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Re: TWC - News from Indoor War
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MessaggioInviato: 30/11/2016, 16:09 
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Fogwell's Gym, Hell's Kitchen. La palestra è desolata, la polvere la fa da padrone sull'ambiente spoglio. Un ring al centro della stanza, degli armadietti usurati posti verso l'estremità della stanza. Vicino al bordo ring è appeso un vecchio sacco da boxe. Il sacco da boxe dondola fortemente, facendo cigolare la catena, sotto i colpi di Lance Murdock. Canottiera nera, pantaloncini di tuta neri e delle fasce da combattimento attorno alle mani. Un bagno di sudore, continua a colpire ritmicamente il sacco con una serie di pugni, sbuffando ad ogni colpo. Lo sguardo perso e concentrato esclusivamente sul sacco, continua senza sosta, saltellando sul posto. I colpi riecheggiano nel vuoto della palestra, illuminata fiocamente soltanto dalla luce che filtra attraverso la vetrata. La porta della palestra si apre e poco dopo si richiude. Nel silenzio generale si odono distintamente un rumore metallico ed un rumore di passi irregolari, che poi si fermano. Lance continua a colpire il sacco, senza il minimo sussulto. Un'ultima serie di pugni, più rapida e potente, seguita da una serie di calci. Si ferma. Sospira mentre si srotola le fasce alla mano destra e si volta, con espressione scocciata.

LM:Hai intenzione di rimanere ancora per molto?

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John Dorian, una felpa con cappuccio ben calato sulla testa e pantaloni felpati. Serio in volto, si avvicina verso Murdock che si va a sedere su una panca a bordo ring.

JD:Dipende da te, Lance...

LM:Non iniziare neanche. Ci ho provato, non era possibile. E' finita questa storia, andata, sepolta. Non c'è più nulla da fare.

JD:C'è sempre da fare, Lance.

Lance getta le fasce della mano destra a terra e poi guarda verso JD.

LM:Sai cosa, hai ragione. C'è ancora una cosa da fare, ed è dare a Sean Morgan una lezione che non si scorderà mai. Qui non si tratta soltanto di Lance Murdock contro Sean Morgan, John. E' un ciclo che si ripete, un oroboro che continua a mangiarsi la coda. E' Lance Murdock contro Sean Morgan, è John Dorian contro Devil Antonius, è Barry Quinn contro la TDPW, è il bene contro il male.

Con stizza il diavolo si srotola le fasce della mano sinistra.

LM:La dobbiamo smettere di vivere nelle favole, non tutti meritano di essere salvati. Tutt'altro, sono ben pochi i dignitosi di salire sull'arca. Che affoghino pure nella loro sporcizia, è ciò che meritano. Sono stufo di dare il mio aiuto a persone che non fanno altro che rifiutare e rifiutare, per poi sprofondare in un abisso di miseria. Io ho chiuso con loro.

Lance getta con rabbia le fasce della mano sinistra a terra. Tra i due rimane il silenzio per una decina di secondi. Lance alza poi lo sguardo, serio e concentrato, verso JD.

LM:Sean Morgan deve essere distrutto. E' un insulto a tutto ciò che ho fatto, e non posso permettere che il mio titolo finisca tra le sue mani. E per farlo per bene ho bisogno anche del tuo aiuto, John, perché te l'ho già detto, questo scontro è molto più di quello che sembra. E' l'affermazione di uno stile di vita, del tuo stile, del nostro stile. Ed è così che Morgan deve precipitare, alla maniera dei No More Evil. Non posso permettere che vinca, e non puoi farlo neanche tu.

John si gratta la barba sospirando.

JD:E sia, Lance. Se questa è la tua scelta definitiva Morgan andrà giù, No More Evil style. Attento però, potresti non amare il finale. Sappi però che non accetto la tua scelta da salvatore, non ti lascerò andare così facilmente. Se vuoi seguire il mio stile, dovrai farlo a pieno. Adesso iniziamo, c'è molto da fare e poco tempo per realizzarlo.


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Re: TWC - News from Indoor War
MessaggioInviato: 30/11/2016, 20:18 
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Località: I NANI! I NANI! I NANI! I NANI!
26/11/2016, Ore 16:32

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Circondata dalle montagne della Germania centrale, irraggiate dal Sole che in questa fredda mattinata spadroneggia in cielo, la fattoria Franke appare desolata: di tanto in tanto si sente lo sgraziato starnazzare di un'anatra, il nitrito solerte di un cavallo selvaggio oppure il brontolio sofferto del porco, ma dalla casa del contadino c'è solo silenzio.

Wir sind des Geyers schwarze Haufen,
Hei a ho ho!
Und wollen mit Tyrannen raufen,
Hei a ho ho!
Spieß voran, drauf und dran,
Setzt aufs Klosterdach den roten Hahn!


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Ai piedi di una collinetta, a poca distanza dall'umile fattoria, lo stacanovista Johann Franke, la falce ben impugnata, una sacca sporca sulle spalle, si sta occupando della mietitura canticchiando un noto inno risalente alla guerra dei contadini.


Wir wolln's dem Herrn im Himmel klagen
Kyrieleis!
daß wir die Pfaffen nicht dürfen totschlagen
Kyrieleis!
Spieß voran, drauf und dran,
Setzt aufs Klosterdach den roten Hahn!


Il tedesco, la faccia illuminata dai potenti raggi del Sole, posa a terra lo strumento, si asciuga la fronte fradicia di sudore, afferra la sacca, rovista al suo interno e recupera una bellissima castagna arrostita che divora gioiosamente. Dopodiché riprende il lavoro.

Als Adam grub und Eva spann,
Kyrieleis!
Wo war denn da der Edelmann?
Kyrieleis!
Spieß voran, drauf und dran,
Setzt aufs Klosterdach den roten Hahn!


Jetzt geht's auf Schloß, Abtei und Stift,
Heia hoho!
uns gilt nichts als die Heilge Schrift,
Heia hoho!
Spieß voran, drauf und dran,
Setzt aufs Klosterdach den roten Hahn!


D'un tratto si ferma. Al sorriso ora sul volto si sostituisce un'espressione di stupore. Abbassa la spaventosa falce e si muove di qualche passo, lasciandosi alle spalle i campi e la collina.

JF: Sind Sie verloren, guter Mann?

Silenzio. Un sorriso illumina nuovamente il volto del contadino.

JF: Parli tu forse inglese?

Silenzio.

JF: Ha bisogno di aiuto? Ti sei perso forse?

L'uomo, ripreso dalle spalle, alza le mani brevemente. Possiamo notare che ha una capigliatura simile a quella di Johann.

???: No no pardon-moi, volevo solo assicurarmi che fosse proprio lei Monsieur Johann Franke.

L'uomo allunga una mano in segno di saluto al tedesco.

???: E' un piacere conoscerla. Anche se penso che il mio nome non le giungerà nuovo.

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SMN: Mi chiamo Simòn. Forse ha già sentito parlare di me.

Johann stringe la mano di Simon rivolgendogli un largo sorriso.

JF: Piacere, piacere, gentile straniero. Sei forse il capo-pastore che vive laggiù in città? Ho sentito parlare molto di te. Onorato.

Simon ora ha un'espressione perplessa.

JF: Bella capigliatura. Bella giacca.

L'ex lottatore TWNA sorride per un attimo.

SMN: Grazie, vale lo stesso nei tuoi riguardi. E soprattutto mi complimento con te per come è tenuto il posto: una tale cura in uno spazio così relativamente ampio non deve essere facile da mantenere per un uomo solo.

Detto ciò si incammina assieme a Johann verso il casolare.

SMN: Capo-pastore... Sai, in un'altra vita forse lo sarei stato volentieri. Questa pace, questa tranquillità.

JF: Tanti sacrifici, ma poi si sta bene. Sí, sì.

Johann d'un tratto si ferma.

JF: Ma tu non sei il nostro capo-pastore!

Simon sghignazza.

JF: Sei quel famoso lottatore, quello della tv! Che onore! Vieni, vieni, ti faccio conoscere mia moglie, anche lei fa quelle cose ed è molto brava, io ci ho provato, ma la mia carriera è finita... Vieni, vieni!

Simon si guarda intorno un attimo.

SMN: Oh, no, no, meglio che non mi veda. Di certo tutto vorrà tranne che pensare alla lotta in questo momento. E' così pacifico qui, di certo vorrà godersi il riposo che offre la campagna.

I due continuano la loro camminata.

SMN: Però accetterò qualsiasi cosa ha da offrirmi, signor Franke. Per chiedere di lei non ho neanche dovuto fare il nome di suo fratello, sa?

Johann arrossisce.

JF: Qui ci conosciamo tutti, siamo tutti amici. Però è mio fratello la star della famiglia. Fred. Gli voglio tanto bene. Tu lo conosci, Simon? Forse non è famoso come te, ma sta crescendo.

SMN: Oh, certo, l'ho sentito nominare spesso. Un uomo molto forte, fuori dagli schemi, indomabile. I migliori lottatori sono così, no? Assolutamente imprevedibili. E comunque non direi di essere famoso, ora sono in un periodo in cui mi alterno tra la paternità e il lottare incontri per lo più nella zona dove vivo. Do a mio figlio tutto l'amore che merita.

Johann annuisce.

JF: Già, già. Ma, signor Simon, cosa posso fare per lei? Che cosa la porta nel mio umile Paradiso terrestre? Non penso lei sia interessato alla pastorizia locale... O forse sí? Non so.

SMN: Con calma. con calma. Però se vuole offrirmi qualcosa di locale voleniteri, mon amì.

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Simon e Johann si trovano nella rustica cucina dell'abitazione, seduti su semplici sedie in legno poste lungo due lati adiacenti di un tavolo ligneo, anch'esso molto umile. Il contadino sta gustando alcune delle sue castagne arrosto, mentre l'ex lottatore della TWNA tiene fra le mani una tazzina fumante di té , gli occhi fissi sul tedesco.

JF: Castagne, Simon?

Johann porge il vassoio su cui sono appoggiati i frutti.

JF: Appena raccolte. Questa è la stagione delle castagne, assaggi. Prego, prego.

Simòn a questo punto prende una delle castagne e dopo aver poggiato la tazza sul tavolo ne apre una per mangiarla con gran gusto.

SMN: Fantastica.

Johann si siede davanti a Simòn, che beve un sorso di té.

SMN: La ringrazio, Johann. Visto che è stato così generoso, e sperando in un futuro più felice di poter tornare in questo posto, voglio essere completamente sincero con lei: sono il marito di Lisa Araki, la donna che sua moglie odia tanto. E l'odio è ricambiato da lei in modo altrettanto intenso.

L'espressione di Johann è indecifrabile.

SMN: Primi che salti a conclusioni affrettate, mi lasci dire che sono qui non per fare ambasciate di pace, non sono questioni che riguardano me o lei ormai, Johann. Però sono qui solo per chiedere il suo aiuto: quando tutto questo sarà finito, io e lei dovremmo curare le ferite fisiche e morali delle nostre mogli. Io spero, per il futuro, che la smettano di odiarsi così tanto. Al momento mia moglie non mi ascolterebbe, e neanche la sua con lei, ma forse, dopo l'incontro di Zero Hour, potremmo fare qualcosa. Le nostre mogli sono molto più simili di quanto vogliano ammettere: forti, fiere, orgogliose. E non voglio che i loro rapporti rimangano così per sempre.

JF: Mia moglie non parla molto del lavoro a casa. Anzi, non ne parla affatto.

Johann accenna ora un sorriso stupido.

JF: Ma sono certo che lei ha ragione, signor Simon. Livia, Licoride, è così e se lo è anche la tua Lisa, beh, allora... sono identiche!

Simon fa una smorfia divertita.

JF: Magari possono fare pace subito e così evitare l'incontro: niente lividi, niente cerotti, tutti felici. Ma, forse, è meglio che rimanga fuori; l'ultima volta che sono entrato in una faccenda da ring ne sono uscito pieno di lividi.

Il contadino scoppia a ridere, Simon gli rivolge un tenero sorriso; le risate si trasformano presto in un forte attacco di tosse che termina solamente ora, dopo svariati secondi.

JF: Mi auguro che le nostre mogli diventino amiche come lo siamo noi. L'amicizia è un valore sacro fra noi contadini, sa?

SMN: Un valore che apprezzo. Data la natura della nostra competizione, Johann. è un bene che tu abbia deciso di non calcare più i ring, paradossalmente.

Il Global Sensation mangia un'altra castagna.

SMN: Sai, sono venuto qui anche per raccontarti una storia. Devo molto a tua moglie, in un certo senso.

Johann osserva incuriosito il suo interlocutore.

SMN: Ho conosciuto mia moglie cinque anni fa, prima che mi chiamassero in Giappone per lottare in TWNA. Era il mio ultimo periodo lì, e stavo lottando una serie di match in federazioni varie come Freelance. Verso Maggio mi dissero che avrei dovuto lottare in un tag match a più persone, ma all'ultimo ci fu un cambiamento perché una lottatrice importante era ritornata dal suo periodo di apprendistato in Messico, e mi misero contro di lei perché sapevano che avremmo messo su un grande incontro.

Simòn guarda nel vuoto.

SMN: Quella lottatrice era Lisa. Aveva un fuoco negli occhi che ricordo ancora oggi. E poi mi ricordo del mio braccio stretto in una mossa mortale. E di io che cedo, e dell'applauso scrosciante della folla a match finito. Dopo l'incontro, nel backstage lei venne a stringermi la mano e congratularsi con me. Ed io dissi qualche battuta scema che non ricordo, ma la fece ridere. Aveva la risata più bella che avessi mai sentito. Nient'altro aveva più importanza. Mi sono innamorato di lei in quel momento. Forse già prima, durante l'incontro.

Il marito di Lisa torna a rivolgersi a Johann.

SMN: E poi, quando iniziammo ad uscire insieme un paio di mesi dopo, mi disse una cosa su Licoride. Mi disse che pensava ancora a quella caduta e a quel risultato mancato. E quel pensiero la faceva combattere come una leonessa. L'aveva resa più forte di quanto non fosse prima, l'aveva resa più sicura di sé. E mentre lei parlava io pensavo che fosse la donna più incredibile su cui avessi posato gli occhi.

Simòn sospira.

SMN: Quindi devo un grazie anche a tua moglie per averla resa ciò che è oggi.

Johann si asciuga gli occhi lacrimanti, Simòn abbozza un sorriso.

JF: Licoride può sembrare una donna fredda, insensibile, ma sono certo che si commuoverà anche lei quando gliela racconterò. Grazie per averci fatto partecipi, ti ringrazio, amico.

L'ex TWNA fa un cenno d'assenso col capo.

JF: Mio suocero è italiano, la moglie messicana, ma Livia è una vagabonda, ha viaggiato in ogni continente, in ogni nazione, tant'è che forse la sua vera casa è il ring. E' stata più volte in Germania quando era ancora una tirocinante ed è lì che l'ho conosciuta, fortunatamente però non mi sono mai scontrato con lei...

Johann ride grossolanamente, poi d'un tratto diventa serio.

JF: Lei non ama la vita che faccio, credo che a volte se ne vergogni un po'... Ma nemmeno io sono amico del ring, perciò... Non credo voi due vi siate mai incontrati, se vuoi te la presenti. Sì, ne sarei felice, è nella stalla, si sta allenando, vieni, ti prego...

Johann si alza in piedi, Simòn finisce il suo tè e fa lo stesso.

SMN: Credo che semplicemente vorrebbe che tu fossi più spesso accanto a lei. Comunque... mi spiace tantissimo, ma sono costretto a declinare il tuo invito, Johann. Devo andare via, sono atteso. Ma spero davvero di poter tornare qui un giorno, con mia moglie e mio figlio. Lui in particolare adorerebbe questo posto.

Il simpatico contadino gli si avvicina.

JF: Che bello! Allora gli insegnerò a guidare il trattore, a tuo figlio.

Simòn ride, i due ora si stringono la mano e si abbracciano. Johann accompagna l'ospite alla porta, insieme escono; il contadino saluta un'ultima volta il nuovo amico mentre questi si allontana, dunque si dirige verso la stalla, dalla quale si sentono dei rumori... dei colpi.

JF: Livia!!

Johann è ora all'interno della stalla, un enorme spazio buio. Notiamo in lontananza la sagoma di una donna che sta prendendo a pugni un sacco appeso al soffitto.

JF: Livia, Livia, ascoltami.

Dopo aver sferrato un potentissimo calcio, Licoride si volta minacciosamente verso il marito che attende immobile.

Licoride: Che diamine vuoi?!

Johann mestamente china il capo, le mani congiunte.

JF: Scusa. Mi dispiace. Ma volevo dirti che ho appena ricevuto la visita di un amico, Simòn.

D'un tratto Licoride alza la testa appena illuminata da una luce fioca.

Licoride: Simòn?!! Simòn Araki?

JF: Sì... Ha detto che un giorno tornerà con moglie e figlio. Sarebbe bello.

Johann timidamente alza gli occhi, abbozzando un sorriso verso la moglie. Licoride, gli occhi celesti persi nel vuoto, rimane in silenzio.

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All'esterno della fattoria, lontano dal sentiero che conduce alla casetta, vediamo Simòn raggiungere una macchina Golf Volkswagen. Sale dal lato passeggeri, e quindi la scena si sposta all'interno del veicolo.

SMN: E' andata benissimo.

Simòn si allaccia la cintura e si gira... verso la moglie, Lisa Araki, che ha in braccio il figlio Yukio, addormentato.

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LA: Sono felice per te.

Simòn sorride di sottecchi, mentre osserva la moglie che un'espressione impassibile.

SMN: Lo sai che dovevo farlo. Sono un pacifista, sotto sotto.

LA: Non caverai fuori niente di buono né da lei né da chi le è associato. E non ho intenzione di parlarne.

Lisa dà un bacetto sulla fronte del figlio, per poi passarlo lentamente al marito che lo mette sul seggiolino in mezzo a loro due.

SMN: E' bellissimo.

Lisa abbozza un sorriso.

LA: Indovina da chi dei due ha preso.

SMN: Non osavo dubitarne, cara.

Lisa mette in moto l'auto e mette le mani sul volante, si gira verso il marito ma questi la sorprende con un bacio improvviso. I due si staccano, Lisa ride per un attimo.

LA: Oh, quanto siamo audaci.

SMN: Non ti dico mai abbastanza che ti amo.

LA: Ti amo anch'io.

Lisa torna quindi a concentrarsi sulla guida.

