1987


WrestleMania III: Hulk Hogan VS Andrè The Giant (12:08)



Probabilmente il main event di WrestleMania per antonomasia. L’eroe del wrestling per eccellenza, il beniamino del pubblico Hulk Hogan contro il “gigante cattivo”, l’imbattibile Andrè The Giant. Inizialmente Hogan e Andrè The Giant erano entrambi face, ed erano tra loro grandi amici avendo combattuto diverse volte in coppia. Alla fine del 1987 però avvenne un fatto che fece esplodere tra i due una forte rivalità: l’allora presidente della WWF Jack Tunney volle premiare con un trofeo Andrè The Giant per la sua imbattibilità che oramai si protraeva da oltre 15 anni, e la settimana seguente fece altrettanto con Hulk Hogan per il regno che portava avanti da 3 anni riservando però al campione del mondo un trofeo ancora più grande e prestigioso di quello destinato al wrestler di origine francese. Di fronte a questo diverso trattamento Andrè The Giant si sentì considerato come un campione di serie B, un wrestler che all’ombra del ben più acclamato Hogan non sarebbe mai riuscito a diventare campione del mondo. Ad approfittare dello sconforto di Andrè The Giant ci pensò immediatamente Bobby “The Brain” Hennan: Hennan gli promise infatti che se fosse passato dalla sua parte sarebbe riuscito immediatamente ad avere una title shot al titolo mondiale detenuto da Hulk Hogan, e per questo durante un segmento del “Piper’s Pit” condotto da Roddy Piper Andrè The Giant sfidò Hulk Hogan per un incontro con in palio il titolo mondiale. Hogan inizialmente non volle accettare perché per lui Andrè era “come un fratello”, ma poi quando Andrè gli strappò via la maglietta che indossava e la croce che teneva al collo si rese conto che quello non era più il suo vecchio amico. Hogan accettò quindi la sfida del gigante e di Bobby Hennan: l’incontro si sarebbe disputato a WrestleMania III di fronte ad un’arena di oltre 93.000 persone accorse per la “sfida del secolo” e di fronte alla platea casalinga più vasta che abbia mai assistito ad uno spettacolo in PPV di wrestling americano (il PPV ottenne un incredibile buyrate di 10.2). Passarono diversi mesi tra la sfida lanciata da The Giant e la disputa dell’incontro, ed in questo arco di tempo si creò un attesa intorno a questa sfida che forse nessun altro match nella storia della WWF riuscì a ricreare.
Alla resa dei conti però l’incontro in se non fu nulla di speciale, anche se per gli standard dell’epoca era comunque sufficiente, e la contesa fu lenta, statica e priva di grossi spunti tecnici, ma l’atmosfera creata dalla cornice di pubblico e dai due campioni sul ring rese il tutto incredibilmente emozionante ed in un certo senso indimenticabile. A distanza di anni non si può che sorridere di fronte allo spettacolo offerto da questi due grandi miti del wrestling mondiale, ma resta il fatto che Hulk Hogan che solleva e scaraventa al suolo Andrè The Giant (procurandosi tra l’altro uno strappo muscolare alla schiena) non può non emozionare chi quell’incontro ebbe modo di vederlo proprio in quel periodo. Oltretutto in considerazione delle caratteristiche di Andrè The Giant il match non poteva essere impostato in maniera differente, per cui sarebbe stato francamente impossibile fare di meglio. La vittoria alla fine andò ovviamente ad Hulk Hogan, la cui aurea di wrestler imbattibile con questa vittoria salì al suo gradino più alto.
Dopo questo incontro comunque Andrè The Giant continuò ad insediare il titolo di Hulk Hogan, riuscendo anche a conquistarlo durante l’edizione di The Main Event del 5 febbraio 1988, anche se il suo regno è ricordato come uno dei più brevi nella storia della WWF: Andrè The Giant infatti vendette immediatamente la cintura a Ted Di Biase (colui che si nascondeva anche dietro allo “scandalo” del doppio arbitro di quell’incontro) cosa che scatenò le ire della WWF che immediatamente rese il titolo vacante. Hogan e Andrè The Giant si affrontarono così in un nuovo incontro a WrestleMania IV, nel torneo per l’assegnazione del titolo mondiale, ma questa volta un No Contest nei quarti di finale del torneo impedì ad entrambi di ambire alla cintura più importante della federazione. Sfortunatamente questo ultimo incontro segnò un po’ l’inizio della fine del mito di Andrè the Giant: l’atleta di origine francese infatti non ebbe più modo di competere per traguardi importanti nelle competizioni da singolo (tralasciando una title shot al titolo IC di Warrior nell’89), rimanendo invece legato a feud poco interessanti come quello con Jake the Snake Roberts e quello che lo vedeva in coppia con Haku con cui conquistò comunque le cinture di categoria. I gravi problemi fisici alle ossa che la sua enorme mole generava lo costrinsero al ritiro ben presto, ed il suo ultimo incontro disputato in un PPV della WWF fu proprio quello combattuto nel 1990 a WrestleMania VI in coppia con Haku contro i Demolition, incontro in cui ripudiò Bobby Hennan come manager dopo 3 anni di collaborazione chiudendo così la sua carriera come beniamino del pubblico.



