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5 STAR FROG SPLASH - FROM RICHES TO RAGS  
by Lorenzo Pierleoni
 


Si può sapere cosa sta succedendo a SmackDown? Da show d’élite della programmazione WWE (che in realtà era Talking Smack, adesso calato di livello come suo “padre”) che era prima di Wrestlemania, a regno del caos indiscusso, con dinamiche spesso allucinanti e francamente incomprensibili. Se prima dello Showcase of the Immortals lo show blu era di gran lunga più godibile nonché piacevole da seguire rispetto a Raw, adesso è lo show del lunedì sera a risultare certamente migliore, pur con le tre ore che appesantiscono il tutto. Causa del Superstar Shake-up immediatamente successivo a Mania? Ni. Certamente qualcosa è cambiato nelle dinamiche dei due roster dopo il rimescolamento di carte che c’è stato, ma non in maniera così incisiva da poter dire che SmackDown ne abbia risentito così tanto. Per un Ambrose, un The Miz e un Wyatt persi si sono guadagnati un Owens, uno Zayn e uno Jericho, per Alexa Bliss e Mickie James dirette al lunedì sera si sono avute in cambio Charlotte e Tamina, per Heath Slater & Rhyno a Raw a SmackDown è arrivato il New Day (e qui il guadagno direi che è abissale). A ben guardare, lo show blu potrebbe persino averci guadagnato da tutti questi movimenti. E allora perché lo show del martedì sera ha avuto questo calo qualitativo incredibile per una volta rispecchiato alla perfezione dai ratings, che martedì scorso hanno “premiato” l’episodio di SmackDown come il meno visto dell’anno? Urge capirci qualcosa.



Direi che possiamo cominciare tranquillamente dalla situazione main event, che definirei quantomeno come tragicomica. Fondamentalmente la situazione è questa: Jinder Mahal, che fin da quando era tornato a Raw lo scorso anno aveva vinto una quantità di match da poter contare tranquillamente sulle dita di una mano (e contro personaggi come Sin Cara, Heath Slater e Curtis Axel), improvvisamente arriva a Raw, vince UN match a più uomini esclusivamente grazie all’intervento dei Bollywood Boys… ah no scusate, ora si chiamano Singh Brothers, e diventa il #1 contender al WWE Title. Beh che dire, se l’è scelto bene l’unico match da vincere. Da quel momento in poi Mahal è diventato una specie di mostro (no, non mi riferisco al suo aspetto fisico) battendo nell’arco di due settimane Sami Zayn, Randy Orton e AJ Styles. No vabbè ma è chiaro, tutto normale. Ora, premettiamo due cose. La prima è che Jinder Mahal non ha neanche mezza chance di battere Randy Orton domenica a Backlash e di diventare WWE Champion (grazie al cielo). La seconda è che, non vi preoccupate, ho perfettamente chiaro che l’improvviso push abnorme riservato all’indiano sia solo una mossa puramente commerciale data dalla volontà della WWE di fare breccia in India e di trasformarla in un suo mercato quanto più prolifico possibile.

Peccato che le cose non si facciano comunque in questo modo, non ci sono scuse che tengano, siano esse di tipo commerciale o di qualunque altra risma. Un jobber che non vince un match che improvvisamente si associa a due tizi (Perché poi? Ci hanno detto qualcosa di loro? Si aiutano tra loro solo perché tutti indiani? Hanno una specie di setta segreta pronta a conquistare il mondo?) e da lì sembra a un passo dal diventare campione è una cosa ridicola, da qualsiasi punto di vista si voglia vedere la questione. In primis per lui stesso, che non sta avendo alcun tipo di beneficio da tutto ciò. Sì, ha ottenuto alcune vittorie importanti, va bene. Ma queste non lo hanno portato da nessuna parte per il modo in cui sono arrivate, hanno semplicemente ridicolizzato i suoi avversari che si sono presi uno schienamento semi-pulito da un jobber. Perché Jinder Mahal è ancora un jobber, non crediate che poiché andrà per il titolo domenica d’improvviso sia un main eventer o anche solo un uppercarder. E tutto ciò ha un sentore fortissimo di déjà vu, un déjà vu di nome John Bradshaw Layfield. A questo punto attendo con ansia l’arrivo di Orlando Jordan/Patrick Clark da NXT a rimpolpare questo nuovo e interessantissimo (sic!) Cabinet. In secundis perché stanno togliendo attenzione a un titolo che prima di essere conquistato da Bray Wyatt aveva una considerazione altissima ed era senza ombra di dubbio il titolo principe in WWE. L’essere stato conquistato in quel modo da Wyatt non aveva aiutato la causa, ma questo feud lo sta evidentemente penalizzando.