LA: E' la macchina giusta per visitare Wolfsburg. Anche se, di tutte le città...

SMN: Ti meriti una piccola vacanza prima del PPV ed era la più vicina a questo posto, mettiamola così.

Lisa sorride, prima di premere sull'acceleratore. La macchina parte e va via, e le ultime immagini sono quelle della casa di Johann Franke sull sfondo, immersa nel verde della natura.


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Re: TWC - News from Indoor War
MessaggioInviato: 30/11/2016, 22:38 
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Some people shoot, some people dig.


Ci troviamo a San Antonio, Texas. Un salotto, una televisione accesa, un posacenere con due mozziconi spenti, un uomo su un divano.

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TV: Vedi, il mondo si divide in due categorie...

SG: Chi ha la pistola carica e chi scava.

TV: Chi ha la pistola carica e chi scava.

SG: Tu scavi.

Improvvisamente si sentono dei colpi alla porta, di qualcuno che bussa. Shawn sbuffa, mette in pausa e si avvia verso l'ingresso.

SG: Vi ho già detto che non voglio sentirle le vostre stronzate su Dio!

VC: Per fortuna che sono ateo!

Shawn apre subito la porta, trovandosi davanti Vincent Cross, con un piccolo sorriso sul volto e una cassa di birre nella mano destra.

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VC: L'ultima volta ti eri lamentato della mancanza, così...

SG: Non capirò mai come fai a capitare così spesso in Texas.

Cross sospira.

VC: Non ci sono capitato stavolta, Shawn. Avevo bisogno di parlare con te.

SG: Entra, tanto pure a chiuderti la porta la sfonderesti. E non mi va di sporcare il fucile.

Cross sorride per un breve secondo.

VC: Dimenticavo il tuo proverbiale carattere incline all'accoglienza. Con i tempi di merda che corrono lo giustifico.

I due entrano e Shawn chiude la porta, mettendo il gancio.

SG:Già, il Texas sta diventando invivibile.

VC: E' mai stato vivibile?

Entrambi prendono posto sul divanetto, nelle stesse posizioni dell'ultima visita, l'uno di fronte all'altro. Cross poggia il pacchetto di birre sul tavolino in mezzo.

VC: Voglio dire, stanno pure facendo le "celebrazioni", se così vogliamo chiamarle, per il primo Imperatore Bianco d'America. Immagino come tu ti senta.

SG: Ho comprato un nuovo fucile martedì scorso. Sai com'è, giusto in caso. Non che Hillary sarebbe stata molto meglio alla fine.

VC: Sono d'accordo con te.

Cross prende la prima bottiglia di birra e la stappa.

VC: Io ho votato la Stein. Per dire.

Gates scoppia in una risata fragorosa che dura diversi secondi, quasi fino a fargli lacrimare gli occhi, poi si ferma respirando affannosamente.

SG: Tu hai votato St-

Il texano ricomincia a ridere più forte di prima per poi riuscire di nuovo a riprendere fiato.

SG: Okay, ho finito.

Cross va per parlare ma Gates scoppia di nuovo a ridere, stavolta più silenziosamente. Cross sospira, aspettando che il texano si plachi.

VC: Che devo dirti, mi piace Susan Sarandon.

Il biker beve un sorso di birra.

VC: Prendi la tua birra, mister "ho votato Kasich". Tutto il tempo a lamentartene nel backstage che non avesse vinto, me lo ricordo.

Il texano sorride e prende la birra.

SG: Quell'uomo mi ricorda Ike, e io adoro Ike.

Ora è il turno di Cross di ridere, ma in modo più moderato.

VC: Ti prego, non far rivoltare il cadavere del nostro più grande presidente nella tomba. Kasich non avrà mai un'oncia dello charme del Generale.

Il biker beve un altro sorso di birra.

VC: Parlare con te riesce ad evere sempre un buon effetto. Grazie. Considerando il periodo di merda in cui versiamo direi che ne avevo bisogno.

SG: Un gran periodo di merda infatti.

Gates spalanca gli occhi.

SG: Ah, ricordami che dopo devo chiederti un favore.

Il Fearless sorride in modo leggero, aggiustando la propria posizione sulla sedia.

VC: Cosa? Picchiare qualcuno che infastidisce Jimmy al posto tuo così non ti prendi le colpe? Non darei il tuo nome.

Detto questo il biker si sporge in avanti, guardandosi attorno.

VC: E' tutto così... tranquillo, qui. Capisco perché ti piace starci.

SG: Il Texas è pieno di difetti, ma non vivrei da nessun'altra parte. Poi qui è periferia, la campagna sta poco lontano. Io non vivrei mai in mezzo ad una metropoli, mai.

VC: Parlavo della casa.

Cross beve un altro sorso di birra.

VC: Ma hai ragione. Quando viaggio cerco sempre i luoghi piccoli, poco conosciuti, abbastanza interessanti. Le città, le coste... mi annoiano. Sai cosa? Saresti un ottimo biker, Shawn. Ti ci vedo a trovare i luoghi più selvaggi dei Cinquanta Stati per fare i raduni.

SG: Nella frescheza dei miei vent'anni guidavo la moto. Poi...

Il texano si blocca un attimo guardando nel vuoto, poi scuote la testa e dal taschino estrae una Lucky Strike Rossa morbida, accendendola col suo zippo su cui vi sono incise due tacche.

SG: Poi niente.

VC: Avevano le moto ai tuoi tempi?

Gates squadra con un'occhiataccia il biker, che alza le mani.

VC: Perdonami, perdonami. Non sono poi tanto più giovane di te. E considerando tutto, non voglio neanche esserlo più. Probabilmente però avrei cercato qualche manuale in più sulla paternità. Di certo non ho avuto un ottimo maestro.

Gates da un tiro di sigaretta.

SG: Nemmeno io. Ma sono troppo vecchio per soffrire per i miei genitori.

VC: Tu hai un figlio naturale. Considerando tutto direi che stai facendo un buon lavoro. L'unica cosa è che penso che mi odi ancora. Un po'.

Cross beve un altro sorso dalla bottiglia.

VC: Fidati: in quanto a padre, sei migliore di quanto abbia mai cercato di esserlo io. Sul ring in singolo è ancora tutto da vedere.

SG: Ti prendo a calci in culo quando vuoi.

Cross ridacchia. Poi torna serio.

VC: Facciamo al prossimo IW? Così almeno se ci riesci eviterò di vedere Kevin morire. Cazzo.

Il biker poggia la birra sul tavolino e si passa le mani sulla faccia. Gates da un tiro di sigaretta. Poi sospira.

SG: Non ci sarò al prossimo Indoor War.

Cross sbarra gli occhi.

VC: Che cazzo dici, Shawn? E' successo qualcosa?

Tiro di sigaretta.

SG: Ho bisogno di tempo per i fatti miei. Questo business mi sta consumando e ora come ora sarei solo d'impiccio per Travis. Settimana scorsa gli ho fatto saltare un incisivo, non so se hai visto.

Cross va per rispondere ma Gates lo anticipa.

SG: È inutile che tu dica qualsiasi cosa. Non ci vengo ad Indoor War, per il bene mio e dei No More Heroes. Il titolo lo difendo comunque a Zero Hour. Ma ho bisogno di un po' di tempo per me.

VC: Ma per favore.

Cross prende una bottiglia piena e la lancia a Gates, che la prende al volo, mentre Cross beve un altro sorso dalla propria bottiglia.

VC: Hai ancora gli stessi riflessi di sempre, Shawn Gates. E che cazzo, sei uno dei pochi uomini integri rimasti in questa federazione, assieme a Travis. Non puoi uscire dai gangheri per via delle parole di uno che non è ancora riuscito a digerire l'aver perso contro...

Il fearless si blocca all'improvviso, sospirando.

SG: Senti, capisco le buone intenzioni ma sono fatti miei Vincent, e piuttosto, parliamo del favore di cui ti avevo parlato prima.

VC: Cosa vuoi?

SG: Io non verrò ad Indoor War, ma Jimmy ci vuole andare. Si diverte un sacco ad Indoor War e lo capisco. Adesso, senza di me non lo farei andare mai in mezzo a quel branco di pazzi, ma il ragazzo ha quasi diciott'anni e non mi va nemmeno di impedirglielo categoricamente, quindi ecco cosa succederà. Giovedì lo metterò su un aereo e all'aeroporto tu lo andrai a prendere. Sì, lui non ti può vedere ma ti conviene convincerlo: non mi fido dei tassisti. Poi dovrai fare attenzione che non gli succeda niente ad Indoor War. Tra Boom, Thunder e Morgan a piede libero io non sto affatto tranquillo. Chiederei a Travis ma capisci bene che non mi sento nella posizione di chiedergli favori.

Tiro di sigaretta.

SG: Ah, se accetti e qualcuno torce un capello a Jimmy capisci bene che ti strapperò le palle. Quindi se vuoi farmi questo favore ti conviene farlo bene.

VC: Accetto. Senza pensarci due volte. Il ragazzo ha bisogno di un guardiano che sappia almeno difenderlo.

Shawn sorride. Cross alza il palmo della mano destra come quando si fa un giuramento.

VC: Io, Vincent Cross, prometto di frapporre il mio corpo tra lui e qualsiasi oggetto o corpo contundente che gli sia più vicino di quanto tu possa sopportare mediamente, e che se sarò ferito e/o steso per terra nel corso della puntata qualsiasi eventuale ferimento di Jimmy sarà comunque da imputare a me.

The Hell Biker beve un ultimo sorso e poggia la bottiglia vuota sul tavolino, guardando nel vuoto.

VC: Grazie per il linguaggio giuridico, Jacky Boy. Almeno quello di te mi è rimasto.

SG: Perfetto, allora ti devo ufficialmente un favore.

Tiro di sigaretta di Shawn.

SG: Sai chi altro mi deve un favore, Vincent?

Gates scrolla la cenere.

SG: Il buon Nicholas Carroll.

Cross sbatte le palpebre per un paio di secondi. Fa per parlare, ma poi si ferma. Guarda ancora negli occhi il texano, che attende una risposta. Sospiro lieve del biker.

VC: Lo so.

SG: Non sono assolutamente nella posizione di giudicare, ma se lo fossi ti direi che quell'Eat It te la potevi risparmiare. Cazzo Vincent, hai le mani pesanti, lo sai.

VC: Non capiresti.

Cross giunge le mani, portandosi in avanti.

VC: Devo fermarlo prima che perda il controllo di se stesso. E l'unico modo è fare come un anno e mezzo fa: prendendolo a pugni.

SG: Dovresti smetterla di fare la Madre Teresa.

VC: Col cazzo.

Cross apre la nuova bottiglia, poi si rimette nella posizione eretta per berla meglio e ne beve un nuovo ampio sorso. La ripoggia sul tavolo, guardando di nuovo Gates.

VC: Sai come sono quando mi impunto sulle cose.

SG: Sì, sei una grandissima rottura di coglioni.

Tiro di sigaretta.

SG: Se non puoi controllare il mondo Vin, limitati a controllare te stesso.

Risatina leggera di Cross.

VC: Hai ragione. Non ho intenzione di cambiare però. E' una cosa che mi ha chiesto Jane. Ho superato la fase uno: ho distratto Nick. Ora come ora sa che deve passare sul mio corpo, e se non lo ha capito glielo ricorderò ancora e ancora.

Altro sorso.

VC: Inizia a bere tu.

Gates prende una bottiglia, la apre e l'alza al cielo.

SG: Alla nostra amicizia, nella speranza che tu non ti comporti mai con me come ti stai comportando con Nick.

Gates beve un sorso. Anche Cross alza la bottiglia al cielo.

VC: Alla nostra amicizia, nella speranza che tu non ti comparti come sta facendo Nick.

Cross beve, poi si asciuga le labbra con il gomito.

VC: O come Kevin, per quel che vale.

SG: Mio dio Kevin Manson, che ragazzo odioso.

VC: Tanto morirà. E noi non possiamo fare niente al riguardo.

SG: E non voglio farci niente. Che muoia pure, dopo quello che ha fatto a Lucy Fischer l'unica cosa che mi dispiace è che sarà Black ad ucciderlo.

Tiro di sigaretta.

SG: Darei dieci anni di vita per potergli sparare in fronte.

VC: Detective Shawn Callaghan al vostro servizio, gente.

Cross beve ancora un po' dalla bottiglia, guardando nel vuoto.

VC: Forse è vero che non posso salvarli tutti. Forse lui non voleva essere salvato sin dal principio. Forse sono stato stupido io. Forse. Forse la spunterà, vista la sua volontà di ferro. Forse. So solo che al novantanove per cento lo guarderò morire lentamente ed orribilmente. Fine della storia.

Altro sorso.

VC: Per questo devo salvare almeno Nick. Capisci?

Gates solleva il mento.

SG: Beh, se lo dici tu.

Cross finisce la seconda bottiglia con un ampio sorso.

VC: Ecco perché mi piace venire qui: sei un tipo pragmatico, Shawn. Poche frasi, concetti giusti. Sei una certezza in questo senso. Avevo bisogno di qualcuno che non cercasse di consolarmi. Grazie, buddy.

SG: E io avevo bisogno di tenermi occupato. Di nulla, Vincent.

Cross si alza in piedi, prendendo le sue due bottiglie.

VC: Ora devo andare. Tieniti pure le altre bottiglie. Io ho un Jimmy a cui tenere a bada e devo andare a prepararmi psicologicamente. Alla prossima, texano.

SG: Alla prossima, biker.

Cross esce da casa Gates tirandosi la porta. Il texano prende il telecomando e riprende la visione del film mentre dall'esterno si sente il rumore di una moto accesa. Le immagini sfumano.


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Re: TWC - News from Indoor War
MessaggioInviato: 01/12/2016, 13:37 
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The Night


Part II
Darkness


Mai
In nessun luogo
Nessuno


Siamo in una chiesa, forse una cattedrale, in pieno stile gotico. Una foresta di colonne che sembra infinita cinge la navata centrale, immersa in un denso fumo biancastro, illuminata solo da delle candele. Dietro l'altare c'è una gigantesca vetrata rappresentante la crocifissione, mentre statue di figure incappucciate fanno capolino da sopra i capitelli delle colonne. Una litania in quello che sembra latino si sparge per l'ambiente, ma è appena udibile, quasi come se fosse mormorata a bocca chiusa. E Leonard Black, appoggiato su una delle tantissime panche in mogano, sorride con il suo solito sorriso sghembo. Il gigante è vestito con giacca, pantaloni, scarpe, camicia e cintura neri. Lentamente una figura vestita da prete si avvicina, ma non riusciamo mai a scorgere il suo volto.

Immagine


???: Salve, figliolo.

LB: Salve, padre.

???: Quanto tempo è passato?

LB: Una vita.

???: Non a sufficienza, quindi.

LB: Non è mai a sufficienza.

???: Vero. Ma dimmi, riesci a sentire i cori?

LB: Sì.

???: E dimmi figliolo, perché sei qui?

LB: Perché ho paura, padre.

???: Non ne dubito.

LB: Ed ho bisogno di aiuto.

???: Siamo arrivati a questo, dunque?

LB: Ho paura di sì, padre.

???: E tu non vuoi quello che sta per accadere, giusto?

LB: No...

???: Non mentire con me, figliolo.

LB: Non lo so, padre.

???: Sei arrabbiato, e confuso.

LB: Sono furioso.

???: Eppure sai ancora cosa è giusto e cosa è sbagliato.

LB: Sì, ma non so quello che devo fare.

???: Sbagliasti già una volta.

LB: Sbagliai, ma questa volta è diverso.

???: Perché è diverso, questa volta?

LB: Perché attraverso lo sbagliato posso ottenere un risultato giusto.

???: Non esiste alcun giusto ottenuto attraverso lo sbagliato.

LB: A volte...

???: Dimmi, ti sei mai perdonato?

LB: No.

???: E dimmi, credi sempre che la unica felicità possibile sia essere Dio?

LB: Sì.

???: Domani c'è un funerale. Verrai?

LB: Come sempre padre.

Siamo in una chiesa, forse una cattedrale, in pieno stile gotico. Una foresta di colonne che sembra infinita cinge la navata centrale, immersa in un denso fumo biancastro, illuminata solo da delle candele. Dietro l'altare c'è una gigantesca vetrata rappresentante la crocifissione, mentre statue di figure incappucciate fanno capolino da sopra i capitelli delle colonne. Una litania in quello che sembra latino si sparge per l'ambiente, ma è appena udibile, quasi come se fosse mormorata a bocca chiusa. E Leonard Black, appoggiato su una delle tantissime panche in mogano, sorride con il suo solito sorriso sghembo. Il gigante è vestito con giacca, pantaloni, scarpe, camicia e cintura neri. Lentamente una figura vestita da prete si avvicina, ma non riusciamo mai a scorgere il suo volto.

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???: No, rimani qui. Non fuggire.

LB: La prego, padre, non lo faccia.

???: Quanto tempo è passato?

LB: Non lo faccia.

???: Non a sufficienza, quindi.

LB: Non voglio farle del male.

???: Vero. Ma dimmi, riesci a sentire i cori?

LB: Mi lasci andare.

???: E dimmi figliolo, perché sei qui?

LB: Perché ho paura, padre.

???: Perché hai bisogno di aiuto.

LB: Non il suo, padre.

???: Siamo arrivati a questo, dunque?

LB: Ho paura di sì, padre.

???: E tu non vuoi quello che sta per accadere, giusto?

LB: No...

???: Puoi ancora salvarti, figliolo.

LB: Non lo so, padre.

???: Io ti conosco meglio di chiunque altro.

LB: Davvero, padre?

???: Io ti ho sempre seguito, qualsiasi cosa tu facessi.

LB: Lo so.

???: Ti prego, ascoltami, figliolo.

LB: Padre, non posso più.

???: Devi.

LB: Ma non posso.

???: Saresti perduto per sempre.

LB: E non se lo meritano loro, padre? Non si merita lei che io mi perda per proteggerla?

???: La ami davvero come un folle.

LB: Di più, padre. Se ancora sono così è solo per lei.

???: E dimmi, credi sempre che la unica felicità possibile sia essere Dio?

LB: Sì.

???: Domani c'è un funerale. Verrai?

LB: Come sempre padre.

