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Nel lungo feud che ha visto protagonisti The Rock e Mankind tra la fine del 1998 e l’inizio del 1999, questo è probabilmente il momento più alto toccato da questa coinvolgente saga. Dopo la sconfitta patita da Mankind a Survivor Series 98 per submission contro The Rock (ripetizione work dello screw-job di Survivor Series 97), i due si affrontarono nuovamente nel PPV Rock Bottom: a vincere fu Mankind tramite Mandible Claw, ma Vince McMahon pur riconoscendo la sua vittoria annunciò che il titolo non sarebbe passato di mano in quanto The Rock non aveva ceduto né aveva pronunciato le parole “I Quit” (The Rock infatti aveva perso conoscenza), ed il titolo del mondo WWE può passare di mano solo per pin o per submission. Mankind ebbe però modo di riscattarsi il 4 gennaio 1999 quando riuscì a sconfiggere The Rock nel main event di Raw grazie all’aiuto di Steve Austin e della Dx, conquistando il suo primo titolo del mondo e coronando così il sogno di un’intera carriera. The Rock infuriato chiese subito un rematch da disputarsi nel corso della Royal Rumble, ed un per nulla riluttante Mankind acconsentì solo a queste condizioni: I Quit Match, No DQ, No Count Out, Corporation banned from ring-side e nessuna sospensione del match nel caso di un’eccessiva perdita di sangue da parte di uno dei due wrestlers. Inutile aggiungere che tutta questa serie di stipulazione tramutò il match in un autentico massacro ai danni di Mankind. Il match della Royal Rumble tra The Rock e Mankind fu un incontro spettacolare e nello stesso tempo brutale, intenso ed emozionante, con uno scambio di colpi violentissimo da parte di entrambi i wrestlers. Ad un certo punto del match Mankind cadde persino da una balconata su cui l’incontro si era spostato in una delle fasi più accese, finendo per atterrare su dei generatori di corrente che tra mille scintille lasciarono parte dell’arena al buio. Tutto questo però non servì a porre fine al match che anzi proseguì in modo ancora più violento, fino alla conclusione della contesa che può essere definita come il momento più drammatico a cui si sia mai assistito in uno spettacolo della WWE. The Rock (colto dalla frustrazione nel vedere un avversario che non voleva cedere) ammanettò Mankind con le mani dietro la schiena, e brandendo una sedia cominciò a colpire in testa il suo avversario con estrema brutalità (una sequenza che ricorda un match del 1996 disputato tra Mick Foley e Shane Douglas nella ECW) per venti volte, di fronte agli occhi terrorizzati della famiglia di Foley che assisteva al match a bordo ring. Questo autentico massacrò condusse The Rock alla vittoria dopo che Mankind pronunciò per 3 volte le parole “I Quit”, ma nel Raw successivo alla Royal Rumble si scoprì in realtà che Mankind non aveva pronunciato quelle parole. Mankind infatti aveva perso i sensi a fine incontro, ed i 3 “I Quit” ascoltati a fine incontro erano solo frutto dell’opera di Shane McMahon: Shane aveva infatti registrato le parole “I Quit” pronunciate da Mankind nel corso di un’intervista rilasciata nel Sunday Night Heat precedente al PPV, e le aveva mandate in onda tramite gli altoparlanti dell’arena alla fine del match contro The Rock. Mankind per questo chiese un rematch da disputarsi durante Half Time Heat all’interno di un’arena completamente deserta: anche questo fu un bell’incontro senza squalifiche, ed a vincere fu Mankind che conquistò così il suo secondo titolo del mondo. Per
avere un’idea chiara della violenza di questo I Quit Match è comunque
consigliabile vedere il documentario Beyond The Mat che tratta in parte
proprio di questo incontro: le condizioni di Foley nel backstage dopo
questo match dicono tutto.