WrestleMania III: Macho Man VS Ricky Steambot (14:46)



Il più bell’incontro mai disputato in un PPV WWF negli anni 80, questo è il commento ad una delle sfide più intense mai combattute nella federazione di Stamford. Credo che ancora oggi, nonostante siano passati la bellezza di 14 anni, un incontro del genere sarebbe valutato con giudizi entusiastici anche se disputato in un PPV dei giorni nostri.
La sfida venne preparata in maniera perfetta. Durante uno show televisivo della WWF Ricky Steambot sfidò per il titolo intercontinentale l’allora campione Macho Man, ma quell’incontro si rivelò per Steambot e per i suoi fans un autentico incubo: Savage infatti infortunò gravemente Steambot colpendolo violentemente con il gong tanto che “The Dragon” venne portato in barella nel backstage in preda al soffocamento (memorabile comunque Bruno Sammartino che durante un’intervista nel backstage aggredisce Macho Man per vendicare Steambot). Steambot rimase per diverso tempo fuori dalla WWF, ma al suo rientro perseguitò letteralmente Randy Savage in ogni suo incontro tanto da costringere la WWF ad allontanarlo per un certo periodo dalla federazione per eccesso di violenza. Il vero e proprio rientro Steambot lo effettuò così durante lo show televisivo Saturday Night Main Event interferendo in un match tra Macho Man e il suo antico rivale George “The Animal” Steele. Steambot sfidò Savage per un match da disputarsi a WrestleMania III, e nello stesso tempo invitò George “The Animal” Steele ad accompagnarlo a bordo ring per quell’occasione. L’incontro fu semplicemente splendido, un qualcosa di incredibile per gli standard della WWF del tempo: l’intensità del match fu assolutamente straordinaria, non ci fu la benché minima pausa ed i tentativi di pin si alternarono da una parte all’altra con ritmo incessante, e l’immagine di Dave Hebner viola in viso e completamente madido di sudore per i continui conteggi effettuati ne è una testimonianza tangibile. Macho Man si esibì nelle sue manovre da high flyer preferite così come Steambot dette sfoggio di grande tecnica, ed oltre a tutto questo ci fu grande cura anche per la psychology dell’incontro, con Randy Savage che tentò di infortunare Steambot come nella precedente sfida ricorrendo anche all’uso del gong. Di assoluta importanza però questa volta si rivelò essere George “The Animal” Steele, vecchio nemico di Macho Man (fu suo avversario a WrestleMania II) che aiutò Steambot a conquistare la cintura IC dopo circa 15 minuti di battaglia senza esclusione di colpi.
Dopo aver conquistato il titolo IC Steambot si prese alcune settimane di pausa per passare un po’ di tempo con sua moglie e col figlio appena nato. Questo indispettì notevolmente Vince McMahon che, per tutta risposta, lo obbligò a jobbare dopo appena due mesi di regno a Honky Tonk Man. I rapporti tra Vince McMahon e Steambot si incrinarono notevolmente in seguito a questa vicenda, e per questo Steambot dopo WrestleMania IV se ne andò dalla WWF per accasarsi alla WCW/NWA, dove divenne protagonista della celeberrima serie di incontri con Ric Flair (il 2 of 3 Falls di Clash of the Champions 6 è uno dei più straordinari match di tutti i tempi, così come straordinario è il loro incontro disputato a Chi-Town), per poi tornare a Stamford solo all’inizio degli anni 90 per un breve periodo. In questa fase Steambot vestì i panni di un vero e proprio “dragone”, indossando una sorta di ali verdi durante il suo ingresso e sputando fuoco prima di salire sul ring (secondo alcuni questa sua nuova e ridicola gimmick fu l’ennesima punizione di Vince McMahon ai suoi danni per quel che accadde dopo WM3). Successivamente tornò ancora alla WCW (indossando ancora i panni del “dragone”) dove sfortunatamente chiuse la sua carriera nel 94 dopo un grave incidente alla schiena riportato a Clash of the Champions XXVIII in un match contro Steve Austin.
Per quel che riguarda Macho Man invece c’è da dire che la sua stella all’interno della WWF proseguì la sua ascesa fino a conquistare il titolo del mondo (dopo il suo turning face del 1987) durante WrestleMania IV. C’è da dire però che Savage probabilmente non riuscì mai ad imporsi appieno come top face della federazione per l’ingombrante presenza del suo amico/nemico (sul ring e nella vita) Hulk Hogan, il quale non gli lasciò tutte le luci della ribalta nemmeno dopo il match di WM4 in cui sconfisse Di Biase conquistano la cintura di campione del mondo.