Siamo in una chiesa, forse una cattedrale, in pieno stile gotico. Una foresta di colonne che sembra infinita cinge la navata centrale, immersa in un denso fumo biancastro, illuminata solo da delle candele. Dietro l'altare c'è una gigantesca vetrata rappresentante la crocifissione, mentre statue di figure incappucciate fanno capolino da sopra i capitelli delle colonne. Una litania in quello che sembra latino si sparge per l'ambiente, ma è appena udibile, quasi come se fosse mormorata a bocca chiusa. E Leonard Black, appoggiato su una delle tantissime panche in mogano, sorride con il suo solito sorriso sghembo. Il gigante è vestito con giacca, pantaloni, scarpe, camicia e cintura neri. Lentamente una figura vestita da prete si avvicina, ma non riusciamo mai a scorgere il suo volto.

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???: HO DETTO CHE NON FUGGIRAI!

LB: Non può farlo.

???: QUANTO TEMPO È PASSATO?

LB: La prego.

???: NON A SUFFICIENZA.

LB: Non voglio farle del male.

???: NON PUOI.

LB: Io comando qui. Non mi spaventa, padre.

???: Non puoi fermarmi, figliolo.

LB: Non la sento, padre.

???: Mi sentirai.

LB: Non la voglio sentire.

???: Siamo arrivati a questo, dunque?

LB: Ho paura di sì, padre.

???: NON MI PUOI FERMARE.

LB: No... Io comando. Io comando.

???: NON MI PUOI FERMARE.

LB: Non è giusto.

???: IO SONO GIUSTO.

LB: Io devo decidere.

???: NON TI PERMETTERÒ DI SBAGLIARE.

LB: E se lei dovesse perdere, chi mi salverà?

???: NON PERDERÒ.

LB: Perdesti già allora.

???: NON QUESTA VOLTA!

LB: Sarò perduto.

???: No, figliolo. Sarai salvato.

LB: Ho paura.

???: Anche io. Ma combatterò lo stesso. Per te.

LB: Non perda, la prego.

???: Non posso perdere.

LB: Lo spero.

???: Domani c'è un funerale. Verrai?

LB: Addio.

Il prete si alza ed estrae un piccolo revolver, che punta alla testa di Black.

BANG! ha scritto:
LF: Dimmi che mi ami.

LB: Io ti amo.

LF: Di nuovo.

LB: Io ti amo.


Il corpo di Leonard Black giaceva sulla panca, riverso in un mare di sangue. Un foro, precisamente fra gli occhi, spalancati a ricevere l'ultima luce che avrebbero mai visto, un sorriso di liberazione sul viso. Il prete si avvicinò, toccandogli il collo. Sospirò, poi gli passo una mano sul viso, chiudendogli le palpebre. Non avrebbe mai voluto farlo. Deglutì e si diresse verso l'acquasantiera. Si lavò le mani insanguinate, poi guardò il suo riflesso nello specchio rossastro dell'acqua.

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Il prete sospirò, rimettendo nelle pieghe del vestito la pistola. Guardò la chiesa, pensando che era l'ultima volta che l'avrebbe vista, qualsiasi cosa fosse successa, poi si incamminò verso l'altare. Il crocifisso lo squadrava, enorme e sporgente, e il Figlio si contorceva, espiando peccati che non lo toccavano. Non bastava un dio per salvarlo. Non quella notte. Osservò le tre navate. Per la prima volta le vedeva davvero. Erano come un disegno fatto coi carboncini, sfumate sul foglio bianco, evanescenti. Sapeva che le mille colonne non erano mai lo stesso numero, ma non lo aveva mai interessato. L'unica cosa che lo interessava adesso era fare quello che andava fatto. Quello che aveva aspettato a fare fino ad allora. Si toccò il collare di cartone. Non si ricordava quando aveva smesso di credere in Dio, ma era intorno a quando aveva scoperto Satana. Raggiunse l'altare, finalmente, e vi appoggiò una mano. Respirò immaginandosi il freddo del marmo. Aveva paura.

La follia è solo uno stato mentale. Un incresparsi della mente che offusca la realtà. Un contorcersi delle percezioni. Uno straniamento dei pensieri. Questo mi hanno insegnato a lungo. Giorno dopo giorno, da quando sono nato. Trentaquattro lunghi anni sono passati, giorno dopo giorno, nella noia di questa cella. Certo, ho potuto uscire, ogni tanto. Le mie sparute ore d'aria, necessarie perché il mio carceriere ottenesse quello che voleva. Ma poi era di nuovo prigionia. Di nuovo catene. Pensate per non lasciarmi andare mai più. In questi trentaquattro anni ho pensato a lungo, in questa gabbia c'era tutto il tempo per farlo. Ed ho compreso. Che la realtà è solo un incresparsi della follia, uno straniamento delle percezioni, un contorcersi dei pensieri. La realtà è solo uno stato mentale.


Lo sentiva. Era sveglio e pronto a prendersi quello che gli era stato negato. Rabbrividì. Scostò i paramenti dall'altare, rivelando una katana dalla lama bianca. Ne accarezzò il filo e sorrise.

???: Luna Piena, amica mia.

La lama brillò, rincuorandolo. Non era solo. La prese in mano e si incamminò verso la porta dietro l'altare, semi nascosta da un arazzo. Quante volte aveva temuto di percorrere quei passi, quante volte aveva compreso che prima o poi avrebbe dovuto farlo. Deglutì ancora, poi afferrò la maniglia della porta e spinse.

Quando l'ho capito, ho capito tante cose. Potevo fare quello che volevo. Ero pazzo, completamente pazzo, e questo mi rendeva l'unico in grado di comprendere davvero cosa era giusto e cosa era sbagliato. Quanto fosse voluttuosa e giusta l'idea di soffocare una donna incinta, e vederla combattere, gli occhi strabuzzati fuori dagli occhi, per un altro soffio d'aria. Quanto fosse interessante e giusto sparare nello stomaco di una studentessa universitaria e guardarla morire a terra, nel suo sangue, gemendo debolmente e chiedendo pietà. Quanto fosse catartico e giusto sentire un bambino che chiama la madre mentre lo stai scorticando vivo, gli occhi una volta blu che sanguinano dalle incisioni che hai fatto. Quella era la vera giustizia, non quella visione distorta che ne aveva il suo carceriere. E una volta libero, avrei fatto giustizia.

Follia refolo di vento morte investì. Respirò morte odore acre di morte incenso. Follia brivido lungo morte schiena lo investì. Non era più morte padrone lì dentro. Si incamminò per morte corridoio. Morte male lo aspettava sopra morte trono di follia. Morte pensieri si accavallavano uno sopra morte altro, follia mucchio senza inizio e fine. Ma doveva fare morte cosa giusta. Doveva combattere. Elena. Non lo avrebbe spaventato con morte suoi trucchetti. Lucinda. Non lo avrebbe fermato con morte suoi rimpianti. Thomas. Non suo padre. Annette. Non sua madre. Strinse Luna Piena, camminando per morte corridoio disseminato dei suoi fallimenti.

Ma ora il mio carceriere vacilla. Un angelo che porta i miei stessi colori ha fatto tutto quello che era in suo potere per liberarmi. Ed ora il mio carceriere ha bisogno di me. Ancora una volta vuole attingere al mio potere, e già sa che non potrà più rimettermi in cella, questa volta. Che tutto ciò che poteva fermarmi è morto, o non si sveglierà più. Posso sentire la sua rabbia, una massa urlante che lo obbliga a seguire una strada che non vuole fare. E quando mi avrà liberato alla sua rabbia si unirà la mia. E il primo a pagarne le conseguenze sarà quel angelo gentile. Non voglio concorrenza.

Finalmente Leonard Black arriva alla porta che deve aprire. La tocca con una mano, poi sospira e la apre. Cammina dentro la stanza e la osserva. È una stanza circolare, così alta da non far vedere il soffitto, contro il muro, dalla parte opposta della porta, un trono di marmo, sopra cui sta seduta una persona.

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Leon Black, sorridente, tiene in braccio una katana con la lama nera. I due si osservano da lontano.

LB: Non pensavo di vedere te, sinceramente.

LB: Non ti lascerò andare senza combattere.

Leon fa spallucce, camminando verso il centro della stanza.

LB: Lascia allora che ti dia il benvenuto nella Cattedrale del Fallimento.

Leon guarda il pavimento, osservando ventuno tombe, posizionate in un cerchio che segue la parete, e poi altre tre, al centro.

LB: La testimonianza di come Io abbia sempre vinto su di Te.

Leonard sospira, osservando le tombe.

LB: Sì, quelli sono tutti i miei fallimenti, ma non ho sempre perso. No. Alla fine ho vinto, e tu sei sparito.

LB: Sparito? No, nascosto, tenuto prigioniero. Ogni istante della nostra vita sono rimasto nascosto qui, ad aspettare il momento in cui tornare a comandare.

LB: Ed Io ti ho tenuto qui. Non sei mai riuscito ad uscire.

LB: Non solo Tu anche Lui. Ma ora non ti aiuta più. Lui è dalla mia parte.

LB: No. Non lo è. È furente, spaventato, ma non si è ancora abbandonato al lato oscuro. Ti fermeremo.

LB: Vedremo.

Leon si getta verso Leonard, e le loro spade si incrociano. Luna Piena contro Luna Nuova. Il rumore è assordante, e rimbomba per tutta la stanza, mentre i due scattano indietro per poi ripartire e fare un lungo scambio di colpi e parate.

LB: Non puoi vincere contro di me. Io esisto perché Lui è così. Tu sei stato insegnato. Non puoi sconfiggermi.

I due riprendono a combattere, in completo silenzio, solo i colpi rimbombano come martellate, scuotendo le pareti della stanza.

LB: Sarò anche stato insegnato, ma sono il giusto. E Lui lo sa.

Ancora una volta i colpi riprendono, sempre più rapidi, finché Leon non schiva un colpo e contrattacca, trapassando da parte a parte Leonard.

LB: No, non lo sa più. Sei debole. Sei inutile.

Leon spinge via con un calcio Leonard, sfilando la lama dal suo stomaco. Leonard crolla a terra, sanguinando copiosamente.

LB: Non puoi vincere contro di me.

Leonard geme gli occhi vitrei, poi lentamente si porta una mano al collo, afferrandosi la pelle, per poi strapparsi via il volto.

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Sagramore II si rialza in piedi, completamente guarito, irradiando una poderosa luce intorno a sé.

SGII: No! Io vincerò. Non ti permetterò di vincere, mai. Io sono il giusto.

Sagramore II scatta, riprendendo a combattere contro Leon, che si difende, quasi spaventato dalla luce.

LB: No! Non puoi essere ancora vivo.

SGII: Non morirò mostro. Non posso farlo. Tutto sarebbe perduto.

Sagramore II continua a colpire, mentre le parata di Leon si fanno sempre più lente, finché un affondo viene completamente mancato, e un largo taglio si apre sul petto di Leon, mandandolo in ginocchio.

SGII: Non importa quanto sia difficile il combattimento, Io vincerò. È quello che devo fare.

Leon a terra, nel frattempo, inizia a ridacchiare.

LB: Sei uno stupido. Solo un povero stupido.

Leon si afferra la pelle del collo, strappandosi via il volto a sua volta.

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Gilgamesh si rialza in piedi, ringhiando e pulsando di nero.

GG: Eccoci qui, allo scontro finale.

Gilgamesh ride, osservando Sagramore II che tiene stretta fra le mani Luna Piena.

SGII: Non ridere. Ti eliminerò.

GG: Non credo, ma puoi provarci.

I due si gettano di nuovo uno contro l'altro combattendo furiosamente per avere il controllo. Gli affondi e le parate, sempre più rapidi.

GG: La tua sconfitta è certa, e sai perché? Non per le tue sconfitte.

Gilgamesh colpisce ad un braccio il suo avversario, facendolo arretrare.

GG: Non per i tuoi fallimenti.

Altro colpo, questa volta al viso.

GG: Ma per un semplice motivo. Tu non sei Sagramore II. Tu sei soloLeonard Black che ne ha preso la maschera.

Gilgamesh colpisce Sagramore II allo stomaco, impalandolo.

GG: MA IO SONO GILGAMESH!

Sagramore II crolla a terra, morto, e Gilgamesh lascia andare la spada, osservando il corpo riverso del suo avversario.

GG: Ho vinto. Ho vinto. Ho vinto. Ho vinto. Ho vinto.



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LB: Ho vinto.

Leon Black si alza da in ginocchio, nel suo appartamento, e si guarda intorno. La stanza è fiocamente illuminata, e il silenzio regna sovrano. Lentamente si dirige verso il bagno a prende un rasoio manuale. Si lava il viso, poi inizia a mettersi la schiuma da barba. Finalmente inizia a radersi, procedendo con calma e guardandosi nel riflesso dello specchio. Quando ha quasi finito si fa un taglietto, da cui inizia a scendere una copiosa quantità di sangue, scuro e molto denso. Black osserva il taglio per un istante, poi scoppia a ridere, appoggiandosi con la fronte allo specchio.


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Re: TWC - News from Indoor War
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Le telecamere ci portano all'esterno del Bankers Life Fieldhouse, sede dello scorso episodio di Friday Night Indoor War. Le immagini spaziano per qualche secondo sull'esterno dell'arena, illuminata dal Sole del tramonto; tutto ad un tratto, però, si spostano bruscamente in direzione di una piccola laterale allo stadio.

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Proprio mentre le immagini ci portano nella stradina, una figura sta imboccando il vicolo. L'uomo si muove in modo vagamente furtivo, indossa una felpa il cui cappuccio ci impedisce di vederne il volto. Solo una volta arrivato a metà della stradina la figura lascia cadere lungo le spalle il cappuccio, permettendoci di capire di chi si tratta.

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Jack Keenan si guarda intorno per un paio di istanti, ma è decisamente difficile non notare l'altra figura che staziona nel vicolo.

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VC: Ciao, Jackie Boy.

Il biker, appoggiato alla sua Harley, osserva il suo ex avvocato a braccia incrociate.

VC: Come stai?

Keenan: Tipico di Vincent Cross. Siamo a due passi dall'arena e dobbiamo incontrarci in questo vicolo sudicio? Bah.

Lo sguardo di Jack Keenan spazia tra un bidone ed una scala arrugginita, mentre JK arriccia il naso.

Keenan: Comunque, non mi lamento, grazie. E tu, Reggie?

Il Pain Deliverer ridacchia e si appoggia al muro.

Keenan: Sei qua per prendere a pugni anche me?

VC: Se necessario? Sì.

Cross osserva il Pain Deliverer, in posizione specularmente identica.

VC: Dovevo venire qui a parlarti. Necessariamente.

Keenan: "Necessariamente". Altrimenti, che sarebbe successo?

Jack Keenan sbuffa.

Keenan: Se riesco a immaginare anche solo un decimo di quello che mi vuoi dire, sarà solo uno spreco di fiato.

VC: Oh, il nostro grande e grosso avvocatone e la sua mente che immagina le cose.

Cross ridacchia, guardando ancora fisso il Pain Deliverer. Poi aggrotta lo sguardo.

VC: Jack, maledizione, dopo tutto quello che abbiamo passato. So già che chiederti una spiegazione sarebbe inutile, che non me ne devi una, e tutte queste altre cazzate. Lasciamole da parte, so che non funzionerebbero.

Il biker si stacca dalla sua moto, iniziando a camminare per il vicolo.

VC: Mettiamola così: ho paura che tu faccia qualche cosa di imperdonabile come Kevin. Ho paura che tu finisca per pentirti di tutto quello che hai fatto e che tu non abbia nessuna spalla su cui appoggiarti dopo. Ho paura che tu rimanga solo. Potrei parlarti di Aaron, di tua madre, di tuo fratello, ma sarebbe tutto inutile al momento. Questi sentimentalismi non sono concessi dalla scuola Quill, quella che ti ha permesso di NON battere Sigfried e di battere piuttosto Matt Thunder, che ha avuto bisogno del ben più navigato Big Black Boom per battere me. Una garanzia di successo. E per battere Chris Drake hai dovuto aspettare che si suicidasse.

Keenan: Dimmi, per caso ti sembro davvero irrazionale come Kevin? Diamine, credo di avere ancora dei principi. Io ho dei piani, lui ha un'ossessione: è ben diverso.

Lo sguardo di JK si indurisce.

Keenan: Per quanto riguarda il resto, tutto quel che hai detto può essere rigirato. In primis, non nominare più la mia famiglia: te la faccio passare solo perché sappiamo entrambi che ficcare il naso negli affari altrui è più forte di te, Reginald; ma sappiamo entrambi altrettanto bene che la mia famiglia è più tutelata così che in qualsiasi altro modo. Poi, passiamo all'argomento "scuola Quill" e andiamo con ordine: ho battuto Chris Drake. Sono andato nel Main Event di Homeland, sono arrivato a un niente dal battere Sigfried Jaeger e ho reagito alla sconfitta in modo molto più lucido di Nick, "l'uomo più intelligente nel backstage". Ho battuto Matt Thunder. Suona meglio detta così, non trovi?

Keenan punta l'indice verso Cross.

Keenan: Non fraintendermi, il tuo discorso da nonnino buono sarebbe molto carino in un pranzo per il Ringraziamento. Ma qui non stiamo parlando carità o amore fraterno: qui si tratta della mia carriera - o, se preferisci, del mio lavoro. E tu poterti sedere davanti al fuoco accanto a me, guardarmi con pietà e spiegarmi la lezione? Tu? Una persona la cui massima ambizione è girare di spogliatoio in spogliatoio per dire agli altri in cosa stanno sbagliando?

VC: Sì. Se la cosa ti crea problemi lo posso fare due volte di più.

Cross porta le mani sui fianchi.

VC: Una cosa non è cambiata, Jackie: sei prevedibile. Davvero, potrei portare avanti questa conversazione da solo a dimostrazione che, per quanto non ti piaccia ammetterlo, sei rimasto lo stesso di un anno fa. La tua retorica da avvocato blasonato e caruccio mi ha salvato il culo al processo, e ti ringrazio ancora per quello. Dai, ti ricordi cosa ci dicemmo dopo la sentenza che mi condannò a ben due mesi di lavoro socialmente utile?

Flashback ha scritto:
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Le immagini ci portano all'esterno del Tribunale di Nashville, riprendendo Vincent Cross e Jack Keenan che scendono i gradini dell'edificio.

VC: E' andata anche meglio di quel che mi aspettavo.

Keenan: Sì, direi di sì. Mi dispiace non essere riuscito a far cadere le accuse di atti osceni in luogo pubblico, ma non è stato davvero possibile. Dovevi sul serio fare quella cosa?

VC: Serve davvero una risposta?

Jack Keenan si copre il volto con una mano.