Dopo
il violento I Quit Match disputato nel corso della Royal Rumble 99, il
feud tra The Rock e Mankind proseguì nelle settimane successive proprio
in vicissitudine del controverso finale dell’I Quit Match. Mankind e The
Rock si affrontarono infatti nel corso di Half Time Heat (disputato
nell’intervallo del Superbowl) in un No DQ Match disputato all’interno
di un’arena completamente vuota, ed a spuntarla questa volta fu Mankind
che divenne così campione del mondo per la seconda volta. Nel Raw
successivo a questo incontro Mankind venne immediatamente sfidato da The
Rock in un rematch da disputarsi nel corso del PPV St. Valentine’s Day
Massacre, e questa volta si sarebbero affrontati in un Last Man Standing
Match. Lo
stile dell’incontro fu molto simile a quello già visto durante la Royal
Rumble 99, anche se non raggiunse certi livelli di brutalità. Si trattò
comunque un incontro molto bello ed interessante, combattuto durante la
prima parte prevalentemente vicino all’entrata (da ricordare una DDT di
Mankind su The Rock effettuata su un tavolo ed un’impressionante testata
di Mankind sulla struttura che costituiva l’entrata) per poi
riavvicinarsi a bordo ring e sul ring dove il match ebbe conclusione. Gli
spot più spettacolari furono senza dubbio quelli eseguiti a bordo ring
sul tavolo dei commentatori: bellissimo il fliyng elbow di Mankind dal
ring su The Rock sdraiato sul tavolo, impressionante il backdrop di The
Rock su Mankind ancora una volta sul tavolo (ed altra notevole testata di
Foley in caduta). Di fronte ad un ottimo incontro durato oltre 20 minuti
però non convinse appieno il finale del match: Mankind e The Rock si
colpirono simultaneamente con una sedia, cadendo a terra e rimanendo
inermi per 10 secondi. Lo speaker annunciò il pareggio, ma di fronte a
quella conclusione così poco credibile e sbagliata nei tempi (il match
sarebbe dovuto durare forse qualche minuto in più) il pubblico sommerse
di fischi i due wrestler, nonostante l’ottimo incontro offerto, mentre
venivano accompagnati in barella fino alle ambulanze. The
Rock e Mankind si affrontarono nuovamente il giorno dopo a Raw is War,
questa volta in un Ladder Match, ed a prevalere fu The Rock (grazie
all’aiuto di Big Show che mise KO Mankind con una chokeslam) per il
quale in questo modo si era aperta la strada verso il main event di
WrestleMania XV contro Steve Austin.
Durante
il lunghissimo feud che ha visto fronteggiarsi Steve Austin e Vince
McMahon, il loro incontro nel PPV St. Valentine’s Day Massacre ha
rappresentato uno dei momenti più importanti nella loro lunga
“guerra”. Vince McMahon era riuscito incredibilmente a vincere la
Royal Rumble 1999 (probabilmente l’edizione più controversa nella
storia di questo PPV) aggiudicandosi così, anche grazie all’aiuto di
The Rock, il title shot a WrestleMania XV ai danni di Stone Cold Steve
Austin, ultimo wrestler ad essere eliminato. All’inizio del Raw
successivo alla Royal Rumble Vince McMahon volle festeggiare la sua grande
“impresa”, ma Steve Austin ed il commissioner Shawn Michaels (in
collegamento dalla sua abitazione in Texas) fecero subito passare la
voglia di ridere all’owner della WWE. Michaels infatti aveva controllato
il regolamento della Royal Rumble, ed aveva scoperto che nel caso in cui
il vincitore della rissa reale fosse stato impossibilitato di usufruire
della title shot allora la title shot sarebbe stata assegnata all’ultimo
wrestler eliminato dalla rissa reale, in questo caso dunque Steve Austin.
Venne così stabilito che Steve Austin e Vince McMahon avrebbero
combattuto un match nel corso del PPV St. Valentine’s Day Massacre, e si
sarebbe trattato di uno Steel Cage Match. Vince McMahon nelle settimane
precedenti al match cerco di provocare Steve Austin affinché questi lo
colpisse (ed in quel caso per contratto lo Steel Cage non avrebbe avuto
luogo), ma Stone Cold non raccolse le provocazioni. Nell’episodio di Raw
precedente al grande evento Steve Austin dovette addirittura partecipare
ad un Gauntlet Match in cui affrontò tutti i membri della Corporation,
finendo però schienato all’ultimo da Vince McMahon dopo un attacco
