THE BECKETT WRESTLING SOCIETY #9

 

“SEX, LIES, AND HEADLOCKS: 
THE REAL STORY OF VINCE MCMAHON AND THE WORLD WRESTLING FEDERATION”

Shaun Assael & Mike Mooneyham (2002)

Lingua: Inglese

Basandoci esclusivamente sulla copertina di questo volume, verrebbe facile pensare all’ennesimo libro volto solo ed esclusivamente a deridere e screditare il wrestling. E l’apertura, dedicata alla notte di Kansas City in cui Owen Hart perse tragicamente la vita durante il pay-per-view Over The Edge, sembrerebbe un’ulteriore conferma a questa tesi. Nulla di più sbagliato.

Shaun Assael, storico autore per ESPN Magazine, e Mike Mooneyham, che sul Charleston Post And Courier cura la rubrica dedicata al wrestling più longeva della storia, piuttosto che scrivere male del wrestling e sprecare le proprie energie per rendere agli occhi del mondo Vince McMahon più cattivo di quanto già non appaia, preferiscono mettere su carta la cronologia della WWE dai suoi esordi fino alla rapida ascesa ed ai miliardi di dollari.

Suddiviso in diciassette capitoli, per un totale di circa duecentosettanta pagine, il libro trae le proprie origini a metà del secolo scorso. Partendo dalla suddivisione territoriale del wrestling, dalle piccole promozioni sempre attente a mantenere viva la propria federazione senza calpestare i piedi di quelle di un’altra, i due autori offrono al lettore una completa panoramica di come si sia evoluto il business, di come Vince McMahon abbia saputo trarre profitto dalle altrui debolezze e di come, da infinite promozioni che arrancavano per sopravvivere, si sia giunti all’attuale monopolio per quel che riguarda il suolo statunitense. Ma ciò che rende questo libro particolare e così interessante è ciò che sta dietro i fatti noti ai più. Tutti sanno dello scandalo steroidi, della prima Wrestlemania, dell’acquisizione della WCW da parte della WWE e di come Vince McMahon Jr. abbia comprato dal padre la storica WWWF per iniziare la sua conquista del mondo. Ma nessuno, prima dell’uscita di questo libro, aveva avuto modo di conoscere per filo e per segno come il mondo del wrestling aveva preso il comportamento del proprietario della WWE. Ciò che accadeva durante le riunioni, come l’AWA e l’NWA cercavano di contrastare il crescente dominio dei McMahon, come Vince si faceva largo in televisione e come lui stesso, incredibile a dirsi, imparava da altri come si costruiva uno show di wrestling. Sapevate che Vince aveva cercato di proporre uno spettacolo motociclistico finito poi in fallimento? Sapevate del dottor Zahorian e di come forniva i lottatori di steroidi e droghe fino al grande scandalo? E mentre tutto questo succedeva, sapevate di come i vertici della WCW si alternavano, i volti ambiavano e dal famoso “Guess what, Vince, I’m in the rasslin’ business” pronunciato da Ted Turner, di come la WCW si lanciava nell’ardua impresa di cancellare per sempre la WWE dai palinsesti? Ed i problemi avuti dai McMahon con le televisioni, con la giustizia, con l’opinione pubblica, mentre la Body Building Federation nasceva e moriva ed esplodeva la guerra del lunedì sera?

Tutto questo, ed infinite altre indiscrezioni e particolari fino ad ora sconosciuti, scorrono tra le pagine di questo libro per ricomporre, in maniera definitiva, la storia di quella che ad oggi è e rimane la più grande federazione che l’America abbia mai conosciuto. Ad onor del vero non mancano piccoli errori, date e luoghi vagamente imprecisi, ma questo non toglie valore a questo libro che deve essere letto da ogni fan di wrestling desideroso di sapere da dove è nata la WWE e come ha resistito fino ad ora. Il mio consiglio è quello di leggerlo, copertina a parte non ne resterete delusi.


