THE BECKETT WRESTLING SOCIETY #4

 

“BROKEN HARTS: THE LIFE AND DEATH OF OWEN HART”

Martha Hart w/ Eric Francis (2002)

Lingua: Inglese

La morte di Owen Hart, la sua tragica scomparsa avvenuta nella notte di Kansas City durante il pay-per-view Over The Edge, ha lasciato un vuoto perennemente incolmabile nel cuore di ogni fan. E chi più di tutti ha sofferto, soffre e perennemente soffrirà di quel maledetto incidente è sicuramente Martha Hart, moglie di Owen e madre dei suoi figli.

Questo volume, ancor prima che una biografia od un resoconto della tragedia avvenuta quel fatale 23 maggio, vuole essere un tributo, devoto e sincero, verso un uomo che al di là dei personaggi interpretati ha sempre donato tutto se stesso alla famiglia qualunque fosse il prezzo. Quello che ne esce è un libro estremamente coraggioso, sofferto, arrabbiato e commovente, un libro tanto difficile da scrivere quanto da leggere, ma forse l’omaggio più reale verso una persona scomparsa.

Tre anni dopo il fatidico incidente, dunque, Martha Hart decide di mettere su carta quanto accadutole negli ultimi anni e riportare a galla ricordi tanto dolorosi quanto impossibili da seppellire. Dopo un paio di capitoli dedicati alla giovinezza di Owen sino al suo ingresso nel mondo del wrestling e l’incontro con la futura sposa, il libro si immerge in pieno nella vita di Owen come wrestler professionista e come padre. Se si dovesse prendere questo libro come oro colato, Vince McMahon sarebbe un demonio impunito in giro per la terra e la famiglia Hart sarebbe la sua corte. Ma si può dare torto ad una donna privata del marito anzitempo se cerca sfoghi ai propri demoni interiori scagliandosi contro il proprietario di quella federazione che, per errore o fatalità, ha privato Owen della vita stessa?

Gran parte del libro, ovviamente, verte attorno all’incidente di Kansas City ed al successivo processo. Se però sarebbe stato facile accusare tutto il mondo del wrestling a spron battuto, questo volume preferisce concentrarsi sulle piccole memorie, sui momenti più drammatici della vita dell’autrice piuttosto che sui suoi momenti di vendetta. Ne esce una storia che a volte fa sentire il lettore spiazzato, fuori luogo, come se stesse origliando ad una conversazione privata tra amanti, mentre il wrestling ne fa solo da contorno.

Se ci si avvicina a questo libro in cerca di scabrosi particolari sui wrestler, sulla morte di Owen e su quanto accaduto in seguito, allora si ha completamente sbagliato. Ma se cercate una storia d’amore eterno, di sentimenti che nemmeno la morte è riuscita a distruggere, una storia di fragili vendette e sicure incertezze, allora non dovreste farvi sfuggire nemmeno una di queste pagine.

E sebbene spesso certi giudizi espressi da Martha appaiano fin troppo esasperati (tenuto specialmente conto della sua insofferenza verso quel mondo, il wrestling, che alla fine era la fonte di sostentamento della sua famiglia…); fino troppo dettati dall’odio che non dalla realtà dei fatti, giunti all’ultima pagina ci si rende conto che non si hanno possibilità di giudizio. Fortunatamente, per quanto cinico possa sembrare dirlo, nessuno di noi si è dovuto trovare nella situazione in cui questa donna, proprio al principio di una nuova vita da sempre sognata, si è vista precipitare. E per questo nessuno può permettersi di criticare ciò che questa donna dice o pensa, perché sarebbe un’imperdonabile mancanza di rispetto nei suoi confronti ed in quelli del marito. Questo libro va letto, ed apprezzato per il suo coraggio e per la sua forza. Non può essere giudicato, ma semplicemente seguito mentre le pagine scorrono fino alle lacrime.

Ovunque sentirete parlare di Owen Hart, sempre sentirete per lui solo parole d’affetto. E forse nessun testamento può risultare più vero di questo.

Da Calgari fino a Kansas City, vivrete la vita di Owen in tutto il suo drammatico splendore. Svoltata l’ultima pagina, vi sentirete diversi. E sebbene non manchino particolari sul processo, sul funerale, sull’ultima notte di Owen così come sul verdetto della giuria, tutto passerà in secondo piano rispetto alla forza drammatica del libro.