Keenan: Dio, farti da legale è stato un massacro. Tuttavia, ammetto di essermi persino divertito, ogni tanto.

VC: Solo ogni tanto? Sei appena uscito da un tribunale, è vero, ma questo non ti consente automaticamente di mentire.

Keenan annuisce, con uno stanco cenno del capo.

Keenan: Beh, Reggie, l'importante è questo: ne sei uscito bene. Ora puoi lasciarti la cosa alle spalle, hai un pensiero in meno. Più energie da concentrare sul tuo fratellino, mi sbaglio?

JK lancia un occhiolino a Cross, per poi allungare una mano verso di lui. Cross imita subito il gesto del suo avvocato e gli stritola la mano nella sua... per poi tirarlo a sè e stringerlo in un abbraccio. Jack Keenan sembra inizialmente scioccato, ma alla fine ricambia l'abbraccio, dapprima esitante, poi addirittura con un qualche certo trasporto, anche se solo per un istante...



Torniamo alla realtà. Lo sguardo di Vincent Cross è perso nel vuoto; Jack Keenan sta invece osservando il biker, con un sopracciglio aggrottato.

Keenan: Sei consapevole del fatto che non posso vedere cosa stai pensando, vero?

Vincent Cross torna a sua volta nel mondo reale, con una scrollata di capo.

Keenan: E comunque, quell'abbraccio te lo sei inventato. Non c'è mai stato. Rassegnati.

Sul volto di Cross si forma un sorrisetto.

VC: Il flashback lo hai avuto anche tu, vedi? E poi, io nomino la tua famiglia quanto mi pare e mi piace, Jackie. Poi ti dico che cambiare la realtà a parole non ti riesce particolarmente bene: battere Chris Drake dopo averlo visto schiantarsi da sei metri sarebbe riuscito persino a Mike Hill incenerito; "arrivare a un nulla" dal battere Sigfried Jaeger posso dire anche io di averlo fatto, anzi, io Sigfried Jaeger prima l'ho schienato, e poi "sono arrivato a un niente dal batterlo", per dirla a parole tue. Gli ci sono volute quattro Blitzkrieg per battermi, quattro. Ed era in piena forma. Mi ha dato un grandissimo match. Mi è sempre bastato questo. E' per questo che provi verso di me "un sentimento di leggero ribrezzo", vero? Perché mi accontento.

Il biker torna serio.

VC: Chiamami "Reginald" quanto ti pare, bimbo. E' tornato Richard, di recente. Gli ho dato un pugno sulla faccia per salutarlo. Sembra stia diventando un modo efficace di dimostrare alla gente l'impatto che hanno sul sottoscritto.

Attimo di silenzio.

Keenan: Io non provo ribrezzo nei tuoi confronti Cross. Provo compassione. E rabbia.

JK sospira.

Keenan: Il motivo lo hai detto tu stesso. Tu ti accontenti. Se non ti conoscessi davvero, penserei che questo sia una finta. Ammettiamolo, dai, nel nostro ambiente trovare qualcuno che “si accontenti” è più unico che raro. E’ più che naturale; e, soprattutto, non è un male che sia così. Diciamocelo, cosa si può aspettare di diverso il pubblico dallo spogliatoio di una federazione di wrestling? La competizione è il nostro mestiere, Vincent, non nascondiamoci dietro a un dito. Puoi cercare di essere la migliore persona al mondo, ma alla fine della giornata a prendersi le luci della ribalta sarà sempre e comunque l’uomo con il titolo. E’ nella natura di questo lavoro. Chiunque, nel nostro business, ha preso scelte difficili e fatto dei sacrifici per arrivare dov’è… so benissimo che la cosa vale anche per te. Eppure, nonostante ciò, tu riesci ad “accontentarti”. Per questo provo compassione.

Keenan si passa una mano nei capelli, con un gesto stanco.

Keenan: E poi provo rabbia. Perché la verità è che tu sei fottutamente bravo quando vuoi esserlo, Vincent Cross. Di recente hai schienato Sigfried Jaeger in un tag team match, no? E, come hai detto tu stesso, due settimane dopo ha avuto bisogno di quattro Blitzkrieg per abbatterti. Cristo, hai battuto anche me non troppi mesi fa, Vincent. E da tutto questo cosa hai ricavato? Un avvocato che ti risparmiasse la fatica di pulire merda dai marciapiedi di Nashville per i prossimi 3 anni? Non hai cercato di ottenere nemmeno un briciolo di quello che avresti potuto. Anche la tua vittoria dei titoli di coppia è stata più che altro un tentativo di far vedere al mondo che Vincent Cross, il buon samaritano, può redimere persino Simon B. In tutto questo, la mia sconfitta contro di te non ti ha fatto guadagnare nulla. Guardati: sei allo stesso, identico punto di qualche mese fa. Questa, per me, non è solo una mancanza di rispetto nei tuoi confronti, ma anche nei miei. Ecco perchè provo rabbia.

Il Pain Deliverer si ferma, rosso in viso, per riprendere fiato. Cross lo fissa, digrignando i denti .

VC: Non capisci che io non volevo guadagnare un bel niente dal batterti!?

Keenan strabuzza gli occhi, sorpreso.

VC: Cristo Jackie, quanto sei diventato stupido. Io volevo solo un avvocato da quella vittoria. Non c'erano secondi fini del cazzo! E ho guadagnato un amico, direi che mi è andata bene no!?

Il biker si passa le mani tra i capelli, levandosi la bandana.

VC: Quello stronzo di mio fratello mi fa causa, io ho bisogno di un avvocato: ora fai due più due, Jack. L'unico motivo per cui volevo usarti come avvocato era quello di vincere quella causa ed impedire a quello stronzo di prendersi tutta la compagnia per sé, niente di più, niente di meno. Non volevo sfruttarti, cazzo! Non sono come la mia famiglia. Non volevo continuare a farti fare qualcosa che non ti piace, ma ero anche abbastanza disperato in quel freddo inverno, va bene?

Cross ansima.

VC: Chiedertelo gentilmente non sarebbe servito: ed ecco il match. Ti ho battuto. Ho avuto il mio avvocato. Ho guadagnato un compagno di battaglia. Non mi interessava altro. Cosa avresti voluto? Che facessimo causa alla TWC e ce la comprassimo? L'avremmo fatta fallire nel giro di due settimane. Avresti voluto che mi prendessi l'azienda? Non mi importa nulla, l'unica persona che è degna di gestirla è mia sorella, e non so neanche se avrebbe voglia di andarsene dall'Idaho. La scelta è sua.

I due si osservano per qualche secondo, senza muovere un muscolo. Poi, Jack Keenan abbassa lo sguardo a terra.

Keenan: Non lo vedi? Non stai facendo altro se non confermare quello che ho detto.

Il tono di Jack Keenan si indurisce.

Keenan: Mettiamo che tu riesca a far "ragionare" Carroll: cosa succederà dopo? Penserai a che cartolina di auguri mandare a Simon B per il Natale? Tornerai a seguirmi per tutta l'arena? Cercherai di nuovo di farti uccidere da Manson? Sei sempre lì, Vincent Cross. Sempre. Al solito. Fottuto. Punto. Rimani il compagnone che lascia 20 messaggi in segreteria per chiederti di prendere una birra con lui e davanti al boccale ti dice cosa hai sbagliato e cosa dovresti fare, senza riuscire a vedere la trave che ha nell'occhio ed a farsi il benchè minimo esame di coscienza.

Keenan torna ad alzare il suo sguardo verso gli occhi di Cross.

Keenan: La vita è la tua, Vincent, e sei più che libero di scegliere cosa farne. Ma non per questo puoi pretendere di sapere cosa sia meglio per gli altri. E, soprattutto, non puoi pretendere di sapere cosa è meglio per me.

VC: Lo so. Ciò dovrebbe fermarmi?

Cross sospira.

VC: Io non ho mai voluto avere più di quanto non potessi ottenere subito. Se devo affrontare Sigfried, sarà quando potrò ottenere ufficialmente lo status di Number One Contender, combattendo. In piedi, su un ring. Ecco come Vincent Cross sarà riconosciuto avversario degno per il titolo TWC. Non attaccando volgarmente alle spalle o con qualche travestimento.

Keenan fa una smorfia ironica, mentre Cross si rimette la bandana.

VC: Non voglio redimerti, non voglio salvarti. Non sei in pericolo come Nick, questo lo so. Non sei disperato come Kevin, l'ho capito parlandoti. Non sono neanche uno psicologo quindi non ti farò una diagnosi, sarebbe idiota. Perché non ti prendi tu il titolo di nuovo invece di cercare di svelare gli altarini di Michael Edwards? Perché non attacchi il vincitore del Main Event di Zero Hour invece di fare discorsi di tre quarti d'ora che non portano a niente? Perché invece di parlare non mi porti dei fatti? Io te li ho portati: mi conosci, sai come ragiono, e sai anche che, nonostante tutto, sono sempre fiero dei tuoi risultati.

Il biker si passa la mano destra sugli occhi.

VC: Sì, l'ho detto, va bene? Altra cosa da padre idiota, lo so, ma che dovrei dirti? Hai tenuto testa a Sigfried. Hai resistito a tutto il peggio che ti è stato tirato contro. E la tua parlantina è rimasta la medesima di allora. Quindi il mio problema con te diventa di altra natura: ho paura che tu ti perda. Da amico, mi sto preoccupando. Che tu ti perda dietro la tua ricerca ossessiva di qualcosa che puoi ottenere senza problemi. Però sei tu il primo a non volerlo.

Jack Keenan si copre la fronte con una mano.

Keenan: Non parliamo della situazione con Edwards, per favore. Che tu ci creda o no, non avevo intenzione di andare a leggere nel diario segreto di Michael e non sapevo cosa avesse in mente Quill. Ed ora ci saranno delle conseguenze.

Keenan chiude gli occhi e respira a fondo, prima di proseguire.

Keenan: Non mi sarei aspettato nulla di diverso da te, Vincent. E va benissimo così. Come hai detto tu stesso, sono il primo a non volermi perdere in un'ossessione. E' vero, ho i miei obiettivi e i miei piani e non sono una persona che si accontenta; tuttavia, credo di sapere dove stia il limite. Me ne sono accorto chiacchierando con Manson, un paio di settimane fa... qualche minuto prima che ti lasciasse quel regalino.

JK indica il collo di Cross. Poi lancia un rapido sguardo al proprio orologio da polso.

Keenan: Comunque, non manca molto a Indoor War ed ho un paio di cosette da rifinire. Spero non ti dispiaccia se ti saluto, Reggie... e anche fosse, poco importa. A meno che tu non voglia prima darmi quel pugno.

VC: Non ora. Non ne vale la pena. Ho cose più urgenti che mi attendono. Puoi andare, Jack. Ma sappi che non finisce qui il discorso.

Keenan alza la mano in cenno di saluto e poi, senza aggiungere altro, dà le spalle al biker e si incammina verso l'arena. Cross sale sulla sua Harley, si mette il casco, la mette in moto e se ne va via per la parte opposta a quella di Keenan.


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Re: TWC - News from Indoor War
MessaggioInviato: 03/12/2016, 16:31 
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Breaking News: Lottatore TWC sospeso!


Stamattina, dopo una lunga riunione, il Board of Direction della Total Wrestling Corporation ha deciso di sospendere a tempo indeterminato Simon Bosiko, meglio noto negli ultimi due anni come Simon B. A far propendere la maggior parte dei membri della dirigenza per una sospensione è stato il rifiuto di B. di partecipare all'imminente pay-per-view di fine anno, Zero Hour, senza alcuna giusta causa. Il General Manager della TWC, Virgil Brown Jr., ha confermato la vicenda, aggiungendo che per ora il lottatore non sarà convocato, nè parteciperà più ad alcun evento o manifestazione della federazione, e che lui e gli altri dirigenti si riservano in futuro la possibilità di licenziare definitivamente Simon B. qualora quest'ultimo reiterasse il pessimo comportamento tenuto negli ultimi tempi. Raggiunto telefonicamente da un giornalista nell'albergo a cinque stelle in cui alloggia al momento ad Atlanta, lo Who you want to B ha commentato la notizia della sua sospensione con un'unica parola: Meh. Dopo di che ha interrotto la chiamata alludendo a impegni importantissimi riguardanti donne, feste e viaggi.


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Re: TWC - News from Indoor War
MessaggioInviato: 13/12/2016, 13:44 
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Infected

Spoiler:
DISCLAIMER!

I fatti raccontati in questo promo sono intesi per essere fruiti solo dai lettori e non dai wrestler o dal pubblico in storyline. Pertanto ciò che accadrà in questo promo non potrà essere citato nelle storyline poiché nessuno sa che questi fatti sono avvenuti eccetto i protagonisti degli stessi.


Ci troviamo all'interno del salotto di casa Drake a Woodbury, New Jersey, e qui troviamo Kid The Wizard seduto su una poltrona ed Ellie Hart seduta sul divano. I due stanno chiacchierando tra di loro.

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Ellie: Certo che sei strano... Dalle premesse sembrava che avresti dovuto annientarla, invece te la ridi tranquillamente.

KTW: Fino a quando non si esagera mi godo lo spettacolo, poi se si oltrepassa quella linea allora dovrò comportarmi di conseguenza, e fidati che non vi piacerà.

Ellie: Vi? Vorresti prendertela anche con me?

KTW: Ovvio.

Lo sguardo di Wiz diventa estremamente serio.

KTW: Ricorda sempre che condividete la stessa colpa.

La Inheritor annuisce leggermente con sguardo spaventato, ma ecco che Wiz sorride nuovamente.

KTW: Comunque tranquilla Ellie, per il momento mi sto divertendo.

La ragazza deglutisce ma lo sguardo di Wiz viene catturato da Chris Drake che è appena entrato nel salotto.

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The Predator ha addosso un cappotto e dopo aver preso le chiavi dal tavolino lancia un'occhiata a Wiz ed Ellie.

C.Drake: Io vado, ci vediamo domani.

KTW: Sai che non puoi passare la notte li vero?

C.Drake: Certo che lo so, ma dopo che uscirò di li ho in programma di bere fino allo sfinimento e tornare a casa direttamente domani mattina.

KTW: Allenamento perfetto in vista del match che metterà in palio la tua carriera in TWC! Complimenti Chris, sei un atleta decisamente maturo.

C.Drake: Succhiami il cazzo.

Wiz sorride mentre Chris lo osserva con aria dura per poi spostare il suo sguardo su Ellie.

C.Drake: Scusa la volgarità Ellie, e non preoccuparti che sarò in forma al cento per cento in vista del nostro match di Zero Hour. Non dar retta a 'sto demente.

The Predator lascia il salotto e successivamente la casa mentre Wiz scuote la testa mantenendo un sorriso beffardo.

Ellie: Dove sta andando?

KTW: Da Alisa.

Ellie: Cavolo... Certo che pure tu potresti mostrare un po' di tatto.

KTW: Sono un figlio di puttana Ellie, lo sai, e non sarei io se non gli ricordassi ogni giorno che ciò che è capitato alla sorella è solo ed esclusivamente colpa sua.

The Legend sorride ancora divertito mentre Ellie lo guarda interdetta. Le immagini intanto si spostano su un vialetto nel quartiere di Woodbury dove abita Chris.

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The Predator sta camminando a testa bassa e con il cappotto abbottonato fino al collo per via della bassa temperatura. E' tardo pomeriggio e sul cammino di Chris non c'è quasi nessuno. Il ragazzo cammina a passo sostenuto mentre la sua attenzione viene attirata dalle varie abitazioni adornate per le festività natalizie con luminare e roba varia, la sua mente viaggia verso altri lidi...

Flashback ha scritto:
15 luglio 2016 - London, England

Ci troviamo all'esterno dell'O2 Arena, Londra.

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Passa qualche secondo e dall'arena esce uno zoppicante Chris Drake a petto nudo e ricoperto dal suo stesso sangue dopo il massacro subito da Franklin Dixon nella Drakexit.

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Alcuni passanti lo osservano inorriditi e quasi spaventati, ma lui non se ne cura e a passo svelto si dirige verso il parcheggio. Una volta arrivato cerca con lo sguardo la propria auto, e su di essa trova appoggiata con sguardo colpevole la sorella Alisa Drake.

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Chris sbuffa e Alisa non appena lo vede si stacca dall'auto e si avvicina a lui.

Alisa: C-Chris... Mi dispiace. Io non sapevo che...

C.Drake: Basta con le cazzate stronza!

Ed ecco che Chris sposta con una spallata la sorella raggiungendo la propria auto. Alisa lo osserva con occhi lucidi mentre lui non la degna di uno sguardo.

Alisa: Ti prego Chris lascia che ti spieghi...

The Predator si gira con sguardo truce verso Alisa.

Alisa: Franklin mi ha detto che è uscito dall'Ordine di Fortuna e che questo confronto gli serviva solo per chiudere la questione con te e far ripartire la sua carriera nel wrestling. Lui mi aveva promesso che non ti avrebbe attaccato.

C.Drake: E da quando credi alle parole di un traditore?! O sei diventata una rincoglionita o sapevi tutto e mi hai attratto nel ring questa sera per farmi pestare.

Gli occhi della ragazza si riempiono di lacrime.

Alisa: C-Chris... Ma che dici? Non potrei mai fare una cosa del genere... Io sono stata ingannata proprio come te...

The Predator tira una manata sulla propria auto lasciandoci una macchia di sangue per poi andare a muso duro con Alisa che indietreggia spaventata.

C.Drake: Davvero Ali?! Davvero?! No perché a me sembra che tu stia cercando di sabotare la mia carriera da un bel pezzo ormai! Mi hai fatto perdere contro Jack Keenan a War Of Change, mi hai fatto perdere l'Interpromotional World Wrestling Championship con Lance Murdock e ora mi hai attirato in una trappola mortale!

Delle lacrime calano sul viso della ragazza che inizia a singhiozzare.

Alisa: C-C-Chris... L-Lo sai c-che non è c-così...

C.Drake: No Ali, non lo so. Pensavo di saperlo quando ho ucciso tre uomini per salvarti la vita, ma ora mi sembra di aver sacrificato la mia innocenza e la mia anima per nulla!

Alisa: N-Non dire così Chris... I-Io volevo solo rendermi utile...

Un'espressione sarcastica compare sul viso di Chris.

C.Drake: Hai causato lo scioglimento di ogni tag team di cui ho fatto parte, mi hai fatto perdere un match importantissimo contro Jack Keenan, mi hai fatto perdere l'Interpromotional World Wrestling Championship e hai rischiato di farmi ammazzare su un ring... Volevi renderti utile? Beh evidentemente non ci sei riuscita, e il motivo è uno solo...