WrestleMania III: Roddy Piper VS Adrian Adonis (Haircut Match) (6:53)



Dopo alcuni anni trascorsi alla WWF come heel, Roddy “Rowdy” Piper fece il suo turning face sul finire del 1986. Da uno dei wrestler più odiati in assoluto della federazione Piper divenne un beniamino dei fans della WWF, raggiungendo in alcuni casi quei riscontri che all’epoca solo Hulk Hogan riusciva ad ottenere. Piper oltre a combattere conduceva anche un segmento di interviste televisivo nella WWF, il “Piper’s Pit”, in cui di tanto in tanto incontrava ed intervistava vari wrestler. Nel Piper’s Pit sono nate e si sono sviluppate alcune delle storyline più importanti della WWF degli anni 80, e tra queste vale la pena citare l’angle che vide protagonista lo stesso Roddy Piper e “Adorable” Adrian Adonis. Adonis attaccò brutalmente Piper durante un’intervista nel Piper’s Pit, rompendogli una gamba e distruggendo completamente la scenografica utilizzata per il segmento. Piper venne portato via in barella, ma pochi giorni dopo riuscì a vendicarsi allorché attaccò con una mazza da baseball Adonis durante la rubrica di interviste chiamata “The Flower Shop”, con cui “The Adorable” voleva sostituire il consueto spazio del Piper’s Pit. Tutto questo portò ad un incontro che i due avrebbero tenuto a WrestleMania III, aggiungendo però che si sarebbe trattato di un Haircut Match in cui lo sconfitto avrebbe subito il taglio dei capelli da parte dell’avversario. Cosa ancora più importante, venne annunciato che questo sarebbe stato il Retirement Match di Roddy Piper, cosa che oggi può far sorridere se si pensa che la carriera di Piper è proseguita per molti altri anni dopo quell’incontro.
Il match di Piper e Adonis a WrestleMania III fu un grandissimo esempio di incontro in stile brawl, a tratti brutale, in cui la tecnica venne completamente lasciata da parte per privilegiare l’intensità e mettere in primo piano l’aspetto emotivo del match piuttosto che quello spettacolare. Guardando il match da questo punto di vista non possiamo che definirlo nel suo genere un piccolo “classico”, essendo risultato emozionante e coinvolgente (seppur breve) dall’inizio alla fine per la bravura dei personaggi coinvolti (grandissimo soprattutto Adonis) e per un pubblico assolutamente I-N-C-R-E-D-I-B-I-L-E (al livello del main event tra Hogan e Andrè The Giant). Tornando all’incontro, la “pochezza” tecnica della sfida venne ravvivata anche grazie a un ottimo booking che fornì continuamente ritmo al match e riuscì a sorprendere sul finire dell’incontro in particolar modo per l’interferenza di Brutus Beefcake (che così oltre a passare dalla parte dei face si vendicò anche per il taglio di capelli che Adonis gli aveva rifilato per errore durante un six-man tag team match disputato la settimana prima) che permise a Piper di aggiudicarsi l’incontro tra il tripudio generale.
Dopo questo incontro Adrian Adonis preferì andarsene dalla WWF per mettere da parte quell’imbarazzante gimmick dell’effeminato che lo stava distruggendo come wrestler e come uomo. La sfortuna però volle che alcuni anni dopo Adonis morisse in un incidente stradale proprio quando stava oramai riuscendo a scrollarsi di dosso il personaggio dell’”Adorable Adonis”.
Piper invece continuò la sua carriera nella WWF negli anni a venire, seppur in maniera sporadica, combattendo anche un ottimo incontro a WrestleMania VIII contro Bret Hart. Il suo ultimo incontro nella WWF risale al 1996 durante WrestleMania XII in cui sconfisse Goldust in un bizzarro Hollywood Backlot Brawl Match. Successivamente Piper passò alla WCW dove fu protagonista di diversi incontri nell’angle dell’NWO.



