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THE BECKETT WRESTLING SOCIETY #2 “THE STONE COLD TRUTH” Steve Austin & Jim Ross w/ Dennis Brent (2003) Lingua: Inglese
“Se
vuoi un po’ di pietà, ragazzo…Beh, allora faresti meglio ad andartene in
chiesa” (Steve Austin) Trentanove capitoli, trecentododici pagine ed altrettanti momenti per un viaggio nella mente dell’uomo che più di tutti ha rappresentato il wrestling e la World Wrestling Entertainment nella decade passata: Stone Cold Steve Austin. La televisione ci ha abituati ad un immagine chiara e ben definita di Steve Austin. Schietto, senza peli sulla lingua, temerario e pronto alla rissa, raramente propenso alla discussione. E le pagine di questo libro, fin dai primi capitoli, non possono che confermare questa impressione. La narrazione si apre durante la notte precedente Wrestlemania XIX, quella stessa notte che sancirà definitivamente l’addio del Rattlesnake al mondo della lotta per via di quei problemi cardiaci di cui tutti sono ormai a conoscenza. Problemi però che non sono altro che la punta di un iceberg che per infinite miglia si getta nelle profondità del mare, e che da sempre ha accompagnato la vita e la carriera di questo lottatore. Ma se cercate oltre quanto la televisione vi ha mostrato, se non solo il wrestler Austin ma anche l’uomo vi incuriosiscono, allora questo è il libro per voi. Con uno
strano sentimentalismo, difficile da accreditare al Rattlesnake, Austin non
lesina racconti, aneddoti e segreti sulla sua infanzia (dal difficile rapporto
con il patrigno fino all’amore cieco e smisurato
per la madre…) e sui suoi primi passi nel mondo del wrestling. I
primi allenamenti, i primi match ufficiali e le prime storie amorose, che
saranno per tutto il resto della vita uno dei più grossi problemi di Austin.
Le prime vittorie, una vita passata seduto su di un sedile sgualcito mangiando
poco o niente, fino all’approdo nella grandi federazioni. Come ogni uomo
Austin, lungo il suo cammino, si è fatto nemici ed amici, e qui dentro
potrete trovare tutti i nomi. E seguendo il filone logico dell’intera
narrazione, ogni tanto intervallata da divertenti interventi dell’eterno
amico Jim Ross, anche la WCW non riesce a sottrarsi alle grinfie di Austin. Un
talento male sfruttato, la frustrazione di un uomo chiuso dentro la propria
casa mentre i figli volano lontano per via di un divorzio (un evento che mai
Austin riuscirà ad accettare), la rabbia e la voglia di smettere, le paure e
le ansie, così come le piccole rivincite, sono tutte qui dentro. L’amicizia
con Vince, i successi ed i gravi infortuni subiti in carriera, così come
tutti i problemi affettivi che hanno colpito la vita di Austin vengono messi
nero su bianco senza licenza alcuna, donando ai lettori una visione a
trecentosessanta gradi di un uomo che, al di là del personaggio interpretato,
si rivela essere molto di più di quanto poteva mai trasparire dal tubo
catodico. Un uomo pieno di debolezze, un uomo sconfitto che non ha mai smesso
di rialzarsi, un uomo per cui il wrestling da semplice lavoro è diventato una
vera e propria via di fuga da una vita pesante e soffocante, un uomo che tanto
ha dato al business ma che tanto altro, forse troppo, ha dovuto dare. Se è
bene specificare che non vi sono notizie sull’arresto e sul divorzio
avvenuto dalla seconda moglie Debra per motivi legali (al momento della
stesura Austin era in attesa del processo…), particolarmente toccanti si
rivelano i capitoli dedicati ad Owen Hart, dall’incidente che ha quasi
paralizzato Austin ed alla tragica morte del Canadese avvenuta al tristemente
noto Over The Edge. Non attendetevi però parole di circostanza o tristi
commiati, non è lo stile di questo libro. Da Jerry Jarrett a Brian Pillman,
da Eric Bischoff ad Owen Hart, da Vince McMahon a Triple H e The Rock, tutti
finiscono in questo volume per i loro pregi ed i loro difetti. La verità di
Stone Cold, recita il titolo, e non ci sono dubbi che sia realmente così. Grazie alla perfetta trasposizione cartacea di Dennis Brent, la narrazione procede senza sosta incollando i lettori alle pagine e diventando, in breve, un vera e propria droga. Il libro merita di essere letto perché racconta una grande storia. Merita di essere letto perché offre una visione reale e concreta del mondo del wrestling e della vita delle superstar, dalle federazioni sconosciute fino al successo planetario. Merita di essere letto perché si tratta della vita di uno dei più grandi ed amati wrestler della storia. Merita di essere letto perché è sincero, divertente ed al contempo commovente, crudo e triste ma anche potente ed adrenalinico. Merita di essere letto perché è sicuramente una delle migliori uscite degli ultimi cinque anni, e perché non vi è un solo paragrafo che lasci il lettore deluso dell’acquisto. Per utilizzare le parole di Vince McMahon, “questo libro parla di un uomo che non ha eguali…”, e sicuramente non ne ha nemmeno la sua verità.