Chris si passa una mano davanti al viso spostandosi il sangue da davanti gli occhi.

C.Drake: Sei solo un'inutile puttana.

Miss Drake sbianca nel sentire le parole del fratello.

C.Drake: Non farti più vedere, per me sei morta!

The Predator si gira verso la propria macchina pronto ad andarsene, ma Alisa sbotta a piangere e lo prende per un braccio girandolo verso di se. Chris accenna un'espressione stizzita e d'istinto tira uno spintone alla sorella facendola cadere culo a terra. Alisa osserva con sguardo incredulo e ricolmo di lacrime il fratello che torreggia su di lei, e quest'ultimo dopo averle tirato un'occhiata di disprezzo le sputa in faccia un misto di saliva e sangue per poi girarsi, salire sulla propria auto e lasciare l'arena. Alisa resta seduta a terra, e dopo essersi tolta lo sputo del fratello dalla faccia con una mano sbotta a piangere disperata...


Tornati nel presente vediamo Chris che sta ancora camminando per le strade di Woodbury mentre inizia leggermente a nevicare. The Predator si blocca, lancia uno sguardo al cielo e poi riprende a camminare mentre altri ricordi riaffiorano nella sua mente...

Flashback ha scritto:
11 ottobre 2016 - Philadelphia, Pennsylvania

Ci troviamo nel backstage del Wells Fargo Center, Philadelphia.

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Passa qualche secondo e la porta di un camerino si apre. Da esso ne escono Chris Drake e Kid The Wizard vestiti in maniera formale e con i loro FWP World Tag Team Championship in spalla.

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KTW: E con questa sono quarantaquattro difese titolate con successo.

C.Drake: Che poi tutte in scioltezza. Mi sto quasi annoiando a vincere così facilmente.

KTW: Beh quando il tuo tag team partner è The Legendary Legend è normale che non ci sia competizione.

C.Drake: Ma zitto che prima di me avevi vinto un solo titolo di coppia e per giunta con Tommy Knockers.

KTW: Beh che hai da dire su Tommy? Lui è ancora più leggendario di me, e per me è un onore che il mio nome sia accostato per sempre al suo.

Chris si ferma e alza un sopracciglio.

C.Drake: Questa è la battuta più bella che ti ho sentito dire, altro che le cagate dei Prophets Of Bullshit.

Wiz sorride divertito e il telefono di Chris squilla. The Predator estrae il proprio cellulare e risponde.

C.Drake: Pronto... Sì sono io...

The Predator sbianca.

C.Drake: O-Ok... Arrivo subito.

Chris riaggancia mentre Wiz lo guarda incuriosito.

KTW: Cosa è successo?

The Predator non risponde e fissa un punto fisso.

KTW: Chris! Cosa è successo?!

Chris si gira verso Wiz con occhi lucidi.

C.Drake: Alisa... Ha avuto un incidente.




Le immagini tornano nel presente dove vediamo Chris con gli occhi leggermente lucidi che continua a camminare sotto la neve che ora scende più intensamente. Dopo alcuni metri il ragazzo alza lo sguardo trovandosi davanti l'ospedale di Woodbury.

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Chris sospira per poi avviarsi verso l'ingresso dell'ospedale. Una volta dentro, il wrestler si dirige verso un ascensore e vi entra facendosi portare al terzo piano. Arrivato Chris si incammina per la corsia raggiungendo la porta socchiusa di una stanza. Il ragazzo sospira per poi aprire la porta ed entrare trovando sull'unico letto presente la sorella Alisa Drake.

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La ragazza è stesa sul letto e tiene gli occhi chiusi mentre dei macchinari la monitorano. Chris accosta la porta alle sue spalle e va a sedersi su una sedia affianco al letto per poi stropicciarsi la faccia e lanciare un'occhiata all'incosciente sorella.

C.Drake: Ciao Ali.

Miss Drake non risponde.

C.Drake: Sono passati due mesi ormai da quando quell'auto ti è venuta addosso, e nonostante sia venuto qui da te spesso non mi sembra abbastanza. Sai Ali, io vorrei stare molto più tempo con te, ma purtroppo i miei impegni come FWP Tag Team Champion e i miei impegni in TWC ora che sono tornato non mi permettono di venire ogni giorno.

Chris tira su con il naso.

C.Drake: Comunque porto novità, l'altro ieri io e Wiz abbiamo difeso per la cinquantesima volta i nostri titoli di coppia, e nonostante lui si vanti tanto di essere la causa del successo del team non si rende conto che nove volte su dieci lo schienamento decisivo lo ottengo io. Stiamo andando alla grande comunque, e Sophia ci ha promesso nuovi e forti avversari per la seconda stagione di Breaking Point. Inoltre come ti ho già detto sono tornato in TWC e venerdì combatterò in coppia con Ellie contro DJ Rev e Alexa Drake sia per mantenere il mio contratto TWC e sia per far vincere il FWP World Women's Championship a Ellie che se lo merita davvero tanto per la passione che ci mette ogni volta.

Il ragazzo si prende una pausa e osserva la sorella, impassibile. Passa qualche secondo e una lacrima scende sul viso di Chris.

C.Drake: Forse sarai stanca di ascoltare queste parole Ali, ma per la centesima volta voglio chiederti scusa per ciò che ti ho detto a Londra. Mi dispiace davvero tanto sorellina, il rimorso mi logora sempre più giorno dopo giorno. Sono stato una vera merda e nel momento in cui sono tornato a casa e non ho trovato più le tue cose avrei dovuto chiamarti e scusarmi, ma invece il mio orgoglio, il mio fottutissimo e inutile orgoglio mi hanno impedito di farlo.

Chris tira nuovamente su con il naso mentre accarezza una guancia della sorella.

C.Drake: I dottori parlano di coma irreversibile, di morte cerebrale, di roba che non posso e non voglio comprendere, ma so che li dentro da qualche parte tu ci sei ancora Ali e spero che tu possa perdonarmi.

Il wrestler scoppia a piangere e va subito a coprirsi gli occhi con una mano, ma poi si appoggia con la testa sulla spalla destra della sorella e sfoga tutta la sua disperazione piangendo su di lei mentre altri, cupi, ricordi attanagliano la sua mente...

Flashback ha scritto:
11 ottobre 2016 - Woodbury, New Jersey

Ci troviamo nella St. Jackson Street di Woodbury dove è appena occorso un'incidente automobilistico.

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Due sono le auto coinvolte e mentre i paramedici prestano soccorso alle vittime, i pompieri mettono in sicurezza la zona e i poliziotti indagano sull'accaduto, un'auto arriva e da essa scendono Chris Drake e Kid The Wizard.

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Entrambi hanno un'espressione preoccupata, in particolare Chris che viene subito fermato da un poliziotto.

Poliziotto: Circolare, non c'è niente da vedere.

C.Drake: Sono il fratello della ragazza colpita.

Nel sentire queste parole, il tutore dell'ordine fa passare Chris che accorre immediatamente dalla sorella che è incosciente e sta venendo caricata su un'ambulanza. Nel vederla intubata e con gravi lesioni, gli occhi di Chris diventano lucidi riempiendosi di lacrime...

C.Drake: A-Ali...

Paramedico: Lei è un famigliare?

C.Drake: S-Sì...

Paramedico: Allora venga con noi.

Il ragazzo annuisce per poi entrare nell'ambulanza che viene chiusa e parte a sirene spiegate per le strade di Woodbury.


Le immagini ci riportano nuovamente nell'ospedale dove vediamo Chris che si è ricomposto e si sta mettendo il cappotto pronto ad andare via.

C.Drake: Ciao Ali.

Chris si avvicina alla sorella e le da un bacio sul naso.

C.Drake: Ci sono io e resterò qui con te. Te lo prometto.

Un'altra lacrima riga il viso di Chris Drake prima di lasciare la stanza e dirigersi ad affogare i suoi problemi nell'alcool.

[To Be Continued...]


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Re: TWC - News from Indoor War
MessaggioInviato: 16/12/2016, 13:53 
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Atlanta, Georgia. 12/14/16 ore: 12:45

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Aeroporto Internazionale di Atlanta. La folla si disperde dai vari gates d'uscita, le telecamere si focalizzano su un ragazzo con giubbotto invernale che passeggia con il suo trolley verso l'uscito.

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Michael Edwards è il nostro modello, che sfila tranquillamente scartando varie persone, finché non urta un uomo con un giubbotto di pelle.

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Keenan si volta di scatto, con un'espressione irritata sul volto; appena si accorge di chi ha urtato, gli si dipinge la sorpresa sul viso. Contemporaneamente, sia lui che Edwards fanno istintivamente un passo indietro. I due si guardano in cagnesco per qualche secondo. Nel frattempo, si forma un piccolo capannello di persone - compresi un paio di membri della sicurezza - intorno ai due. È Keenan a rompere il silenzio.

Keenan: Michael Edwards. Pensavo che la prossima volta che ti avrei visto sarebbe stato sul ring... ho avuto coincidenze più piacevoli nella mia vita.

Keenan sorride, un sorriso beffardo.

Keenan: Per fortuna non ci siamo trovati in volo, penso avrebbero finito per cacciarci - ad aereo fermo o no. Anche se, in effetti, mi sembra improbabile che gente come Drake o il te degli ultimi tempi viaggino insieme alle persone normali.

Edwards sovrasta la folla dall'alto.

ME: Jack Kennan, l'uomo chiamato Drake praticamente. Avrei preferito scontrarmi con Leon Black. Ma no, sono troppo sfortunato anche per questo.

Sorriso amaro di Michael.

ME: Comunque non sono ancora ai livelli di Drake quindi posso permettermi di camminare con la gente normale, prendere una birra con un fan, fare una chiacchierata con la troupe. Sei solo tu a darmi molto fastidio.

Keenan: Solo io, Virgil e una ventina di uomini della security, intendi?

Occhiolino di Keenan al rivale.

Keenan: Rigirare contro di me la mia stessa frecciatina funziona solo se lo fai con un senso, Mike.

Sbuffo del Pain Deliverer.

Keenan: E, comunque, non credere che questa situazione infastidisca più te che me. D'altronde, sono io quello il cui mentore ed amico è stato attaccato brutalmente in diretta nazionale.

Scrollata di spalle del Golden Boy.

ME: Se ti fossi sentito in pericolo forse avresti reagito allo stesso modo. Le frecciatine non valgono, però i tuoi metodi sono molto simili.

Michael scuote la testa.

ME: A me non interessa tutto questo. Che tu vinca o meno per me non cambierà nulla. Sarò finalmente libero, libero da tutto questo e dalle catene di Virgil Brown.

Il Jack di Quadri sbuffa.

ME: E poi, tutta questa storia è colpa vostra. Perché io non avrei avuto nemmeno voglia di scendere in campo. Volevo fermarmi e caricare le batterie, ma non sono Leon Black, quindi ho dovuto ricorrere alla "forza"

Jack Keenan alza gli occhi al cielo.

Keenan: Riempiti pure la bocca quanto vuoi delle tue ragioni e delle tue motivazioni. Sai qual è il lato ironico? A me dispiace che alcuni dei tuoi segreti più intimi siano stati sbandierati a tutto il TWC Universe. Dico davvero. Che tu ci creda o no, non avevo la più pallida idea che Quill avesse indagato sul tuo conto, nè che si sarebbe abbassato a fare quel che ha effettivamente fatto. Tuttavia, sei stato tu il primo ad alzare le mani. Sei stato tu a rendere la questione personale. Perciò, non credere che tutto questo sia "colpa nostra". O, quantomeno, "colpa mia".

Pausa per Keenan, che fissa per qualche istante un punto alle spalle Edwards.

Keenan: Però, non è questo a darmi più fastidio. "Che tu vinca o meno per me non cambierà nulla": questo è quel che più mi urta. Sai benissimo qual è il valore che do al nostro incontro, Michael. So altrettanto bene che per te non è lo stesso, ma davvero è questo che pensi? Combatterò un avversario che cercherà semplicemente di chiudere la faccenda ed essere fuori dalla TWC il più presto possibile?

Le narici di Keenan si dilatano in modo preoccupante.

Keenan: Ho affrontato tanti avversari che non apprezzavo - anzi, spesso "non apprezzare" era un eufemismo. Tuttavia, una volta sul ring, li ho sempre rispettati. E tu, Michael, con quella frase mi hai mancato di qualsiasi rispetto come wrestler.

Alza di spalle del Dragon Kid.

ME: Poco importa Jack. Io non voglio mancarti di rispetto. Voglio solo farti capire che per me tutto questo è una costrizione.

Edwards si gratta il mento.

ME: Non amo scendere in campo svogliato, mi crea noie. Però Virgil ha voluto che combattessi questo match, fosse stata qualsiasi altra persona mi sarei comportato allo stesso modo. Io non volevo salire su quel ring. Che poi Quill abbia esagerato ci può stare. Ma no, non mi tiro indietro per tutto quello che ho fatto. Perché qui in TWC le cose sono un po' troppo sopra le righe e nessuno sceglie il punto preciso dove fermarsi per non renderle becere.

Keenan: Non vuoi mancarmi di rispetto, forse, ma indirettamente lo stai facendo. Quel che è successo tra te, me e Quill è successo e non si può cambiare; così come non si può cambiare il fatto che questo match si farà. È un dato di fatto. Ed è un'occasione, per entrambi.

Keenan rimarca il concetto con un ampio cenno della mano.

Keenan: Ormai ci siamo dentro, Edwards. Io non ho alcun interesse a cercare di convincerti a rimanere in TWC dopo il nostro match. In tutta franchezza, non mi fa nè caldo, nè freddo. Se questo deve essere il tuo ultimo match, però, hai l'opportunità di lasciare un buon ultimo ricordo. Davvero vuoi buttarla via?

Michael Edwards scuote il capo.

ME: Io la mia chance di splendere l'ho buttata via un anno e mezzo fa. Ma tu Jack? Cosa vuoi fare? Cancellare l'onta che ti perseguiterà dopo questo match sarà impossibile.

Il Dragon Kid guarda l'orologio.

ME: Beh Jack, non posso dire che sia stato un piacere, ma mi hai fatto perdere abbastanza tempo per oggi. Ci si vede sul ring.

E con un cenno di saluto con due dita Michael Edwards si allonatana da Jack Keenan, rimasto lì a bocca aperta dopo le parole finali del Golden Boy. Le immagini sfumano.


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Re: TWC - News from Indoor War
MessaggioInviato: 18/12/2016, 23:23 
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The Night


Part III
Dawn


Sempre
Ovunque
Tutti


Ogni giorno, camminava lungo lo stesso sentiero. La strada la conosceva a memoria, ma anche l'avesse dimenticata non avrebbe dovuto fare altro che alzare gli occhi al cielo. In lontananza, solenne e misterioso, si ergeva il castello verso cui era diretto. Un costante monito di ciò che avrebbe voluto avere, ma non ha avuto mai.

E mai avrà.

Ogni giorno, camminava lungo lo stesso sentiero. Aveva cominciato a guardare i sassi ed i ciottoli che costeggiavano la via battuta, e gli capitava spesso di riflettere su come fossero tutti diversi. Ognuno di loro raccontava una storia: chi al primo sguardo, chi dopo una attenta ispezione. Ma nel loro insieme, che cosa rappresentavano? Quale era il compito di ognuno di loro? A questa domanda, ogni volta alzava gli occhi. Il suo compito, lui, lo conosceva perfettamente.

No.

Ogni giorno, camminava lungo lo stesso sentiero. Continuava a guardare i sassi ed i ciottoli che costeggiavano la via battuta, e gli capitava spesso di riflettere su come fossero tutti diversi. Ognuno di loro raccontava una storia: chi al primo sguardo, chi dopo una attenta ispezione. Lui, beh, aveva deciso di ascoltarle tutte per ingannare l'attesa nel lungo e faticoso tragitto verso il castello: alcune erano davvero delle belle storie, altre erano irrilevanti, altre erano pessime. Le aveva ascoltate tutte, con più o meno interesse. Era arrivato, addirittura, a prendere in simpatia alcuni sassi che ormai riconosceva in un batter d'occhio: e quando lo faceva, sorrideva loro.

Ma i sassi non avrebbero mai sorriso a lui. Lui era diverso da loro.

Ogni giorno, camminava lungo lo stesso sentiero. Continuava a guardare i sassi ed i ciottoli che costeggiavano la via battuta, e gli capitava spesso di riflettere su come fossero tutti diversi. Alcuni, ormai, li riconosceva in un batter d'occhio: e quando lo faceva, sorrideva loro. Certo, non quella volta. Quella volta non aveva sorriso, non aveva motivo di farlo. Un angelo luminoso era comparso dinanzi a lui, e gli aveva ricordato di alzare gli occhi e seguire la strada del castello. Ogni giorno, aveva camminato lungo lo stesso sentiero ed aveva visto gli stessi sassi, senza avanzare. Era stato distratto e continuava a ripercorrere le sue stesse orme. L'angelo lo ammoniva, ogni volta, ma solo la sua presenza aveva sortito effetto su di lui. Era rimasto quasi come accecato da quella luce. Ne voleva ancora.

E ne avrà ancora.

Quel giorno, era l'ultimo in cui avrebbe camminato lungo lo stesso sentiero. Era l'ultimo in cui avrebbe guardato i sassi ed i ciottoli che costeggiavano la via battuta. Stavolta, rifletteva su come lui volesse diventare re di quelle terre soltanto per possedere quegli stessi sassi e quegli stessi ciottoli, che altro non erano se non un passatempo. Rifletteva sulla natura del suo obiettivo, fino a convincersi di andare fino in fondo. Lo doveva all'angelo luminoso, che tanta strada aveva fatto per ricongiungersi a lui e indirizzarlo. Quando aveva guardato i sassi ed i ciottoli, lo aveva fatto con lo sguardo di chi sta dando a qualcuno o qualcosa l'ultimo addio: ed era stato proprio così. Senza remore, li aveva sbriciolati uno a uno, per non cadere in tentazione, così l'angelo lo aveva consigliato. Poteva finalmente proseguire dritto, fermarsi con il cuore in gola di fronte alle spesse porte del castello.

Ed alla fine, il castello gli era crollato addosso, a lui e all'angelo luminoso.