WrestleMania III: The British Bulldogs & Tito Santana VS Hart Foundation & Danny Davis (8:52)



Uno degli arbitri più famosi nella storia della World Wrestling Federation è senza dubbio Danny Davis, e questo non certo per meriti professionali. Davis, soprannominato “Dangerous”, “Pericoloso”, era celebre a metà degli anni 80 per la sua condotta assolutamente parziale e per il modo in cui favoriva quasi sempre l’heel di turno ai danni del wrestler face. L’8 febbraio del 1986 infatti Tito Santana perse il titolo Intercontinentale in favore di “Macho Man” Randy Savage (vittoria ottenuta grazie all’uso di un tirapugni d’acciaio) in un match arbitrato proprio da Danny Davis, e stessa sorte era toccata ai British Bulldog il 26 gennaio dell’87 quando furono sconfitti ed usurpati delle cinture di campioni di coppia dall’Hart Foundation. Di fronte alla condotta antisportiva di Danny Davis la WWF si vide costretta a sospenderlo come arbitro della federazione. Davis allora divenne un vero e proprio wrestler, e nel suo primo incontro disputato a WrestleMania III si ritrovò ad affrontare, in coppia con The Hart Foundation, proprio The British Bulldogs e Tito Santana desiderosi di vendetta.
L’incontro fu molto piacevole, ed offrì senza dubbio qualcosa in più rispetto a quelli che erano gli standard di un tempo. Fu un incontro dotato di buon ritmo, e risultò essere abbastanza divertente soprattutto grazie al coinvolgimento di Danny Davis: Davis, che inizialmente si limitava a dare cambi veloci rimanendo solo pochi secondi sul ring per colpire l’avversario di turno inerme, venne per errore lanciato sul ring dall’Hart Foundation e fatto preda degli avversari che cominciarono ad infliggergli tutte le più devastanti mosse del loro repertorio, dalla figure four di Tito Santana alla powerslam e al piledriver di British Bulldog per passare poi alla micidiale testata di Dynamite Kid. Davis, per essere un wrestler non professionista, subì veramente delle bumps micidiali, ed il pubblico sembrava impazzire di gioia di fronte a quel massacro. Il finale però si rivelò amaro per i tifosi del Silverdome, poiché in seguito ad una rissa generale all’interno del ring Danny Davis fu lesto a colpire Dynamite Kid col megafono del manager Jimmy Hart, cosa che valse l’incredibile schienamento e la vittoria per il suo team.
Danny Davis prima di tornare al ruolo di arbitro partecipò in veste di wrestler ad altri due PPV della World Wrestling Federation: Royal Rumble 88 dove partecipò alla Rissa Reale e Survivor Series 88 nel team capitanato da Honky Tonk Man.


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