subito da Big Bossman. Si arrivò così all’atteso incontro, e fu un match che sorprese. Questo fu il primo incontro vero e proprio (dopo la parentesi della rissa reale) combattuto da Vince McMahon, e bisogna dire che il proprietario della WWE si rivelò essere una grossa sorpresa, soprattutto per il coraggio dimostrato in alcuni spot. Si trattò di uno steel cage match molto atipico, infatti passò diverso tempo prima che i due entrassero nella gabbia: Vince e Steve Austin infatti combatterono a lungo a bordo ring, arrivando persino a scambiarsi dei colpi tra il pubblico prima di entrare nella gabbia. Lo stile dell’incontro fu totalmente brawl in pieno stile Steve Austin, e dal punto di vista tecnico offrì veramente poco, ma nonostante questo si trattò di una contesa veramente divertente, per non dire imprevedibile e piena di sorprese. Vince McMahon fu protagonista di un volo impressionante dalla cima della gabbia sul tavolo dei commentatori, una manovra assolutamente sorprendente per un wrestler non professionista con più di cinquant’anni sulle spalle, ed alla fine venne letteralmente massacrato da Steve Austin tanto da terminare l’incontro ridotto ad una maschera di sangue. Ogni volta che Steve Austin stava per uscire dalla gabbia, un semicosciente (ed incosciente) Vince McMahon gli mostrava le dita medie facendolo immediatamente tornare sui suoi passi per ricominciare il massacro. Ma una grossa sorpresa era dietro l’angolo, ed infatti all’improvviso spuntò fuori da sotto al ring nientemeno che “Big Show” Paul Wight, aka The Giant nella WCW, che si accanì su Steve Austin in ogni modo. Quando però l’incontro sembrava oramai volgere in favore di Vince, Paul Wight scaraventò Steve Austin contro la gabbia, ed un lato della struttura metallica cedette permettendo al Rattlesnake di uscir fuori e di aggiudicarsi il match, riconquistando così la title shot per WrestleMania XV sotto gli occhi di un Vince McMahon in lacrime e di un Paul Wight furioso.
Uno
dei main event di WrestleMania più attesi nella storia della World
Wrestling Entertainment è senza dubbio quello disputato tra The Rock e
Steve Austin a WrestleMania XV. In un periodo di autentico boom del
fenomeno wrestling negli USA, lo scontro tra le due nuove icone del
wrestling mondiale rappresentava un evento straordinario, considerando
anche che per entrambi la strada che portò a WrestleMania XV fu lunga e
tortuosa. The Rock dopo aver conquistato il suo primo titolo del mondo a
Survivor Series 98 fu impegnato in una serie di durissimi incontri con
Mankind, conquistando e perdendo il titolo del mondo più volte fino alla
definitiva consacrazione durante il Raw is War successivo al PPV St.
Valentine’s Day Massacre, dove conquistò il titolo del mondo per la
terza volta in pochi mesi nel famoso Ladder Match contro Mankind. Per
Steve Austin fu ugualmente molto dura conquistare la title shot per
WrestleMania: dopo aver perso la Royal Rumble 99 in favore di Vince
McMahon per un’interferenza di The Rock, riuscì a conquistare la title
shot nello Steel Cage di St. Valentine’s Day Massacre proprio contro
Vince McMahon. L’importanza
del match che The Rock e Austin avrebbero combattuto a WrestleMania XV fu
tale che anche la scelta dell’arbitro richiese un incontro: Mankind e
Big Show infatti si incontrarono nel quarto incontro di WrestleMania, ed
il vincitore sarebbe stato l’arbitro del main event. Mankind vinse per
DQ (Big Show venne squalificato in seguito ad una chokeslam effettuata su
delle sedie), ma in seguito al terribile trattamento riservatogli da Big
Show venne dichiarato impossibilitato dall’arbitrare il main event.
Vince McMahon allora si auto nominò inizialmente arbitro del main event,
ma poco prima dell’incontro arrivò Shawn Michaels che forte del suo
ruolo di commissioner lo revocò dall’incarico. Si arrivò dunque all’atteso match, e bisogna dire che le attese della vigilia furono pienamente confermate: si trattò infatti di un ottimo incontro, un match dall’intensità elevatissima e dalle mille emozioni. Essendo un “No DQ Match” lo stile dell’incontro fu per gran parte brawl (con diversi momenti del match combattuti anche tra il pubblico) offrendo però anche delle fasi molto interessanti dal punto di vista tecnico. I tentativi di pin furono numerosissimi, ed entrambi riuscirono ad uscire indenni dalle rispettive manovre risolutive tra lo stupore del pubblico. I colpi di scena si susseguirono a ripetizione, con gli arbitri ufficiali ripetutamente messi KO, con un Vince McMahon impegnato in tutti i modi ad interferire contro Austin e con un Mankind giunto a sorpresa alla fine del match (dopo che già 3 arbitri erano stati messi fuori gioco) per aiutare Austin e per eseguire il conteggio finale in favore di Stone Cold, cosa che valse al Rattlesnake il titolo di campione del mondo per la seconda volta nella sua carriera.
Idea Originale, Realizzazione & Testi a cura di David Grauli
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