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THE PEDIGREE #365 - THEN YOUVE SEEN ME  
by Alessandro Saracca
 


Qualche giorno fa ho finalmente avuto occasione di vedere The Wrestler, il tanto acclamato film di Darren Aronofsky con protagonista Mickey Rourke, gi vincitore di un Golden Globe per la sua interpretazione del lottatore sul viale del tramonto Randy The Ram Robinson.



Innanzitutto, per chi non avesse visto il film, va sottolineato come, a dispetto di titolo e trama, il wrestling poco o nulla centri con questa pellicola. Aronofsky utilizza il business come mezzo, come tramite per raggiungere il proprio scopo, ma di certo non stiamo parlando di una pseudo-biografia su un qualsiasi lottatore. The Wrestler un film sulle difficolt della vita e sulla voglia di riscatto, un film sul fallimento e sulla caducit della vita, ci non di meno (specialmente allinizio ed alla fine), di wrestling ce n parecchio. E, ad onore del regista, anche riportato in maniera eccelsa. Per fare un paragone, diciamo che The Wrestler sta al wrestling come Thank You For Smoking sta al fumo, il che non tanto.
In seconda battuta va precisato che non mia intenzione lanciarmi in una disamina della pellicola, compito che spetta certamente ad altri siti differenti da questo, n vorrei concentrarmi su un eventuale recensione di questa comunque a suo modo complessa pellicola, non ritenendo che questo debba essere il compito primario di una rubrica come questa.

Detto questo, devo essere onesto: il film non mi ha proprio fatto impazzire.
Lho trovato discreto, seppur a tratti banale, una storia s toccante ma gi vista, piuttosto simile (per fare un esempio) allultimo Rocky Balboa, che personalmente non stata in grado di toccare determinate corde. Ci che ho realmente apprezzato di questo film stato il modo in cui Aronofsky ha saputo ritrarre il mondo del wrestling, specialmente quello delle scene indipendenti, senza mai lanciarsi in funamboliche invenzioni ma restando sempre fedele alla realt, che come dimostra questa pellicola a volte pu essere pure peggiore della finzione.

La storia in breve, per chi non la conoscesse, quella di Randy The Ram Robinson, ex-wrestler di massima grandezza ora caduto nel dimenticatoio che, per arrotondare lo stipendio, accetta booking negli show indipendenti ogni qual volta se ne presenta loccasione. Al termine di un incontro piuttosto brutale Randy, ormai lontano dalla forma fisica migliore, viene colto da infarto. Strappato alla morte, ma impossibilitato a tornare a combattere per via di un cuore ormai troppo debole, Randy dovr fare i conti con il suo passato, il suo presente e soprattutto con quello che potr fare in futuro.

Terminato il film, ed ascoltata il religioso silenzio la canzone di Springsteen che copre i titoli di coda, mentre mi apprestavo ad uscire dalla sala mi sono sentito strano. Non strano da ho buttato sette euro e mezzo per un film che non mi piaciuto, e nemmeno strano per il finale indubbiamente triste, seppur in maniera poetica, del film. Non mi ritornavano alla mente le immagini di Ram e di sua figlia, n i momenti in cui il protagonista sceglie, volutamente, di abbandonare lunica persona che forse veramente lo amava per inseguire il suo sogno. Non era il fallimento del protagonista, sia esso fisico o mentale, a rimbalzarmi in testa. Riuscivo soltanto a pensare ai primi minuti di pellicola, quelli della lotta, quelli dei Death Match, quelli del scommettiamo che riesco a farvi sorridere, quando il sangue colpir il tappeto?, come giustamente canta il Boss.
Sar deformazione professionale, sar che da fan di lunga data di questo sport-entertainment non ho potuto fare a meno di prestare attenzione a certe scene, ma forse non vero che questo film, con me, non stato in grado di toccare determinate corde. Forse non erano quelle volute da Aronofsky, ma resto convinto che un film, come ogni forma darte, non possa mai stabilire a priori quali emozioni susciter in chi vi prester attenzione.

