriate Russo, non potete farvi mancare l’opportunità di una simile esperienza.

 

“DUSTY: REFLECTIONS OF AN AMERICAN DREAM”

Dusty Rhodes w/ Howard Brody (2005)

Lingua: Inglese

 

Dusty Rhodes, The American Dream, è stato senza dubbio un lottatore di prima grandezza durante l’epoca territoriale del wrestling. Alcuni suoi feud, come quelli con Harley Race o Ric Flair vengono tutt’oggi ricordati con ammirazione, ed è indubbio che per molti anni Dusty sia stato uno dei lottatori più popolari del panorama americano.

Il grosso problema che concerne questo libro, però, è che Dusty tende a trattare se stesso, allora come oggi, come il più grande wrestler che sia mai esistito. Dato per supposto che, senza nulla togliere a Rhodes, infiniti sondaggi hanno diretto altrove le preferenze dei fan, il risultato è un libro spocchioso, a volte tragicomico, ma purtroppo anche falso.

Falso nel senso che se tutti i grandi tasselli che compongono la carriera di Dusty vengono raccontati con dovizia di particolari, tutti quei punti oscuri e discussi come la famosa “Dusty Finish” oppure il suo stint come “Polka Dot” Dusty alla WWF, così come il successo ottenuto dal figlio con il nome di Goldust (e Dusty ritiene il figlio uno dei più grandi wrestler viventi oggi, il che forse la dice lunga…), vengono furbescamente ignorati mentre si procede con la lettura.
Inoltre, nonostante la presenza di un ghost-writer, il libro risulta davvero mal scritto.
Non solo la narrazione è caotica e senza un filo logico, ma più che un libro sembra una messa su carta di interviste prese frettolosamente, infarcite di volgarità e di controsensi, nonché di una scelta della lingua utilizzata quanto mai discutibile. Si devono così attraversare duecentocinquanta pagine non solo infarcite di indigesto egocentrismo, ma per di più traboccanti parolacce e difficili da seguire, essendo di per se il texano uno dei modi di parlare più confusionari dell’intera America.

E se ogni tanto qualche racconti interessante si trova, qualche memoria sull’evoluzione del business e su cosa significasse essere un wrestler prima dell’esplosione di Hogan e della WWF, la maggior parte delle pagine non sono altro che un resoconto di sbronze tra wrestler e di tutte le volte che, per puro divertimento dall’alcool guidato, i suddetti si sono divertiti ad infrangere la legge. Fosse la biografia di una rockstar vecchio stampo ci potrebbe anche stare, ma poiché è di un wrestler che stiamo parlando, il tutto diventa difficilmente digeribile.
Per favorire l’ego di Dusty, poi, la prefazione porta la firma di George Steinbrenner, attuale proprietario dei New York Yankees, che nulla centra con il wrestling ma che di sicuro aiuta, con il suo nome ben visibile in copertina, ad alimentare la fama di uomo di successo di Rhodes.

Ci sarebbero state infinite cose da narrare, nel bene e nel male, su Dusty Rhodes. Purtroppo la scelta intrapresa dall’autore ha volutamente indirizzato il racconto verso un’unica strada, il che rende questo libro una discreta perdita di tempo. Se volete scoprirne di più sul wrestling degli anni settanta meglio dirigersi altrove, se invece siete fan accaniti dell’American Dream e non vi importa di un libro scritto male, allora forse gli potreste anche dare un’occhiata. Ma rimango dell’idea che anche nel secondo caso sia meglio recuperare qualche vecchio filmato, sicuramente più sincero e veritiero che non le pagine di questo volume.


Alessandro “Triple S” Saracca