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HOT ROD! - LARGER THAN LIFE, LA LEGGENDA DI ANDRÈ THE GIANT  
by Roberto Vacca
 


Nuovo appuntamento con “Hot Rod!” e oggi ci dedichiamo alla scoperta dell’”Ottava meraviglia del mondo”, vale a dire Andrè the Giant!




Pochi wrestler hanno trasceso il loro ruolo nel ring per diventare un’icona assoluta, conosciuta anche da chi magari non ha mai visto un solo incontro di wrestling. E nessuno lo è diventato semplicemente grazie al proprio aspetto, senza bisogno di essere particolarmente abile al microfono, un mostro di tecnica sul ring o in grado di vincere molti titoli. Nessuno tranne Andrè the Giant.
André René Roussimoff nasce a Grenoble, in Francia, il 19 maggio 1946, da papà bulgaro e mamma polacca. Leggenda vuole che a dodici anni fosse già alto 192 cm per 90 kg di peso, cosa che fece immediatamente pensare che il povero Andrè fosse affetto da gigantismo. Andrè non era un cattivo studente, ma abbandonò presto la scuola per lavorare prima in una fattoria e poi in una fabbrica. Ben presto però si rese conto che le sue incredibili doti fisiche potevano aprirgli ben altre porte e quindi, ancora minorenne, si trasferì a Parigi per iniziare la carriera di lottatore professionista. I suoi primi ring name furono Monster Eiffel Tower e Monster Roussimoff e, ovviamente, impressionò per la sua mole le folle che accorrevano a guardarlo. Il suo promoter decise quindi di fargli tentare la carriera nordamericana, partendo dal Canada, dove lottò come Jean Ferré e Géant Ferré, combattendo nei successivi anni in tutti e cinque i continenti. Mancava però la consacrazione negli USA e l’occasione si presentò quando si trovò a combattere come attrazione speciale nella AWA di Verne Gagne. Venne in queste occasioni notato da Vince McMahon Sr. che lo volle con sé nella WWWF. Intuendo l’enorme potenziale del gigante gli suggerì di aumentare ancora di peso, in barba a qualsiasi consiglio medico, ma si sa che per queste cose i McMahon non sono mai andati molto per il sottile… E coniò per lui il ring name con il quale ancora oggi è conosciuto da tutti, vale a dire Andrè the Giant. Debuttò nella WWWF nel 1973, quando il wrestling non era ancora un fenomeno di massa, ma la sua fama, incrementata da apparizioni in diversi show televisivi, faceva sì che divenne un vero e proprio oggetto di culto. Sul ring combatteva da face, in modo da diventare una sorta di gigante buono amato dai bambini.
Passò poi un periodo nella NWA e in Giappone nella NJPW e memorabile fu la faida (poi vinta) con Killer Khan, il “gigante della Mongolia”. Andrè era visto come una sorta di lottatore imbattibile, anche se non aveva mai conquistato una corona da singolo. La realtà era che la malattia del gigante francese ne limitava i movimenti sul ring e il numero degli incontri da poter disputare, quindi nessuna federazione voleva investire in un suo regno.
Nel 1984 tornò in WWF, sempre come face, ed ebbe un’importante faida con Big John Studd, allo scopo di decidere chi fosse l’unico vero gigante della federazione. Studd venne sconfitto durante la prima WrestleMania in un Body Slam Match. A WrestleMania 2, l’anno successivo, vinse una Battle Royal, stipulazione di match nel quale era considerato il Re assoluto. A quel punto però le sue condizioni di salute si aggravarono: perse diversi chili e soffriva di continui problemi alle ginocchia e alle articolazioni. Si assentò quindi dalle scene per curarsi e per recitare nel film di Rob Reiner “La storia fantastica”. Una decisiva svolta nella sua carriera avvenne nel 1987, quando, durante una puntata del Piper’s Pit, voltò le spalle all’amico (anche nella vita reale) Hulk Hogan, per allearsi con Bobby Heenan, fino ad allora suo acerrimo rivale. Tutto questo portò ad una rivalità epica e allo scontro al Pontiac Silverdome di Detroit, nel main event di WrestleMania III. Davanti a 93.173 spettatori Hogan riuscì ad effettuare una body slam sul gigante per poi schienarlo, in quello che è probabilmente uno dei match più iconici