Sono uscito sentendomi stranamente colpevole, se non della fine di Randy Robinson almeno di quella di tutti quei wrestler che, come lui, hanno vissuto la sua vita ed hanno fatto la sua fine, o stanno per arrivarci, quelli di cui ogni tanto si legge il nome su un sito specializzato, quelli che li trovano morti nei posti pi disparati, quelli che se ti chiedevi che fine avevano fatto adesso lo sai, quelli che ormai vivono perch qualcuno gli canti il famoso one more match pur sapendo perfettamente cosa, e quanto, si prender quellultimo incontro.

Nel vedere la caduta di Randy, nel vedere i vetri estratti dalla schiena, i tagli sulla fronte, le droghe prese di sottobanco perch puoi ingannare tutti ma non te stesso - e sai benissimo quando sei arrivato al limite fisico e senza medicina oltre non vai mi parso di rivedere infinite storie similari, che nel corso del tempo abbiamo ampiamente raccontato su questo sito. Ricordo quando la CZW fece tappa in Italia, e tra i wrestler si porto dietro niente meno che Sabu, uno dei miei idoli. Chiesi se potevo avere un suo autografo, finito levento. Mi dissero di pazientare solo un attimo, perch Sabu si stava togliendo di dosso le schegge dei neon.
Ora, quanto pu essere brutale una frase del genere? Aspetta un attimo, Sabu si sta pulendo dalla violenza che si auto-inflitto per il tuo divertimento.
Ed io ho aspettato, mi sembrava il minimo.

The Ram un personaggio di fantasia che, purtroppo, ha fin troppe attinenze con la realt, con tutti quei lottatori semisconosciuti che se ne sono andati, di tutte le et, quelli che in pochi conoscevano ed in pochi hanno pianto. Quelli, insomma, che non hanno fatto in tempo a fare la storia del business e di cui si sono gi perse le tracce. E sono ancora parecchi, non inganniamoci. Il fatto che i siti specializzati non sempre li riportino, a differenza di quello che succede per i grandi nomi, non deve togliere meno importanza alla loro morte ed al loro sacrificio, che in fin dei conti quello del personaggio di Rourke.
The Wrestler mi ha messo tristezza, sebbene diversa da quella strettamente ricercata nel film.
E mi ha messo tristezza per la sua verit, che chiunque segue il wrestling conosce. Mi ha messo tristezza perch se vero che alla fine le droghe, il dolore, i salti mortali e tutto il resto solo una scelta personale dei singoli lottatori, siamo tutti un po carnefici nel chiedere pi sangue, pi violenza, incontri sempre pi estremi ben sapendo che cosa ci sia dietro.

The Wrestler non uno di quei film per i quali mi sentirei di dire che va visto assolutamente, o che fa assolutamente schifo. E un film che andrebbe visto, almeno una volta, perch ognuno possa farsi la sua idea e trovarci dentro quello che cerca, che questo editoriale dimostra non essere sempre lo stesso per tutti.
Per un film che, toccasse a me decidere, costringerei ogni scuola di wrestling a mostrare.
Perch pu essere di grande insegnamento, sebbene non per tecnica et similia. Perch rende tristemente chiaro un concetto: qualcuno ce la fa, e diventa milionario. Molti restano al palo, oppure arrivati in cima crollano vertiginosamente, e rialzarsi davvero difficile. E se qualcuno ce la fa, sia ad esempio lAyatollah del film (Ernest The Cat Miller), molti finiscono male, molto peggio di quanto probabilmente speravano.

Esiste un lato del wrestling, quello pi nascosto e pi lontano dai riflettori, che forse nessuno di noi preferirebbe vedere. Per c, e conoscerlo non pu che fare bene al business in generale.
Non capisco, a questo punto, come Vince McMahon non abbia potuto apprezzare questa pellicola.
Perch mostra cosa accade dietro le quinte? Come se, in fondo, non si sapesse.
Ma almeno in questo film si capisce, per una volta, quale tipo di passione anima i wrestler. E quanto danno pu fare, quel tipo di passione. Una passione che, probabilmente, avrebbe potuto risparmiare la vita di parecchi lottatori. Ma una passione senza la quale, a conti fatti, molti di quei lottatori non ci sarebbero mai stati.

Il problema di fondo, purtroppo, questo: voi cosa scegliereste?

For now The Games over, a marted prossimo.




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