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Ieri
Qui
Un mostro e un eroe


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Kevin Manson spalanca gli occhi. Di fronte a sè vede quattro pareti bianche. Si sente debole. Si guarda i piedi: giace su un lettino d'ospedale. Di fianco a sè, tutti coloro che gli vogliono bene: nessuno. Un rumore risuona poi nella stanza. Un libro che si chiude. Da una poltrona in ombra si alza una figura gigantesca.

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Leonard Black, la barba di qualche giorno, osserva Kevin Manson, tenendo in mano una copia di Avere e non avere. Il gigante sospira, osservando l'uomo a letto, mentre il braccio sinistro gli pende da una fasciatura che tiene al collo. Il gigante appoggia il libro sul davanzale della finestra, poi si avvicina ad una sedia e la prende, iniziando a trascinarla verso il letto. Black ha una lunga serie di punti sulla fronte, e zoppica appena, e quando si siede sulla sedia lascia andare un piccolo gemito, ma poi i suoi occhi grigi si bloccano su Kevin.

LB: Ben sveglio.

KM: D-dove...

Kevin gira la testa di lato, incrociando gli occhi del gigante, dopodiché fa una smorfia e gemendo la gira verso il lato opposto.

KM: Vattene via.

LB: Da qui? Presto. Ma credo che io mi meriti di parlarti. E tu meriti una spiegazione.

Black appoggia una mano sul comodino del letto di Manson, su cui è appoggiato solo un telefono cellulare spento.

LB: Sai dove sei?

Manson lascia passare qualche secondo.

KM: Non sono alla Philips Arena. Non più. Immagino mi basti sapere questo.

LB: No. Non ti basta saperlo. A un piano da qui c'è Lucinda. Questo è l'ospedale dove l'hai mandata. Ti ci ho fatto portare io, pagando di tasca mia la differenza di spesa.

Il Painmaker spalanca gli occhi per un paio di secondi, dopodiché prova a ridere venendo interrotto dal dolore lancinante al costato.

KM: La saluterei, se potessi alzarmi da questo letto. Sei sempre così teatrale, Leonard Black...

Kevin si interrompe, lo sguardo gelido, e gira la testa verso il suo interlocutore.

KM: O forse dovrei continuare a chiamarti BlackBlood?

LB: Non sforzarti. Non sei davanti ad un pubblico, e non devi continuare la sceneggiata.

Il gigante allunga le gambe, sospirando.

LB: Hai perso, Kevin Manson. In tutti i sensi possibili.

KM: Oh, almeno hai ripreso a chiamarmi nel modo corretto.

Kevin rivolge lo sguardo al soffitto.

KM: Sai, se ritenessi la tua opinione costruttiva potrei offendermi quando riduci tutte le mie dichiarazioni su di te ad una "sceneggiata". La mia domanda era piuttosto seria. Voglio capire se sono riuscito almeno ad eliminare quella parte di te.

Black tamburella con la mano sul comodino.

LB: Quando dico che hai perso, lo dico davvero. Completamente ed assolutamente. Ed è per questo che ti chiamo Kevin Manson. Non c'è speranza di redenzione per te, non c'è via di uscita per te. Tu sei morto per il mondo, nessuno è venuto a trovarti negli scorsi tre giorni. Nessuno ha telefonato. Nessuno ha mandato niente. Nessuno si è preoccupato di mandarti i vestiti che avevi in arena. Nulla.

Black osserva Kevin.

LB: E tu non hai fatto nulla per sconfiggere BlackBlood. Ti sei solo fatto massacrare.

Il gigante si muove sulla sedia, dolorante.

LB: Sei Kevin Manson, perché per il mondo rimarrai sempre quello. Colui che ha cercato di uccidere Lucinda Fisher.

Manson scoppia a ridere, ma è costretto ancora una volta ad interrompersi dopo un paio di secondi. Colpi di tosse.

KM: Oh, il mondo... Esiste davvero un mondo?

Kevin sorride.

KM: Io ne ho individuati due, qualcun altro uno solo... Forse è solo un concetto astratto. Forse, tra l'astrazione e la realtà non c'è una gran differenza.

L'Animale continua a sorridere, in direzione Black.

KM: Io ho combattuto, Leonard. Ho combattuto con ogni forza che avevo in corpo. Menti sapendo di mentire quando dici che mi sono solo fatto massacrare. Io ho spinto BlackBlood al limite... Io ti ho spinto al limite, e nessuno fino ad ora era davvero riuscito a farlo. Limite morale, limite fisico, cosa importa? Ho dimostrato di essere l'uomo migliore a Nemesis, ma il mostro migliore sei tu.

Il Tear Suppressor ricomincia a tossire.

KM: Sto soffrendo, ma sono felice. Non posso fare a meno di godere ogni secondo di questo dolore. Il pensiero della sconfitta mi uccide, ma da sveglio l'agonia fisica non mi permette di pensare. Io sono in pace con me stesso, Black. E tu?

LB: Come al solito, Kevin, ti sbagli. In quella serata tu non hai portato nessuno al limite. Io ho sconfitto sia te, sia BlackBlood. E, ti sorprenderà sentirlo, ma sì, sono in pace con me stesso. Per sentieri molto oscuri, sono arrivato a quello che sarebbe dovuto succedere tempo fa. In un certo senso, per sconfiggere la mia parte peggiore, ho dovuto sconfiggere te.

Black distoglie un secondo gli occhi da Manson.

LB: Ti devo ringraziare. Ora sono chi dovevo davvero essere.

Leonard riprende a guardare Manson con i suoi occhi grigi.

LB: Sì, Kevin Manson. Io ti sto perdonando. Sono qui per questo. Nonostante tutta la rabbia che io provi ancora per te. Il mio impulso sarebbe quello di soffocarti, ma non lo farò. Non cercherò vendetta su di te, nonostante tutto quello che hai fatto.

Kevin sospira, continuando a sorridere.

KM: Oh, Leonard, se solo potessi alzarmi ti stenderei un tappeto rosso. Sei così magnanimo.. Sei il mio idolo, sei l'idolo di tutti! Sei un eroe che sconfigge i cattivi ma trova sempre la forza di perdonarli e rendere migliori le loro vite! Da oggi smetterò di far soffrire le persone e mi impegnerò per redimermi esercitando la nobile professione del fruttivendolo!

Manson cerca di alzare il busto, ma tutto ciò che ottiene è solo cacciare un urlo di dolore. Continua a sorridere.

KM: Passa sempre tutto da te, vero? Leon Black deve essere l'unico in grado di sconfiggere BlackBlood. BlackBlood deve essere l'unico in grado di sconfiggere Leon Black. Nessuno ti metterà mai in ombra finché ti comporterai così e la gente sarà disposta a crederti, ma sai cosa ti dico? Non risponderò. Sarò superiore. Lascerò agli altri il compito di essere costretti ad ammettere i miei meriti, da soli, a bassa voce. Sarà il loro piccolo segreto. E lascia che io ti riveli il mio, Leonard: col tuo perdono mi ci pulisco il culo.

Kevin fa una smorfia dopo essersi lasciato scappare un risolino.

KM: Io mi perdono, e perdono te per avermi perdonato. Non avresti mai dovuto. Io ho imparato da te molte più cose di quanto tu possa immaginare, Leonard, e infangherò per sempre il tuo buon nome. Le mie gesta sono indelebili, i miei peccati sono scalpiti nella storia. Il loro ricordo mi impedirà di morire, e questo non dovresti mai perdonarmelo. Ho costruito la mia immortalità sul tuo dolore e sul dolore dei tuoi cari. Eppure, continuo ad essere felice. Felice come non ero da tempo.

Black annuisce.

LB: Io non credo tu possa cambiare, Kevin Manson. E non intendo migliorare la tua vita. E non mi interessa che tu accetti o meno il mio perdono. Non sono qui per quello. Sai, per buona parte della carriera in TWC hai disperatamente cercato di essere la mia nemesi. Ed è vero, non dovrei mai perdonarti quello che hai fatto, perché tu sei la causa dell'era di oscurità che si sta abbattendo sulla TWC. C'è una sola cosa che posso fare adesso.

Il gigante chiude gli occhi.

LB: I tuoi peccati sono scolpiti nella pietra, e tu sei immortale, è vero. Sei l'incarnazione del pericolo. Sei il simbolo del caos e della anarchia. Quando rimetterai piede in TWC sarà il momento di massimo pericolo per la federazione. C'è una sola cosa che può fermare un simbolo.

Leonard riapre gli occhi.

LB: Un altro simbolo. Finché io sarò nella Total Wrestling Corporation, ci sarà una speranza. Perché io sono la prova che hai fallito. Che per quanto tu ti possa sforzare, il bene vincerà sempre. E ti ricorderò ogni giorno come tu sia un fallimento. Per tutto questo tempo hai cercato di ritirarmi, e io continuerò a lottare per te. Perché ogni volta che entrerai in un'arena ci sarò anche io. Ed ogni volta che cercherai di fare qualcosa come ha fatto a Lucinda, Leonard Black arriverà e ti fermerà. Io sarò il fuoco che impedirà l'oscurità. Perché devo farlo. Per me, per te, per Lucinda, e per tutte le persone. Tutto questo è causa tua, Kevin Manson. Ricordatelo, quando qualcuno ti chiederà perché Leonard Black combatte ancora. Ricordagli che sei stato tu a fare in modo che ci fosse qualcuno che ti sconfiggerà sempre nella tua federazione. Ricordagli che tu sei la causa del tuo fallimento. Ricordagli che sei da solo perché lo hai scelto. Ricordagli che hai avuto una opportunità e l'hai buttata via. Ricordagli che non puoi sconfiggermi.

Manson scoppia a ridere, inframezzando le risate ad urla di dolore ma senza fermarsi. Dopo una decina di secondi è costretto ad interrompersi.

KM: Black, nemmeno tu puoi sconfiggermi! Se io davvero sono il male, beh, la mia presenza impedirà sempre l'egemonia del bene. E viceversa... Due simboli opposti non possono prevalere l'uno sull'altro, Leonard. Tu non potrai mai salvare tutti dal dolore che porterò nelle loro vite, e io non potrò mai impedirti di essere una motivazione per ognuno dei fan presenti sugli spalti. Io ho cercato di diventare la tua nemesi, e ce l'ho fatta. Kevin Manson contro Leonard Black è l'ennesimo tassello di uno scontro più grande, uno scontro infinito. In questo senso, non mi sorprende che tu scelga di rimanere. Siamo uno il burattino dell'altro.

Kevin emette un nuovo risolino.

KM: Leonard Black, le carte hanno parlato. La Ruota della Fortuna gira inesorabile. Ora il Creato può gioire, protetto dalla sua indomita Sfinge armata di spada. La domanda è: quanto tempo ci vorrà, prima che il Demone rosso fuoco prevalga? La Ruota è leggermente capovolta, Black. Si inclina sempre di più. L'Apocalisse si avvicina, e non potrai fare nulla per fermarla.

Manson si interrompe, guardando verso il basso con occhi vitrei.

KM: Ti chiedo solo di tenere Lucinda lontana da me. A differenza tua, non deve perdonarmi. Deve pregare che io muoia, il più presto possibile. Ogni giorno. Più volte al giorno. E tu la aiuterai.

Black scuote la testa, alzandosi.

LB: Ti sbagli come sempre Kevin. Io posso batterti, e l'ho già fatto. Io posso ancora camminare, a differenza tua. Per quanto tu ti sforzi, il tuo Giudizio non basta a comprendere quello che succede.

Il gigante si mette una mano in tasca, estraendo un tarocco, girato in modo che Manson non lo possa vedere.

LB: Io sono la Giustizia, Kevin, mentre tu non sei niente altro che il tarocco che porta il tuo numero.

Black gira la carta, rivelando il Matto.

LB: Lo zero.

Leonard lascia cadere la carta sul petto di Kevin.

LB: Ed il tuo viaggio, il viaggio del folle, non ti porterà da nessuna parte. Il tempo della Temperanza dell'Imperatore è finito, Kevin Manson. Tu non puoi vincere.

Il gigante si gira ed inizia ad uscire dalla stanza.

LB: Buona Fortuna.

Leonard Black apre la porta, poi recupera il libro che ha lasciato sul davanzale, ed esce. Kevin lo osserva lasciare la stanza, senza staccargli gli occhi di dosso. Rimane ad osservare la porta chiusa per qualche secondo, dopodiché comincia a ringhiare e a cercare di dimenarsi, gemendo e imprecando, invano.

KM: DEVO TOGLIERMELA DI DOSSO! DEVO TOGLIERMELA DI DOSSO!

Manson prova a togliersi il Matto dal petto con la bocca, piegandosi, ma il dolore alle costole lo ferma. L'intensità dei suoi ringhi aumenta, coprendo il suono della voce nella sua testa che continua a ricordargli il suo ultimo fallimento.

Mai
In nessun luogo
Nessuno


Una enorme stanza circolare, immersa nel dolore al braccio. Il cuore che batte forte nelle orecchie, mentre le pareti si sbriciolano. Gilgamesh è in ginocchio, il rumore dell'arena nelle orecchie.

Immagine


GG: NO! Non è possibile. Perché non riesco a batterlo? Perché sto perdendo?

Le mani insanguinate, Gilgamesh si rialza, mentre sente lo scorrere del tempo.

GG: Non posso perdere. Non posso perdere. Io ho vinto, mi senti? Io ho vinto.

Kevin è alle sue spalle, la sedia in mano, pronto a colpirlo di nuovo, mentre la luce si fa sempre più fioca.

GG: IO SONO UN DIO! MI SENTI? IO SONO UN DIO! NON PUOI UCCIDERMI!

Vuole alzarsi ma non ci riesce, tutta la rabbia che lo sosteneva se n'è andata, ed ora prova solo paura. È bastato un istante.

GG: COSA STA SUCCEDENDO? PERCHÈ NON RIESCO A SCONFIGGERLO?

Una figura ora si erge dietro di lui, nel buio. Una figura mascherata, trafitta allo stomaco da una lunga katana nera.

Immagine


SGII: Non riesci a batterlo perché sei debole.

Sagramore II si toglie lentamente la spada dal ventre, lasciandola cadere a terra.

GG: No! No! Tu sei morto! Tu non sei nulla! Ed io non sono debole. Io sono la rabbia di Leonard. Io sono il lato oscuro di Leonard. Io sono BlackBlood.

Sagramore II ride.

SGII: Sì, tu sei la sua rabbia, il suo lato oscuro. Ma quel lato oscuro è solo un pallido ricordo, è il suono che fa il vento in una caverna vuota, lo sventolare di arazzi. Non esiste alcun BlackBlood.

GG: No! Ti sbagli. Ho fatto cose che nessuno avrebbe potuto fare, io ho superato tutti i limiti che quello sciocco si era imposto.

SGII: Ti sbagli. Tu hai solo fatto in modo che combattesse in maniera diversa. Ma non lo hai aiutato. Anzi. Lo hai indebolito. Perché lui non è più te.

GG: E chi sarebbe? Sagramore II? No, Sagramore II è morto.

SGII: È vero, Sagramore II è morto. Ma io non sono Sagramore II.

La figura inizia ad alzarsi in volo, risplendendo di luce propria, mentre tutte le sensazioni iniziano a scivolare via. La sua maschera inizia a cambiare colore, passa da Nera e Argento a Rossa ed Oro, con dei particolari bianchi-

???: Io!

La luce si fa sempre più intensa.

???: SONO!

La figura oramai irradia una luce così potente che riamane l'unica cosa visibile.

???: SAGRAMORE III!

Sagramore III improvvisamente poggia di nuovo i piedi a terra, e la luce ritorna normale. Dove una volta c'era Gilgamesh rimane solo una vecchia maschera consunta. Sagramore III si inginocchia e tocca il pezzo di stoffa, che si sgretola, sparendo. Poi afferra la grata con la mano destra e si gira, portando il pallone pieno di puntine sopra la gabbia.

Qui
Ora
La redenzione, il redento, la redentrice


LB: "Poi furono insieme così che mentre la lancetta si muoveva, invisibile adesso, sull'orologio, seppero che niente poteva accadere mai più a uno di loro senza che accadesse all'altro, che nient'altro poteva mai essere più importante di questo; che questo era tutto e sempre; questo era il passato, e il presente a qualunque cosa fosse per venire. Questo non avrebbero dovuto averlo, eppure l'avevano. L'avevano ora e prima e sempre ed ora ed ora ed ora. Oh, ora, ora, ora, quest'ora solo, e sopra tutto ora, e non c'è altro ora che tu, ora, e ora è il tuo profeta. Ora e per sempre ora. Vieni, ora, ora, perché non c'è altro ora che ora, sì, ora. Ora, per favore, ora, ora solo, nient'altro, solo quest'ora, e dove sei tu e dove sono io e dove è l'altro, e non il perché, non hai il perché, solo quest'ora; e ancora e sempre, per favore, e poi sempre ora, sempre ora, a partire da ora sempre lo stesso ora: uno soltanto. Non c'è che un solo ora, un solo, che ora va, ora si solleva, ora veleggia, ora ricade, ora turbina, osi gonfia, ora ti lascia, ed è sempre ora, sempre, sempre ora."

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Leonard Black legge ad alta voce il libro che tiene appoggiato sulle ginocchia, tenendolo fermo con la mano destra. La barba mal tagliata, gli occhi stanchi fissi sulle pagine, ma la voce tranquilla, il gigante sorride a malapena.

LF: I always wake to the sound of your voice.

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Lucy Fisher, gli occhi verdi aperti, sorride appena a Leonard, che alza lo sguardo, per poi far cadere il libro e crollare in ginocchio. Per chi suona la campana atterra, chiudendosi, mentre Leonard si appoggia al capezzale di Lucy, scoppiando in un pianto improvviso.

LB: Ti amo.

Lucy allunga una mano, accarezzando i capelli di Leonard.

LF: Ti amo.

LB: Avevo paura di non vederti aprire gli occhi mai più.

LF: Ho avuto paura anche io. Poi ho capito che mi avresti salvata.

LB: Ma non l'ho fatto. Non ci sono riuscito.

LF: Sei qui, ora.

LB: Non ero lì in quel momento, non ho fatto tutto quello che dovevo.

Lucy sorride debolmente, sporgendosi verso Leonard e appoggiando la sua fronte contro quella di lui.

LF: Abbiamo sbagliato entrambi, ma tu ora sei qui, e questo significa che almeno su una cosa avevo ragione.

Black chiude gli occhi, cercando di trattenere le lacrime.

LB: Su cosa?

LF: Sul fatto che tu sia un uomo buono. Quello che Kevin non poteva capire, quello che nessuno aveva capito, nemmeno tu.