Non è un’opera per tutti. Non vuole esserlo, e probabilmente mai lo sarà. Ma chiunque abbia apprezzato Owen, non potrà non leggere queste pagine. E probabilmente non potrà fare a meno di versare una lacrima per un uomo il cui destino, evitabile e per questo ancor più tragico, lo ha strappato troppo in fretta da ciò che aveva di più caro.

 

 

 

“TO BE THE MAN”

Ric Flair w/ Keith Elliot Greenberg (2004)

Lingua: Inglese

 

Ancor prima che questo volume venisse dato alle stampe, già si gridava allo scandalo.

Il perché è presto detto. Come la storia del wrestling ci ha abituato ad osservare, The Nature Boy Ric Flair non è uno che le mandi a dire. Ed indipendentemente dal fatto che si parli di Bret Hart, Mick Foley, oppure di Eric Bischoff, in nessun caso esistono ragioni in grado di tenere a freno la lingua tagliente di Slick Ric.

Questo, purtroppo, non basta a rendere la biografia del sedici volte campione del mondo il best-seller che tutti si aspettavano.

La prima nota storta sta nel numero di pagine. Perché se la vita di Flair occupa lo stesso quantitativo di pagine che quella di Edge o quella di Lita, indubbiamente star popolari ma anni luce dalla grandezza di Ric, hanno richiesto, per forza ci deve essere qualcosa di sbagliato. E passate poche pagine, subito si possono trovare le fondamenta di questa insoddisfacente scelta editoriale.

Come durante una delle sue tante famose interviste, anche in questo caso la narrazione risulta frenetica, scombussolata, con salti temporali difficili da seguire e continui flashback che si rincorrono senza sosta. Se in principio la cosa è divertente, tanto che sembra quasi di poter vedere Flair che si agita e che grida mentre passano le pagine, presto l’effetto svanisce e la narrazione subisce una pesante caduta di tono. Questo libro doveva essere il racconto di una delle più grandi storie che il wrestling abbia mai conosciuto, ed invece quello che se ne ricava sono una serie di aneddoti sull’esistenza ai limiti del lecito che Flair ha trascorso in giro per il mondo. Donne, soldi, alcool, ed ogni tanto qualche frecciata verso il promoter od il wrestler di turno.

Secondo lato negativo del libro deriva dalla scarsa cura che Flair dedica agli incontri più importanti della sua vita. Considerato quanto Flair ha donato alla memoria di tutti e quanti incontri con lui protagonista hanno contribuito all’importanza mondiale di questo sport-spettacolo, lo scarso interesse che lui stesso dedica alla propria storia finisce solo per innervosire il lettore. Tanto che alla fine le parti più interessanti risultano essere le trasferte in Messico, Giappone e Porto Rico non tanto per le imprese del ragazzo della Carolina, quanto per come viene descritto il mondo circostante, con tutti i suoi differenti usi e costumi. Non trattandosi però di una guida turistica, anche questo lascia un po’ l’amaro in bocca.

Le critiche e le parole grosse nei confronti dei colleghi, invece, non mancano. Si parte dai dirigenti NWA fino ad arrivare a Vince McMahon, e per tutti Flair ha qualche conto in sospeso da tirare fuori. E per carità, sono parti estremamente interessanti (anche perché in parecchi casi le parole di Flair non sono altro che la pure verità…), ma francamente sono solo sprazzi di luce in una narrazione buia e disorientata, che avrebbe potuto e dovuto offrire molto di più agli acquirenti di quanto invece accade scorrendo le pagine. Condensare in così poche pagine la storia di una delle più grandi leggende del wrestling è un insulto non solo verso il wrestling stesso, ma anche nei confronti di quel Flair che tutti prima o poi hanno amato, o più probabilmente amato odiare.

Un fallimento completamente da stroncare, dunque?

Non proprio. Soltanto che, più che un best-seller, questo libro sembra piuttosto un compendio, una collezione di aneddoti e storielle che per quanto divertenti servono soltanto ad ampliare l’idea del Flair televisivo, ricco e strafottente, piuttosto che esaltarne e consacrarne la grandezza storica. Molto meglio allora lasciare la parola alle immagini, magari quelle del triplo (e molto più esaustivo) dvd che la WWE ha realizzato proprio su Flair, e solamente in seconda battuta concedersi il lusso di leggere To Be The Man.

Insomma, il pregio di questo libro sta nel saper farsi leggere facilmente e nell’essere tutto sommato divertente ed originale. Se però questa doveva essere la vita su carta del Nature Boy, il più grande heel nella storia del wrestling, allora il bersaglio è stato mancato. Inutile sottolineare quanto tutto questo sia altamente disdicevole.

 

The King Of The World
Alessandro “Triple S” Saracca