 

“IN THE PIT WITH PIPER: RODDY GETS ROWDY”

 “Rowdy” Roddy Piper w/ Robert Picarello (2002)

Lingua: Inglese

 

Quattordici capitoli, duecentoquaranta pagine ed una storia che ha dell’incredibile solamente a leggerla. Immaginatevi ad averla vissuta.

Che Piper sia da sempre uno dei personaggi più folcloristici ed irriverenti del business non è segreto per nessuno. Prendete il Piper che siete abituati a vedere in televisione e trasportatelo, tale e quale, nella vita di tutti i giorni. Beh, non sarete molto lontani dalla verità. Del resto cosa poteva fare un minuto ragazzo canadese di origini scozzesi, con problemi di comportamento e pessimi voti a scuola ma capace di suonare la cornamusa, se non vagare per l’America in attesa della giusta occasione? 

E l’occasione arriva proprio grazie alla storica AWA, la prima federazione a dare spazio a Piper e la prima ad assistere alla nascita di uno dei lottatori più importanti degli anni ottanta nonché il primo grande innovatore dell’arte del microfono. Partendo dai primi passi mossi da Piper a Los Angeles, passando da Portland per arrivare fino a Charlotte, North Carolina, ed al fatidico incontro con Flair, il libro ripercorre tutta l’inarrestabile carriera di Piper riprendendo passo per passo l’ascesa di Rowdy a lottatore più richiesto d’America. Poi, i problemi con i promoter (esatto, Piper non sapeva neanche allora chiudere la bocca…) e la partenza forzata per l’estero. Giappone, Messico, Porto Rico, fino al rientro in patria. Poi l’ascesa al potere di Vince McMahon, e Piper che prende parte al primo grande pay-per-view della storia. Il resto, come si suol dire, fa parte della grande leggenda del wrestling.

Wrestling che, strettamente parlando, non è di certo il principale protagonista di questo volume. Perché? Beh, suppongo perché a Piper non poteva importare di meno. Perché la filosofia di questo libro è proprio rinchiusa in questo semplice concetto. Piper lo si ama o lo si odia, ma lui non cerca compromessi. Del resto stiamo parlando di un uomo che ha passato metà delle sue notti in risse, che è stato accoltellato sul ring e nelle arene (addirittura da una bambina) e che una volta, durante un match con Flair a Porto Rico, ha costretto l’esercito ad intervenire per poter raggiungere gli spogliatoi. Ed effettivamente la cosa più interessante di questo libro è tutto quello che circonda la vita di Piper come lottatore, dalle notti brave alle infinite discussioni con i promoter, dai problemi con le droghe fino alle volte, davvero tante, in cui Piper è arrivato ad un palmo dal perdere carriera, famiglia e vita.

Particolarmente toccante ed interessante appare il capitolo dedicato a quella che Piper chiama Sickness, la Malattia, ovvero quella frenesia che prende i lottatori quando decidono di gettarsi da altezze improponibili, quando decidono di imbottirsi di painkillers per reggere estenuanti ritmi e quando decidono, volontariamente, di sottoporsi a masochistiche cure nel nome del prodotto. Quella stessa Malattia che stando alle parole di Piper, si è portata via molti “fratelli” come Rick Rude, Adrian Adonis, i Von Erich e Davey Boy Smith.

Piper potrà sembrarvi pazzo ed incontenibile, ma non è uno stupido. Spara a zero su chi non gli va a genio, forse eccede in confidenza parlando dei suoi esordi ma sa anche mettere in risalto tutti gli aspetti negativi di uno sport che, purtroppo, ha mietuto fin troppe vittime. Questa è una grande storia, ricca di nozioni sul vecchio wrestling delle promozioni locali e dei biechi giochi di potere. E’ una grande storia perché grande è l’uomo che l’ha vissuta. E’ una grande storia perché, con tutta l’onestà di cui Piper dispone, rende chiaro cosa sia il wrestling e cosa serva fare per resistervi all’interno. E come Piper stesso ha detto: “Io sono Rowdy Roddy Piper, e non avete ancora visto nulla!”.


The King Of The World
Alessandro “Triple S” Saracca