LB: Nel mese in cui non ci sei stata ho fatto cose sbagliate.

Lucy accarezza di nuovo la testa di Leonard.

LF: Io so tutte le cose sbagliate che hai fatto in passato, e ti ritengo lo stesso un uomo buono. E sei qui, ora. Questo significa che alla fine hai fatto la cosa giusta.

LB: L'ho perdonato.

Lucy bacia Leonard.

LF: Sei un uomo buono.

Black si gira e si siede a fianco del letto, gemendo di dolore.

LB: Lucinda, perché non mi hai detto che eri incinta?

La rossa abbraccia da dietro Leonard, appoggiando il volto nei suoi capelli ed accarezzandogli le varie ferite che ha sul volto.

LF: Te l'avrei detto appena finito il match. Volevo fosse una sorpresa.

LB: La è stata. Come vorresti chiamarlo?

LF: Se è un maschio Andrew, mentre se è femmina Diana.

LB: Mi piacciono.

I due rimangono abbracciati in silenzio per lunghi minuti, mentre Black ancora piange sommessamente.

LF: Leonard?

LB: Lucinda.

LF: Tu sei il mio cavaliere.

Black sorride, appoggiando la mano destra sul braccio della ragazza.

LB: E tu la mia strega.


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Re: TWC - News from Indoor War
MessaggioInviato: 19/12/2016, 14:53 
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Nella notizia più importante della settimana fino ad ora, la TWC ha annunciato la Maglietta Limited Edition di Leon Black "The Knightmare", che sarà in vendita sullo store. Solo cinquecento pezzi sono disponibili all'acquisto, per un prezzo di settanta dollari a testa. In oltre, visto lo strepitoso successo della maglietta "Save Everyone", da oggi sarà in vendita una versione replica per venticinque dollari. Per finire è stata annunciata una raccolta Trilogy, dal prezzo di trecento dollari, che conterrà le magliette premium edition "God of Night, Knight of Day", "Save Everyone" e "The Knightmare", tutte firmate a mano da Leon Black, più un esclusivo poster.


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Re: TWC - News from Indoor War
MessaggioInviato: 20/12/2016, 14:48 
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THE STRONG SILENT TYPE


Murdock POV ha scritto:
E' notte fonda ad Hell's Kitchen. Le strade sono desolate, riempite soltanto dall'ululato del vento. Lance Murdock, in un lungo cappotto nero di lana cotta, cammina con le mani in tasca. Sul volto estrema tristezza, si dirige verso la Fogwell's Gym e vi entra.

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Aziona l'interruttore ed una vecchia lampadina posta sopra il ring rischiara fiocamente l'ambiente. Passeggia per la stanza, toccando con mano gli attrezzi impolverati. L'altra mano stretta sul crocifisso d'oro della catenina che porta al collo. Sente un rumore provenire dagli spogliatoi e...


Elektra POV ha scritto:
...Talia apre la porta della camera di scatto. E' notte fonda a SoHo nell'appartamento delle sorelle Kellis. Talia sente dei lamenti provenire dall'altra stanza ed, in pigiama, si alza nel cuore della notte. Entra nella stanza di Elektra ed accende la luce, trovando la sorella seduta a terra.

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Poggiata con le spalle al bordo del letto disfatto, in canottiera a spalle strette e pantaloncini neri, i capelli disordinati, tiene le mani strette sul collo. In lacrime, il respiro affannato, quasi asmatico, si alterna ai gemiti di pianto e di dolore. Talia si inginocchia vicino a lei, preoccupata.

ELK:Fa male. Fa male, cazzo!

Elektra respira pesantemente, digrigna i denti ed affonda le unghie sul collo, caccia un forte grido di dolore. Le lacrime scorrono come acqua...


Murdock POV ha scritto:
...Del rubinetto si chiude. John Dorian si asciuga la faccia con un asciugamano, lo posa e si trova davanti Lance, appoggiato contro la parete.

LM:Che diavolo ci fai qui?

JD:Non rispondevi alle mie chiamate così mi sono arrangiato qui per questi giorni, sapevo saresti venuto. Ho ancora le chiavi, sai? Ah, Il materasso che hai di là non è proprio il massimo su cui dormire, hai mai pensato di cambiarlo?

LM:No, era di mio padre. Questo è l'unico posto in cui c'è ancora il suo odore, tutto è rimasto uguale da quando se ne è andato.

JD:Si spiegano le tonnellate di polvere.

LM:Già. Elektra odiava venire qui, è allergica. Dal momento che entrava fino a quello in cui usciva era un continuo starnutire.

Murdock, tenendo la schiena rigida, piega le gambe con una smorfia di dolore per sedersi con fatica su una panca. JD si siede di fronte a lui.

JD:Mi aspettavo di trovarti qui, ma non a quest'ora della notte. Problemi a dormire?

LM:E' da venerdì che non chiudo occhio. In piccola parte è per il dolore alla schiena, per il resto invece... Ancora non riesco ad accettarlo. Non riesco a capire dove ho sbagliato, come sia potuto succedere.

JD si poggia sul bastone e, con un piccolo lamento, si porta in piedi...


Elektra POV ha scritto:
...E scatta verso la sorella minore. La afferra per i polsi e le blocca le mani con le quali si infliggeva vari pugni al collo infortunato, strappando le abbondanti fasciature. Elektra si dimena ma Talia mantiene la presa salda fin quando non si calma.

TL:Ehi, che diavolo fai? Pensi che guarisca più in fretta così?

ELK:E' proprio questo il punto, probabilmente non lo farà mai. Dovrò averci a che fare per tutto il resto della mia maledetta carriera. Non posso andare avanti così, a Zero Hour mi hanno disintegrata. Devo imparare a sopportare il dolore.

Elektra trema, si dondola avanti e indietro, serrando le mani sulle lenzuola e stringendo i denti per contenere i gemiti di dolore. Talia le accarezza la fronte.

TL:Non mi sembra che tu stia raggiungendo grandi risultati così. Sei stata grandiosa venerdì, le altre nelle tue condizioni si sarebbero arrese dopo cinque minuti, tu invece hai continuato a lottare fino alla fine. Adesso alzati che ti porto all'ospedale, non puoi stare così.

ELK:No! No! No! Io non mi muovo da qui. Ci ho passato il compleanno dentro un dannato ospedale, col cazzo che ci passo anche natale. Fanculo, Talia! Tu sei l'ultima persona da cui mi aspettavo queste stronzate buoniste. A Zero Hour sono stata pessima, è innegabile.

Elektra, tremante, con il sudore freddo che le imperla la fronte, osserva negli occhi la sorella che le rifila uno schiaffo.

TL:Adesso piantala di fare la matta, mocciosa. Chiaro? Ti stai comportando da ragazzina, non fai altro che dare ragione a Brunild così.

ELK:Fottiti!

TL:Lo farei con piacere, però al momento ho una sorella stupida a cui badare. Ora, devo portarti di forza all'ospedale?

Elektra si calma, fa un respiro profondo e si passa le mani sugli occhi.

ELK:Va meglio, ora. Non ne ho bisogno, grazie.

TL:Stronzate. Però almeno hai ritrovato la ragione, per ora ti accontento.

Elektra sospira, portando lo sguardo in basso. Talia le passa un braccio attorno alla schiena e poggia la testa, sulla spalla...


Murdock POV ha scritto:
...JD gli da una pacca, guardandolo dall'alto in basso.

JD:Eri troppo sicuro di te, ma non hai sbagliato niente, Morgan si è dimostrato migliore. E' solo una sconfitta, devi accettarlo. Ne so qualcosa io.

LM:No, John. Assolutamente no. Non posso accettarlo, perché non è solo una sconfitta. E' LA sconfitta. La sconfitta di tutto ciò in cui credo. Ho disonorato il mio diamante, facendolo finire nelle sue immonde mani. Ho infangato il tuo nome, quello di Barry, quello dei No More Evil e tutto ciò per cui stanno. Il male ha vinto.

JD:Non preoccuparti per il mio nome, l'ho infangato di mio parecchie volte. Non è ancora finita, Lance, puoi ancora rialzarti. Hai ancora il tuo rematch.

LM:E se fosse tutto finito? Se Morgan rimanesse campione? Da dove viene tutta questa compassione, John? Pensavo volessi continuare a rompermi la testa con le tue lezioni.

JD:Arriverà quel momento, non preoccuparti. Da perdente quale sono però so bene cosa voglia dire sopportare il peso di una sconfitta così grande, e voglio assicurarmi che tu non entra in un vortice di autodistruzione.

Lance sospira, spostando lo sguardo in aria mentre si sfila la catenella. John si siede vicino a lui, Lance fissa il crocifisso nella sua mano.

LM:Dopo tutto quello che hai passato, come fai ad avere ancora fiducia nel prossimo, John? Come puoi continuare a voler fare il salvatore dopo tutto quello che hai visto? Per cosa? Finire come lui?

Lance srotola la catenella dalla mano, tenendo l'estremità sull'indice, facendo penzolare il crocifisso in aria.

LM:Sacrificatosi per l'umanità che ha preferito un criminale sanguinario a lui. Per arrivare duemila anni dopo con le persone che dubitano della tua esistenza, ed io sono il primo a dubitarne. E ne ho abbastanza di portare croci sulle mie spalle.

JD:Devo farlo, Lance. Ho bisogno di qualcosa in cui credere, altrimenti non avrei neanche la forza per continuare a vivere ogni giorno. Dopo il mio ritiro tu e Barry siete stata la cosa migliore che mi sia capitata, sentivo di avere ancora uno scopo, un motivo per camminare su questa terra. E' per quella sensazione che lo faccio, Lance.

LM:Io non l'ho mai provata quella sensazione. Soltanto frustrazione e rabbia per quegli inetti che non facevano altro che deridere i miei tentativi d'aiuto.

JD:Non sei mai stato un gran salvatore, Lance. Hai sempre sbagliato approccio.

LM:Ho sempre pensato che lo facessi perché non volevo che la gente provasse la stessa solitudine che provai io quando mio padre se ne andò, ma mi sbagliavo. Ora mi è più chiaro, lo facevo solo per appagare il mio ego perché in fondo non ho mai disdegnato quella solitudine.

Lance stringe la catenella, nella mano...


Elektra POV ha scritto:
...Chiusa a pugno, sbattuta a terra mentre si morde le labbra e strizza gli occhi, trattenendo un gemito di dolore. Le lacrime scendono dagli occhi. Talia la osserva preoccupata, la afferra per un braccio per tirarla su ma la spartana la ferma.

TL:Basta, El. Non puoi andare avanti così.

ELK:Devo farlo.

TL:No, non devi. Mi vuoi almeno parlare? Sono passati tre giorni e mi hai a malapena rivolto la parola. Non puoi andare avanti così.

ELK:Posso eccome.

TL:El, sono la tua stramaledetta sorella. Quella che si è sempre presa cura di te, quella che ti ha accolto senza problemi in questa casa dopo anni che non ti facevi sentire. E non puoi avere la decenza di raccontarmi che cazzo ti frulla in quella testa bacata? Di dirmi come stai?

Elektra rimane in silenzio, singhiozzando. Talia la osserva adirata. La spartana abbassa lo sguardo...


Murdock POV ha scritto:
...Rivolto verso l'alto, Lance si passa una mano sul volto.

LM:Ora che non ho più niente e nessuno, che ho perso tutto, mi rendo conto di quanto questa solitudine sia a suo modo... pacifica, rilassante. Jack aveva ragione, noi Murdock siamo il tipo forte e silenzioso. Lo raccontavo sempre ad Elektra, lei è uguale. Il tipo alla Gary Cooper...


Elektra POV ha scritto:
ELK:Il tipo alla Bruce Willis...


Murdock POV ha scritto:
LM:Alla Clint Eastwood...


Elektra POV ha scritto:
ELK:Il tipo forte e silenzioso, quello che non ha bisogno di mettersi in contatto con i propri sentimenti, che può tenersi tutto dentro, che fa quello che va fatto. Lancelot mi raccontava sempre di questa storia che gli raccontava il padre, e diceva che io ne ero la rappresentazione perfetta. Ed aveva ragione, io sono il tipo forte e silenzioso. Ora però è tutto diverso...


Murdock POV ha scritto:
LM:Perché quando metti Gary Cooper in contatto con i propri sentimenti va tutto a rotoli. Ed oggi tutti vanno dagli psicologi, dagli psichiatri, dai terapisti a parlare dei loro problemi. Ed ora sento questo vuoto, questa tristezza. Perché lei mi manca, mi manca da morire. E sapere che il danno fatto è irreversibile è ancora peggio...


Elektra POV ha scritto:
ELK:E forse non ce la faccio più ad andare avanti così, forse il tipo forte e silenzioso appartiene ad altri tempi. Forse io non sono più il tipo forte e silenzioso.


Murdock POV ha scritto:
LM:Ed io ho sempre pensate di non essere il tipo forte e silenzioso, ma devo esserlo, è così che devo andare avanti.


Elektra POV ha scritto:
ELK:Forse con te posso aprirmi, solo con te, solo un po'. E magari anche Lucy, non posso lasciarla fuori dopo tutto quello che le ho fatto. Che dici?

TL:Che di più forte e più silenziosa di te non c'è nessuno. Vieni qui, mocciosa, e non farmi più prendere questi spaventi.

Le sorelle Kellis si stringono in un abbraccio forte, condito dalle lacrime.

TL:Apriti quanto vuoi con me, stupida. E visto che ci sei apri anche un po' le gambe che da quando ti sei lasciata con Lance starai facendo le ragnatele lì sotto.

Le lacrime vengono interrotte dalle risate mentre l'abbraccio si continua a stringere...


Murdock POV ha scritto:
...Nel pugno la catenella. JD, a suo fianco, si porta in piedi.

JD:Lance, quella che stai imboccando è la strada sbagliata. Sei ancora in tempo per camminare il percorso degli uomini giusti. Te lo domanderò una sola volta: sei sicuro?

LM:Sì, assolutamente. In fondo non faccio altro che danneggiare le persone che mi stanno vicino, staranno tutti meglio senza di me. Il peso della mia solitudine sarà l'unica croce che porterò. Una croce per espiare i miei peccati.

JD:Ogni uomo ha il diritto di imparare dai propri errori, rispetterò la tua decisione. Se cambi idea fammelo sapere immediatamente. Stammi bene, Lance, e buone feste. Anche se quest'anno non saranno così buone.

JD, amareggiato, si incammina con il suo bastone ed esce dalla palestra, lasciando il diavolo da solo, completamente da solo. Lance osserva la catenella, con sguardo triste.

LM:Nel nome del padre...


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Re: TWC - News from Indoor War
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In quella che riteniamo una notizia di importanza relativamente normale, la TWC annuncia l'espansione del Merchandasing di Vincent Cross, con maglie ideate dal lottatore stesso: sullo store troverete, oltre alle mitiche bandane con i loghi del Biker più forte della TWC, anche il set Limited Edition di bandane firmate da Cross in persona, per un prezzo di duecento dollari al pezzo. Inoltre, dopo l'enorme successo della maglietta "To Street Speed and Beyond", campionessa di vendita, al prezzo di trentacinque dollari, sono state annunciate le altre magliette designate "Wrestling's Best Dad", "I Saved Nick Carroll Once" e "Bar Fights? Best Fights", in un set da quattrocento pezzi l'una, per la modica cifra di settanta dollari a maglia, disponibli per tutte le taglie. E durante i tour speciali della TWC si potranno fare delle foto sopra le leggendarie Harley Davidson del Fearless, che saranno esposte in un angolo speciale dell'arena, per la cifra di cinque dollari a fotografia.


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Re: TWC - News from Indoor War
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Re: TWC - News from Indoor War
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Un treno corre rapidamente lungo le rotaie, attorno si estendono boschi di pini e, sull'orizzonte, maestose montagne innevate. Il cielo è azzurro, il Sole risplende in alto. Tutt'intorno c'è silenzio: è una straordinaria giornata invernale.

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All'interno di uno scompartimento del treno, seduto accanto al finestrino, Fred Franke osserva il panorama scorrere davanti a lui. Sorride. Accanto a lui c'è una buffa vecchina che prova a leggere un quotidiano strizzando gli occhi attraverso le lenti spesse degli occhiali. Il tedesco sghignazza, fra le mani tiene una busta che solamente ora apre estraendo avidamente dalla stessa una lettera. Sospira, d'un tratto s'è fatto serio.

Caro Fred,
ormai è trascorso più di un anno da quando le nostre strade si sono separate, ma con gioia posso dire che mai prima d'ora siamo stati così vicini. In questi mesi abbiamo affrontato numerose difficoltà, insieme, e tante ancora ci attendono nell'avvenire. In quelle rare volte in cui possiamo incontrarci cerco sempre di essere sincero nei tuoi confronti, ma nonostante tu mi abbia confidato molto delle tue vicissitudini personali, in particolare quelle più drammatiche, non sono mai riuscito ad essere del tutto estroverso. Mi dispiace. Dai miei genitori e dalla vita ho imparato a fingere, sempre, continuamente e benché io sia cambiato durante questo miracoloso anno, in me ho ancora qualche lasciato del mio passato, che mai mi abbandonerà. La scrittura però è un potente mezzo e mi permette di dire cose che non riuscirei mai a riferirti personalmente: carissimo Fred, devi sapere che dopo l'arresto, avevo perso le forze, ormai non c'era più niente per continuare a vivere. Ho tentato il suicidio.


Le mani si irrigidiscono. Gli occhi lucidi, ora una lacrima riga il volto di Fred.

E se le cose fossero andate nel verso sperato, di certo a quest'ora non leggeresti questa mia lettera. Ma sono qui. Non sono mai stato un uomo di Fede; sì, mi sono sempre creduto un cattolico, qualche volta sono anche entrato in Chiesa e non sempre per caso, ma non ho mai creduto veramente in Dio. Anzi, non mi sono mai interrogato sulla sua esistenza, non mi è mai interessato. E tuttora è così. Ma forse quel giorno Dio stesso, il destino oppure il caso mi hanno voluto comunicare che c'era ancora speranza, che dietro quelle sbarre avrei potuto trovare finalmente la felicità, che sarei potuto essere libero. La disperazione mi aveva reso cieco, perché in realtà qualcosa per cui valeva la pena vivere c'era, c'è sempre stato e sempre ci sarà: tu. Un amico, un figlio.

