THE BECKETT WRESTLING SOCIETY #14

 

 

“CHEATING DEATH, STEALING LIFE: THE EDDIE GUERRERO STORY”

Eddie Guerrero w/ Michaels Krugman (2005)

Lingua: Inglese

 

Diventa indubbiamente difficile, dopo la tragedia occorsa lo scorso novembre, leggere e giudicare questo volume, uscito postumo ed impreziosito da una breve introduzione scritta da Vince McMahon stesso. Difficile riflettere ed entrare nella vita di un uomo che con serenità, ritrovata infine, narra dei problemi di droghe ed alcool avuti in passato, di come ha lottato contro i propri demoni e di come li ha sconfitti, sapendo che alla fine proprio questi demoni lo hanno strappato all’amore di una famiglia e di infinite schiere di fan. 

Difficile leggere del giovane Eddie, che muove i primi passi nel business sotto l’oppressiva ombra del padre, il leggendario Gory Guerrero, e dei due fratelli Hector e Mando. Difficile vederlo sbarcare in America, dopo aver fatto esperienza in Giappone, per tentare fortuna alla corte di Paul Heyman. Ed intanto la famiglia cresceva, a Vickie si aggiungeva un figlio, e con esso altri conti da pagare. Ed intanto la vita di bagordi, gli eccessi di alcool e droga iniziati in gioventù crescevano esponenzialmente. Poi la WCW, con promesse di più soldi ma con una situazione invivibile, dove Eddie non riusciva ad emergere e cadeva ancora di più nel baratro degli eccessi. La WWE, il secondo figlio, l’allontanamento per droghe, la riabilitazione, la perdita della famiglia, la banca rotta, il rientro in società e di nuovo la caduta nell’alcool. Poi il fondo, il più scuro possibile, e da lì la risalita di un uomo che aveva perso tutto, non aveva nessuno da biasimare se non se stesso, ed aveva deciso di cambiare. La sobrietà, il ritorno alla WWE, il recupero del rapporto con la moglie ed i figli, la nuova vita e la fede rinata, i grandi successi fino a quella magica notte in cui Guerrero, stretto all’eterno amico Benoit, stringeva forte il suo titolo nella cornice di Los Angeles.

Difficile, indubbiamente, ma bisogna farlo. Per capire cosa il business richiede ai suoi adepti, cosa un lottatore deve passare per arrivare in cima, cosa il wrestling può dare ad un individuo e quanto vuole in cambio. Eddie Guerrero lo sapeva, aveva pagato tutto sulla propria pelle. E proprio quando aveva rimesso in sesto tutti i pezzi, proprio quando aveva finalmente completato il puzzle della propria vita, i suoi demoni lo hanno colpito per l’ultima volta.

Trecentocinquanta pagine, quarantatre capitoli di sofferenza e vittorie, l’ultimo testamento di un uomo che per il wrestling ha dato tutto, nella speranza che casi come questo non abbiano mai a ripetersi. Pagine piene di passione, di fede, di amore, di rabbia e di errori. Ma pagine piene di speranza, di felicità, pagine che non passano inosservate.
Eddie è stato un grande wrestler, forse non è stato il migliore degli uomini, ma ha avuto il coraggio di guardarsi in faccia e di ricominciare da capo. Leggere la sua storia non è che l’ultimo grande tributo che si può dedicare ad un lottatore cristallino, andatosene prima del tempo lasciando un incolmabile vuoto nel cuore di tutti.

 

“IT’S GOOD TO BE THE KING… SOMETIMES”

 Jerry Lawler w/ Doug Asheville (2003)

Lingua: Inglese

 

Questo, sulla carta, avrebbe potuto essere un grande libro. Del resto Lawler è stato a Memphis una vera leggenda, l’unico in grado di potersi permettere il soprannome di “king” quando in giro c’era un certo Elvis Presley. L’unico in grado di resistere all’imperante dominio di un giovane Vince McMahon, mantenendo viva una piccola federazione mentre colossi come la NWA soccombevano ai colpi miliardari dell’allora WWF. E poi c’è la WWE, le faide di rilievo con Warrior e Bret Hart, gli anni di commento, tutte le esperienze accumulate durante una vita costellata di successi…

Eppure, sia detto, questo non è un buon libro.
Delle circa cinquecento pagine che lo compongono, soltanto le prime risultano interessanti. Quelle, ovvero, in cui Lawler muove i suoi primi passi nel mondo del wrestling girando per l’America in cerca di un’affermazione che, destino beffardo, avrebbe poi trovato a casa propria. Giunto il successo per Memphis e per Jerry, il libro perde completamente di tono. Si susseguono un’infinita serie di aneddoti, sbalzi temporali che vanno dagli anni settanta al 2003, paragoni difficili da digerire, il tutto condito da un caotico spostamento delle scene da una parte all’altra del mondo. E così tutta la grandezza di quest’avventura sfuma perduta tra una riga e l’altra, e man mano che la lettura procede lo spettatore si trova sempre più confuso e spaesato, mentre cerca di mettere ordine nella lunga carriera di Lawler.

Le pagine finali, e per finali intendo le centocinquanta pagine che chiudono il libro, sono poi dedicate a Stacy “The Kat” Carter, alla sua relazione con Lawler, alla loro rottura e a tutto ciò che ne è venuto dopo. Posso capire che questo sia servito al Re come valvola di sfogo, ma di certo non è quello che ci si potrebbe aspettare dalla biografia di un lottatore. E giunti così all’ultima pagina, mentre in testa rimbalzano i nomi di Andy Kaufman e di Jim Carrey, ci si chiede cosa è stato sbagliato. La cronologia? La narrazione? I punti focali?

Poco viene detto di Hart, o delle grandi stelle attuali che hanno mosso i primi passi proprio alla corte di Lawler. Mentre tanto ci viene detto sulle grazie di Sunny e Debra, sulle gambe di Terri e su tutte quelle Divas che Lawler non è mai riuscito a portarsi a letto. Un sacco di cose sono state infilate in questo volume, senza un preciso ordine, ed alla fine questa scelta non ha pagato.

Se forse il libro si fosse fermato a pagina trecento, staremmo ora a parlare di una storia differente. Purtroppo così non è stato, per cui l’unica cosa che posso dire è che se volete saperne di più di Memphis e della sua importanza nella storia del wrestling, affidatevi a Jimmy Hart. Se siete fan del Re fino al midollo acquistate questo volume, altrimenti lasciate perdere. Non ne vale la pena.


Alessandro “Triple S” Saracca