e conosciuti della storia del wrestling. Sicuramente quello che in Italia ha fatto assurgere questa disciplina alle cronache, attraendo nuovi appassionati. Io stesso ricordo come da bambino attesi quel match con trepidante attesa e, probabilmente, se ora sto scrivendo questo articolo, lo devo in gran parte a quel match. Questo incontro cambiò completamente il modo di presentare e concepire il wrestling nel mondo, trasformando taluni incontri in veri e propri eventi. Andrè infatti venne presentato come mai sconfitto in incontri singoli, cosa che non era affatto vera, ma non c’era internet e quindi non aveva la benché minima importanza. La faida però non terminò qui e il 5 febbraio 1988 Andrè finalmente conquistò il suo unico alloro mondiale da singolo: sconfisse Hulk Hogan grazie all’arbitro corrotto Earl Hebner e cedette il titolo a Ted DiBiase, che aveva organizzato il tutto. Ovviamente il titolo venne reso immediatamente vacante dalla WWF.
Nel 1989, in coppia con Haku, formò i The Colossal Connection che conquistarono i titoli di coppia, sconfiggendo i Demolition. Cedettero i titoli proprio ai Demolition durante WrestleMania VI, nel suo ultimo incontro ripreso dalle televisioni in WWF. Al termine del match si rivoltò contro Heenan e tornò face tra il tripudio del pubblico. Le sue condizioni di salute erano sempre più gravi, tanto da non riuscire quasi più a muoversi. Non andò quindi oltre qualche comparsata nei successivi mesi. Combattè ancora qualche incontro di coppia in Giappone nella AJPW, l’ultimo dei quali nel dicembre 1992. Poco dopo fece la sua ultima apparizione in assoluto in uno show di wrestling, uno spettacolo celebrativo della NWA/WCW.
Il 27 gennaio 1993 un infarto lo stroncò nel suo hotel di Parigi, dove si era recato per la morte del padre. Il suo corpo venne cremato e le ceneri sparse nel suo ranch in North Carolina.
Ma con la sua morte iniziò la sua “legacy”: lo stesso anno la WWF creò la propria Hall of Fame per poterlo introdurre. La WWE, a partire dal 2014, ha istituito l’annuale André the Giant Memorial Battle Royal in suo onore, da disputarsi ogni WrestleMania. Stendiamo un velo pietoso su come la WWE sviluppi la cosa, ma va be’, questa è un’altra storia. Paul Wight, che oggi tutti conosciamo come Big Show, inizialmente in WCW venne presentato come The Giant, figlio proprio di Andrè e desideroso di vendicarsi di Hulk Hogan. La storyline, per fortuna, venne subito abbandonata e mai più menzionata. Nel 2014 è stata data alle stampe la graphic novel “André The Giant: The Life and The Legend”, scritta e disegnata da Box Brown, dal quale presto dovrebbe essere tratto un film. Lo scorso 10 aprile la HBO ha trasmesso un documentario dedicato alla sua vita, intitolato semplicemente “Andrè the Giant”. Il celebre brand Obey, creato da Shepard Fairey nel 1989, trae origine da adesivi raffiguranti il volto stilizzato di Andrè. Quel volto ora è il logo del marchio, conosciuto ormai in tutto il mondo.
Capitolo conclusivo a parte merita la fama di bevitore del gigante, eletto in maniera non ufficiale “il più grande bevitore del mondo”. Nel corso di una puntata di Legends of Wrestling, Mike Graham raccontò che André una volta bevve 156 pinte di birra in una sola sera, episodio confermato da Dusty Rhodes e pure da Lillian Ellison nella sua autobiografia, “The Fabulous Moolah”. Il numero esatto probabilmente non lo sapremo mai: Ellison parla di 127 birre nel bar di un hotel a Reading, fino a quando cadde addormentato e nessuno riuscì a spostarlo. Andrè invece, ospite da David Letterman, rivelò che le birre erano 117, ma che non svenne. Comunque sia, una cifra sovrumana! La realtà era però più amara della leggenda: Andrè beveva molto per cercare di lenire almeno in parte i lancinanti dolori che provenivano da tutto il corpo a causa della sua malattia.
Per oggi è tutto. Appuntamento al mese prossimo!
“I have wined and dined with kings and queens and I’ve slept in alleys and dined on pork and beans.”.




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