Il tedesco si asciuga gli occhi, un sorriso illumina il suo viso. Il treno si ferma. La vecchina si alza in piedi fra diverse smorfie sofferenti; ora si avvicina lentamente alla porta dello scompartimento, tenta di aprila prima con una mano, poi con entrambe, ma senza successo. Fred la osserva divertito, si alza in piedi e apre la porta. L'anziana signora alza in alto gli occhi, scruta il possente uomo che si erge dinnanzi a lei, gli sorride.

Vecchina: Tanti auguri, fanciullo.

Il tedesco le ricambia il sorriso.

FF: Grazie!

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17/06/2016
12:24
Gehlberg


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Quest'anno non sarà un bianco Natale a Gehlberg, infatti attorno alla fattoria di proprietà della famiglia Franke si estendono colline verdeggianti illuminate dai brillanti raggi del Sole. Fred raggiunge la casa costruita dai suoi genitori, il suo sguardo s'illumina.

FF: Casa.

Fra le mani tiene la lettera che ora prosegue a leggere.

Forse non rivedrò mai più il mio primogenito, probabilmente e giustamente non vuole più rivedere quel padre che tanto lo ha fatto soffrire, ma so che finché vivrò accanto a me avrò qualcuno che mi vuole bene a cui anch'io voglio tanto bene. Perciò, ti auguro buon compleanno, spero che tu possa trascorrere realizzare tutti i tuoi sogni, ti auguro di diventare Diamond Champion, campione del mondo... Ti auguro il meglio, perché meriti il meglio. Buon compleanno, Fred.

Mac


FF: Grazie Mac.

Un commosso Fred ripone ora la lettere nel taschino della giacca. Poi si avvicina verso la sua amata casa, ma gli occhi si alzano verso il cielo, colpiti da qualcosa di enorme.

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Un maestoso albero di Natale riccamente decorato si erge nel cortile della fattoria. Dopo averne ammirato la sua bellezza e unicità, Fred bussa ed entra in casa.

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Il tedesco si sveste e sistema la giacca sull'appendiabiti. All'interno la casa è riccamente decorata, la tavola è già deliziosamente imbandita, ma l'attenzione di Fred viene attirata da qualcos'altro... il presepio della famiglia Franke!

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La maestosa rappresentazione della nascita di Gesù si trova su un largo tavolo situato nell'atrio della casa in modo che chiunque entri in casa possa ammirarla; ci sono tutti i personaggi: i pastori, le pecore, gli angeli, etc. Al centro troviamo la capanna all'interno della quale c'è la mangiatoia, dov'è posto il nascituro, Gesù bambino, insieme ai due orgogliosi genitori, Giuseppe e Maria. Fred esamina attentamente il presepe, sorride, ora afferra il Cristo...

??: Ecco i due ragazzi che più amo al mondo...

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Di scatto il tedesco si volta: Johann, vestito elegantemente, tiene fra le mani un enorme vassoio che sistema sulla tavola.

JF: Auguri fratello!

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Solamente ora Fred nota il buffo cappello da Babbo Natale, che il fratello indossa. Ride. I due si abbracciano affettuosamente.

JF: E' bello festeggiare finalmente il Natale col secondo festeggiato...

D'un tratto Johann si fa scuro, il capo ora chino.

JF: Speravo quest'anno ci fosse tutta la famiglia... Mamma, papà... Livia...

FF: Lo so.

Fred poggia una mano sulla spalla del fratello.

FF: Ma i nostri genitori sarebbero lieti di vederci qui, a casa, insieme.

JF: Sì.

Johann sospira mestamente.

FF: E Livia... So quanto possa essere doloroso perdere, so quanto possa contare il wrestling per un lottatore, anche più degli affetti personali. Quella sconfitta deve averla fatta soffrire molto, ci teneva al match contro Lisa. Rabbia, dolore... Non se l'è sentita di mostrarsi così a te, perché ti vuole bene e sa che tu ne avresti sofferto ancora di più.

Un altro sospiro.

FF: Ma tornerà. Prestissimo.

JF: Invece penso che questa volta non la rivedrò mai più...

Una lacrima riga il volto di Johann, Fred scuote la testa.

FF: No. Tornerà. E se non lo farà, beh, dovrà vedersela con me, d'altronde almeno per i prossimi mesi condivideremo lo stesso ring, non potrà scappare anche dalla TWC. Ma tornerà, te l'assicuro. Dubito forse di me?

Il contadino alza gli occhi, sorride.

JF: Io credo in te.

FF: Fantastico!

Fred dà una forte pacca sulla spalla del fratello, ora si avvicina alla tavola imbandita.

FF: L'ultima volta che ho visto tante cose da mangiare... Non ricordo... Va bé, mangiamo dai!

JF: Un momento. Prima dobbiamo rendere grazie. E' tradizione.

Fred osserva serioso, poi sorride nuovamente.

FF: Ok, ok. Grazie, Fred.


HAPPY BIRTHDAY FRED


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Il collegamento si apre all'interno di un piccolo ufficio, occupato in gran parte da una scrivania e da un paio di armadietti pieni di scartoffie. Sulla sedia davanti alla scrivania si trova seduto il wrestler Victor Hammett, il quale sta parlando al telefono.

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VH: Lo so cosa ti avevo detto ma cerca di capire, è stato organizzato tutto abbastanza in fretta. Non so ancora se riuscirò a partire oggi in ogni caso, il Maestro deve ancora farmi sapere.

...

VH: In qualsiasi altra circostanza avrei rifiutato te l'assicuro, ma questo ingaggio è totalmente diverso. Con un po' di fortuna potremo tornare a vivere stabilmente in Europa.

...

VH: Non è v...

...

VH: Non ho mai detto nulla del genere.

...

VH: Beh questa volta è così, se riesco a strappare a questi un contratto avrò molto più tempo da dedicargli.

...

VH: Lydia, ora ti stai inventando cose.

...

VH: Sto solo cercando di ottenere un lavoro stabile e una paga decente, come pensi di crescerlo un figlio se...

...

VH: Va bene, allora continuerò a saltare da Europa a Giappone lottando in palestre di merda e facendomi pagare praticamente nulla mentre del bambino ti occuperai tu, preferisci questa alternativa?

...

VH: Stai es...

La chiamata viene interrotta. Victor appoggia il telefono sulla scrivania e si spinge contro lo schienale della sedia, sospirando.

??: Che succede?

Victor gira la sedia verso l'entrata dell'ufficio e nota sulla soglia l'ex wrestler TWNA Gorislav Kowalczyk.

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GK: Ti si sentiva dall'entrata.

VH: No nulla, ero al telefono con mia moglie. Come sta il Maestro Golovkin?

GK: Un po'meglio. Dovrebbe riprendersi senza troppi problemi ma gli ci vorrà un po'più del solito.

VH: Bene, niente di preoccupante quindi?

GK: нет, ha solo bisogno di un po' di assistenza. Ci vorrà qualche giorno, forse ti conviene tornare a casa.

VH: E chi la aiuterà a gestire la palestra mentre lei pensa al Maestro?

GK: Troverò qualcuno.

Victor sorride.

VH: Chi?

GK: Beh...

Kowalczyk riflette per qualche secondo.

GK: не знаю.

Victor accenna una risata.

VH: Vada pure a casa, Maestro. Chiudo io qui.

Gorislav sospira.

GK: Va bene. Quando il Maestro starà meglio però ti conviene non farti più vedere qui in giro per un bel po'. Lydia è una donna fin troppo buona per essere lasciata da sola così a lungo.

VH: Lydia sta benissimo, non si preoccupi.

GK: Certamente. до свидания, Victor.

VH: Buona Serata, Maestro Kowalczyk.

Il russo esce dalla stanza chiudendo la porta. Victor picchietta le dita sulla scrivania per qualche secondo con lo sguardo perso nel vuoto e successivamente riafferra il cellulare facendo partire una chiamata.

VH: Ehi, mi dispiace per prima. È solo un periodo stressante e...

...

VH: No certo, non intendevo quello. Senti, lo so di non essere molto presente in questo periodo, ma ti assicuro che a breve sistemerò tutto. Ti chiedo solo di fidarti della mia scelta per questa volta.

...

VH: No certo, é comprensibile... In ogni caso pare che alla fine il Maestro non si sia ancora ripreso, quindi temo che dovrò trattenermi qui ancora per qualche giorno comunque. Farò in modo di strappare quell'accordo in questi giorni mentre si rimette.

...

VH: Golovkin? No, se non sbaglio ha dei parenti verso Pietroburgo ma non penso li senta così spesso.

...

VH: Certo, appena starà meglio tornerò immediatamente e ci prenderemo quella settimana libera, te lo prometto.

...

VH: Eddai, ho mai infranto una promessa?

...

Il sorriso sul volto di Victor si spegne.

...

VH: Certo. Ci sentiamo più tardi?

...

VH: Capito. A domani allora. Ti a...

La chiamata si interrompe. Victor appoggia il cellulare sulla scrivania e sospira, per poi voltarsi verso uno degli armadietti e cominciare a cercare tra dei documenti. Mentre l'irlandese fa questo, la porta dell'ufficio viene aperta di nuovo.

VH: Ha dimenticato qualcosa, Maestro?

??: Vic, meglio ancora.

Victor si volta verso la porta e stavolta sulla soglia si trova l'ex TWC Tag Team Champion Travis Miller.

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VH: Trav! Che ci fai qui?

TM: Cercavo il Maestro Kowalczyk, ma forse aver incontrato te è meglio. Ho bisogno del tuo aiuto.

VH: Ah... Ok, dimmi pure.

TM: Devi aiutarmi con l'allenamento.

VH: Beh... Certamente, possiamo partire pure da domani se vuoi, ora sto per chiudere. Tu come sei organizzato? Hai un posto dove stare per st...

TM: No, intendo ora. Ho bisogno di un incontro d'allenamento.

VH: Trav, non penso ci sia tempo, sto per chiudere e devo finire con dei documenti.

TM: Per favore Vic. Lo so che è improvviso ma lo sai che non te lo chiederei se non lo ritenessi assolutamente necessario.

Victor sospira.

VH: Ok, ma vediamo di fare in fretta. E' stata una giornata lunga.

TM: Perfetto, grazie mille. Mi preparo e ti aspetto sul ring.

VH: Certo... vuoi che avvisi il Maestro del tuo arrivo?

TM: No tranquillo, nemmeno lui sapeva che sarei venuto.

VH: Capito...

Travis esce dalla stanza mentre Victor si appoggia allo schienale della sedia.

Qualche minuto più tardi...

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Travis si trova sul ring a riscaldarsi, e dopo qualche secondo viene raggiunto da Victor che passa sopra la seconda corda entrando nel quadrato.

VH: Quindi fammi capire... Hai deciso di venire fino in Russia senza avvisare nessuno del tuo arrivo?

TM: E' stata una decisione abbastanza improvvisa, non ho pensato di avvisare.

Victor si spinge contro le corde per riscaldarsi.

VH: Beh quanto hai intenzione di rimanere?

TM: Finito l'allenamento prenderò il primo volo possibile e tornerò ad Inverness.

VH: Quindi sei venuto fin qui solo per questo?

TM: Concentriamoci sul match ora, ok?

I due cominciano a muoversi per il ring, per poi procedere con un clinch. Travis afferra un braccio dell'irlandese e lo storta, ma in pochi secondi Victor riesce a ribaltare la presa e chiudere il Child of Ice in una headlock per poi gettarlo a terra. Miller solleva le gambe tentando di chiudere il rivale in una headscissor, ma ci riesce solo al terzo tentativo. Hammett rimane nella presa per qualche secondo, ma successivamente si libera con facilità grazie ad un kip-up. Victor osserva Travis mentre questi si rimette in piedi.

VH: Sembri un po'impreciso rispetto al solito...

Travis si getta di nuovo sull'avversario tentando una Clothesline, ma Hammett la schiva con facilità per poi colpirlo con un calcio alla gamba.

VH: Non ti stai concentrando.

Lo scozzese va per un calcio a sua volta ma Hammett lo blocca afferrandogli il piede. L'irlandese lo fa girare e lo colpisce con un Low Dropkick alla gamba sinistra. Travis cade in ginocchio tenendosi l'arto colpito e tenta di rimettersi in piedi con fatica.

VH: Non dovrebbe farti così male, tutto ok?

Travis con difficoltà si fionda di nuovo verso l'irlandese e va a colpirlo al volto con un Forearm. Hammett accusa a malapena il colpo e successivamente restituisce il favore con un Forearm molto più efficace. Travis barcolla per qualche secondo e successivamente torna all'attacco.

VH: Forse è il caso di fermarsi qui.

Miller passa di nuovo all'offensiva con un Elbow, schivato con facilità da Hemmett.

VH: Travis, non penso tu sia in condizioni di combattere.

Travis tenta un pugno, bloccato dal rivale.

VH: TRAVIS!

Lo scozzese colpisce Hemmett con una Sacrifice! Victor accusa il colpo tenendosi il naso, da cui inizia ad uscire sangue. Lo scozzese va di nuovo all'attacco, ma l'irlandese lo porta in posizione seduta con uno Snapmare e successivamente lo blocca con una Surfboard Stretch. Miller cerca di liberarsi ma Victor mantiene la presa salda.

VH: Posso tenere la presa per tutta sera se necessario. Non applicherò pressione a meno che tu non mi costringa a farlo. Ora smettila di combattere, l'allenamento è finito.

TM: No... Dobbiamo continuare.

VH: Non sei nelle condizioni di farlo. Sei acciaccato, ti muovi lentamente e non riesci nemmeno a tirare un pugno convincente. Non dovrebbe esserti nemmeno permesso salire su un ring.

TM: Sto solo recuperando da un paio di brutti colpi che ho subito settimana scorsa, posso combattere.

VH: Che ti hanno detto i medici?

TM: Non ricordo, non è importante.

VH: Da quanti giorni non dormi?

TM: Solo un paio, smettila di fare domande.

VH: Perché vuoi combattere?

TM: ROMPIMI LE BRACCIA O MOLLA LA PRESA!

Victor applica pressione alla schiena col piede. Travis urla dal dolore. Cala il silenzio.

VH: Vuoi ascoltarmi ora?

Travis abbassa la testa rimanendo in silenzio.

VH: Nelle tue condizioni attuali ogni secondo che passi su questo ring è un attentato alla tua carriera. A questo punto se vuoi puoi continuare a comportarti come un animale, continueremo a combattere ed io finirò per romperti qualcosa, ma non penso che questo farebbe molto piacere alla TWC.

Travis rimane in silenzio.

VH: Oppure puoi cominciare a spiegarmi per quale cazzo di motivo tu ti stia comportando in questo modo.

Cala il silenzio per diversi secondi.

TM: Non ce la faccio più, Vic.

Victor molla la presa. Travis rimane seduto.

TM: Abbiamo perso i titoli di nuovo, e per colpa mia. Non riesco a tenere il passo con questa federazione, ogni volta che penso di aver fatto un passo nella direzione giusta succede qualcosa che mi fa tornare esattamente al punto di partenza.

Hemmett sospira.

VH: E ti sembra una motivazione valida per venire fin qui a mettere a rischio la tua salute?

TM: Non riuscivo a pensare ad altro. Da quando sono tornato in Scozia non ho fatto altro che stare su un letto da solo tentando di riprendermi dal match. Sono a malapena riuscito a dormire per qualche giorno, poi non sono più riuscito a fare nemmeno quello. Dovevo venire fin qui e capire cosa avessi sbagliato. C'è qualcosa nel modo in cui combatto che devo perfezionare.

VH: Non c'è assolutamente niente di sbagliato nel modo in cui combatti. Il Maestro Kowalczyk ti ha sempre considerato un allievo capace tanto quanto me.

TM: Il Maestro dev'essersi sbagliato.

VH: Il Maestro ha capito molto più di te a riguardo. Le tue capacità atletiche non sono il problema.

L'irlandese si appoggia alle corde.

VH: Devi solo imparare a non farti sovrastare dalle sconfitte.

Miller si passa una mano tra i capelli.

TM: Quelli si aspettano che io sia il modello di comportamento dell'intera categoria tag team. Come cazzo dovrei fare ad avere voce in capitolo in mezzo al resto della federazione se ad ogni nuova coppia che si fa avanti mi faccio sconfiggere?

VH: Nessuno si aspetta niente del genere, il compito di un wrestler non è impartire un codice morale agli altri. Se qualcuno si aspetta che tu sia un modello di comportamento probabilmente è perchè tu per primo ti sei imposto come tale, e se l'hai fatto vuol dire che credevi di poterlo essere.

TM: Beh, sì... Io e Shawn abbiamo tentato di migliorare le cose, ed agli inizi non sembrava nemmeno così difficile, è stato quasi automatico. Da quando abbiamo vinto i titoli la prima volta però non ho fatto altro che cadere più in basso ogni volta, e nel farlo ora sto trascinando pure lui con me.

VH: Beh, smetti di farlo allora.

TM: Non è così semplice.

VH: È il tuo lavoro.

TM: Sto facendo del mio meglio.

VH: Stai facendo quello che fai sempre, ti spezzi sotto pressione.

La frase riecheggia per la palestra. Victor abbassa leggermente il tono della voce e si avvicina allo scozzese.

VH: Sai una cosa? Se io avessi tra le mani un contratto come il tuo passerei ogni fottuto secondo della mia vita in palestra ad allenarmi pur di tenermelo stretto. Ma non è a me che hanno offerto un contratto, ed hanno avuto le loro buone ragioni per scegliere te.

Victor si avvicina alle corde.

VH: La realtà è che tu sei uno dei wrestler più resistenti che abbia mai conosciuto, ma nel momento in cui cadi non sei capace di rimetterti in piedi. Devi imparare a rialzarti o accettare di voler passare il resto della tua vita a terra.

Victor esce sull'apron ed osserva Travis in centro al ring.

VH: Non ha senso stare a discuterne, è una scelta che devi fare tu. Vatti a prendere qualcosa al distributore ora, appena finito con i documenti ti do uno strappo al solito posto e ti pago una camera. Stasera dormi lì e domani prendi il primo volo possibile per la Scozia. Torna a casa, rimanici fino a quando non ti sarai ripreso dall'infortunio. Quando ti alzerai dal letto per andare al lavoro avrai solo due opzioni: sali sul ring e continua a combattere o strappa il contratto e ricomincia da capo. Voglio che per allora tu nella tua mente ne abbia una sola, chiaro?

Travis fa cenno di sì con la testa.

VH: Perfetto. Torno tra una decina di minuti.

Victor esce dal ring, dirigendosi verso l'ufficio. Travis rimane fermo al centro del ring a testa bassa. Una lacrima macchia il ring.


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