La situazione dei titoli di coppia non è poi così diversa. Tanto il lavoro con i titoli era stato buono dandoli ad altri jobber sì, ma che stavolta avevano una storia e un motivo di esistere, quali erano Rhyno e Heath Slater, tanto il lavoro è stato pessimo dopo. Prima perché i titoli sono usciti completamente fuori dai radar una volta che sono stati conquistati dagli American Alpha, la cui vittoria avrebbe dovuto essere di tutt’altro tenore, prestigio e attenzione, e poi dagli Usos, poi perché anche qui i primi sfidanti ai titoli, i Breezango o la Fashion Police, come vi fa più piacere chiamarli, sono dei jobber. Simpatici quanto volete voi, tanto che sono anche discretamente over, ma pur sempre anche loro dei jobber. Domenica Usos e Breezango si affronteranno per i titoli. A chi interessa? A me certamente no e credo proprio che il sentimento sia comune. Questo perché non si può passare da una situazione in cui le storie sono il punto forte dello show, come è stato fino a gennaio o febbraio diciamo, a un’altra in cui le storie vanno a ramengo e i nomi che le compongono sembrano estratti a caso da un bussolotto. Dove sono gli American Alpha ora? Boh, chi lo sa. Siamo in attesa di Godot, che in questo caso è senza dubbio il New Day. Ma l’orizzonte sembra comunque decisamente povero e non può bastare un tag team già usato e iperabusato per ripianare la situazione.

L’unica divisione a salvarsi nel marasma generale è quella femminile, un po’ perché comunque la storyline tra il Welcoming Committee (mamma mia, licenziate chiunque abbia ideato questo nome) e le altre donne è plausibile e ha ragione di esistere, un po’ perché l’inserimento della variabile di peso di nome Charlotte Flair ha dato nuovo vigore alla divisione, pur priva ora di Alexa Bliss (il nuovo feticcio dei capoccia WWE spopola infatti a Raw) e Mickie James. Fatto sta che non può bastare una sola storyline a rendere accettabile quanto stiamo vedendo a SmackDown nelle ultime settimane. Non quando mesi fa l’intero spettacolo era decisamente di altro livello e nel main event così come nel midcard c’erano motivi d’interesse per seguire lo show. Non quando una storia semplice ma ben scritta stava per portare al titolo o quantomeno nell’uppercard un wrestler di valore come Luke Harper, ora totalmente fuori dai radar e impegnato a farsi battere senza appello dall’inutilissimo Erick Rowan, mentre ora un jobber senza arte né parte occupa il main event. Non quando emerge prepotente l’immancabile incapacità della WWE di costruire i face che si manifesta facendoli perdere di continuo o ricorrendo al miliardesimo infortunio al ginocchio dall’inizio dell’anno per giustificare una sconfitta in un match sempre uguale a cui abbiamo già assistito innumerevoli volte. Qualche mese fa, evidentemente portando sfiga, avevo detto che questo solitamente è il periodo migliore in WWE, dove le idee iniziano a prendere la strada giusta è lo spettacolo raggiunge il suo apice. A SmackDown occorre un notevole giro di vite che aggiusti questa situazione ai limiti del sopportabile e che riporti la qualità dello show quantomeno ai livelli di guardia. Perché per il momento i fasti di qualche mese fa sembrano davvero molto molto lontani.




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