“HOLLYWOOD HULK HOGAN” Hulk Hogan w/ Michael Jan Friedman (2003) Lingua: Inglese Sin dall’uscita di questo volume, avvenuta durante il trionfale di rientro di Hulk Hogan a Stamford nel 2002, infinite polemiche vi hanno ruotato attorno senza sosta. Considerato però l’autore, quel tanto amato ed altrettanto odiato Hogan simbolo del wrestling come noi lo conosciamo, non avrebbe potuto essere altrimenti. Attraverso i settanta capitoli che compongono questo volume l’autore ripercorre tutta la sua carriera da ragazzo sovrappeso della Georgia passando per il Giappone, la WWE e la WCW, fino a diventare un fenomeno di costume di oltre due decadi ed un simbolo intaccato dello sport-entertainment. Se da un lato Hogan non lascia scheletri nel proprio armadio mettendosi letteralmente a nudo col il trascorrere delle pagine, due note negative tendono a colpire il lettore man mano che si procede nella vita dell’Immortale. La prima sono i dollari, elemento a cui insistentemente Hogan fa riferimento in ogni modo possibile, la seconda è il suo egocentrismo, che spesso sembra non rendere perfettamente giustizia alla realtà dei fatti. Che Hogan abbia infatti rimpinguato le casse di qualsiasi federazione egli abbia frequentato non è mistero, ma il suo costante valutare ogni incontro, ogni evento, ogni show in base alla quantità di soldi incassati (primariamente da lui, poi dai vari promoter…) lancia pesanti ombre sulla sua reale passione per il wrestling, visto forse più come viatico di guadagni che non passione a cui dedicarsi. La cosa, a conti fatti, potrebbe forse non andare giù a quella infinita schiera di fan che hanno sempre seguito e supportato Hogan in qualunque situazione, andando contro tutto e tutti. La seconda nota negativa arriva, come detto, dalla scarsa capacità di autocritica di cui Hogan sembra dotato. Se infatti è innegabile il contributo essenziale che Hulk ha dato al mondo del wrestling, così come è innegabile che sia lui la figura che ha portato lo sport-entertainment ad essere un fenomeno a livello mondiale, appare non troppo velato come Hogan tenda a caricare sulle sue spalle tutti i meriti dimenticandosi sia di chi lo ha messo in determinate situazioni sia di chi ha lavorato con lui aiutandolo a diventare l’icona che è oggi; glissando però al contempo senza tanto timore su tutti quei lati negativi della sua carriera che lo hanno portato ad essere così discusso e mal visto. Non a caso lo stesso Vince McMahon ebbe parole di fuoco per questo libro, proprio a causa del fatto che raramente il suo nome viene fatto nel descrivere l’ascesa di Hogan nell’olimpo delle leggende di questo sport. Se in piccole dosi la cosa può anche essere ignorata, alla lunga distanza risulta fattore determinante per la pesantezza della lettura ed onestamente non contribuisce alla buona riuscita di questo volume. Considerata
l’esposizione mass-mediatica che la vita e la carriera di Hogan hanno avuto
una volta raggiunto l’apice del successo, la parte più interessante risulta
essere giocoforza quella iniziale, quando Hulk era ancora un signor nessuno
che si costruiva le basi di una carriera stellare. Dai primi allenamenti (Hogan
credeva che il wrestling fosse uno sport shoot, e credeteci o meno era solito
far davvero male ai suoi avversari…) sino al Giappone, le pagine offrono
ottimi spunti di riflessione e piacevoli momenti di divertimento grazie ad
aneddoti ad oggi ancora oscuri ed uno sguardo dietro le quinte di un fenomeno,
il wrestling appunto, all’epoca ancora in via di sviluppo e quindi ben
diverso dalla perfetta organizzazione che ha raggiunto ora. Purtroppo il
periodo WCW, uno dei più discussi della storia sia di Hogan che del wrestling,
è tracciato marginalmente e, come se Hogan cercasse di redimere se stesso, né
il creative control né le faide intestine che hanno distrutto la federazione
di Atlanta vengono minimamente menzionati. Ciò che
resta al lettore una volta chiuso il volume è un’immagine di Hogan
altalenante, a tratti lodevole ed a tratti sadisticamente arrivista, molto
simile all’immagine che la rete già ci aveva fornito di questo storico
campione. Nonostante questo è un volume che merita di essere preso in
considerazione, foss’anche solo perché è un’ottima testimonianza di cosa
fosse il wrestling prima dell’era McMahon e getta finalmente chiarezza su
molti avvenimenti poco chiari che hanno costellato la vita dell’Immortale e
che spesso sono stati erroneamente mitizzati ed ingigantiti. Se non potevate sopportare Hogan prima, la lettura di queste pagine non farà che confermare le vostre teorie. Se invece eravate suoi adulatori, infiniti eventi rafforzeranno il vostro credo in lui. Quello che è certo è che questo libro, nel bene e nel male, vi porterà inevitabilmente a discutere. E come avrebbe potuto essere diverso, d’altronde, considerato quanto discussa e dibattuta è stata la vita del suo protagonista, Hollywood Hulk Hogan. The King Of The World |
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